C’era una volta Giorgia Meloni.
Era il 2012 e per i marò tuonava indignata: “Il fatto è avvenuto in acque internazionali, su una nave battente bandiera tricolore. Quindi territorio italiano”.
Oggi, per la #Flotilla attaccata in acque internazionali da Israele, improvvisamente la logica cambia.
Le regole del diritto internazionale spariscono, le bandiere non contano più.
Per i marò difendeva la sovranità, per persone che portano aiuti difende l’illegalità di uno Stato straniero.
Ecco cosa significa governare a colpi di cinismo e propaganda.
Giorgia #Meloni ha dichiarato che il governo non pagherà un euro per il rimpatrio dei cittadini italiani della #Flotilla espulsi da Israele. D'altronde sono attivisti di una missione umanitaria, mica un ergastolano condannato o un torturatore stupratore #BlocchiamoTutto#Gaza
Essere indecenti e vantarsene.
Stadio vuoto e tv spente sarebbero le giuste reazioni.
Temo che in pochi lo faremo perché si predica sempre molto bene e poi si trovano le scuse più ipocrite per razzolare malissimo.
#italiaisraele#Gaza#GazaGenocide#PalestinaLibera
@AmpelioAttanasi@matteosalvinimi Probabilmente il principale problema è che per cacciarli dovrebbe metterli su un mezzo di trasporto. Facendo però i trasporti capo a lui la cosa diventa impossibile da organizzare e quindi via di propaganda
2 giocatori fanno lotta greco-romana in area di rigore e @RickyTrevisani sbacchetta male perché non danno rigore a Zimone Inzaghi Zpiace 😂 #FluminenseAlHilal
La sx non ha perso con un'#affluenza quasi del 30%.
I veri sconfitti sono tutti quegli italiani affetti da ignoranza funzionale,incapaci di capire l'importanza di alcuni #referendum e che manipolati dal #GovernoMeloni hanno danneggiato se stessi e i loro figli.
Le capre ignoranti
@matteosalvinimi Mattè che a te dell’Italia ti frega solo da quando sei su una bella poltrona e che comunque, coi trasporti, queste dichiarazioni non c’entrano nulla e forse avresti altro su cui concentrarti. Sei andato a votare?
Il fatto è che lui ci credeva per davvero.
Perché quando qualche ora fa, pochi minuti prima di Dallas-Lakers, la partita del suo ritorno in quel posto che lui chiamava casa esattamente come Madrid e Lubiana, quando sul cubo dell’Arena è iniziato il video-tributo, lui piangeva già. Lo sapeva che avrebbe pianto. Sapeva che quella città e quella maglia, che gli hanno fatto cullare il sogno della NBA dopo aver vinto tutto in Europa ad un’etá dove i comuni mortali passano gli asciugamani ai compagni in panchina, gli avrebbero fatto quell’effetto.
Il tempo di asciugarsi le lacrime, ascoltare il tripudio di applausi di migliaia di texani che per l’occasione indossavano una maglia con scritto “Hvala” (“Grazie” nella sua lingua), e dopo la palla a due ha cominciato a fare quello che gli riesce naturale fin dalla nascita:
45 punti in 38 minuti
Quasi il 60% al tiro
Il 70% da tre
8 rimbalzi
6 assist
4 palle rubate
Vittoria Lakers 112-97
Lui ci credeva per davvero che Dallas fosse per sempre casa sua.
Ma la vita va così.
C’è chi fa delle scelte, e c’è chi gioca a basket come pochi altri a questo mondo.