Capolavoro De Laurentiis: con De Bruyne consacra il Napoli club di livello europeo, lo rende meta ambita per ogni campione e soprattutto ribalta i rapporti di forza in Italia sottomettendo il Nord
Con la Juventus in pieno caos, l'Inter in confusione e il Milan che ormai procede nella sua navigazione a piccolo cabotaggio, il Napoli sta stravolgendo tutti gli scenari con una strategia d'azione che sembra avanti anni luce rispetto a quella dei competitor. Tutti gli effetti benefici che l'arrivo di De Bruyne sotto il Vesuvio comporta fin da oggi
Come si dice spesso, il mondo è bello perchè è vario: e perchè ognuno vede le cose a modo suo. La Gazzetta dello Sport, ad esempio, ieri ha deciso che la notizia da prima pagina fosse quella “sparata” nel titolone che vedete sotto, “Frattesi motore Inter”, riguardo alla decisione dell’Inter di confermare un giocatore che da due anni in maglia nerazzurra è una riserva: e se l’ha fatto avrà avuto i suoi buoni motivi. Forse nei bar la mattina facendo colazione la gente parla di Frattesi e io non me ne sono accorto. Può essere tutto.
Per come la vedo io, nei panni del direttore della Gazzetta - o del Corriere dello Sport, o di Tuttosport, o nei panni del responsabile delle pagine sportive del Corriere della Sera, di Repubblica e via dicendo - avrei fatto un’altra scelta e il titolo a 9 colonne non l’avrei dedicato all’Inter e a Frattesi, ma al Napoli e a De Bruyne: il campione belga che giovedì era sbarcato in Italia, aveva svolto a Roma, a Villa Stuart, le visite mediche e aveva ufficialmente inaugurato la stagione italiana, appendice della sua lunga e scintillante carriera di indiscusso top player. Kevin De Bruyne, che a fine mese compirà 34 anni, è stato - per i pochi che ancora non lo sapessero - l’uomo squadra, il faro e il trascinatore del Manchester City che nell’ultimo decennio ha dominato la scena nazionale e europea e nelle cui file ha vinto, solo per dire i trofei più importanti, 6 titoli di Premier League, 5 Coppe di Lega, una Champions League, una Supercoppa UEFA e una Coppa del Mondo per club ricevendo due volte il premio di miglior giocatore della Premier League e comparendo 5 volte nella squadra degli 11 migliori giocatori europei votata ogni anno dai 45 mila calciatori iscritti al sindacato mondiale FIFPro. E sì, è vero, arriva in Italia a 34 anni, più o meno l’età di CR7 quando si trasferì alla Juventus; ma detto che stiamo parlando di un atleta ancora integro, sono la straordinarietà del suo allure e le ricadute benefiche che esso avrà sul club partenopeo l’asso nella manica che De Laurentiis con una lucidità, un’intelligenza e un tempismo da applausi ha voluto gettare sul tavolo da gioco nel chiaro intento di sbaragliare il campo.
Che De Bruyne sulla scia di McTominay (a sua volta ex Premier League) sia destinato a diventare un punto di forza del Napoli di Conte rendendolo sensibilmente più forte e competitivo, specie in Champions League dove negli anni di Manchester Kevin ha disputato le bellezza di 73 partite arricchite da 16 gol (giocò anche la finale 2023 vinta 1-0 contro l’Inter: ma s’infortunò e lasciò il campo al 36’ sostituito da Foden), non è nemmeno l’aspetto più importante della questione che mi sta a cuore affrontare. Perchè è vero che il Napoli squadra con lui fa un evidente upgrade, ma è del Napoli club che qui mi interessa parlare. Perchè se prima di De Bruyne, e pur avendo fatto cose egregie come dimostrano i due scudetti vinti negli ultimi tre anni, agli occhi del mondo il Napoli era il Napoli, da oggi con De Bruyne diventa il NAPOLI. Che scrivo in lettere maiuscole per significare come la percezione che il mondo del calcio avrà del club di De Laurentiis - parlo del mondo che si schiude oltre le Alpi -, dopo l’arrivo di De Bruyne all’ombra del Vesuvio cambierà completamente.
