Meloni ne suspend pas Schengen à cause de Sánchez, mais à cause de Vannacci, son nouveau rival d’extrême droite. Quand Rome annonçait des contrôles, 48 300 des 50 000 personnes entrées à Ceuta étaient déjà reparties vers le Maroc. Des sondages, pas des faits #populistesaupouvoir
Il metodo è vecchio e si riconosce a occhio nudo. Serve un nemico interno, deve essere debole, non deve poter rispondere. Il migrante non ha voto, non ha giornali, non ha un sindacato, non ha un’ora in prima serata per replicare. È il bersaglio perfetto perché è disarmato. Prendersela con chi non può reagire, in qualunque cortile di scuola, ha un nome preciso, e chi lo faceva veniva chiamato per quello che era. Farlo da Palazzo Chigi non lo rende politica, lo rende soltanto impunito.
Sanno di mentire, ed è questa la parte che non merita mezza parola di comprensione. Sanno che l’affitto a Torino non lo alza chi consegna le pizze in bicicletta. Sanno che il pronto soccorso è in ginocchio perché mancano medici e infermieri, e mancano per scelte scritte nei loro documenti di finanza pubblica. Sanno che i salari reali sono sotto il livello del 2021. Lo sanno e indicano il gommone lo stesso, ogni settimana, con la puntualità di un turno di fabbrica.
Berlusconi vendeva il comunista quando i comunisti non c’erano più, perché un fantasma non querela. Poi è toccato ai magistrati, la mossa di chi vuole togliere l’arbitro dal campo prima di truccare la partita. Salvini ci ha messo la ruspa, il rosario, il nemico quotidiano. Meloni ha fatto il salto vero, ha smesso di improvvisare. La paura è finita dentro i decreti. È finita nei centri in Albania, costruiti per restare vuoti a spese nostre. È arrivata in bocca a un ministro che parla di sostituzione etnica, che è il lessico di Renaud Camus, quello dei manifesti degli attentatori. Amministrazione ordinaria, non più sfogo da comizio. Un partito nato dai reduci di Salò, che la fiamma non l’ha mai tolta dal simbolo, ha portato al governo il vecchio mestiere e lo ha reso procedura. Possono rifiutare la parola quanto vogliono. Rispondono ai fatti.
La merce va venduta dove costa meno venderla. Non nei quartieri buoni. Nelle periferie, nei paesi svuotati, dai penultimi. Da chi ha già perso quasi tutto, e a cui si offre l’unica cosa che il potere regala gratis, qualcuno da guardare dall’alto. Povero contro più povero, così nessuno alza gli occhi. Un imbroglio a spese di chi ha già pagato, servito da gente che si presenta come il popolo mentre lavora per il contrario.
Quattro anni. Cosa resta? Niente sulla sanità, niente sull’industria, niente sui salari. Restano le nomine, i cognati, i cerchi magici, i fedelissimi promossi per obbedienza e non per competenza, la Rai occupata come un cortile di casa. Chiamarla incapacità è troppo generoso, l’incapacità è involontaria. Qui c’è un mestiere svolto con applicazione: non si governa il paese, si governa l’umore del paese, perché l’umore basta a farsi rieleggere e il paese no.
Il conto lo pagano i ragazzi che stanno crescendo dentro questa lingua. Imparano che l’estraneo è un pericolo, che la pietà è ingenuità, che il vicino con la pelle scura è una questione di ordine pubblico. Queste cose non si tolgono con un’elezione. Restano addosso per una generazione.
Infame è la parola esatta. Avevano davanti una ferita e hanno calcolato che infettarla rendeva più che curarla.
Alla Camera oggi è successa una cosa che in ottant’anni di Repubblica nessuno aveva osato fare.
Il presidente Lorenzo Fontana ha ordinato agli uffici di tenere in cassaforte le chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, negando ai componenti della Giunta per le autorizzazioni il diritto di leggerle. Quelle chat le ha trasmesse la Procura di Roma, allegate a una lettera in cui il procuratore capo Lo Voi le definisce fondamentali per l’inchiesta. Il presidente della Giunta, Devis Dori, aveva autorizzato la consultazione elencando i precedenti. La maggioranza ha perso quella decisione, si è rivolta a Fontana, Fontana ha congelato tutto.
La Giunta per le autorizzazioni esiste per una ragione sola. Leggere gli atti e stabilire se possono essere utilizzati. Toglierle gli atti significa toglierle la funzione. È come pretendere una sentenza da un giudice a cui hai sfilato il fascicolo dalle mani.
La spiegazione ufficiale c’è, ed è peggio del silenzio. Si attende il parere della Giunta per il regolamento, che si riunisce lunedì. Tradotto: la maggioranza perde su un tavolo e cambia tavolo, sposta la partita dove ha i numeri, intanto incassa tre giorni. Il regolamento della Camera trattato come una fisarmonica, si allarga e si stringe secondo la convenienza di chi governa.
Sei deputati di opposizione hanno passato ore chiusi in un ufficio al secondo piano di Montecitorio per chiedere di vedere carte che hanno il diritto di vedere. Cronisti respinti dai commessi. Questa è la fotografia del 31 luglio 2026.
