L’analista degli emirati arabi Amjad Taha commenta le misure del governo italiano del divieto di burqa e niqab a scuola:
“Da arabo musulmano, non posso fare a meno di sorridere quando una parte della sinistra italiana cerca di essere più musulmana dei musulmani e più araba degli arabi.
Paesi a maggioranza musulmana come l’Egitto e la Tunisia hanno imposto restrizioni sul fatto che i bambini possano coprirsi il volto nelle scuole. Allora perché, se in una scuola italiana si richiede che un insegnante possa vedere il volto di uno studente, questo dovrebbe improvvisamente essere considerato ostilità verso l’Islam?
Non potete pretendere che l’Italia sia più permissiva, sul piano religioso, degli stessi Paesi musulmani e poi definire gli italiani intolleranti semplicemente perché pongono delle domande.
No, proteggere le vostre scuole non è «islamofobia». Contrastare l’estremismo islamista non è «islamofobia». I Fratelli Musulmani hanno creato il termine «islamofobia» per impedire alla vostra democrazia di criticare gli islamisti radicali e per indurvi a chiamare un terrorista «attivista».
La parola «islamofobia» non deve mai diventare un telecomando con un tasto “muto” per ogni discussione scomoda sull’islamismo.
È qui che una parte della sinistra italiana capovolge clamorosamente la questione: nel tentativo di dimostrare a tutti i costi la propria tolleranza, rischia di trattare l’identità stessa dell’Italia come l’unica identità che debba continuamente chiedere scusa.
Non spetta ai Fratelli Musulmani stabilire i confini del dibattito europeo. Perché state cercando di avere più estremisti musulmani del Medio Oriente? L’Italia non ha bisogno del permesso di nessuno per restare Italiana”.
Esclusivo: i dati del Viminale sui reati commessi da italiani e stranieri nel 2025. Gli immigrati sono il 9% della popolazione, ma incidono per il 35% dei delitti. E nelle grandi città le percentuali sono ancora più alte. Tutti i numeri nel dossier.
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Onore al Parlamento italiano che istituisce, intestandola a Enzo Tortora, la giornata nazionale dedicata alle vittime degli errori giudiziari. Penso con emozione a quanto Enzo ne sarebbe orgoglioso. E guardo con sconcerto ai Don Abbondio nostrani che si sono astenuti. Ma sappiate che questa è solo una delle molte cambiali che PD, AVS e 5 Stelle sanno di dover pagare alla leadership politica di ANM per la vittoria del NO
L’Unione delle Camere Penali Italiane esprime vicinanza a Mattia Feltri, giornalista fra i pochi rimasti capaci di guardare a ogni potere senza inginocchiarsi, e di farlo con un’ironia tale da cogliere nel segno e rendere facilmente comprensibile a tutti il cuore della sua critica.
Da anni Mattia Feltri racconta le storture del sistema penale con equilibrio, spirito liberale e attenzione alle garanzie dei cittadini, ricordando ostinatamente che la giustizia non coincide con il tifo, che la presunzione d’innocenza non è un fastidioso orpello e che i magistrati, come tutti, possono essere criticati.
Colpisce che l’Associazione Nazionale Magistrati torinese, per replicare a un suo articolo, abbia scelto il registro della pedanteria professorale, della superiorità cattedratica, quasi a voler impartire lezioni elementari a chi, evidentemente, conosce bene ciò di cui parla. Si è arrivati persino a suggerire che pubblicare il nome di due magistrati destinatari di una sanzione disciplinare sarebbe una specie di barbarie giornalistica. Si tratta della stessa prassi che quotidianamente tutti i giornali seguono non soltanto nei confronti di chi sia stato definitivamente condannato o sanzionato, ma persino di chi sia soltanto indagato o imputato e dunque ancora assistito dalla presunzione di innocenza, in nome del diritto di cronaca e dell’interesse pubblico, salvo le eccezioni previste dalla legge, a tutela delle vittime e delle situazioni particolarmente delicate.
Il comunicato dell’Associazione nazionale magistrati, del resto, conferma perfettamente che Mattia Feltri ha colto nel segno: per chi amministra la giustizia sembrano non valere le regole che valgono per chiunque altro. Ogni giorno il diritto di cronaca prevale, come è normale in una democrazia, sulla suscettibilità e sulla riservatezza dei protagonisti delle notizie, ma evidentemente non quando i protagonisti sono magistrati. In questo caso, si issa il vessillo della lesa maestà rivendicando l’intangibilità. Chi è chiamato ad applicare le regole rivendica con alterigia il privilegio di esserne dispensato.