C’è addirittura chi pensa, e ha scritto, che De Laurentiis abbia buttato i suoi soldi ingaggiando De Bruyne per due stagioni, con opzione sulla terza, a 10 milioni di bonus alla firma più uno stipendio da 5,5 milioni netti l’anno: al lordo un investimento da 30 milioni se il belga si fermerà due anni, di 40 se si fermerà tre anni. In realtà portando De Bruyne a Napoli De Laurentiis ha fatto a mio avviso un investimento che fin da subito comincerà a dare i suoi frutti: e non solo per l’apporto che il giocatore darà in campo. La verità è che da oggi il campione belga fungerà da faro da richiamo per i calciatori di tutta Europa, anzi di tutto il mondo; che fino a ieri, pensando all’Italia, alzavano le antenne al sentir parlare di Milan, Inter e Juventus, i club protagonisti - storicamente - sui palcoscenici della Coppa dei Campioni/Champions League, e meno del Napoli che sulla ribalta europea era arrivato stabilmente solo negli ultimi anni e con un’unica apparizione degna di essere ricordata, quella che ha conciso con la stagione dello scudetto di Spalletti. Poichè De Bruyne non è Cajuste, non è Billing e non è nemmeno Gilmour - detto con tutto il rispetto per questi giocatori -, il fatto che il belga abbia scelto Napoli farà dire da oggi a ogni calciatore straniero: se c’è andato De Bruyne, a Napoli voglio andare anch’io. È questo il messaggio che De Bruyne veicolerà nel mondo dei suoi colleghi calciatori: e converrete che si tratta di un servizio che per il Napoli e Napoli non ha prezzo.
Non è un mistero che un obiettivo del club azzurro sarà, la stagione prossima, ben figurare sul palcoscenico della Champions: la prestigiosa ribalta su cui Antonio Conte non è mai, e dico mai, riuscito a brillare con qualunque club abbia allenato. Forse anche per questo De Laurentiis, fiutando il vento favorevole che sta accompagnando il Napoli in Italia, è entrato nell’ordine di idee di decidere un potenziamento dell’organico come mai in passato e più ancora di quanto fatto l’estate scorsa quando pure regalò a Conte McTominay, Buongiorno, Lukaku e Neres. Vedremo adesso quali altri giocatori arriveranno dall’Italia (si parla di Lookman, Beukema, Lucca) e soprattutto dai campionati esteri. Ma quel che è certo è che i giocatori del Napoli, sapendo che domani nello spogliatoio vedranno Kevin De Bruyne sedersi accanto a loro, matureranno una consapevolezza e un senso di responsabilità nuovi: l’anno prossimo si chiederà loro di dimostrarsi grandi anche in Europa e per aiutarli la società ha portato a Napoli una leggenda. E questo è il secondo “effetto De Bruyne” di cui la realtà del nuovo Napoli beneficerà.
C’è poi un terzo effetto, forse meno immediato e più complicato a realizzarsi ma che prima o poi interverrà a mutare l’attuale stato delle cose: e mi riferisco all’attenzione dei media verso la realtà del Napoli e di Napoli. La prima pagina della Gazzetta di ieri parlava da sola: se De Bruyne fosse arrivato in Italia a sostenere le visite mediche perchè acquistato dall’Inter o dal Milan, il titolo di prima pagina e forse tutta la prima pagina sarebbero stati suoi; se fosse stato acquistato dalla Juventus, mezzo giornale sarebbe stato dedicato a lui e Sky avrebbe fatto partire il count down per scandire il tempo d’attesa che ci separava dal suo debutto nell’amichevole di Villar Perosa (con CR7 successe davvero). Invece De Bruyne che mette piede in Italia è stato liquidato ieri dai media come se alla Madonnina fosse arrivato Krunic o al J Medical McKennie.
