اليوم زوجي طلب مني اسمح له يتوظف لان ال 400 اللي يأخذها مني ماتكفيه وكان يترجى ويبكي بشكل مبالغ فيه !! علما اني غير ملزمة شرعا اع��يه مصروف يكفيه في الشرع لبسين بالسنه واكل وسكن والباقي كرم مني
المهم اني رفض�� وفهمته ان مكانه بالبيت وبس وعشان مايزعل زودته 100 وصار مصروفه 500
Scott Wiener, senatore democratico della California, ebreo, gay, progressista, da anni impegnato nelle battaglie per i diritti LGBTQ+ e vicino al mondo trans, ha scoperto nel Dolores Park di San Francisco qualcosa che il radicalismo identitario applica con coerenza: nessuna biografia personale costituisce una garanzia quando l’ortodossia collettiva decide che un individuo è diventato politicamente impuro.
Wiener è stato contestato durante il Trans March di San Francisco, uno degli appuntamenti simbolici del Pride cittadino.
Non da conservatori, non da ambienti religiosi, non da quella parte dell’America che da sempre si oppone ai diritti civili. È stato contestato da attivisti della sua stessa area politica perché giudicato insufficientemente critico nei confronti di Israele.
Secondo Wiener, i manifestanti lo hanno circondato, insultato e intimidito fisicamente, rendendogli impossibile restare. Il senatore ha poi dichiarato che, per la prima volta dalla nascita del Trans March, nel 2004, non ha potuto partecipare alla marcia.
Un politico liberal, cresciuto dentro il lessico dell’inclusione, viene respinto da quel medesimo ambiente perché la sua posizione su Israele non supera la verifica di conformità richiesta.
Non basta aver sostenuto per anni le cause LGBTQ+. Non basta aver assunto posizioni critiche verso il governo israeliano e verso la condotta della guerra a Gaza. Basta essere ebreo.
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🚨⛑️🇻🇪🇺🇸 Rabbia in Venezuela per le immagini che vedono protagonista Diosdado Cabello, ministro dell'Interno del regime di Caracas. L'irriducibile chavista affronta una squadra di soccorritori americani decisa a trarre in salvo alcune persone rimaste intrappolate sotto le macerie dopo il terribile terremoto che ha colpito il Paese. Diosdado, secondo il racconto di alcuni testimoni, avrebbe sbattuto le mani sul cofano dell'auto e chiesto con insistenza ai soccorritori di farsi da parte. "C'è qualcuno proprio qui che sta gridando aiuto", dice l'americano, ma il ministro non vuole saperne. Il soccorritore statunitense insiste: "Non vuoi che aiutiamo le persone che sono lì". Cabello continua a sfidarlo. A un certo punto i due si fissano negli occhi cercando di capire chi ha il controllo e l'autorità sulla situazione. L'americano ha poi concluso: "Non sono felice di questa situazione".
Cascate d'acqua a 4500 metri d'altezza dalla vetta del Cervino, lungo la parete nord, fotografate da Harry Lauber il 25 Giugno.
Non è caduta neve, ma pioggia, con lo 0 termico sopra i 4500 metri.
Ma tranquilli, ha sempre fatto caldo.
Shenzhen sta già usando 36 robot pulitori autonomi di CowaRobot per tenere puliti oltre 2,7 milioni di metri quadrati nel quartiere di Shijing. Questi piccoli “Roomba giganti�� pattugliano marciapiedi, angoli e tratti di strada: rilevano foglie e rifiuti, spazzano, aspirano e
La polemica sul “Signor Presidente” e sulla “Signora Presidente” a Montecitorio racconta molto più di una schermaglia linguistica. Tra provocazioni identitarie e feticismi grammaticali, il Parlamento sembra trasformarsi nel palcoscenico di una guerriglia sintattica incapace di misurarsi con i problemi reali del Paese.
Alessandro Tedesco su InOltre. Il link nel primo commento
Il conduttore televisivo Bill Maher al vicepresidente degli Stati Uniti Jd Vance: «Sotto Trump voi avete due esiti possibili alle elezioni. “O vinciamo noi, o loro barano”. Questa merda deve finire».
