In Venezuela c'è il narcotraffico. E il Petrolio. In Iraq ci sono le armi chimiche. E il petrolio. A Gaza c'è Hamas. E il gas. In Afghanistan c'è il terrorismo. E il pertolio. In Siria c'è l'Isis. E il petrolio. In Iran c'è il regime. E il Petrolio. (In Groenlandia, il petrolio)
In volo verso Gaza.
Questo, e molto altro, nel primo reportage di Diego Bianchi della nuova stagione.
#propagandalive arriva questa sera, dalle 21.15 su @La7tv
[@zdizoro@quelloditermoli]
Una cosa es proteger tu país y otra muy distinta bombardear hospitales y matar de hambre a niños inocentes.
Lo que está haciendo Israel es exterminar a un pueblo indefenso. Es quebrantar todas las leyes del derecho humanitario.
No podemos quedarnos de brazos cruzados.
Trova le differenze.
Pedro Sanchez, presidente spagnolo, ha visto arrivare la tempesta dei dazi e ha aperto l’ombrello: 14 miliardi di euro subito per proteggere imprese, lavoratori, export e Pil.
Giorgia Meloni, invece, si è affacciata alla finestra, ha sorriso nervosamente, ha detto che “non è una catastrofe” e ha chiuso le tapparelle.
Perché il punto non è solo che l’Italia rischia di perdere 60.000 posti di lavoro, 3 miliardi di export, mezzo punto di Pil, la tenuta di interi distretti produttivi.
Ecco, il punto è che, davanti a tutto questo, Meloni non fa nulla. Zero. Silenzio. Immobilismo. O peggio, minimizza.
Non è solo una questione di dazi. È una questione di classe dirigente.
C’è chi governa e c’è chi recita. Chi apre l’ombrello e chi si mette in posa sotto la pioggia, sperando che Trump metta like.