Sarà comunque il tempo, con il manifestarsi degli eventi, a porre rimedio a questo squilibrio e a questa disarmonia informativi: perchè magari mi sbaglio, ma l’impressione è che le congiunzioni astrali nel cielo del calcio italiano si stiano incastrando tutte a favore del Napoli. Come stiamo vedendo, e come già ho avuto modo di scrivere, nell’ultimo anno abbiamo assistito all’implosione di due grandi club, la Juventus e il Milan, che hanno visto franare i loro progetti di “Anno Zero” e ad agosto ripartiranno con i cerotti e con nuovi dirigenti, nuovi allenatori e con una nuova bussola tutta da testare. In quanto all’Inter, che fino ad aprile sfoggiava la baldanza di Cassius Clay, è scesa dal ring in condizioni pietose dopo essere finita al tappeto prima in Coppa Italia, poi in campionato e infine nella finale da incubo di Champions. I k.o. in serie hanno determinato un terremoto culminato con l’addio di Simone Inzaghi: e l’impressione è che Marotta stavolta non sia riuscito a tenere dritta e salda la barra del timone. La domanda da porsi è: in quali condizioni, fisiche e mentali, si ripresenterà l’Inter al via della nuova stagione? Più ancora dei dubbi sul debutto in panchina del quasi esordiente Cristian Chivu, che non è uno stupido e ha tutto per fare bene, le perplessità riguardano i giocatori: quali strascichi avrà lasciato il rovinoso finale di stagione nelle loro gambe ma sopratutto nella loro testa?
Lo scopriremo solo vivendo. Di certo, a fronte dello scenario di caos e di marasma che avviluppa Juventus, Milan e in parte anche Inter c’è uno scenario del tutto diverso che inquadra la realtà del Napoli: che sta buttando a gambe all’aria il mondo senza avere debiti, spendendo soldi suoi e dimostrando come buona gestione societaria e buoni, anzi ottimi risultati possano coniugarsi, incontrarsi, essere vasi comunicanti. L’ho già scritto e lo ripeto: sembrava già un miracolo (e lo era) avere vinto due scudetti in tre anni, eppure il Napoli potrebbe non fermarsi lì. Oggi come oggi, alla luce dei problemi e delle difficoltà in cui i suoi competitor si dibattono, il Napoli che De Laurentiis sta guidando con mano sicura ha tutto per provare a vincere anche il titolo 2026. E sarete d’accordo: se riuscisse davvero a conquistare 3 scudetti in 4 anni, il Napoli diventerebbe, in questo particolare momento storico, la nuova Juventus del calcio italiano. E persino la Gazzetta troverebbe difficile andare in edicola con un titolo a nove colonne in prima su Frattesi.
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Tutte le BALLE che vi hanno raccontato i media tradizionali sulle elezioni USA:
1) Biden super-sveglissimo, nessun problema neurologico, non credete alla propaganda RUSSAH;
2) Kamala Harris, dopo essere stata criticata come vicepresidente inaffidabile da far comparire in pubblico il meno possibile, diventa IMPROVVISAMENTE la nuova John Fitzgerald Kennedy, perfetta per battere Trump;
3) TONNELLATE di articoli sulla brillante campagna della Harris e centinaia di commenti pensosi/preoccupati sull'inquietante Trump;
4) TONNELLATE di articoli e video su attori, cantanti, teatranti che danno il loro endorsement a Harris e dunque contribuiranno in maniera decisiva alla sua rutilante vittoria;
5) altre TONNELLATE di articoli e previsioni che davano per totalmente incerto l'esito elettorale.
Ma non vi siete stancati dei sedicenti ESPERTI dei media tradizionali e di tutte le BALLE che vi raccontano, e di tutte le SCUSE a lettori e ascoltatori che non chiedono e non chiederanno MAI??