🔴 Alla faccia della imparzialita. Quel coro di giudici e pm sta scatendo una bufera (VIDEO) 👇
A Napoli i magistrati brindano e cantano “Bella Ciao”. Cori choc contro Meloni
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Gratuitamente e per il bene della giustizia trasmetto il video più bello esistente che aiuta a votare SI. Parla Fabiana Cilio delle Camere Penali. Da applausi scroscianti. Vale oro quanto pesa. E' una lezione ai magistrati e a tutti coloro che intendono votare NO.
IO VOTO SI
Ci sono audio di magistrati, a Trani, che minacciano i testimoni in modo violento affinché dicano il falso e consentano loro di arrestare una persona innocente.
Se un atto di tale gravità venisse commesso da qualunque altra persona, in qualsivoglia professione o mansione o responsabilità, dalla più alta carica dello Stato in giù, esploderebbe il Parlamento, i giornali attaccherebbero per giorni, i responsabili sarebbero sottoposti ad una pesantissima gogna mediatica e popolare, sarebbero rimossi dal loro incarico o si dimetterebbero per vergogna.
In questo caso, come in molti altri, non accadrà nulla di tutto ciò, al massimo una blanda condanna disciplinare che non impedirà a nessuno di loro di continuare il loro lavoro con gli stessi metodi, se lo riterranno.
Perché non si tratta di cittadini normali come ognuno di noi.
Si tratta di persone che sanno di non avere nessuno a cui rispondere dei loro atti.
Anche quando gridano vendetta di fronte a Dio ed agli uomini.
Purtroppo nemmeno questa riforma potrà darci la certezza che cose di questo tipo non accadano.
Anche se il 99,99% dei votanti votasse SI.
Però ci darà qualche speranza in più di avere Giustizia, prima o poi.
Perché con la separazione delle carriere sarà più facile che un Giudice terzo preservi la verità e cerchi la Giustizia.
E perché un CSM non politicizzato sceglierà i migliori per coprire le posizioni di responsabilità.
É una certezza.
No, è una speranza.
Ma è meglio accendere un cerino che continuare ad imprecare contro le tenebre.
Il 22 e 23 Marzo di quest’anno si svolgerà il Referendum sulle modifiche costituzionali in tema di Giustizia.
Troverete allegata una breve informazione (prodotta dalla IA di google) sui temi che tocca.
Non voglio affrontare i temi.
Vorrei invitare tutti invece ad informarsi sui contenuti in modo autonomo, provando a leggere ed a formarsi una propria idea, confrontando ciò che dicono le persone serie che ci sono da entrambe le parti e non gli ultras che semplificano in slogan.
Non è una scelta politica partitica quella che riguarda questo Referendum ma la scelta sull’imparzialità, la terzietà e la responsabilità del potere giudiziario.
Quali dei due ordinamenti, quello attuale e quello che nascerebbe con la nuova riforma, tutela di più la libertà del Magistrato (da ogni tipo di pressione e potere, sia esterno che interno) e la certezza dei cittadini di non subire soprusi e di avere giustizia?
Questa è la domanda da porsi ed alla quale dare risposta con il voto al Referendum.
Per questo, a mio avviso, la cosa più importante è invitare tutti a partecipare, spiegando l’importanza della scelta, la rilevanza per il futuro.
Qualunque essa sia.
Scrivo questo post perché un amico (elettore 5s) mi ha appena detto: “volevo andare a votare NO ma non andrò a votare per non fare una cosa che tu non condividi.”
Gli ho risposto: “ma no! DEVI andare, DEVI. Non puoi non partecipare ad una scelta così importante. Però devi essere sincero con me, perché voti NO?”
“Perché ho visto la pubblicità 5S ed è contro la Casta.”
“Ti prego, siccome non hai bisogno di nessuno che decida al tuo posto e ti dica cosa è giusto, promettimi di perdere 10/15 minuti per capire e farti una tua idea e poi promettimi di andare qualunque sia la cosa che hai deciso.”
Lo farà.
Perché è persona di parola.
Ed è quello che dovrebbe fare chiunque di noi, e che chiunque di noi dovrebbe dire a chi conosce.
Poi prenderemo atto di ciò che ci dicono i cittadini.
Ma pensate alla forza che avrebbe la risposta al quesito se arrivasse dal 60/70/80% di chi può votare.
Questo dovrebbe essere il primo obiettivo di ognuno di noi.
Questo è quello che mi porrò io.
Oltre a fare la mia parte per quella che sono convinto sia la scelta Giusta: il SÌ.
Non sono pericolosi delinquenti quelli che hanno tagliati i cavi per non far partire i treni ed hanno manifestato con violenza contro le Olimpiadi.
No.
É il Governo piuttosto che vuole cercare il pretesto per….?