🇮🇹 Il dato è vero e fa ancora più impressione coi numeri precisi, nel 1966 l'Italia era terza al mondo per produzione elettronucleare, dietro solo a USA e Regno Unito.
E non eravamo spettatori. La centrale di Trino, quando entrò in funzione, era la più potente del mondo, a Latina avevamo il reattore più potente d'Europa. Avevamo una filiera completa che comprendeva progettazione, costruzione, ricerca, dal CISE di Milano del 1946 in poi.
Poi quella filiera è stata congelata, ma, ed è il punto che pochi colgono, non è scomparsa. Le competenze sono sopravvissute nelle aziende, Ansaldo Nucleare collabora da anni con EDF e Framatome, ENEA col CEA francese, siamo dentro ITER sulla fusione. Abbiamo continuato a costruire know-how nucleare, solo per gli altri.
Ed è esattamente questa la filiera che oggi torna in gioco, l'accordo Edison-EDF sugli SMR coinvolge Ansaldo, Maire, Saipem, Webuild. Il paradosso non è solo che esportavamo competenza senza usarla. È che ce l'abbiamo ancora, ed è il motivo per cui un rientro è tecnicamente possibile. Il filo non si era spezzato, si era solo allentato.
Ich bin im Iran aufgewachsen. Deshalb sehe ich Ashura nicht als harmlose Folklore.
Wenn Kinder schon im Grundschulalter stundenlang an Trauerprozessionen für imaginäre Gestalten teilnehmen, mit Ketten marschieren und von klein auf mit Märtyrertum, Blut und Leid sozialisiert werden, prägt das ihr Weltbild nicht gerade positiv oder lebensbejahend.
Die Prozession im Video ist noch eine zensierte Version. Gebt einmal „Ashura Lebanon“, „Ashura Pakistan“ oder „Ashura Bloody“ ein und schaut euch die unzensierten Selbstverletzungsrituale an, die im Nahen Osten veranstaltet werden.
Eine morbide Kultur, die Leiden sakralisiert und die Welt in absolute Kategorien von Gut und Böse aufteilt, fördert ein extremes Schwarz-Weiß-Denken statt Empathie und kritischem Denken.
Genau diese Symbolik wurde von der Islamischen Republik über Jahrzehnte hinweg genutzt, um Generationen für Opferbereitschaft, Märtyrertum und ideologischen Gehorsamkeit zu mobilisieren.
Um diese Rituale zu verstehen, muss man auch die islamische Eschatologie kennen.
Nach klassischen islamischen Überlieferungen kehrt Jesus, den Muslime ʿĪsā nennen, am Ende der Zeit zurück. Er zerbricht das Kreuz, tötet das Schwein und hebt die Jizya auf – die islamische Kopfsteuer, die historisch von nichtmuslimischen Schutzbefohlenen erhoben wurde –, weil nach dieser Vorstellung nur noch der wahre Glaube, der Islam, herrscht. In der Zwölferschia unterstützt Jesus zudem den Mahdi und betet hinter ihm – ein symbolischer Ausdruck dafür, dass der Mahdi die führende Gestalt der Endzeit ist.
Was die theologisch und kulturell mangelhaft gebildeten westlichen Steigbügelhalter der Islamisten – darunter häufig sogar Kirchenvertreter – ignorieren, ist, dass diese Eschatologie keine religiöse Koexistenz beschreibt, sondern den endgültigen Triumph des Islam über andere Religionen.
Nach den klassischen Überlieferungen endet die Geschichte nicht im Pluralismus, sondern in der suprematistischen Herrschaft des Islams.
Zusammen mit dem Märtyrerkult von Kerbela bildet diese Endzeiterwartung einen zentralen Bestandteil des religiösen Weltbildes, das die Islamische Republik seit Jahrzehnten politisch instrumentalisiert.
Zwar lehnen Sunniten Selbstgeißelungsrituale überwiegend ab; die grundlegende Endzeiterwartung – die Rückkehr Jesu, die Zurückweisung zentraler christlicher Glaubensvorstellungen und der endgültige Triumph des Islam – wird jedoch sowohl von Sunniten als auch von Schiiten geteilt. Die Unterschiede betreffen vor allem die Rolle des Mahdi. Beide Traditionen münden letztlich in die Vorstellung einer kompromisslosen islamischen Vorherrschaft.