#Trump
#maratonamentana
Il giorno delle soddisfazioni (2): il Corsport scopre che la Juventus sarà sanzionata dall'UEFA, che il mercato è stato folle e che Vlahovic in rosa è una pietra legata al collo
Incredibile ma vero, anche il quotidiano sportivo romano scopre oggi all'improvviso il dramma dei conti-Juve: il pareggio di bilancio fissato al 2026 è già finito in soffitta, Giuntoli ha speso soldi che il club non poteva spendere, la vera croce non era Chiesa ma Vlahovic e l'UEFA sanzionerà il club che ha già sgarrato il settlement agreement. "Solo in Italia tutto ciò può accadere", dice giustamente Alessandro F. Giudice. Io lo scrivo da mesi (anzi da anni): benvenuto sulla terra anche al giornale romano
Chiedo scusa ai miei lettori, ma dopo essermi consolato - e anche un po’ inorgoglito - vedendo la Gazzetta dello Sport (richiamo in prima pagina e doppio paginone ad aprire il giornale) accorgersi oggi, all’improvviso, del giallo del Mondiale per Club che non solo naviga in cattive acque ma corre il serio rischio di naufragare prima di arrivare in porto, cosa di cui io scrivevo e riferivo da molti mesi in totale solitudine mentre la grancassa dei media impazzava e gli aedi del nuovo torneo FIFA facevano a gara nel cantarne gloria e magnificenza, non ce la faccio a trattenermi: e dopo aver sfogliato l’altro giornale sportivo, il Corriere dello Sport, mi sono ancor più consolato - e ancor più inorgoglito - prendendo atto, quasi incredulo, che anche il quotidiano romano ha scoperto di colpo la montagna di malefatte, o se preferite la zavorra di magagne che da anni sta rischiando di far colare a picco la corazzata Juventus.
Settimo bilancio chiuso in paurosa perdita, un miliardo di aumenti di capitale bruciati in cinque anni, un mercato che doveva essere condotto al risparmio e che Giuntoli ha cavalcato invece in modo folle con pazzie come gli acquisti di Douglas Luiz e Koopmeiners (110 milioni stipendi esclusi), la tragedia di Vlahovic rimasto in organico col suo insostenibile stipendio da 23 milioni lordi a stagione, lo sponsor che non c’è, la certezza dei fulmini dell’UEFA che a fine stagione si abbatteranno sul club che appena rientrato in gioco dopo la squalifica europea ha ricominciato a disobbedire al settlement agreement e a ricadere nel vizio delle plusvalenze farlocche: tutte cose di cui il Corriere dello Sport riferisce oggi e, chi mi segue lo sa, di cui io riferisco e scrivo da mesi, per non dire da anni, illeciti e malefatte che denuncio a pie’ sospinto susseguendosi quasi a cadenza quotidiana.
E tuttavia (e non mi riferisco qui ad Alessandro F. Giudice, l’ottimo giornalista, nonché manager e consulente aziendale che si è occupato oggi, trattandolo in modo esaustivo, dell’argomento: ma mi riferisco al giornale) il Corriere dello Sport, come peraltro la stragrande maggioranza dei quotidiani e dei media italiani, fino a ieri di tutto ciò si era bellamente disinteressato. E anzi la sua voce, nel coro dei magnificanti della Real Casa, si era sempre alzata forte e stentorea riservando i suoi osanna a tutto il cucuzzaro bianconero, da John Elkann a Giuntoli a Vlahovic senza distinzioni di sorta. La favola invece era diversa: non era Alice nel Paese delle Meraviglie, ma Alice nel Paese delle Sconcezze (di bilancio e non solo di bilancio): dove per Alice s’intende la Vecchia Signora del calcio italiano che pur avendo le pezze al culo continua a spendere e a spandere, tanto nessuno - almeno nel Belpaese - le dice niente. “Il messaggio - scrive oggi Alessandro F. Giudice sul Corriere dello Sport - è che in Italia si può beatamente competere con livelli di costi enormemente superiori ai concorrenti nell’assenza di regole che vietino il ricorso sfrenato al capitale degli azionisti a copertura di perdite: nella Premier, da molti tanto invocata, questo non succede”.
Grazie, quindi, ad Alessandro F. Giudice che non ha paura a definire scandalo lo scandalo Juventus in Italia. Grazie a lui e benvenuto sulla terra, dopo il benvenuto dato alla Gazzetta, anche al Corriere dello Sport. Che oggi, lasciando probabilmente di stucco i suoi lettori, ha finalmente deciso di dire - sbattendola in prima pagina - la verità: la Juventus “regina del mercato” tanto lodata è un club che non si regge in piedi, cui servono nuovi tagli, per cui Giuntoli ha speso soldi che non poteva spendere, un club ha già sgarrato gli impegni presi con l’UEFA per il settlement agreement, che riconosce ai suoi giocatori (Vlahovic in testa) stipendi insostenibili, che si era dato un obiettivo di pareggio di bilancio al 2025-26 già finito nel dimenticatoio, un club che gioca ancora in Serie A solo perchè la Serie A ha abolito le regole minime di decenza che in altri Paesi e in altri campionati avrebbero già spedito la Juventus tra i dilettanti.
