“La mattina dopo la morte di Scirea, suonarono alla sua porta di casa. E c’era un ragazzo che piangeva ma che Mariella non conosceva.
«Mariella Scirea?»
«Sì.»
Aveva una busta in mano. Gliela porse.
«Vi devo questi soldi» disse. Continuava a piangere.
«Perché scusi?»
«Un mese fa...»
«Cosa?»
«Un mese fa» disse «io non conoscevo di persona suo marito. Lo vedevo in chiesa, alla Crocetta, e lo vedevo alla televisione nelle partite di calcio.
Si capiva che era una brava persona. Per questo ero riuscito a trovare il coraggio e a chiedergli una cosa.»
Mariella lo ascoltava quasi intontita. Continuava a venirle da piangere. La busta ce l’aveva ancora lui. Lei non l’aveva presa.
Una domenica, dopo la messa, lui era andato da Scirea e l’aveva implorato.
«”Lo so che non ci conosciamo” gli ho detto.
“Ma io sono disperato. Ho bisogno di centomila lire perché se no non riesco a partire con il mio lavoro.
Mio padre non può darmele. È malato e non posso chiedergliele.
Se me le dà io gliele restituisco fra un mese.
Sulla parola.”
«Suo marito si è toccato le tasche. “Non ce le ho qui” mi ha detto. “Vieni a casa con me.”
«Me le ha date così, signora.»
Stavolta le mise la busta in mano.
«Era un mese fa. Gli dissi che avrei lasciato i soldi al giornalaio se non lo trovavo.»
Lei chiuse il pugno.
Lui disse: «Sono centomila. Avrei preferito non dargliele, ma che lui fosse vivo».
Lei li respinse. «No. Gaetano te li vuole regalare. Perché lui avrebbe fatto così».”
Abbiamo trascorso l'ultimo week end in compagnia di Andrea Bargnani...
- ha detto ad un bambino di 6 anni che gli ha chiesto la foto "Mettiti in punta di piedi sennò sembro troppo alto"
- alla domanda "Ma perchè non hai mai annunciato che smettevi di giocare?" ha ribadito "Non ho mai detto neanche che iniziavo"
- sul perchè sia per l'ennesima volta sparito dai social, ci ha detto "Non mi ricordo le password. E comunque non è roba che fa per me"
- alla domanda "Cosa ti ha detto Garnett quella volta che avete litigato in campo?", ha risposto "Non lo so, io comunque avevo la cena prenotata al ristorante e non avevo tempo per ascoltare cosa mi diceva"
- alla domanda "Quanto hanno inciso i problemi fisici nella tua carriera?", ha risposto "Molto meno di quelli mentali"
- ha detto che a Toronto è stato da Dio però "Mannaggia a loro c'ho giocato 7 anni e in quei 7 anni non c'hanno mai fatto giocare con la maglia dei Raptors più bella della storia, quella col dinosauro grande, e sta cosa non riesco ancora a digerirla"
A Pesaro, ad un torneo giovanile organizzato da @NBAItalia, ha incontrato una marea di ragazzini che gli hanno chiesto selfie e autografi. Era emozionato ed imbarazzato per l'entusiasmo con cui è stato accolto. Bargnani è un personaggio straordinario perchè è anti-convenzionale, diverso da qualsiasi altro giocatore di basket, e soprattutto è incredibilmente ironico e spiritoso.
"Ho usato il basket per cambiare la mia vita e quella degli altri", sono parole di Bruno Cerella.
C'è un motivo se oggi parliamo di lui e della sua storia.
A 17 anni è partito da solo dall'Argentina per fare un'esperienza di 6 mesi in Italia: ha iniziato a giocare a basket a Massafra, in provincia di Taranto, in C2.
Quei 6 mesi sono diventati 22 anni.
Cestisticamente parlando non è partito dal basso, ma dal fondo. In C2 a Massafra gioca poco, così va a Senise in Basilicata dove per un soffio non centra la retrocessione in Serie D.
