Ho davanti una mia alunna in lacrime , è la cugina di Antonio ,piange disperatamente lacrime di dolore .Tutti noi, pacatamente e calorosamente, stiamo accanto a lei ...solo parole di amore e momenti di preghiera per questo delicato momento .
Considero la possibilità della scomparsa del Liceo Classico (dato il vistoso e progressivo calo di iscrizioni su scala nazionale) una vera sciagura,dal punto di vista culturale.
Post di @kalapantakaiera
PERSONA E COMUNITA'.: Riscoprire il Liceo Classico. https://t.co/1cYK06NZZJ
Tomaso Puccini, prefetto dei musei di Firenze e direttore degli Uffizi, inventa nel 1792 il #cartellino a fianco delle opere.
Da allora la portata di questa innovazione resta insuperata.
Limitarsi alla sua lettura, però, non aiuta a comprendere né a vivere un’opera d’arte.
Il patriarcato è la persona, pur intelligente e colta, che ti dice: “Però sindaca suona male, è cacofonico...”. Il patriarcato è quando un maschio ti spiega una cosa che sai meglio di lui, magari è il tuo lavoro, o la tua specializzazione e non la sua.
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Buongiorno Milano … questa mia foto si chiama speranza. L’uomo al centro è Simone Lunghi e di fronte ha tutta Milano. È una delle foto più importanti della mia piccola carriera. Buongiorno a tutti voi. #milano
Stavo cercando le parole giuste ma non le trovo, lo scoramento é troppo forte, non so piú che cosa dire. Povera ragazza e povera famiglia. #giuliacecchettin
L’importanza di scrivere bene: le 40 regole di Umberto Eco.
1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario. 3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata. 4. Esprimiti siccome ti nutri. 5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc. 6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso. 7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione. 8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”. 9. Non generalizzare mai. 10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton. 11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.” 12. I paragoni sono come le frasi fatte. 13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito). 14. Solo gli stronzi usano parole volgari. 15. Sii sempre più o meno specifico. 16. L’iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive. 17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale. 18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente. 19. Metti, le virgole, al posto giusto. 20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile. 21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso. 22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia. 23. C’è davvero bisogno di domande retoriche? 24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media. 25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia. 26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile. 27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi! 28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri. 29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili. 30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio. 31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo). 32. Cura puntiliosamente l’ortograffia. 33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni. 34. Non andare troppo sovente a capo. Almeno, non quando non serve. 35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione. 36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato. 37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni. 38. Non indulgere ad arcaismi, hapax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differenza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario. 39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che. 40. Una frase compiuta deve avere.
Natura e ornamento, con un capitello come corona, perché sostenere, essere supporto alla città sia solido e pieno di grazia.
Bellezza senza mollezza, senza affettazione, di fronte e di spalle con la stessa cura. Cariatidi, Atene.
Quando l’#Informatica incontra la #Filosofia. Orgoglioso di essere stato oggi correlatore della tesi di Claudia Di Mattia di laurea magistrale in Estetica Filosofica, relatore il prof. Giovanni Matteucci, presso @Unibo: “La possibilita’ di un’Esperienza Estetica tramite Instagram: per un’indagine delle relazioni possibili all’interno della Realta’ Virtuale”.
La tesi compie un’analisi sistematica di Instagram, e fa luce sul substrato culturale americano da cui i fondatori di Instagram hanno attinto per creare l’esperienza social che conosciamo.
Non so se io meriti di essere citato a fianco di nomi come #JohnDewey, padre del pragmatismo americano, in una sana critica dell’idealismo di #BenedettoCroce.
Pero’ sono d’accordo col fatto che scrivere software sia una delle attivita’ umane piu’ creative, e che l’Informatica, come opera dell’uomo, non vada affatto temuta. Anzi! Come diceva saggiamente Terenzio ai tempi dell’antica Roma repubblicana: “Homo sum, humani nihil a me alienum puto“ (“Sono un Uomo, niente di cio’ che e’ umano lo reputo a me estraneo”).
A 18 anni dalla mia laurea in Ingegneria Informatica a Bologna, questo e’ stato il mio ritorno in Universita’: stavolta dall’altra parte della cattedra e in un’altra facolta’/dipartimento (Filosofia). Puo’ sembrare strano, ma lo scibile umano e’ molto piu’ interconnesso di quanto certe classificazioni manichee impediscono di intravedere. E, come dico spesso, se Aristotele fosse vivo oggi, sono certo che sarebbe un Informatico eccezionale come John McCarthy, uno dei padri dell’#IntelligenzaArtificiale.
Complimenti ancora alla dottoressa magistrale Claudia Di Mattia, e al prof. Giovanni Matteucci per l’ampia visione interdisciplinare 👏
Postilla: nell’immane dolore per nostro figlio, abbiamo il ‘privilegio’ della visibilità. Le nostre ferite smetteranno di sanguinare solo quando smetteremo di respirare, ma vogliamo mandare un messaggio: c’è tanta bellezza in giro, a saperla acchiappare.
Provateci ragazzi ❤️
Lasciali invecchiare con lo stesso amore con cui ti hanno fatto crescere.
Lasciali parlare e raccontare ripetutamente storie con la stessa pazienza e interesse con cui hanno ascoltato le tue quando eri bambino.
Lasciali vincere, come tante volte loro ti hanno lasciato vincere.
Lasciali godere dei loro amici, delle chiacchiere con i loro nipoti.
Lasciali godere vivendo tra gli oggetti che li hanno accompagnati per molto tempo, perché soffrono sentendo che gli strappi pezzi della loro vita.
Lasciali sbagliare, come tante volte ti sei sbagliato tu.
Lasciali vivere e cerca di renderli felici l’ultimo tratto del cammino che gli manca da percorrere, allo stesso modo in cui loro ti hanno dato la loro mano quando iniziavi il tuo.
“Quando i genitori invecchiano” di Pablo Neruda.
I #musei non sono scatole, non sono teche. Sono #corridoiumanitari per le culture dove passato e presente si nutrono a vicenda, i confini cessano di significare e di funzionare. I musei sono di tutti, per tutti, bandiera di pace e cooperazione. Solidarietà per il direttore #Greco
La morte di Michela Murgia è arrivata in un momento particolare nella vita del nostro paese, è diventata una questione nazionale. Credo sia giusto provare a ripercorrere la sua vicenda. Le persone facili spesso si dimenticano, Michela Murgia no.
https://t.co/2QVNbKZ4pm