E sì, chiedo ancora scusa ai miei lettori, specie ai miei abbonati, per questa ulteriore concessione alla vanità che mi concedo. Ma ci tengo a dire, anche se chi mi segue già lo sa, che di tutto questo marciume su cui l’Istituto Luce ha sparso e continua a spargere cortine fumogene, io non ho mai smesso - anche se lasciato solo da tutti - di occuparmi. E di farne denuncia. E sono contento. Per me. E per i miei lettori e abbonati, che so di non tradire.
P.S. Se, come per questo argomento, vi sta a cuore sapere prima e subito tutte le verità che l'informazione di Palazzo non vi dirà mai, o le opinioni scomode che nessuno osa esporre, vi invito a visitare il mio sito https://t.co/l4gP5JEXPE che ha già centinaia di abbonati a pagamento e migliaia di abbonati free. Gli altri vi raccontano Alice nel Paese delle Meraviglie, in "Palla Avvelenata" troverete invece tutte le notizie anticipate, pubblicate e commentate senza guardare in faccia a nessuno: se non altro, smetterete di essere presi in giro
Visto che tutto tace anche adesso che il presidente FIGC Gravina è finito sotto inchiesta per autoriciclaggio e appropriazione indebita, mentre il mondo arbitrale è scosso da bufera dopo l'altra, una domanda per il governo di @GiorgiaMeloni (al ministro dello Sport @andreaabodi non la rivolgo perchè impegnato nella battaglia per riaprire alla pubblicità delle scommesse che contribuirà a mandare in rovina e alla disperazione migliaia di famiglie di nuovi ludopatici): che cosa deve ancora succedere, di grazia, nel mondo del calcio perchè vengano finalmente commissariate la FIGC e l'AIA? Si attendono forse casi di pedofilia e di pedopornografia, oppure rapimenti e omicidi, perchè quel che sta succedendo in federazione e nel mondo arbitrale non è ancora ritenuto sufficiente? È importante che gli sportivi lo sappiano anche per capire se se stanno assistendo a un campionato di calcio oppure a una serie-tv del genere "Crime". Grazie della gentile risposta (e chi vuole, faccia retweet).
“Non è da escludere che un arbitro, all’ultimo anno della carriera, sia tentato di monetizzare” Era il 10 novembre 2002, e questa frase di #AldoSerena nel corso di #Controcampo, il programma più seguito della domenica calcistica, che stigmatizzava il limite di età per i direttori di gara, scatenò una bufera senza precedenti, e #Galliani reduce da una cena con #Giraudo, telefonò in diretta e con toni severissimi minacciò di non far più entrare a #SanSiro l’allora commentatore #Mediaset. Quell’anno il campionato, per la cronaca fu vinto dalla #Juventus , l’anno dopo toccò al #Milan. Poi scoppiò lo scandalo di #Calciopoli e, in pieno scandalo, a #GuidoRossi venne la tentazione di sospendere per un anno i campionati per ripulire il Sistema. Oggi sono passati 18 anni, e il presidente @FIGC #Gravina è indagato, la società più titolata della #SerieA la #Juventus è accusata di reati societari molto gravi, le squadre più importanti versano in una situazione molto critica e cercano nuovi finanziatori, gli arbitri, divisi in correnti, sono in balia dei potenti e dei media. Tutto questo in un sistema in piena crisi, nel quale- secondo l’ex-arbitro #Calvarese, imprenditore e opinionista arbitrale per #AmazonPrime @tuttosport@CorSport -c’è del “marcio ai vertici”. Ha ancora senso parlare di calcio? Oppure è arrivato il momento di azzerare tutto e ripartire a fine stagione con un’altra governance, eliminando i lati oscuri dello sport più seguito dagli italiani? Facciamoci questa domanda, e diamoci una risposta. È arrivato il momento