Es ist ein dunkles Weltbild, das den Tod als Erlösung und Belohnung verklärt, während es das irdische Leben abwertet.
Nur wer hier widerspruchslos gehorcht und leidet, wird später belohnt.
Und genau darin liegt der destruktive Kern dieser Ideologie.
Am Ende müssen wir uns auch fragen: Wenn genau diese religiös-politischen Vorstellungen weiter gepflegt werden – warum suchen ihre Anhänger ausgerechnet im Westen Schutz? Vor wem fliehen sie eigentlich?
Il liberalismo non è una versione annacquata di destra e sinistra, né il rifugio tiepido dei moderati. È, al contrario, una posizione radicale nella difesa della libertà individuale, dei diritti e della democrazia contro ogni forma di populismo illiberale, sia esso fascista, comunista, clericale o paternalista.
Con questo articolo comincia la collaborazione di Luigi Corvaglia con InOltre. Benvenuto Luigi
Le parole muoiono quando diventano slogan.
Pasolini aveva messo in guardia dall'antifascismo archeologico. Sciascia denunciava i professionisti dell'antifascismo. Eco ricordava che ogni deriva autoritaria nasce anche dalla semplificazione del linguaggio.
Oggi vale la pena chiedersi: stiamo ancora difendendo il significato delle parole o ci limitiamo a usarle come etichette per dividere il mondo tra "giusti" e "sbagliati"?
Alessandro Tedesco su InOltre. Il link nel primo commento.
Un paio di quotidiani oggi ne parlano, onore a loro.
Ma per il resto nulla. Nessun artista (reduce dall’ultimo film inondato di contributi pubblici) a fare appelli coraggiosi al microfono; nessun politico a strappare l’applauso in un comizio, nessun sindacalista a organizzare cortei di solidarietà. Nessun ondata web di supporto o indignazione.
Eppure ieri coraggiosi abitanti di Gaza sono scesi in piazza.
Il loro problema è che non l’hanno fatto per protestare contro Israele, ma contro Hamas.
E quindi non interessa un granché, da queste parti.
A noi del @Partito_Libdem invece interessa, e tanto.
Viva la Palestina libera senza se e senza Hamas.
🚨🇺🇸 Provato nel fisico, ma non nello spirito, Joe Biden in Maryland è tornato a fare Joe Biden.
Forse nemmeno il più ottimista dei suoi sostenitori, qualche mese fa, avrebbe pensato che un ex presidente uscito dalla Casa Bianca con un alto tasso di impopolarità sarebbe potuto tornare così in fretta a chiudere un evento di partito pensato per mobilitare la base democratica in vista delle elezioni di metà mandato.
No, non significa che Biden sarebbe spendibile - al netto dei suoi molti acciacchi - per una nuova corsa alla Casa Bianca. E neanche vuol dire che, come ha sempre sostenuto il diretto interessato, avrebbe avuto, lui sì, più di una chance di sconfiggere nuovamente Donald Trump. Ma l'accoglienza riservatagli dal governatore Wes Moore, l'abbraccio affettuoso della folla e la risposta partecipata al suo intervento - almeno un paio di cose sembrano suggerirle.
La prima: una fetta importante di America (e non soltanto) dopo solo un anno e mezzo di Donald Trump alla Casa Bianca rimpiange già un certo tipo di politica e di leadership: prevedibile, affidabile. Resta da capire se questa porzione sia maggioritaria.
La seconda: se un grande ex della politica americana, un signore classe 1942, un uomo costretto a convivere con la malattia, mostra ancora di essere il più combattivo nella stanza, vuol dire che il Partito Democratico ha probabilmente un problema di leadership che non è ancora stato in grado di risolvere. Il 2028 non è poi così lontano.
Anyway, "folks", ho tradotto il suo intervento per voi. Buona lettura.
"Democratici del Maryland. Sentite qui. Sentite questo piccolo rombo dall’alto. Sapete, è mio padre. È figlio di Baltimora. La famiglia Biden, la famiglia Robinette, è nel Maryland dall’inizio dell’Ottocento. Vi dico una cosa: mio padre era sempre orgoglioso di dire da dove veniva, ovunque vivessimo. Lui era di Baltimora.
