Fate girare, per favore .
Ora vi faccio vedere come hanno deturpato il territorio in #Sardegna .
Questo video è stato girato in località Spiaggia di Cea, Bari Sardo, Ogliastra.
Della gente del luogo ha comprato un terreno adiacente alla spiaggia,
E poiché si sentono proprietari del mondo hanno pensato bene di escludere tutti dal passaggio per l’accesso al mare tranne che per un piccolo corridoio di rete metallica, stile Alzatraz, che sbuca sugli scogli e non sulla spiaggia.
La cosa straziante è che, pur essendo Sardi, se ne sono fregati dell’impatto ambientale che poteva avere questo scempio, ma soprattutto non si sono curati della sicurezza, che in caso di incendio (non poco frequenti) non ci sarebbe nè scampo e nè vie di fuga; non si sono curati dell’ospitalità, e della stessa anima sarda, naturalmente libera.
Avrebbero potuto garantire la servitù di passaggio in linea con la bellissima natura con rispetto, mediante l’utilizzo di materiale ecosostenibile (tipo legno) e non di impatto aggressivo e menefreghista, soprattutto arrogante.
Perché semmai ci siano state delle concessioni (dubito), a mio parere qui vanno tutti destituì dai loro incarichi ed indagati.
Senza se e senza ma.
@regioSardegna@Legambiente@LegambSardegna@Reg_Sardegna@ATodde@MASE_IT@LegaSalvini@guardiacostiera
This is a masterclass in diplomatic dishonesty.
NATO is a mutual defense alliance not a blank check for any war Trump decides to start.
He launched a war that:
💩 Congress didn't authorize
💩 NATO never voted on
💩 No Article 5 trigger exists for
💩 No UN resolution supports
💩 Primarily benefits Saudi Arabia, Israel & defense contractors
💩 Costs $2 billion per day in US taxpayer money
💩 Put 17,000 US troops in harm's way
Rubio is selling the American public on the idea that the most successful military alliance in human history - is a bad deal. Europe isn't betraying America. Europe is refusing to paint a bullseye on its own citizens for a war it never agreed to, never voted on, and that serves no European interest whatsoever.
Questa scritta al ministero risale al 2023. Si riferisce alle 104 donne vittima di femminicidio del 2022. E non c’è nessuna minaccia di morte. E non si capisce come #Santanchè possa ancora essere ministro.
No Mentana non è stato un “esposto” del comitato del No a modificare il quesito, ma le firme dei cittadini raccolte a norma di Costituzione. Il testo su cui sono state raccolte le firme, con la menzione degli articoli modificati, è stato giudicato più corretto dalla Cassazione
🧵 Piccolo servizio pubblico.
Come riconoscere i profili fake e i bot su X, quelli che esistono solo per inquinare le conversazioni e generare engagement artificiale. Un decalogo pratico, con istruzioni per verificare in dieci secondi se chi vi provoca è una persona reale o un account costruito a tavolino.
1. La data di creazione non torna.
Cliccate sul profilo, guardate quando è stato creato. Un account del 2016 con 40 follower e migliaia di post è un account dormiente riattivato. Nessuno sta su un social per otto anni senza costruire nemmeno una piccola rete. Sotto il nome trovate la data “Iscritto a…” con mese e anno. Controllate sempre.
2. Il rapporto follower/following è rovesciato.
Seguono 3.000 persone, li seguono in 47. Significa che nessuno li trova interessanti, eppure sono ovunque a commentare. Un utente reale che partecipa a conversazioni pubbliche qualche follower lo accumula, è inevitabile.
3. La bio dice tutto e niente.
O è vuota, o è una sequenza di parole chiave e bandiere: “Patriota 🇮🇹 | Libero pensatore | Contro il sistema”. Nessun riferimento a una città, un lavoro, un interesse specifico. Un essere umano reale scrive cose tipo “Ingegnere a Brescia, tifoso del Milan, papà di due figli”.
4. La foto profilo non è una foto.
Un paesaggio, un leone, una bandiera, un avatar. Oppure una faccia troppo perfetta (occhi simmetrici, sfondo innaturale, orecchini diversi tra loro). Verifica rapida: salvate l’immagine e cercatela su Google Immagini o TinEye. Se esce da siti stock o da altri profili, avete la risposta.
