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Fabrizio Delprete
Oggi er sor Cacciari, senza che nessuno sentisse il bisogno di sentire ancora il suo pensiero, ha detto una cosa che sembra “profonda” giusto ai tarzanelli e perché in testa sua detta con la “seriosità” da oracolo stanco (e pure un po’ stronzo) - ma che in realtà è il solito passatempo da bar travestito da filosofia: prendere il presente, metterlo in ginocchio davanti al passato e chiamare questa nostalgia “analisi”.
No, Caccia’, Sinner non è imbattibile non perché non gioca con Federer, Nadal e Djokovic. Manco cor cazzo, Caccia’.
Sinner è “imbattibile” perché domina il Tennis che esiste oggi. Punto.
Come Federer non doveva battere Laver ogni domenica per essere Federer. Come Nadal non doveva andare a cercare Borg in una grotta di terra rossa. Come Djokovic non aveva bisogno di Sampras dall’altra parte della rete per diventare Djokovic.
Ogni campione, Caccia’, appartiene al suo tempo. E il tempo di Sinner è un Tennis più fisico, più veloce, più feroce, più scientifico.
Un tennis in cui non basta “la classe” da museo, il polso educato, il gesto bello da incorniciare. Devi reggere scambi da laboratorio balistico, angoli da geometria criminale, pressioni da macchina industriale.
Poi certo: Federer, Nadal e Djokovic sono stati tre divinità. Nessuno li tocca. Ma usarli come manganello contro chi viene dopo non è cultura sportiva: è pensionismo sentimentale intriso di patetico.
La verità è semplice: Sinner non deve chiedere permesso ai fantasmi perché sta costruendo il suo regno contro i vivi. E chi non riesce a vederlo, più che parlare di Tennis, sta solo rimpiangendo la propria giovinezza. O sta sparando cazzate solo per uscire da quel dimenticatoio in cui per fortuna è piombato - giustamente - da anni.
Stai sereno, anzi serenissimo, Massimi’. Anche perché se dovessimo paragonarti ai filosofi del passato allora sì che ci sarebbe da ridere.
Un autogol prevedibile, che andava evitato.
Il PD si è infilato in una battaglia ideologica, anacronistica, troppo tecnica e quasi incomprensibile ai più, a traino della Cgil e contro la sua stessa storia.
Una battaglia controproducente, che ha diviso il fronte progressista e il mondo sindacale. E l’ha persa senza attenuanti.
Non solo, si è voluto trasformarla in un voto contro il governo, finendo per regalare a Giorgia Meloni una vittoria di cui proprio non si sentiva il bisogno. Altri come sappiamo sono i problemi del mondo del lavoro, dai bassi salari alla bassa produttività, dall’insufficiente coinvolgimento di giovani e donne all’impatto delle nuove tecnologie. È su questi che il Pd è chiamato a misurarsi, con serietà e concretezza, uscendo da una dimensione identitaria che anche in questo caso si dimostra insufficiente per vincere e aspirare al governo del Paese.
It's almost four weeks since the horrific terrorist attack on #Israel. A lot has happened, the public debate has become heated and confused. Find thoughts from Vice-Chancellor Robert #Habeck in the video, putting the events in context. 📣With English, Hebrew and Arabic subtitles.
Amate le #Birkenstock?
Mettetevele.
Personalmente,se invitassi a cena #charlizetheron e lei indossasse i sandali da frate trappista,mi si rovinerebbe la serata.
(Sì,lo so:questo non accadrà mai.
No,non che io non possa uscire a cena con lei.Che lei si presenti con le birkenstock)
@stanzaselvaggia Sono a Milano, apro Twitter per sapere cosa succede in Cina. E niente leggo questo tweet della Lucarelli sull’ovvio. Sull’ovvio.
Ci si può contare.
@gparagone Ma che discorso è?
Ai tempi della Lira la Cina non era nel WTO, l’India economicamente non esisteva, il blocco dei paesi dell’Est era bloccato, globalizzazione non era nel dizionario…
Non si può provare a parlare con i propri elettori senza considerarli deficienti?
@PastorellaGiu Personalmente, se non altro per eleganza, darei qualche buona ragione per essere votato invece di dire votate me perché l'altro è cattivo.
Ma mi rendo conto di essere troppo esigente...