Signore e signori, miei cari democratici, scusatemi. Immagino che molti di voi siano venuti qui stasera in cerca di qualche parola di speranza, di qualche buona notizia, in un momento incredibilmente buio per il nostro Paese.
Amici, io conosco il Partito Democratico. Ho combattuto per lui per tutta la vita. E sto ancora combattendo per lui adesso. È per questo che sono qui stasera: per sostenere i democratici del Maryland. Ed è per questo che viaggio in South Dakota, South Carolina, Nebraska, Pennsylvania, per battermi per i democratici in ogni competizione elettorale, a ogni livello, in tutto il Paese. Proprio come ho fatto per tutta la vita.
Conosco la storia del Partito Democratico. L’ho visto nei momenti di trionfo e nei momenti difficili. Perché l’ho vissuto. E conosco anche la storia dell’America, come molti di voi. È una spinta continua, un tiro alla fune costante tra pericolo e possibilità. È una battaglia che non finisce mai davvero.
Ora, sentite: non voglio indorare la pillola. Questi sono davvero giorni bui. Ma ricordiamoci una cosa: siamo uno dei pochi Paesi al mondo che, ogni volta che si è trovato faccia a faccia con una crisi, ne è uscito più forte di come ci era entrato. Ogni singola volta ne siamo usciti più forti.
Più e più volte, nella nostra storia, noi americani abbiamo saputo richiamare gli angeli migliori della nostra natura e riportare il Paese indietro dall’orlo del precipizio. Io credo, con ogni fibra del mio essere, che con il vostro aiuto lo faremo di nuovo questo novembre.
Guardate, ecco la buona notizia: sta già accadendo. Guardate il Paese e lo vedrete. Da quando Trump è stato eletto, i democratici hanno vinto o hanno fatto meglio del previsto in quasi il 90% delle 300 competizioni chiave in tutto il Paese. I democratici sono diventati governatori della Virginia e del New Jersey. I democratici si sono fatti vedere e hanno ottenuto risultati in posti dove meno ce lo si aspettava, come il Texas e la North Carolina.
Abbiamo ribaltato 30 seggi legislativi in molti Stati, come Texas, Louisiana, Florida e Arkansas.
Sapete quanti seggi hanno ribaltato i repubblicani? Zero. Neanche uno. Nessuno.
Uno dei miei esempi preferiti è la Florida, dove un democratico ha conquistato un seggio alla Camera statale che prima era occupato da un repubblicano, il quale aveva vinto l’ultima elezione con 19 punti di vantaggio. E quel seggio, guarda caso, rappresenta un posticino pittoresco di cui tutti voi avete sentito parlare: Mar-a-Lago.
La ragione per cui i democratici stanno andando bene non è solo l’inflazione più alta e la creazione di posti di lavoro anemica. A proposito, avete notato che oggi gli americani stanno dicendo che l’economia sotto l’amministrazione Biden era dannatamente migliore di quella sotto Trump? Non chiedo scusa per essere stato il presidente più favorevole al lavoro nella storia americana. La classe media ha costruito questo Paese, e il lavoro ha costruito la classe media.
Guardate, non è soltanto la sua deliberata distorsione e distruzione della NATO, il suo scegliere Putin al posto degli alleati dell'America, o il fatto che abbia ridotto la nostra reputazione agli occhi del mondo più di qualsiasi altro presidente nella storia.
Non sono solamente i suoi progetti di vanità: abbattere l’Ala Est della Casa Bianca per fare spazio alla sua sala da ballo, mettere il suo nome sul Kennedy Center, costruire un arco in suo onore, perfino assumere il suo addetto alla piscina per sistemare la Reflecting Pool.
Wow, che perdente!
Guardate, amici: non è solo questo. La Reflecting Pool riflette qualcosa di ancora peggiore del narcisismo e dell’incompetenza al cuore di questa amministrazione. Riflette la corruzione. La corruzione. Una corruzione sfacciata, palese. Una corruzione su una scala mai vista prima nella storia americana, in nessuna amministrazione.
Trump ha guadagnato miliardi di dollari da quando è tornato alla Casa Bianca. Per me è semplicemente sbalorditivo. Non ha vergogna. E francamente è imbarazzante per il Paese. Ma a Trump non importa nulla. Fare soldi con la presidenza è una delle ragioni per cui vuole essere presidente.