5. Il tono è sempre lo stesso: aggressione.
Scorrete le ultime 20 risposte del profilo. Se sono tutte polemiche, tutte provocazioni, tutte con lo stesso schema (insulto + slogan + provocazione finale), non è un essere umano con una brutta giornata. È un pattern. Un utente reale ogni tanto parla del tempo, del calcio, di un film. Questi no, mai.
6. Commentano con una velocità impossibile.
Un post viene pubblicato e dopo trenta secondi il commento polemico è già lì. Nessuno vive incollato al feed di uno sconosciuto in attesa di reagire. Confrontate l’orario del post con quello del commento: spesso sono distanziati di pochi secondi.
7. Non producono nulla di originale.
Andate sul profilo, guardate la sezione “Post”. Se è un muro di risposte e retweet senza un solo pensiero autonomo, senza una foto personale, senza un “oggi piove e sono incazzato”, è un account che esiste solo per interagire con i contenuti degli altri. Non ha vita propria.
8. Ripetono le stesse frasi identiche.
Questo è il segnale più forte. Se sotto un post trovate tre profili diversi che usano la stessa espressione (“svegliati”, “informati”, “pecorone”), spesso con gli stessi errori di punteggiatura, non è una coincidenza. Sono account coordinati che lavorano dallo stesso copione.
9. Non hanno relazioni.
Scorrete le loro interazioni: nessun amico che risponde, nessuno scambio affettuoso, nessun “auguri!”, nessun commento su una foto di vacanza. Solo conflitto. Solo polemica. Sempre. Un essere umano reale ha almeno una conversazione normale nel feed.
10. La regola d’oro.
Se un profilo vi fa venire voglia di rispondere con rabbia, fermatevi. Controllate i segnali di questa lista. Se ne trovate tre o più, bloccate senza rispondere. Non limitatevi al blocco: segnalate agli altri nella conversazione che è un profilo fake, così lo bloccano anche loro. Questi account hanno un costo per chi li gestisce: creazione, mantenimento, riattivazione. Più persone li bloccano, più velocemente diventano inutili e vanno sostituiti. Il blocco collettivo e silenzioso è l’unica cosa che li rende antieconomici.
Condividete questo post. Fate girare. 🔄
Una delle prime agenzie di stampa mondiali ha investito soldi, tempo e risorse per trovare il nome di un artista che ha scelto autonomamente di restare anonimo perché il suo è un lavoro di denuncia che può esporre a rischi.
Altro su cui indagare non c'era.
#Banksy
Stamattina ho fatto #benzina a 1,99 al litro.
Ma mi sono consolato sapendo che la nostra presidente del consiglio pensa ogni giorno alla famiglia nei boschi. Ho tirato un sospiro di sollievo.
Il 7 settembre 2023, Giorgia Meloni, la stessa Meloni che ieri ha scritto quel post, presentò in conferenza stampa il decreto Caivano.
Un decreto che prevede, tra le altre cose, fino a due anni di carcere per i genitori che non mandano i figli a scuola.
Meloni, in quella conferenza stampa, disse testualmente: “Ho scoperto che per chi non manda propri figli a scuola la pena è di 30 euro, una volta sola. Ora si rischieranno due anni di carcere e la potestà genitoriale. In Italia c’è l’obbligo scolastico e deve essere garantito”.
Due anni di carcere e la potestà genitoriale per chi non manda i figli a scuola. Lo ha detto Meloni. Lo ha voluto Meloni. Lo ha firmato Meloni.
La famiglia Trevallion non mandava i figli a scuola. La bambina di otto anni non sa leggere né scrivere, né in italiano né in inglese. I bambini non sono mai stati iscritti a nessun istituto scolastico. E quando nella casa famiglia è stata finalmente trovata un’insegnante, il percorso è stato ostacolato dalla madre.
Quindi la stessa Meloni che ha firmato un decreto per mandare in carcere i genitori che non rispettano l’obbligo scolastico adesso scrive un post indignato contro i giudici che hanno preso provvedimenti nei confronti di una famiglia che, tra le molte altre cose, non rispettava l’obbligo scolastico.
Lo ha firmato lei, quel decreto. Ha voluto lei quelle pene. Ha detto lei che l’obbligo scolastico “deve essere garantito” e che chi lo viola rischia “la potestà genitoriale”.
Ma quando sono i giudici ad applicare quei principi, Meloni li accusa di “chiaro tenore ideologico”.
👉🏻 https://t.co/cJcf7LXuPt
#famiglianelbosco