La storia d'infanzia di Diego Armando Maradona ha un inizio preciso:
“Villa Fiorito”, una delle baraccopoli (*villa miseria*) più povere e dure alla periferia sud di Buenos Aires.
È lì che Diego è cresciuto, ed è lì che è nato il mito del *Pibe de Oro*.
Nato il 30 ottobre 1960 al Policlínico Evita di Lanús, Diego era il quinto di otto figli (e il primo maschio) di Diego "Chitoro" Maradona e Dalma Salvadora Franco, la famosissima "Doña Tota".
La vita a Villa Fiorito
La famiglia Maradona viveva in una minuscola casa in “Calle Azamor 523”. Non c'era acqua corrente né elettricità regolare.
Quando pioveva, il tetto perdeva così tanto che la famiglia doveva spostarsi negli angoli asciutti per dormire.
Suo padre faceva turni estenuanti in una fabbrica di farina d'ossa e come barcaiolo per mantenere tutti, e Doña Tota spesso fingeva di avere mal di stomaco a cena per lasciare la sua porzione ai figli.
Fu proprio in questo contesto di estrema povertà che, a tre anni, il cugino Beto gli regalò il suo primo pallone di cuoio. Diego ci dormiva insieme la notte per paura che glielo rubassero.
Il "potrero" e la svolta
I campi da gioco di Fiorito non erano stadi, ma *potreros*:
spiazzi di terra battuta, polvere, fango e sassi.
Lì Diego ha sviluppato quel baricentro basso e quella capacità unica di proteggere la palla, semplicemente per sopravvivere ai contrasti durissimi dei ragazzi più grandi.
A soli 8 anni, il suo talento venne notato da Francis Cornejo, un osservatore delle giovanili dell'Argentinos Juniors.
Venne inserito nei **Cebollitas** (le "Cipolline"), la squadra giovanile che sotto la guida di Diego arrivò a collezionare una striscia di 136 partite consecutive senza sconfitte.
Il primo riscatto:
Nel 1976, a soli 15 anni, Diego fece il suo debutto in prima squadra con l'Argentinos Juniors.
Con i primi veri guadagni, la primissima cosa che fece fu mantenere la promessa fatta alla madre:
portare via tutta la famiglia da Fiorito, affittando per loro una casa più grande e dignitosa nel quartiere di La Paternal.
Oggi, quella umile struttura di lamiera e mattoni a Villa Fiorito, che vedi nella foto, è stata ufficialmente dichiarata **Patrimonio Storico Nazionale** dall'Argentina, un simbolo eterno di come il calcio possa nascere dal nulla assoluto e conquistare il mondo.
@FabrizioRomano Direi che il Man of the Match è chiunque debba trovare nuovi aggettivi per descrivere Messi ogni volta. Ormai sono finiti sul dizionario! 🐐
Giuseppe Conte ha guidato l’Italia in uno dei periodi più difficili degli ultimi decenni.
Pandemia, crisi economica, tensioni politiche.
Per alcuni è stato un punto di equilibrio, capace di tenere il Paese in piedi nei momenti più delicati.
Per altri ha commesso errori pesanti e preso decisioni ancora oggi molto discusse.
Una cosa però è certa: il giudizio su Conte continua a dividere profondamente gli italiani.
E voi come lo giudicate?
Ha governato bene l’Italia oppure no?
Matteo Renzi e Giuseppe Conte sono due dei volti più discussi della politica italiana.
Renzi per alcuni è un riformista brillante, capace di leggere in anticipo gli equilibri politici; per altri resta una figura divisiva, spesso accusata di eccessivo protagonismo.
Conte, invece, viene visto da molti come più istituzionale e vicino alla gente, mentre i suoi critici gli contestano cambi di posizione e ambiguità strategiche.
Due leader diversi, ma accomunati da una cosa: continuano a dividere l’opinione pubblica.
Chi dei due oggi rappresenta meglio il futuro del centrosinistra?
Alessandro Di Battista sostiene che, se Giorgia Meloni volesse dimostrare davvero indipendenza e sovranità, dovrebbe smettere di acquistare gas e armi dagli Stati Uniti e tornare a comprare gas dalla Russia, considerato economicamente più conveniente.
Secondo lui, tutte le altre dichiarazioni sulla difesa dell’interesse nazionale restano soltanto parole e propaganda.