Però sapete una cosa? Non sono nemmeno la corruzione e i soldi a farmi arrabbiare di più. Quello che mi fa arrabbiare è che Trump vuole dare i soldi dei contribuenti, i vostri soldi, agli insurrezionisti del 6 gennaio. Sapete cosa vuole fare? Vuole risarcire persone che hanno preso d’assalto Capitol Hill, attaccato la polizia e cercato di impiccare il suo stesso vicepresidente. Mio Dio. Queste persone non meritano di essere risarcite. Meritano di essere messe in prigione per molto, molto, molto tempo!
Alle persone in questa sala: so che state cercando di dare un senso a tutto quello che ribolle e si dispiega intorno a voi. Lo capisco. Davvero. Abbiamo già affrontato tempi bui e difficili. E se c’è una cosa che so del popolo americano, è che non si arrende mai. E noi non possiamo arrenderci adesso.
Non c’è resa in questo Paese. Non c’è resa in voi.
Amici, il vostro governatore qui in Maryland è uno vero. Oh sì. Dovremmo vivere secondo le lezioni che gli hanno insegnato i suoi nonni. Dicevano: abbiate fede, non paura. Abbiate fede, non paura!
Amici, è solo un altro modo di dire quello che mio padre mi diceva da bambino quando succedeva qualcosa di brutto. Mi diceva: “Joey, guardami. Guardami, Joey. Alzati, ragazzo! Alzati, Joey. Alzati!”.
Quindi, a tutti voi che amate il nostro Paese, il mio messaggio è molto chiaro e molto semplice: è ora di alzarsi, accidenti! Alzarsi! Alzarsi adesso! E continuare questa battaglia!
Miei cari democratici, in questo 250º anno dalla nostra fondazione, rialziamoci. Torniamo a essere il Paese che sappiamo di poter essere: giusto, equo, onesto, perbene.
Un Paese in cui non diamo all’odio alcun porto sicuro. Una terra in cui trattiamo tutti con dignità e rispetto. Una nazione che sia un faro, il faro splendente per il resto del mondo che siamo sempre stati.
Amici, vi garantisco che possiamo farlo. E lo faremo. Dobbiamo solo ricordarci chi diavolo siamo! Siamo gli Stati Uniti d’America! Non c’è nulla, letteralmente nulla, nulla che sia al di là delle nostre capacità se agiamo insieme!
Quindi rialziamoci e combattiamo, per Dio!
Grazie a tutti. Che Dio vi benedica. Che Dio benedica gli Stati Uniti d’America. E che Dio protegga le nostre truppe.
Possiamo farlo! Possiamo farlo! Dobbiamo farlo!".
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Ti ringrazio.
Mein Mann und meine Söhne sind wertvoller als ein Smartphone, so wertvoll wie ein Tablet.
Um sie vor wolllüstigen Blicken anderer Frauen und Mädchen zu schützen und unsere Familienehre zu bewahren, haben wir, also ich, entschieden, dass sie sich nun immer bedecken müssen.
Respektiert das.
Una password la cambi in un minuto. Un identità... No
È per questo che ogni database pieno di documenti rappresenta un obiettivo di enorme valore.
Nel caso di Trenitalia i dati potenzialmente esposti non sono solo gli estremi del documento, ma anche nome, cognome, data e luogo di nascita, email, numero di telefono, dati di viaggio, codice CartaFRECCIA, eventuale datore di lavoro e altre informazioni associate al titolo di viaggio.
Con un insieme di dati del genere si possono costruire campagne di phishing estremamente credibili, tentare furti d'identità, aprire servizi presso operatori con verifiche deboli e rendere molto più convincenti molte truffe.
Il problema non è solo il singolo data breach. È continuare a creare enormi archivi di documenti e dati personali che, prima o poi, qualcuno violerà di sicuro.
