TRAVAGLIO, GIÙ LE MANI DA ENZO TORTORA! Questa volta non potrò essere breve, e me ne scuso; ma accade che nel suo odierno editoriale Marco Travaglio @marcotravaglio iscriva Enzo Tortora tra i migliori testimonial del NO alla separazione delle carriere e, francamente, c’è un limite a tutto. L’argomentazione è davvero basica, tipo “this is the window” quando pretenderesti di parlare inglese: essendo stato Tortora arrestato con una accusa infamante, e per essa condannato in primo grado a dieci anni di reclusione, il fatto che Corte di Appello e Cassazione lo abbiano poi definitivamente assolto smentirebbe l’assunto fondativo della riforma, cioè che l’unicità delle carriere rende i giudici meno indipendenti dalle Procure. Fantastico. Secondo questa perspicace tesi, la separazione delle carriere -sistema ordinamentale adottato in tutto il mondo democratico contemporaneo- avrebbe senso solo se l’esperienza giudiziaria quotidiana si traducesse -cosa che ovviamente non è- nel 100% di sentenze definitive di condanna. Per conseguenza, tedeschi, portoghesi, spagnoli, svedesi, norvegesi, danesi, inglesi, americani, australiani, canadesi, giapponesi, indiani, e tanti altri che dimentico, vanno considerati una massa di coglioni, per aver adottato un sistema ordinamentale del tutto inutile e anzi pretestuoso; e ciò forse perché, azzardo io, non hanno personaggi dello spessore di Travaglio e Gratteri che glielo spiegano. L’argomento, ripeto, è talmente idiota da non meritare particolari repliche. Vale però la pena di sottolineare come esso possa germogliare solo nella mente di chi ha stampato in ciascun neurone -quanti che essi siano- il logo di una ghigliottina. Chi ragiona così, infatti, nemmeno viene sfiorato dall’idea di quale tragedia possa essere quella di venire ingiustamente accusati, arrestati, privati del patrimonio, sputtanati, condannati, e poi, magari anni dopo, finalmente assolti. E soprattutto -veniamo al punto- nemmeno immagina quanto sull’accadere di queste tragedie pesi in modo determinante la mancanza di un efficace, severo e davvero indipendente vaglio di legittimità dell’accusa, delle indagini preliminari, delle misure cautelari, e dei rinvii a giudizio, da parte dei giudici a ciò deputati (GIP e GUP in larghissima parte, ma anche giudici dei Tribunali del Riesame). Separare le carriere inciderà senza dubbio alcuno sul contenimento di simili tragedie, perché quei giudici saranno più forti, più autonomi, più indipendenti, meno condizionabili dal peso politico delle Procure. Evidentemente Travaglio non sa che spesso si viene infine assolti quando sei già civilmente morto da tempo; e non di rado, come nel caso sul quale lui ha osato speculare, poco prima di morire proprio a causa della ignominia subita. Per il futuro, Direttore, tenga giù le mani da Enzo Tortora, non è pane per i Suoi denti.
I Comitati nati per la propaganda in occasione del referendum sulla separazione delle carriere sono "soggetti politici" assimilabili ai partiti politici.
In vista della consultazione referendaria fanno esattamente ciò che fanno i partiti, iniziative, spot, manifesti nelle stazioni, come abbiamo visto.
Avranno in Tv gli stessi spazi riservati ai partiti.
I partiti politici sono soggetti ad una disciplina molto rigorosa per ciò che attiene ai contributi che ricevono. Ad esempio lo stesso soggetto non può contribuire con più di 100 mila euro l'anno.
Apprendiamo che l'Anm (che ha la sede nel Palazzo della Corte di Cassazione) avrebbe stanziato fino a 500mila euro per la campagna referendaria e ipotizzerebbe di arrivare alla cifra monstre di 1 milione di euro. Sarebbe interessante conoscere le modalità di spesa. Indirizza contributi al Comitato che ha promosso? Di quale ammontare? Paga direttamente prestazioni finalizzate alla propaganda?
Ed ora arriverà il comitato promosso dalla CGIL: indirizzerà parte delle delle quote associative di pensionati e lavoratori ad un Comitato referendario?
Dubito che qualcuno risponderà ai quesiti, così come sono certo che nessuno approfondirà.
In questi anni ci siamo abituati alla propaganda politica basata su cialtronesche e conclamate falsità.
Fa parte, purtroppo, del degrado raggiunto dalla politica italiana con il supporto attivo di parte dell’informazione.
Ma onestamente non pensavo che un comitato promosso da magistrati arrivasse a usare tali metodi.
Ps. Per gli interessati, la riforma non tocca in alcun modo l’articolo 104 della Costituzione, che mette al riparo la magistratura - requirente e giudicante - da qualsiasi minaccia alla propria autonomia e indipendenza.
Perché @ANMagistrati arriva a raccontare bugie così clamorose su #separazione_delle_carriere ? Perché la posta in gioco, per loro, è altissima. E non riguarda l’interesse dei cittadini ma il loro attuale potere assoluto nella gestione del #csm la riforma toglie alla casta dei magistrati il potere di decidere carriere e di mantenere la quasi totale impunità nei procedimenti disciplinari nei confronti dei pm che distruggono la vita delle persone con indagini costruite su teoremi. Questa è la ragione per la quale sono disposti a qualunque bugia. Per questo bisogna votare SI senza se e senza ma.
