Jerma "fans" who thought that he wasn't LGBT+ friendly only because "he didn't directly state it before"...
do we follow the same Jerma? lol
#jerma#jerma985#LGBT
Mattia si è tolto la vita a 15 anni in un parco della provincia di Cagliari.
La sua mamma Emanuela scrive un messaggio che strazia il cuore, in cui si immerge nel buio che lentamente ha chiamato a sé Mattia fino a rapirlo.
"Mattia era il nostro bambino, aveva 15 anni ed era estremamente intelligente e, come tutte le persone particolarmente intelligenti, era tremendamente sensibile. Una sensibilità che lo faceva sentire diverso e non compreso.
Gentile e affettuoso, vivace, allegro... Ma si sentiva anche incompreso, spesso con poca autostima causata da quegli adulti che sin da piccolo lo hanno tormentato, umiliato, bullizzato solo perché non si uniformava ai suoi compagnetti, perché amava abbracciare gli amici o perché per lui stare seduto per 6 ore era difficile.
Mattia ci ha scritto: "Sono morto a 6 anni" per farci capire che il suo tormento ha origini lontane.
In seconda media, nell'animo sensibile del nostro bambino qualcosa si spezza; non sappiamo cosa sia stato, forse l'esclusione dalla gita scolastica o forse il fatto di essersi sentito per l'ennesima volta tradito da quegli adulti che avrebbero dovuto comprenderlo e guidarlo.
Qualunque cosa sia stato, Mattia ci ha detto che quell'anno ha capito quanto dolore avesse dentro, e quanto questo lo logorasse.
Si sentiva tanto solo, aveva tolto Whatsapp perché nessuno dei suoi amici lo chiamava per chiedergli: "Come stai"? e poi è arrivato il buio a riempire la sua stanza e i pianti tutte le notti.
La scuola non lo comprendeva, e per Mattia era solo un posto in cui si sentiva etichettato.
Mattia in tutto questo tempo ci ha nascosto il suo disagio; solo tra gennaio e febbraio siamo riusciti a percepire che non stava bene. Abbiamo informato la scuola, contattato un consulente psicologico, cercato di prenotare una visita in neuro psichiatria infantile. Abbiamo cercato di chiedere aiuto e purtroppo, per Mattia e per noi, ci siamo scontrati con l'indifferenza della scuola, con un consulente psicologico che lo ha abbandonato quando il suo supporto si rendeva ancora più necessario, e per finire un reparto di neuropsichiatria che mi ha contattata solo il giorno dopo la scomparsa di mio figlio a causa della pessima gestione della mia richiesta di aiuto.
Perché ho raccontato tutto questo? Perché io e mio marito siamo stanchi di sentire che la morte del nostro bambino viene trattata dai nostri concittadini come un pettegolezzo da bar.
Mio figlio era un bambino di 15 anni, era deluso dagli adulti, dalle istituzioni, le stesse che non hanno reputato neanche di dover proclamare il lutto cittadino, nonostante il mio bambino abbia scelto un parco diventato luogo degradato, per porre fine alla sua vita, e la sua non è stata una scelta casuale.
Nostro figlio sarebbe potuto essere uno dei vostri figli, il figlio del sindaco, dello psicologo e di chi risponde al maledetto telefono di un reparto di neuropsichiatria infantile. I suoi pensieri sono i pensieri dei vostri figli, e chiunque potrebbe ritrovarsi come me e Christian, disperati per non essere riusciti a salvare il proprio figlio.
Sono trascorsi mesi da quel maledetto giorno, mesi in cui noi non ci diamo pace, in cui nostro figlio ci manca come il respiro; sono trascorsi mesi e ne passeranno tanti, tanti altri in cui noi continueremo a soffrire. Ma sono passati anche mesi che avrebbero dovuto far riflettere tutti quegli adulti che, in un modo o nell'altro, hanno tradito nostro figlio e tradiscono ogni giorno i figli di qualcun altro.
Mattia ci ha detto che ci amava, e soltanto di questo purtroppo noi ci potremo nutrire. Concludo chiedendovi di condividere, nella speranza che qualcuno comprenda quanto sia necessario tacere se non si sa o non si conosce, ma soprattutto portare rispetto ad un bambino di 15 anni che non è riuscito a sopportare il male del mondo.
Grazie a tutti coloro che ci sono vicini, Emanuela e Christian, i genitori di Mattia"
Dear friends: if you sent me anything care of Funimation or Crunchyroll in the last 5 years, I apologize, I didn’t get it. I learned yesterday that @Crunchyroll opened my private mail, threw away your letters, and passed out any included items to their staff.
La storia di Monique Corda, 50enne residente a Torino. Lei è di origine Nigeriana ma è stata adottata a Nuoro, da una famiglia, dopo qualche mese dalla sua nascita, per poi trasferirsi a Torino per motivi di lavoro.
Ha un contratto a tempo indeterminato come operatrice socio-sanitaria ed è in cerca di un affitto, ma purtroppo si trova davanti a pregiudizi ed episodi di razzismo :«Mi danno appuntamento per visionare le case, poi quando vedono che sono di colore fanno retromarcia, dicendo che non affittano agli stranieri. Ma io sono sarda, italianissima!».
«Troppo spesso mi dicono di no, senza nemmeno farmi vedere l’abitazione. E questo solo e soltanto per il colore della mia pelle», spiega a L’https://t.co/T3y1KShZvm. «Questa è la terza volta che cerco casa, ovviamente avendo tutte le garanzie del caso. Ma, come già accaduto in passato, anche stavolta mi sto scontrando con certi atteggiamenti diffidenti se non con vero e proprio razzismo».