#hijabiman
I’m out with friends while my obedient husband is at home cleaning and taking care of the kids. In our mighty traditions, men aren’t allowed to go anywhere, and the reason behind that is solely to protect them. Men are diamonds that we need to protect❤️
Wenn Männer im Niqab servieren
Der virale AI-Trend, der den Islam entlarvt oder warum Frauen in Deutschland endlich aufwachen müssen
Auf X kursieren derzeit Bilder und Videos, die so absurd sind, dass man zuerst lachen muss und dann fröstelt. Männer in schwarzen Niqabs und Hijabs, dienend vor Frauen. Der Mann verhüllt von Kopf bis Fuß, schwitzend unter dem Tuch, während die Frau frei atmet, lächelt und sich bedienen lässt.
Ein Mann im Niqab reicht einer Frau dampfendes Essen am Tisch. Ein anderer steht am Strand, komplett verschleiert, während seine „Herrin“ im Bikini im Wasser steht. Die Kommentare sind Gold: „Seine Unterarme sind zu verlockend, mehr Stoff!“ oder „Mein frommer, gehorsamer Mann, Alhamdulillah.“
Das ist der perfekte Uno-Reverse. Und genau deshalb ist der Trend so wertvoll. Er zeigt mit beißender Klarheit, wie grotesk und frauenfeindlich das islamische Geschlechtermodell wirklich ist , wenn man es nur einmal umdreht.
Stellt euch eine Gesellschaft vor, in der es umgekehrt läuft
Stellt euch eine Welt vor, in der Männer sich verhüllen müssen, weil Frauen ihre Triebe angeblich nicht kontrollieren können.
Ein Mann zeigt seinen Unterarm? Skandal. 75 Peitschenhiebe. Ein Mann läuft in Shorts durch die Stadt? „Fitna!“ Verführung. Frauen dürfen frei herumlaufen, in engen Kleidern, mit offenem Haar, geschminkt, während ihre „gehorsamen“ Männer unter schwarzen Tüchern schwitzen, das Essen kochen, die Kinder hüten und sich nur mit Erlaubnis der Frau zeigen dürfen.
Lächerlich? Absolut.
Und genau so lächerlich ist es, wenn es umgekehrt passiert , nur dass es dort Realität ist. In weiten Teilen der islamischen Welt und in den importierten Parallelgesellschaften hier bei uns. Der Hijab, der Niqab, die Burka sind keine „freiwillige Modeentscheidung“ oder „kultureller Ausdruck“. Nach meiner Auffassung sind sie ein Kontrollinstrument. Verankert im Koran selbst.
Sure 24:31 befiehlt den gläubigen Frauen, ihren Blick zu senken, ihre Scham zu hüten und ihre Reize nicht zu zeigen, außer dem, was „offensichtlich“ ist. Und sie sollen ihren Schleier über die Brust ziehen. Sure 33:59 ordnet an, dass die Frauen der Gläubigen ihre äußeren Gewänder über sich ziehen sollen, „damit sie erkannt werden und nicht belästigt werden“.
Übersetzt: Frauen sind potenzielle Verführerinnen. Ihre Körper gehören nicht ihnen, sondern der männlichen Ehre und der göttlichen Ordnung. Wer das nicht akzeptiert, wird in Ländern wie Iran mit Gewalt, Haft oder Tod bestraft. In Afghanistan unter den Taliban ist totale Verschleierung Pflicht. Und wer sich wehrt, wird geschlagen oder getötet.
Der AI-Trend bringt das auf den Punkt: Wenn man die Logik einfach umdreht, wird sofort klar, wie patriarchal, kontrollierend und letztlich frauenverachtend dieses System ist.
Die Realität in Deutschland 2026
In Deutschland leben mittlerweile über 5,5 Millionen Muslime. Prognosen (Pew Research, hohe Migrationsszenarien) sehen bis 2050 bis zu 17-18 Millionen, fast 20 Prozent der Bevölkerung. In manchen Stadtteilen von Berlin, Köln, Duisburg oder Frankfurt sind ganze Viertel bereits de-facto islamisch geprägt. Parallelgesellschaften mit eigener Rechtsprechung, Geschlechtertrennung, Druck auf Frauen, sich zu verhüllen, und massiver Ablehnung westlicher Werte.
Wir sehen es täglich: Muslimische Frauen in Kopftuch oder Niqab neben Männern in Shorts und T-Shirt. Forderungen nach geschlechtergetrennten Schwimmbädern, Gebetssälen in Schulen und Firmen, Scharia-konformer Ernährung und „kultureller Sensibilität“. Und immer wieder Fälle von Zwang, Gewalt und Kontrolle innerhalb der Community, oft kaschiert als „Familienehre“.