L'anno dopo va a Salerno dove vince la C2, e Potenza mette gli occhi su di lui offrendogli un buon contratto per giocare in B2. Nel 2008, quattro anni dopo essere arrivato in Italia, e dopo aver dominato in B2, Teramo lo porta in Serie A.
Casalpusterlengo, Varese, Milano, Venezia, ed infine Treviglio, sono state le sue squadre degli ultimi anni.
Ovunque sia andato non c'è un singolo tifoso o un singolo compagno di squadra che abbia parlato male di lui. Anzi.
3 Scudetti, 3 coppe Italia, 1 Supercoppa, 1 Fiba Europe Cup, ha giocato anche in Eurolega: il tutto, partendo dalla C2.
Ha vinto, ha sudato il doppio degli altri per guadagnarsi ogni minuto, ha difeso come pochi altri giocatori nella storia del nostro campionato, ha regalato sorrisi e disponibilità a tutti.
E proprio queste ultime due caratteristiche gli hanno permesso di cambiare non solo la sua vita ma anche quella degli altri.
Nel 2010, assieme al suo amico Tommaso Marino, fonda @SlumsDunk: una associazione con la quale, da 14 anni, danno speranza a migliaia di bambini in Kenya e Zambia, attraverso il basket. Hanno costruito campi, hanno permesso il miglioramento dell'attività scolastica, delle condizioni di igiene e dell'accesso all'acqua potabile. Sono impegnati tutto l'anno, si recano nelle baraccopoli ogni estate.
Ieri Bruno ha giocato la sua ultima partita in carriera. Treviglio ha perso il primo turno dei playoff di A2 contro la Fortitudo. Al palasport c'erano tantissimi amici ed ex compagni di Bruno. C'era Tonut commosso, c'era Tommy Marino particolarmente emozionato, c'erano tante persone che sono andate ad omaggiare un giocatore che nella sua carriera da professionista non ha mai segnato 30 punti.
Perchè i punti sono semplici numeri. L'impegno, la costanza, la dedizione, la disponibilità e l'umanità, sono invece valori che riempiono non solo i tabellini ma anche il cuore di chi ti sta intorno.
Grazie di tutto @BrunoCerella.
Ha giocato 126 minuti totali negli ultimi 4 anni a Sassari.
Su 134 partite in maglia Dinamo è entrato in campo 26 volte, in 108 partite è rimasto a sedere per 40 minuti.
Ha segnato 15 punti in 4 stagioni.
Eppure Luca Gandini, a detta di tutti gli allenatori che ha avuto, è stato fondamentale nello spogliatoio, in allenamento, e nel tenere uniti i vari gruppi di giocatori che si sono succeduti negli anni.
Quattro anni fa, a 35 anni, dopo esser stato un buon giocatore di A2 e aver vinto una Supercoppa e una Coppa Italia alla Fortitudo e a Verona, dopo che il basket non doveva nemmeno essere il suo sport perchè gli piaceva fare il portiere a calcio, dopo che ha esordito tra i senior in Prima Divisione, ossia l'attuale ottavo campionato italiano, quello che si gioca infrasettimanale molto spesso in campi senza lo spazio per il tiro da tre punti negli angoli e senza l'acqua calde nelle docce, dopo aver giocato in quasi tutte le categorie facendo molta gavetta, e dopo essere entrato nel cuore di tutte le persone che lo hanno visto giocare in 7 città diverse, aveva accettato il cosiddetto ruolo del "gregario" in terra sarda.
4 anni di impegno massimo, serietà, rispetto del ruolo assegnatogli, di disponibilità nelle attività sociali della squadra, sorrisi e cinque alti ai tifosi al palasport e per le strade di Sassari.
Quella di ieri sera è stata la sua ultima partita da giocatore di basket: al termine di Sassari-Reggio Emilia ha annunciato di voler appendere le scarpe al chiodo.
I modelli sportivi maggiormente promossi sono quelli dei più bravi, di quelli che frantumano record, di quelli che segnano e fanno incetta di trofei. Ma ci sono anche i Luca Gandini nello sport, quelli che non hanno grandi statistiche ma che sanno fare la differenza lo stesso.