Resta la domanda che nessuno può aggirare. Perché? Cosa c’è in quelle conversazioni, se per non farle leggere a sei parlamentari si arriva a piegare il regolamento e a esporre la terza carica dello Stato a un’accusa di questo peso? Chi non ha niente da nascondere apre l’armadio e chiude la polemica in mezz’ora. Qui si è scelto il contrario, e la scelta parla da sola.
Delmastro ripete di non avere nulla da temere. Perfetto. Lo vada a spiegare a Fontana.
Non chiamatelo incidente procedurale. È l’idea che le regole valgano finché servono e si sospendano quando fanno male. Lunedì sapremo se la Camera è ancora un parlamento o l’ufficio protocollo di Palazzo Chigi.
L'unico che ha sempre il coraggio, pur stando a Sx, di dire come stanno le cose, cercando anche di dare delle soluzioni che non siano solo repressive, ma soprattutto culturali, rafforzando ovviamente la vigilanza! L'unico che ha il coraggio di chiamare terroristi i notav violenti
Ogni intervento fatto da Matteo Renzi fa impazzire l'avversario politico,
gli odiatori
Ogni intervento fatto supera i precedenti
Ecco perche viene odiato
Invidiato
In tanti non sopportano la sua superiorità
State sereni
Quello che mi è accaduto oggi alla Camera è semplicemente allucinante.
Alle 10 di questa mattina sono andato nella sede della giunta per le autorizzazioni a procedere, della quale sono membro.
L'ho fatto perché avrei dovuto visionare le ormai celeberrime chat tra Delmastro e Caroccia, ovviamente nel rispetto di tutte le procedure necessarie a garanzia della riservatezza (non si possono fotografare, non si possono copiare, si viene controllati a vista dai funzionari della Camera).
Il cd contenente le chat è stato inviato dalla procura di Roma al presidente della Camera, Fontana.
Il quale lo ha inviato alla giunta perché lo valutasse.
Quindi nel pieno rispetto del regolamento, delle mie prerogative parlamentari e delle comunicazioni ufficiali che avevo ricevuto, stamattina mi sono presentato lì per fare il mio lavoro.
Io ed altri colleghi di opposizione siamo stati ricevuti da imbarazzati funzionari della Camera che ci hanno negato la consultazione delle chat.
Alla mia domanda su chi li autorizzasse a negarcele, dato che il presidente della giunta era lì con noi e chiedeva anche lui di consultarle, hanno risposto che l'indicazione veniva dal Presidente della Camera.
Ho chiesto se questa comunicazione gli fosse stata data in forma scritta e mi hanno risposto di no.
A quel punto ho cortesemente spiegato che non mi sarei mosso da lì fino a quando non mi fosse stato consentito di visionare le chat o non avessi letto un atto del presidente Fontana che spiegava perché quel mio diritto fosse negato.
Dopo due ore è arrivata una imbarazzante comunicazione di Fontana che spiegava che per sua decisione le chat erano inaccessibili.
Chat che lui stesso ci aveva mandato perché le visionassimo.
La motivazione formale è che ha chiesto la convocazione di una giunta per il regolamento per capire se le possiamo visionare. In quella giunta ovviamente la destra deciderà a maggioranza di non farcele vedere.
Tutto questo è gravissimo e non ha alcun precedente nella storia della Camera.
La presidenza in violazione di ogni regolamento e ogni prassi parlamentare, con un evidente abuso di potere, decide di cedere alle pressioni della maggioranza pur di impedire che le chat tra Delmastro e Caroccia vengano visionate dai membri della giunta. Non diffuse, non divulgate ma visionate con obbligo di riservatezza da pochi parlamentari.
Decisione che è una chiara e ingiustificata violazione delle prerogative parlamentari dei componenti della giunta.
Nel mentre Delmastro annuncia di averle mandate lui in procura perché non avrebbe nulla da nascondere.
Peccato che la procura non le possa utilizzare senza l'autorizzazione del Parlamento. E che alla concessione dell'autorizzazione il partito di Delmastro e tutta la maggioranza si oppongono.
Se Delmastro non ha nulla da nascondere, eviti queste pagliacciate e chieda alla sua maggioranza di concedere alla procura l'uso delle chat.
Se la Meloni, di cui Delmastro era avvocato, davvero ha a cuore la legalità chieda alla sua maggioranza di consentire l'uso delle chat.
Chat che servono per una inchiesta collegata a fatti di mafia.
Anzi, che sono indispensabili per quell'inchiesta.
Per quanto riguarda il presidente della Camera, oggi ha consentito la violazione dell'autonomia e della dignità dell'istituzione che presiede.
Ha creato un precedente gravissimo e pericoloso.
Ha messo la firma su una pagina orribile della storia repubblicana.
E poi parlano di legalità.
. @matteorenzi si riferiva esplicitamente al ministro Tajani, che aveva lasciato l’aula proprio mentre iniziava il suo intervento.
Secondo me uscendo gli ha fatto anche “tié, tié”. 😄 🍀
@AngeloBonelli1 sostiene che non dovremmo inviare armi all’Ucraina perché, tanto, la guerra non la vincerà.
Seguendo lo stesso ragionamento, mi sento di dire che nessuno dovrebbe votare AVS: tanto le elezioni non le vincerà di sicuro.