Quando, nel lontano 1997, scrissi la primissima lettera al Presidente Moratti esprimendogli la mia riconoscenza e il mio amore interista, mai avrei pensato che a distanza di quasi trent’anni mi avrebbe donato il suo affetto e le sue parole, divenendo l’Autore della prefazione di un mio scritto.
Proprio come mai avrei pensato che Gianfelice Facchetti avrebbe speso parole d’internazionalismo nerazzurro per questo mio personalissimo trattato d’Interismo.
Il motivo per cui ho voluto trasporre in pagine tutto ciò che, per l’Inter e per il modo interista di vivere in società, ho dentro è molto semplice: perché, come ripeto sempre allo sfinimento, l’Interismo è una forma di disciplina. E in un mondo dannatamente liberal-pop in cui la decadenza dei valori (sociali e sportivi) la fa da padrone, professare la disciplina interista e osservarne i principi etici è dannatamente punk.
L’Inter e l’eredità morattiana passando per Inter Campus come strumento di inclusione sociale del prossimo. Anche per tale ragione questo mio intimissimo testamento socio-satirico-sportivo si prefigge l’obiettivo di indicare la strada per la costruzione di una terza via all'Interismo: una via che segni nettamente la differenza tra tutti coloro i quali ritengono che vincere sia l’unica cosa che conta e coloro per i quali, invece, vincere è sì importante ma non sarà mai l’unica cosa che conta.
Spero, di cuore, che questo manifesto d'Interismo piaccia a tutti voi.
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[ComIntern per il Manifesto, 15 giugno 2026]