14 settembre, Lettonia. Un uomo italiano ha trascinato la nazionale di basket del paese al miglior risultato della propria storia, la gente lo ferma per strada, vogliono il suo autografo, gli offrono tutti da bere. Tra una birra e l'altra squilla il telefono.
- "Salve Banchi, ci sarebbe un posto libero sulla panchina della Virtus"
- Lui, alla quinta media in due ore, non coglie la richiesta e risponde, un po' biascicando, "Effettivamente il Beli c'ha una certa età... Io ho la mano quadrata, ma in difesa sono un cagnaccio eh eh"
- "No, ma che ha capito, ci serve come allenatore"
A quel punto Luca posa il boccale, scuote la testa, torna per un attimo a vedere un solo cellulare, e non due, davanti ai suoi occhi, e capisce che è una cosa seria.
Rientra in Italia, il tempo di passare a dare un bacio alla moglie in Toscana, e prende il primo treno per Bologna.
Qui comincia il suo viaggio.
Apre il computer, infila gli occhiali che gli ha prestato il suo sosia americano, Alec Baldwin, e inizia a studiare. Studia tutto. Squadra. Giocatori. Avversari. Strategie che può mettere in atto.
3 novembre, Bologna.
La Virtus ha appena battuto l'Efes, due volte sul tetto d'Europa negli ultimi tre anni, e al momento è nel gruppo di squadre in vetta alla classifica.
Nel frattempo in Serie A non ha mai perso.
E ha pure messo una Supercoppa in saccoccia.
13 partite giocate in tutto, 12 vittorie.
I primi 50 giorni del viaggio di Luca Banchi.
"PS: Cara Melons. Hai detto che una donna che mette al mondo almeno due figli ha già offerto un importante contributo alla società.
Ecco, volevo solo dirti che anche le donne che hanno un solo figlio, o che non possono avere figli, o che non vogliono avere figli, o che fanno quel cavolo che pare a loro, se pagano le tasse il contributo alla società lo danno."
@lucianinalitti a #CTCF
@Emmediemme@sebmes@pavelrisvarmija Sì, ma la razza staffordshire altro non è la fusione accurata dello standard tipo terrier & bull. Quindi sulla carta non è un molosso, vero, ma ha una potenza del morso praticamente da molossoide 😅
@MarcoErmini@sebmes@pavelrisvarmija Non puoi prevedere le reazioni di un cane in una situazione che egli percepisce come pericolo. Sono animali, sono istintivi. Il pericolo c’è e non può essere annullato. C’entra l’indole, il carattere, la salute del cane, fisica e psicologica. Non è che non lo fa a prescindere.
@sebmes@pavelrisvarmija Nel Regno Unito uno dei cani più diffusi è lo Staffordshire Bull Terrier, definito “nanny Dog” per via della sua indole docile e adatta alla compagnia dei bambini. È un molossoide e se vuole può tranquillamente staccare un braccio a un cristiano 🤣
@sebmes Le svelo un segreto: qualsiasi cane di taglia grande se non gestito e non educato alla socialità può tranquillamente uccidere un essere umano.
Alani, Pastori maremmani, pastori tedeschi, dobermann, rottweiler…che facciamo, mettiamo fuorilegge tutti i cani di taglia grande?
Il Generale #Vannacci si era definito l’erede di Giulio Cesare, provando nostalgia per i valori dell’Impero romano.
#AlbertoAngela, nella puntata di Ulisse di ieri sera, ha fatto allora una cosa "semplice": ha ricostruito la storia. Ricordando che proprio i romani erano tutto meno che un esempio di pura eterosessualità:
“I romani erano culturalmente bisessuali. L’amore era vissuto in modo libero. Non c’erano le categorie omo, etero, bi: c’era l’amore, che doveva essere vissuto in modo naturale, bello. Cosa giustissima.
Anzi, pensate che l’imperatore Claudio, che era ‘etero’, veniva visto in modo un po’ strano, era considerato un’eccezione. Giulio Cesare era bisessuale. E Nerone? Sposò tre mogli e due mariti.
Uno degli errori che non bisogna mai fare è guardare il passato o le altre culture con gli occhi della tua cultura. Tu devi guardarle, capirle. Mai giudicarle”.