Il presidente dell’Anm Parodi ha l’incredibile talento di dire un’infinità di balle nel giro di pochi secondi. Qui si scaglia contro l’istituzione dell’Alta corte disciplinare e in meno di due minuti riesce a dire che: 1) “la riforma a differenza di oggi non prevede la garanzia di nomina di giudici laici a favore delle minoranze politiche” (come se oggi la legge prevedesse una quota di membri laici da eleggere al Csm riservata alle opposizioni); 2) che “tutti i membri laici dell’Alta corte potranno essere scelti dal governo di turno”, confondendo governo e Parlamento; 3) che viene violata la Costituzione che prevede la possibilità di ricorrere in Cassazione per tutte le decisioni giurisdizionali (ma con la riforma è proprio il nuovo art. 105 della Costituzione a stabilire che il ricorso contro le decisioni dell’Alta corte è ammesso soltanto di fronte alla stessa Alta corte, quindi non si comprende dove sarebbe la violazione); 4) che “l’Alta corte è una sorta di giudice speciale che è vietato dalla Costituzione” (su questo stendiamo un velo pietoso); 5) infine che le sentenze saranno ingiuste perché decise da “magistrati di legittimità”, mentre “la maggior parte dele violazioni disciplinari che vengono contestate sono legate al merito” (come se i magistrati di legittimità, cioè i più anziani, non avessero svolto prima funzioni di merito e non sapessero cosa significa essere pm o giudice in tribunale o in corte d’appello).
Bufale su bufale su bufale. Ma che continueremo a smontare.
Fate girare per combattere le fake news
👏👏👏👏👏👏👏
MATTIA FELTRI
HUFFPOST 28 Dicembre 2025 alle 11:42
Lo stupore e la buona fede di tanti soci in proselitismo di Hannoun dimostra che la questione non è qualificabile alla voce degli incidenti di percorso. Il pittoresco cinque stelle Manlio Di Stefano (già fervente ammiratore di Vladimir Putin) se ne andò a Gaza con Hannoun e con quell’altro funambolo di Alessandro Di Battista, assiduo animatore di talk show dediti alla bolgia. Ma è l’elenco delle occasioni in cui Hannoun è stato ospite in Parlamento per un fugace incontro con l’allora presidente Laura Boldrini, per la conferenza autorizzata da Nicola Fratoianni, per condividere il palco di relatore con Marco Furfaro (Pd), per incontrare Matteo Orfini (sempre Pd) o Stefano Fassina (allora di Sinistra italiana) o altri eletti a cinque stelle, a restituire la facilità con cui si estende la zona grigia. Ed è proprio la presupposta buona fede a restituire la gravità della situazione.
Se un probabile finanziatore di Hamas entra così agevolmente in contatto con le più alte cariche dello Stato e con i più illustri parlamentari, tutti cascanti dalle nuvole, forse è meglio fermarsi due minuti a riflettere: com’è possibile che la frequentazione con certi figuri è tanto scontata e quotidiana?
Un altro amico di questo giornale, Ivan Scalfarotto, ha ieri ricordato della volta in cui definì Hannoun un punto di riferimento di Hamas in Italia, e ne ricavò una querela poi archiviata dal giudice delle indagini preliminari. Chi voleva sapere, poteva sapere, cominciando dall’iscrizione di Hannoun e della sua associazione nelle liste nere d’Israele e d’America, ma purtroppo tutto quanto dicono e fanno Israele e America lo si scansa causa Netanyahu e causa Trump, dimenticandosi che quelle sono ancora democrazie con complesse procedure istituzionali.
Potrebbe essere questa l’occasione - per destra e sinistra - di andare a vedere quali sono i gruppi filopalestinesi a cui finiscono i denari destinati al popolo di Gaza, a meno di ritenere la storia di Hannoun un’eccezione, il che significherebbe sconfinare dal candore all’imbecillità. È, anzi, una storia risaputa e globale. Tutti sappiamo o dovremmo sapere da dove Hamas riceve i denari con cui si arma e con cui i suoi leader conducono vite da nababbi.
Non soltanto dall’Iran o dal Qatar, ma anche o forse soprattutto dai canali umanitari.
La stessa Unione Europea, dopo il 7 ottobre, bloccò un finanziamento per Gaza di quasi 700 milioni di euro, sapendo perfettamente dove di solito vanno a finire, e l’Onu ha ammesso che l’80/90 per cento degli aiuti indirizzati a Gaza sono sequestrati da Hamas, o da altre bande di tagliagole, per alimentare il mercato nero, arricchirsi, armarsi, tenere la popolazione sotto dominio. E del resto non bisogna possedere una scienza divina per domandarsi come mai da quasi ottant’anni esistono campi profughi palestinesi.
Naturalmente rimando all’etica del dottore Giovanni Melillo, procuratore nazionale antimafia, il quale ha ritenuto di precisare che l’inchiesta su Hannoun non attenua le responsabilità di Israele (ignoravo che le competenze territoriali dell’Antimafia si spingessero fino al Medio oriente) - ma davvero siamo rimasti in così pochi a chiederci perché da decenni il popolo più finanziato dal soccorso internazionale vive nella più squallida indigenza? Davvero vogliamo continuare a raccontarci la storiella che è questo il modo per dare una mano ai palestinesi? Davvero non ci viene il sospetto di essere i principali artefici della loro irrimediabile schiavitù?