Per cosa?
Per poter evitare che i gentili ragazzi che manifestavano a Torino la loro libertà, cercando di accarezzare con un “martelletto” un pericoloso omaccione vestito con una divisa, siano messi in libertà dopo 3 giorni in tempo magari per essere a Milano a fare le stesse cose?
Per poter evitare che i servitori dello Stato siano presi a calci un giorno dai manifestanti e poi dallo stato (scritto in minuscolo apposta) stesso nelle settimane successive?
Per dare più mezzi a chi difende cittadini, leggi, democrazia, rispetto a chi vuole abbatterla?
Perché non riusciamo ad essere compatti almeno quando é giusto esserlo, nel condannare dei delinquenti violenti e nel difendere la legalità?
Perché persino un ex capo della Polizia cerca di polemizzare?
Tra l’altro dimenticando la sua stessa cultura politica, che é uguale alla mia, e la sua stessa storia perché ricordo benissimo la “circolare Gabrielli” il giorno successivo i fatti di Piazza San Carlo, giustamente durissima.
Perché non è possibile essere comunità quando sarebbe doveroso esserlo?
Chi si comporta come ieri a Milano o la settimana scorsa a Torino non lo fa contro il Governo pro tempore, lo fa contro lo Stato, la Repubblica, l’Italia.
Tollerarlo significa indebolire l’Italia non la Meloni.
Sono stato per una breve vista al Comando Provinciale dei Carabinieri a Torino dove ho incontrato alcuni Carabinieri che si sono trovati coinvolti nella guerriglia urbana scatenata ieri dai militanti vicini ad Askatasuna.
Oltre 1000 persone. Organizzate militarmente. Con una strategia da guerriglia urbana, divisi in due grandi blocchi.
Bombe carta piene di chiodi, molotov, jammer per impedire le comunicazioni tra le forze dell’ordine, spranghe di ferro, scudi, maschere, occhiali di protezione, maschere antigas, caschi, catapulte per lanciare pietre enormi.
Non sono manifestanti, sono guerriglieri, sono bande armate che hanno come obiettivo quello di colpire lo Stato e chi lo serve. Non un Governo ma lo Stato. Supportarli, accettarli, giustificarli, cercare di sminuire é, a mio avviso, inaccettabile. Devono essere combattuti come sono state combattute le Brigate Rosse e non essere trattati come “compagni che sbagliano”. Il giudizio di fronte a questi fatti deve vederci tutti uniti come lo furono le forze politiche negli anni del terrorismo. Non è in gioco una parte politica ma la Repubblica Italiana.
Quanto accaduto oggi a Torino, durante il corteo degli antagonisti contro lo sgombero dello stabile Askatasuna, è grave e inaccettabile.
Uno sgombero legittimo di un immobile occupato illegalmente è stato usato come pretesto per scatenare violenze, incendi, lanci di bombe carta e aggressioni organizzate, fino a colpire un blindato della Polizia. Le immagini dell’agente aggredito parlano da sole: non siamo di fronte a manifestanti, ma a soggetti che agiscono come nemici dello Stato.
A farne le spese sono state le Forze dell’ordine, costrette a fronteggiare una vera guerriglia urbana, e alcuni giornalisti, aggrediti mentre svolgevano il loro lavoro. A loro va la mia piena solidarietà, insieme a quella ai cittadini danneggiati, che hanno pagato il prezzo di una violenza cieca e deliberata.
Questi non sono dissenso né protesta: sono aggressioni violente con l’obiettivo di colpire lo Stato e chi lo rappresenta. E per questo devono essere trattate per ciò che sono, senza sconti e senza giustificazioni.
Il Governo ha fatto la sua parte, rafforzando gli strumenti per contrastare l’impunità. Ora è fondamentale che anche la Magistratura faccia fino in fondo la propria, perché non si ripetano episodi di lassismo che in passato hanno annullato provvedimenti sacrosanti contro chi devasta le nostre città e aggredisce chi le difende.
Difendere la legalità non è una provocazione: è un dovere.
Lo Stato non arretra di fronte alla violenza di finti rivoluzionari abituati all’impunità e sta, senza ambiguità, dalla parte di chi indossa una divisa, di chi fa informazione e di chi rispetta le regole della convivenza civile.
La Cucina Italiana è patrimonio dell’Umanità!
Grazie a tutti quelli che in questi anni hanno lavorato per raggiungere questo obiettivo straordinario ed unico al Mondo.
Grazie a chi è stato il motore e la benzina di questa straordinaria avventura, il mio amico e collega @FrancescoLollo1.
Siamo onorati, come @MinisteroDifesa di aver dato il nostro piccolo supporto al suo grande lavoro.