E non c’è niente da aggiungere.
Queste immagini dell'amichevole Partizan-Fuenlabrada di ieri sera hanno fatto il giro del mondo. Innanzitutto per la location: uno stadio all'aperto da 8000 persone. Poi, come al solito, per lo spettacolo incredibile del tifo serbo. Quello che molti non sanno è che gli avversari spagnoli non sono per nulla casuali.
Estate del 1991: Zeljko Obradovic ha 31 anni e si trova a Roma con la nazionale jugoslava per giocare gli Europei. Qualche giorno prima dell'esordio riceve una chiamata dal direttore sportivo del Partizan, Kikanovic: è disposto a tutto pur averlo come coach. Obradovic ci pensa 48 ore poi accetta: deve rinunciare agli Europei e al contempo chiude la sua carriera da giocatore (la Jugoslavia vincerà poi l'oro...). Quella è però anche l'estate dello scoppio della guerra nei Balcani, e a settembre la FIBA intima al Partizan di trovarsi un'altra sede per le partite casalinghe della Coppa dei Campioni, altrimenti sarebbe stata esclusa. Un amico di Obradovic, quasi per scherzo, gli dice che a 20 km da Madrid, a Fuenlabrada, c'è un palasport molto bello praticamente inutilizzato.
Il Partizan accetta.
Nasce il “Partizan de Fuenlabrada”, così chiamato dai cittadini spagnoli che un po' alla volta si affezionano alla squadra riempiendo il palasport e tifando per una squadra di un'altra nazione.
Il Partizan gioca così le partite in "casa" a 2600 km da Belgrado.
Quell'anno i serbi non partono con i favori del pronostico, anzi. Le stelle si chiamano "Sasha" Djordjevic e "Sasha" Danilovic, due giovani di 23 e 21 anni, l'allenatore, Obradovic, non ha nessuna esperienza.
La squadra è sull'aereo tutte le settimane per giocare in casa o in trasferta. La stagione va molto meglio del previsto e il Partizan arriva quarto nel proprio girone, incrociando così la prima dell'altro girone ai quarti: la Virtus Bologna. Vista la situazione momentaneamente più tranquilla in patria, la FIBA concede al Partizan di giocare gara 2 a Belgrado al Pionir (gara 1 ed eventuale gara 3 al PalaDozza). Il Partizan perde in gara 1, vince in casa in gara 2, e poi compie l'impresa vincendo gara 3 a Bologna: vola così inaspettatamente alle Final Four di Istanbul.
In semifinale il Partizan batte l'Olimpia Milano con un grande secondo tempo, e in finale deve affrontare lo Joventut Badalona in un derby tutto spagnolo. Lo Joventut segna il canestro del +2 a 11 secondi dalla fine. Djordjevic riceve dalla rimessa, corre per tutto il campo, tira da 8 metri e segna il canestro della vittoria.
Il "Partizan de Fuenlabrada" è campione d'Europa.
Con un allenatore esordiente, senza nessun americano in squadra, giocando una sola partita nella propria città in tutta la stagione, con due città in festa per il titolo: Belgrado e Fuenlabrada.
Ieri, per 10 minuti consecutivi, gli 8000 tifosi del Partizan hanno intonato un coro per il Fuenlabrada. A distanza di 32 anni è ancora immensa la riconoscenza per quella piccola città alle porte di Madrid che è stata la casa che gli ha permesso di salire per la prima, e finora unica, volta sul tetto d'Europa.
ore 11:20, 12 minuti alla fine di Italia-Serbia, punteggio 44-60, Italia quasi alle corde incapace di segnare, Serbia in totale controllo. Abbiamo un piede (forse di più) sull'aereo di ritorno.
ore 16:15, se l'Italia domenica mattina batte Porto Rico vince il girone ed è aritmeticamente qualificata per i quarti di finale dei Mondiali.
Questo sport ci fa perdere anni di vita con la stessa facilità con cui dimostra, ogni singolo giorno, di essere incredibilmente meraviglioso.
#MondialiTipo @FIBAWC