Una situazione che le fa provare – spiega lei stessa – un misto di «rabbia e sconforto, nonché un senso di grande umiliazione».
Di qui la decisione di raccontare la sua triste odissea: «Perché è ora di dire basta. Da anni convivo con questi pregiudizi. Ho la cittadinanza italiana, sono cresciuta in Italia, parlo il sardo e in Sardegna torno molto spesso. Eppure continuo a incontrare qualcuno che mi giudica una straniera o che è convinto che io abbia meno diritti degli altri. Ma è ora che questa storia finisca. Nel mio piccolo, dunque, voglio raccontare la mia vicenda sperando di contribuire a far cambiare mentalità a chi ha ancora pregiudizi, cosicché le nuove generazioni non debbano più fare i conti con il razzismo e abbiano invece sempre il rispetto che meritano». #stoprazzismo
1.5-2 gradi centigradi: è la soglia che gli scienziati raccomandavano di non superare per l’aumento della temperatura media a fine secolo rispetto all’epoca pre-industriale. Ci siamo già arrivati nel 2023, con quasi 80 anni di anticipo.
È ora di fare qualcosa!
#Noos
26 agosto 2006
RENATO BIAGETTI VIENE ASSASSINATO DAI FASCISTI.
Nell’estate del 2006 Renato Biagetti è un ragazzo di ventisei anni, dal sorriso aperto e dagli occhi di un azzurro intenso. Si è da poco laureato in ingegneria e fa il tecnico del suono, seguendo la sua forte passione per la musica, soprattutto come veicolo di messaggi antirazzisti, antifascisti, antisessisti. Quel sabato sera di fine agosto arriva a Focene, sul litorale romano, per partecipare a una festa reggae sulla spiaggia, nella dance hall dello stabilimento Buena Onda, dai fascisti considerato un ritrovo di «zecche comuniste». È con Laura, la sua ragazza, e Paolo, l’amico di sempre. I tre compagni frequentano attivamente il Laboratorio Occupato Acrobax, di Roma, uno spazio autogestito ricavato nell’ex cinodromo di Ponte Marconi. Si trattengono sulla spiaggia fino alle cinque del mattino, quando Laura va a prendere la macchina. Mentre Renato e Paolo la attendono seduti su un muretto del lungomare, un’auto si accosta e le due persone a bordo gridano insultando i ragazzi. È una chiara provocazione.
I Due fascistelli scendono dalla macchina. Impugnano dei coltelli e gli gridano:" a brutto muso, e poi domandano: <<E’ finita la festa?>>. <<Sì>> <<E allora perché non ve ne andate a Roma?>>. Un attimo dopo si scagliano contro Renato. Mirano direttamente al petto. 8 coltellate. Due al cuore. Poi feriscono chi era con lui: Laura la sua compagna e Paolo l’amico di sempre. È morto così Renato Biagetti nella notte tra il 26 e il 27 agosto del 2006. Aveva 26 anni. Non fu una rissa, ma un’aggressione in piena regola. Premeditata. Gli atti dell’indagine smentirono infatti la spregevole manipolazione giornalistica che tentò di rubricare il fatto sotto la voce: “rissa tra balordi”. L’autopsia rivelò in modo inequivocabile la volontà omicida dei due pischelli bacati: <<le coltellate al cuore sono state inflitte con estrema violenza, tanto da lasciare il segno dell’elsa del coltello>>. Gli assassini: uno è Vittorio Emiliani, 19 anni, di Focene, figlio di un maresciallo dei carabinieri, l’altro è Gioacchino Amoroso, 17 anni, di Nola. Emiliani è stato condannato a 15 anni e 3 mesi di reclusione per omicidio volontario, mentre Amoroso a 6 anni e 10 mesi per omicidio volontario in concorso. Renato era un ingegnere fresco di laurea. Frequentava Acrobax, il Laboratorio occupato, che una volta era il Cinodromo di Ponte Marconi. Lo ricordano tutti come un compagno impegnato sul fronte dell’accoglienza e dell’antifascismo. Non fu una “rissa tra balordi”, ma un raid fascista a colpi di lame. Stefania Zuccari, la madre di Renato: <<I fascisti Renato se lo sono sempre rivendicato nella maniera più becera e lo hanno sempre offeso: a partire da quando, dopo l’omicidio, a un paio di km da casa mia, c’era scritto “Acrobax uno in meno”>>. Dal 2019 sul luogo dell’assassinio è stata posta a terra una targa, come fosse una pietra d’inciampio. L’ha realizzata l’Anpi, e ricorda Renato definendolo un “partigiano”. Ancora Stefania: <<Una cosa mi rende enormemente felice, non aver accettato dall'allora sindaco di Roma Veltroni, né vie, viali, piazze, giardini... Dentro di me sapevo che questa non era la memoria che volevo … Gli chiesi, se vuoi fare un atto dovuto chiudi Casa Pound e Foro 753 … Mi disse che noi avevamo tanti centri sociali e loro pochi, quindi non poteva. Era appena stato massacrato Renato, già allora gli rimaneva difficile dire ucciso dall'odio fascista>>. I fascisti non hanno mai smesso di uccidere. <<Mi chiamo Renato Biagetti. A me i fascisti non fanno paura. Non mi hanno mai fatto paura. Nemmeno quando mi hanno ucciso. Quelli che mi fanno paura sono quelli che non dicono nulla, non vedono nulla, non sanno nulla. Quelli che ancora pensano che sono ragazzate o “che quelli come me se la sono andata a cercare”. Quelli che dicono che è folklore bandiere nere, svastiche, saluti romani>>. Alfredo Facchini
#antifascista #26agosto @ODNDItalia@PBerizzi