Finché uno non è allenatore del Napoli si può dire tutto
Quando lo diventa si tifa per lui
Se fa qualche errore lo si fa notare
Se fa bene lo si loda
Molti tifosi (pure fomentati da stampa a volte poco competente) invece esagerano nei commenti, come per i calciatori
E non va bene
Non è il mio allenatore preferito.
Ma se dovesse essere lui, sarò il suo primo tifoso, come sempre.
Se resterà un anno, lo sarò per un anno.
Se resterà due anni, lo sarò per due anni.
E cosi via.
Perché conta il Napoli, solo quello.
Allenatori e giocatori vanno e vengono
Si punta spesso il dito sull'anonimato quando emergono casi come il forum Phica o il gruppo Facebook "Mia moglie". Voglio chiarire una cosa: l'anonimato è solo una parte della storia e nemmeno quella centrale.
Chi frequentava quei luoghi, dagli iscritti agli amministratori, sapeva bene cosa stava facendo. Non era un gioco di maschere dove un "Filippo" recitava "Phuphi124". Al contrario, era sempre "Filippo" che, dietro a "Phuphi124", si mostrava per quello che è davvero. Di fatto, l'anonimato non forniva solo una presunta protezione, ma li liberava.
Questi utenti non sono altro che un branco di predatori digitali. Si radunavano per consumare e commentare i corpi di donne inconsapevoli, trattate come oggetti. Sono carnefici consapevoli che sfruttavano uno spazio percepito come sicuro per esprimere il peggio di sé, o il loro "vero io".
Lo stesso vale per chi, nascosto dietro pseudonimi e account fasulli, passa le giornate ad attaccare, diffamare e bullizzare. Di fatto, agiscono come squadristi digitali, in branco e convinti che "stare nell'ombra" o in numero li rendano forti. Ma la loro è solo debolezza e vigliaccheria, perché chi è davvero convinto di ciò che dice lo fa con nome e cognome.
Alla fine, quando vengono scoperti, il copione è sempre lo stesso. Prima arrivano le scuse, sempre false e utili solo a salvare la faccia. Poi arriva il piagnisteo sulla loro "privacy violata", proprio loro che hanno calpestato la privacy e il rispetto per quelle donne.
Non è l'anonimato il problema principale di queste storie. Di fatto, lo è la cultura di questi esseri (che fatico a chiamare "uomini"). Una cultura di branco che esalta la violenza normalizzata e la vigliaccheria mascherata da libertà.
@pierpaolopenza@erosazzurro Sono d'accordo con voi. La storia che ha pubblicato non è stata consona. Basta dire: "il rapporto professionale è finito, ma non finirà mai il mio amore per questi colori. In bocca al lupo a chi mi sostituirà e ForzaNapoliSempre". Ne usciva da signore.
Una delle poche partite in cui il nostro centrocampo ha sofferto per tutti i novanta minuti ma inutile addossare la croce sui ragazzi che tanto hanno fatto fin ora poi lo scudetto è un pensiero giornalistico e di tifosi che non hanno vissuto la stagione scorsa #NapoliUdinese
Complimenti all'Udinese. Un punto in trasferta con il capolista è un risultato eccellente. Purtroppo non posso commentare la nostra prestazione. Orribile.
Ho sentito gente che a malapena parla il dialetto veneto o bergamasco chiamare sottosviluppati persone di colore che parlano quattro lingue.
Poi arriva una informativa scritta in inglese e fai una figura di merda.
E voti una condannata che va in televisione ad abbaiare.
Questo è.
L'avellinese, da imprenditore, sa che fa ascolti facili con solo due cose: le ragazze e il continuo odio verso i Napoletani.
Non ha bisogno di fare giornalismo, una volta nobile mestiere ormai decaduto al livello Rita de Crescenzo.
Il problema è chi non cambia canale.
" Le api non sprecano il loro tempo a spiegare alle mosche che il nettare è più buono della merda "
E tu ti sei sempre nutrito solo di 💩
@MCriscitiello