« In un momento qualunque
suono, voce, frase
vicina e lontana
brivido del cuor di un poeta,
aria profumata che va »
Campo dell'angelo Raffaele, Venezia 1947
Filippo de Pisis
Vado a dormire un po', ma vi lascio la prima foto dal terrazzino, fatta poco prima di iniziare le osservazioni. Speriamo sia di buon auspicio. Grazie della compagnia ✨
(Poi ho lasciato la camera a scattare da sola per fare un timelapse. Sarà venuto? Vedremo poi. Buona serata!)
C'è un cortile nascosto,un rifugio,dove la tua bellezza appartata è in cima alle scale,oltre il cancello.
Aggrappati ai muri profumi di spezie e cera scrivono lettere,mentre fuori bruciano i sorpassi assordanti e le parole sciocche.
(Milano,Corso di Porta Vigentina,Maggio2023)
Quando una massa d’aria calda si sposta di 200-300 km piu' ad ovest, non cambia solo una mappa, cambia il senso della previsione.
Da giorni molti siti stanno annunciando con largo anticipo una nuova ondata di caldo molto intensa sull’Italia, spingendosi spesso fino a valori massimi previsti a 7-10 giorni di distanza mentre io ho preferito predicare prudenza. Non perché il caldo non arrivi, da giovedì 18 giugno il contributo subtropicale continentale tenderà ad aumentare e una fase calda ci sarà, soprattutto su alcune aree del Paese come il Nord Italia. Una cosa però è dire che aumenterà il caldo, un’altra è fissare già oggi intensità, durata e valori massimi come se fossero già scritti nei libri della storia della meteorologia.
Le carte aggiornate di GFS ed ECMWF mostrano un lieve-moderato cambiamento rispetto alle scorse emissioni, la parte più intensa della risalita calda viene ora spostata più a ovest, verso la Penisola Iberica e il Mediterraneo occidentale, l’Italia resta coinvolta, ma in modo meno diretto rispetto ad alcune uscite precedenti. Questo è esattamente il motivo per cui, quando si parla di temperature locali, preferisco non andare oltre le 120-144 ore. Le ondate di caldo hanno spesso una predicibilità migliore rispetto ad altri fenomeni, è vero, ma le temperature al suolo restano una grandezza delicata, dipendono da molteplici fattori come isoterme in quota, geopotenziali, ventilazione, umidità, copertura nuvolosa, urbanizzazione e posizione reale dell’asse anticiclonico. Se a dieci giorni un modello disegna 40°C, non significa che quei 40°C vadano immediatamente trasformati in titolo apocalittico clickbait. Questo discorso vale soprattutto quando una risalita anticiclonica dipende dalla traiettoria di una goccia fredda in quota posizionata tra le Azzorre e la Penisola Iberica.
Si può attendere con prudenza ed attendere non significa nascondere o minimizzare ma significa rispettare l'incertezza del caos atmosferico. Il problema è che una parte della comunicazione meteorologica ha preso la strada opposta, arrivare prima, gridare più forte, occupare l’attenzione prima ancora che la previsione maturi, così però la meteorologia perde autorevolezza perché non nasce per alimentare apprensione ed ansia per dieci giorni. Nasce per leggere l’atmosfera, dichiarare i margini di incertezza e trasformare una previsione in informazione utile.
La meteorologia non deve arrivare prima di tutti, deve arrivare bene.
Il numero che racconta davvero l’afa non è l’umidità relativa, è il punto di rugiada.
Quando diciamo "umidità al 60%" stiamo usando un valore che dipende molto dalla temperatura dell’aria, per questo può ingannare, 60% con 22°C non ha lo stesso significato fisiologico di 60% con 34°C. Il punto di rugiada, invece, ci dice quanta umidità è realmente presente nell’aria, tecnicamente è la temperatura alla quale l’aria dovrebbe raffreddarsi, a pressione e contenuto di vapore costanti, per arrivare alla saturazione, più è alto il punto di rugiada, più l’aria è carica di vapore acqueo.
Dovete sapere che il nostro corpo si raffredda anche attraverso l’evaporazione del sudore ma se l’aria è già molto umida, l’evaporazione diventa meno efficiente e il calore si disperde peggio, la pelle resta più bagnata, il respiro sembra più pesante e il disagio aumenta anche se la temperatura massima non è estrema. Ecco perché 31°C con punto di rugiada a 24°C possono risultare molto più pesanti di 36°C con aria secca e ventilata. In genere, quando il punto di rugiada supera i 20°C l’aria comincia a diventare afosa, sopra i 22-24°C il disagio può diventare marcato, soprattutto nelle città, nelle ore serali e notturne, con poco vento e minime elevate, come vi spiegavo nel post di questa mattina.