Der virale Trend trifft genau diesen Nerv. Muslimische Männer in den Kommentaren sind meist alles andere als amüsiert. Das verrät mehr, als jede Studie es könnte: Die einseitige Verschleierungspflicht ist heilig. Umgedreht ist sie unerträglich.
Jede Frau ist ein Individuum mit Rechten, keine Trägerin männlicher Ehre
Hier wird es ernst.
Jede Frau, ob traditionell, modern, religiös oder atheistisch, hat das Recht, frei über ihren Körper zu bestimmen. Sie darf sich verhüllen, wenn sie das wirklich will. Sie darf aber auch ihr Haar offen tragen, Shorts anziehen oder einfach ein normales Leben führen, ohne Angst vor familiärem, gesellschaftlichem oder religiösem Druck.
Der Islam in seiner orthodoxen, scharia-basierten Form ist damit unvereinbar. Er behandelt Frauen nicht als gleichberechtigte Individuen, sondern als Wesen, deren Sexualität und Sichtbarkeit kontrolliert werden müssen. Zum „Schutz“ der Männer und der Gesellschaftsordnung. Das ist keine „islamophobe Unterstellung“. Das steht im Koran.
Westliche Frauen, die das relativieren oder gar als „Empowerment“ feiern, machen sich mitschuldig an der Normalisierung eines Systems, das anderswo Frauen verprügelt, einsperrt oder tötet, weil sie zu viel Haut zeigen.
Traditionelle Frauen, die aus echter Überzeugung und ohne Zwang ein bestimmtes Leben führen? Respekt. Das ist ihre freie Entscheidung. Aber Zwang, Druck, Gewalt oder die Drohung mit Hölle und sozialer Ächtung, das ist Sklaverei. Und das hat in einer aufgeklärten Gesellschaft verdammt nochmal nichts verloren.
Der Aufruf an die Frauen Deutschlands
Liebe Frauen,
ihr seid nicht dazu da, Trägerinnen einer fremden patriarchalen Ideologie zu sein. Ihr seid Individuen mit unveräußerlichen Rechten auf Freiheit, Selbstbestimmung und körperliche Unversehrtheit.
Der AI-Trend auf X, Insta oder TikTok ist kein harmloser Spaß. Er ist ein Spiegel. Er zeigt, wie absurd und ungerecht das Ganze ist. Und wie schnell wir uns daran gewöhnen, wenn es nur „die Anderen“ betrifft.
Schaut genau hin. Auf die Demografie. Auf die Parallelgesellschaften. Auf die Politik. Auf die steigenden Forderungen. Auf die Fälle von Kontrolle und Gewalt, die nicht mehr nur „Einzelfälle“ sind.
Der Islam ist keine harmlose Religion unter vielen. Seine klassische Auslegung ist ein totalitäres System, das Frauen systematisch unterordnet. Wer das ignoriert oder schönredet, weil es „tolerant“ klingt, verrät die eigenen Töchter und Enkelinnen.
Wacht auf. Redet Klartext. Verteidigt die Freiheit der Frau. Ohne Wenn und Aber. Nicht nur für euch selbst, sondern für alle Frauen, die unter diesem System leiden, ob hier oder anderswo.
Denn wenn wir nicht aufpassen, wird aus dem AI-Joke irgendwann bittere Realität. Und dann servieren nicht mehr die Männer im Niqab. Dann sind es wieder die Frauen, die sich verstecken müssen.
Ma vi rendete conto della gravità di questo fatto? Un network di propagandisti sostenuti e finanziato dai russi per diffondere le bugie di un dittatore fascista, a cui poi vanno a rendere conto del lavoro svolto in Italia. Altro che “partigiani della verità”, Kollaborazionisti dei fascisti. D’Orsi e Basile in prima fila. Eliseo Bertolasi, premiato da Putin, è andato a ingrossare le file di Futuro Putiniano raggiungendo il suo degno compare Vannacci.
Andrebbero perseguiti a norma dell’articolo 241. Intelligenza con lo straniero.