#MotoGP#DutchGP
Per i piloti giapponesi sventolare, nel corso del giro d'onore al termine di una gara mondiale vinta, la bandiera del Sol Levante non è un gesto tra la mera consuetudine o lo spirito patriottico. Si tratta di un discorso di eredità, tramandata di generazione in generazione, volta a veicolare un messaggio di riscatto sociale dei motociclisti All Japan nei confronti dell'opinione pubblica in matrepatria.
Dal Dopoguerra agli anni '80, la comunità motociclistica in Giappone era malvista a causa dei "motociclisti teppisti": dai kaminari zoku fino ai più celebri bosozoku, complici i loro legami con la yakuza.
Sventolare la bandiera giapponese oggi è una sorta di codice d'onore. Un gesto di appartenenza alla propria Terra d'origine, riaffermando come i motociclisti siano qualcosa di più. Non "teppisti", bensì sportivi rispettosi delle regole. Ambasciatori in tutto il mondo dei valori del proprio movimento e del Giappone stesso.
Tutte le leggende del motociclismo giapponese sventolavano la bandiera del Sol Levante dopo una loro vittoria, episodi piacevolmente riproposti negli ultimi anni. Dapprima con Ayumu Sasaki, successivamente con lo stesso Ai Ogura. Entrambi sventolando a più riprese la bandiera giapponese di Daijiro Kato. Letteralmente e materialmente, la stessa dei suoi successi in 250cc, trovata negli ultimi anni in uno scatolone nel magazzino di Delta Enterprise, società impegnata in diverse attività legate alla memoria di Kato: dall'organizzazione del trofeo minimoto a lui intitolato (74 Daijiro Cup) alla produzione e commercializzazione della Pocket-Bike di questa serie oltre che di merchandising a marchio 74 e dei principali piloti giapponesi del Motomondiale.
Ai Ogura la sventolò in diverse occasioni nel 2024, consegnatagli di volta in volta da alcune personalità di spicco del motociclismo nazionale. Con grande commozione, a Motegi 2024 da Rinka Kato, figlia del compianto Daijro. Più di un mero passaggio della torcia: un discorso di legacy.
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La scalata verso la prima vittoria in MotoGP, passando per la conquista del titolo iridato Moto2 nel 2024, per Ai Ogura iniziò nell'ottobre 2014. Alle selezioni della Asia Talent Cup tenutesi a Sepang non fu propriamente il più veloce, ma Alberto Puig e Jordi Pons (il suo attuale manager) in lui videro qualcosa.
Lo scelsero e, col senno di poi, fu una delle decisioni più azzeccate per riportare nella "mappa" il movimento del motociclismo All Japan. Ogura ha saputo coltivare il talento con il duro lavoro, con il coraggio di scelte difficili (rifiutare tre volte un posto in MotoGP con Honda), superando cocenti delusioni.
Prima dell'epilogo del Mondiale Moto2 2022 con un titolo gettato alle ortiche tra Sepang e Valencia, ci fu nel 2016 sempre a Sepang la disfatta nella decisiva corsa della Asia Talent Cup: in vantaggio di 20 punti sull'amico Somkiat Chantra con più soltanto 25 in palio, cadde perdendo un titolo che sembrava già vinto.
Talento, velocità, coraggio e consapevolezza dei propri mezzi. Preferendo tornare a vivere in Giappone anche a stagione in corso perché, allenamenti a parte, in Spagna si annoiava. Non si annoia mai a girare in moto: con un solo treno di gomme, nelle giornate di allenamento inizia al mattino e termina nel tardo pomeriggio. Non ci annoiamo noi nel vederlo guidare: stile unico, estremamente efficace anche per le MotoGP contemporanee.
Portando avanti la dinastia dei motociclisti giapponesi, con il 48 di Shoya Tomizawa ed il 74 di Daijiro Kato (e la sua bandiera sventolava nel giro d'onore) sulla tuta, da 7° pilota del Sol Levante a laurearsi Campione del Mondo. Oggi anche il 7° a vincere un Gran Premio della classe regina, senza sognare, bensì pensando in grande per il futuro.
“Ci sta che possa sentirsi sotto pressione, ma ha fatto un errore che non doveva commettere. Avevamo l’occasione per avere quattro Aprilia davanti ed è un peccato non esserci riusciti.
Quanto al Bez lo manderemo in vacanza una settimana, sperando innanzitutto che stia bene e ci spossa andare.
Ha sicuramente bisogno di staccare, perché nell’ultimo periodo gli è capitato veramente di tutto. Quindi ci sta che possa sentirsi un po’ sotto pressione.
Detto questo non doveva commettere l’errore, anche perché l’ha fatto in un punto dove puoi farti veramente male."
Massimo Rivola
💭 Le parole di Rivola sono peggio della caduta.
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