Per fare un esempio pratico, oggi nella città di Roma la temperatura la temperatura massima è stata di 29 °C ma il punto di rugiada è rimasto contenuto tra i 13 ed i 15 °C, quindi ha fatto caldo ma l'afa è stata pressochè inesistente, dunque per capire quanto peserà davvero il caldo bisogna guardare anche il punto di rugiada. Le massime dicono quanto sale il termometro, il punto di rugiada dice quanta fatica farà il corpo a raffreddarsi.
Avete mai notato che con l’Anticiclone delle Azzorre il cielo sembra spesso più azzurro, vivo, pulito?
Non è solo nostalgia meteorologica, quando arriva aria di matrice più oceanica o subtropicale marittima, l’atmosfera tende spesso a essere meno carica di pulviscolo desertico, aerosol e foschie dense rispetto alle grandi rimonte subtropicali continentali dal Nord Africa e il colore del cielo cambia.
In un’aria più pulita domina meglio la diffusione di Rayleigh, le molecole dell’atmosfera diffondono soprattutto la componente blu della luce solare, regalando quei cieli profondi, netti, quasi "lavati". Con le risalite africane, invece, può aumentare la presenza di polveri sahariane, particelle in sospensione e umidità, la luce viene diffusa e attenuata in modo diverso, il blu perde profondità, l’orizzonte si sporca, il cielo diventa più biancastro, opaco, lattiginoso.
Naturalmente non è una regola assoluta, contano anche umidità, vento, stabilità, inquinanti e stagione ma spesso il cielo ci dà un indizio.
Anche il colore del cielo, a volte, racconta da dove arriva l’aria.
Il tempo è un fiume che mi trascina;
ma sono io quel fiume
è una tigre che mi divora
ma sono io quella tigre
è un fuoco che mi consuma
ma sono io quel fuoco
Jorge Luis Borges
C’è una zona dell’Atlantico che sembra andare controcorrente rispetto al resto del pianeta.
Mentre gran parte degli oceani accumula calore, nel Nord Atlantico subpolare, tra Groenlandia, Islanda e Regno Unito, persiste da decenni una grande anomalia fredda. Si chiama cold blob e non è una semplice macchia blu su una mappa.
Gli studi più recenti indicano che quel segnale non riguarda solo la temperatura superficiale del mare, ma il contenuto di calore dell’intera colonna d’acqua, in altre parole, lì non si raffredda solo "la pelle" dell’oceano, il segnale entra più in profondità. E' importante perché proprio in quell’area passa una parte fondamentale dell’AMOC, la grande circolazione oceanica atlantica che contribuisce a trasportare calore verso nord. Se quel trasporto di calore si indebolisce, una zona del Nord Atlantico può raffreddarsi anche mentre il pianeta, nel complesso, continua a scaldarsi e un’AMOC più debole può influenzare la distribuzione del calore nell’Atlantico, la posizione delle correnti atmosferiche, alcuni regimi di pioggia e temperatura tra Nord America, Europa e fascia tropicale atlantica.
Il cold blob non va liquidato come una curiosità. Non significa che la Corrente del Golfo si fermerà domani, non significa che l’Europa entrerà automaticamente in una nuova era glaciale e non autorizza scenari da film catastrofico. Significa però che l’Atlantico sta mostrando una redistribuzione anomala del calore e nel clima, a volte, non sono solo le zone rosse a parlare. A volte il segnale più interessante è una macchia fredda nel posto giusto.
Soldati israeliani fanno irruzione in una chiesa melchita in Libano e la devastano profanandola. L'esercito israeliano non si accontenta di perpetuare massacri di civili innocenti, ma correda il tutto con disprezzo blasfemo.
Naturalmente nel più totale silenzio internazionale!
Ci sono sofferenze che il cuore umano fatica a comprendere. Tra tutte, nulla può essere più straziante della crudeltà inflitta ai bambini. Ogni bambino merita amore, sicurezza e gioia, e vedere il loro diritto alla vita e all’innocenza violato è qualcosa che non riesco ad accettare in nessuna forma.
Le barbarie dell’essere umano possono assumere mille volti, ma la sofferenza dei più piccoli colpisce nel profondo. Dobbiamo alzare la voce, proteggere chi non può difendersi e costruire un mondo in cui nessun bambino debba temere il dolore che non ha scelto.
💔 Proteggere l’innocenza non è un’opzione, è un dovere.
Una macchia gialla durante la mia passeggiata che sa d'estate, come diceva Goethe "il giallo possiede una qualità dolcemente stimolante, di serenità e gaiezza"
#IColoriDellaNatura#GiugnoCon#CasaLettori