It’s always a sad day for football when one of the all time greats pass away, and that’s exactly what Franco Baresi was.
I’ve always seen him as the greatest centre back I ever saw & the ultimate one club man 🔴⚫️
RIP Capitano ❤️
Chi mi conosce sa che non parlo mai di calcio. Non mi interessa più da anni, quello che il calcio è diventato.
Stavolta però faccio un’eccezione, perché quello che è successo non riguarda il calcio. Riguarda l’educazione.
Il calcio, in sé, è irrilevante rispetto a ciò che davvero conta. Le partite passano, i risultati cambiano, le classifiche si aggiornano e il giorno dopo nessuno ricorda più nulla. Quello che resta sono i modelli. I gesti. I messaggi impliciti che milioni di ragazzi assorbono senza che nessuno glieli spieghi.
Alessandro Bastoni ha simulato una caduta per un fallo che non c’era. L’arbitro ha creduto a quella simulazione ed ha espulso Kalulu. Di fatto un "errore" gravissimo, indotto dal comportamento scorretto di Bastoni.
Ma la parte più grave non è questa. La parte più grave è ciò che è successo dopo. Le telecamere hanno inquadrato Bastoni mentre esultava. Non mentre si rialzava. Non mentre protestava.
Esultava.
Con la stessa espressione, la stessa rabbia, la stessa rivendicazione di chi ha appena segnato un gol decisivo. Come se ingannare fosse un merito. Come se falsare la realtà fosse un’impresa. Come se la vittoria dell’inganno fosse indistinguibile dalla vittoria del talento e del sacrificio.
Questa immagine, questa, esattamente questa, è il problema.
Perché non è solo un fotogramma. È un messaggio. È la rappresentazione plastica di un principio devastante: non importa come vinci, importa solo vincere. E se per vincere devi mentire, simula. Se devi ingannare, inganna. Se devi far espellere un altro con una scorrettezza, fallo.
E poi esulta.
Chi indossa una maglia non è solo un atleta. È un riferimento. Rappresenta un’idea. Rappresenta qualcosa che va oltre se stesso.
Milioni di ragazzi guarderanno questa scena. La rivedranno sui social. La ritroveranno nei videogiochi. La imiteranno nei campetti. Non perché sono cattivi. Ma perché stanno imparando. E stanno imparando che l’inganno non solo è tollerato, ma è celebrato.
Arriveranno le giustificazioni. L’adrenalina. La tensione. Il momento. Sciocchezze. La pressione non crea il gesto. Lo rivela. I valori non servono quando rispettarli è facile. Servono quando infrangerli converrebbe.
È lì che si misura una persona. È lì che si misura un uomo.
Onestamente, spero di non vederlo mai più indossare la maglia della nazionale. Personlmente ritengo debba essere radiato dal calcio.
Non per punizione. Per coerenza. La maglia azzurra dovrebbe rappresentare il meglio. Dovrebbe essere data al più degno, non al più efficace nell’inganno.
Il punto non è distruggere una carriera. Il punto è difendere un confine. Perché nel momento in cui l’inganno diventa spettacolo, e lo spettacolo diventa normalità, smette di educare e inizia a diseducare.
Lo sport, quello vero, non serve a creare vincitori.
Serve a creare persone che meritano di vincere.
Questo governo di incapaci ha introdotto una tassa da due euro sui piccoli pacchi extra UE senza capire come funziona il mercato europeo.
Risultato immediato e ovvio: i voli cargo hanno smesso di atterrare in Italia, dirottando tutto su Germania e Francia.
Le merci arrivano comunque, ma su camion, aggirando la tassa.
Effetti reali:
perdita di fatturato per aeroporti e logistica italiani
più inquinamento per migliaia di chilometri su gomma
zero gettito fiscale, perché la tassa non viene incassata
Una misura inutile, dannosa e perfettamente prevedibile, figlia di una visione provinciale applicata a un sistema europeo integrato.
Se questo è il livello di analisi con cui scrivono tasse e regolamenti,
l’idea che le stesse persone mettano mano alla Costituzione non è preoccupante:
è semplicemente irresponsabile.
Testi di @SandroR75196788
EXCLUSIVE: One Saturday afternoon in October, my phone lit up with a notification.
I glanced down at the message.
“Anna, Lindsey Halligan here,” it began.
So began my text exchange with the top prosecutor for the Eastern District of Virginia.
https://t.co/nES7Y0tp5G
Molto male Gimenez per la sceneggiata che ha portato al rigore. Gli attaccanti delle altre squadre, quando vengono colpiti al volto in area, ignorano il contatto per mostrare la propria superiorità e dare l'esempio ai bambini
Francesca Albanese e la dignità del sapere: quando la competenza viene scambiata per arroganza.
Usare il proprio trauma o quello altrui come scudo ideologico per negare la realtà di Gaza è la forma più vile di manipolazione morale.
L’uscita di Francesca Albanese dallo studio di In Onda su La7 non è stato un gesto impulsivo né un capriccio da “maestrina”, come qualcuno ha tentato di ridicolizzare. È stato un atto di coerenza, di dignità e di rispetto verso la verità, la conoscenza e il principio stesso di competenza.
La Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati, giurista di fama internazionale, ha deciso di lasciare la trasmissione dopo essersi trovata costretta a discutere con interlocutori completamente privi di preparazione sul tema del genocidio a Gaza. Un gesto raro in un Paese che confonde il diritto alla parola con il diritto all’improvvisazione.
Francesca Albanese ha detto chiaramente: “Sono una giurista, una tecnica. L’interlocuzione con chi non ha conoscenze del tema è impossibile.” Ha perfettamente ragione.
In Italia, quando si parla di Palestina, diritto internazionale o crimini di guerra, il dibattito è ormai in mano a giornalisti economici, opinionisti di salotto e sedicenti esperti che non distinguono una Convenzione di Ginevra da un comunicato stampa. Gli stessi che, pur non sapendo nulla, pretendono di “discutere” con chi ha dedicato la vita allo studio del diritto umanitario. In questo contesto, la lucidità diventa un atto di resistenza.
Le parole di Francesca Albanese sulla senatrice Liliana Segre sono state volutamente travisate da chi non vuole capire. Albanese ha espresso profondo rispetto per la vicenda umana della senatrice, ma ha avuto il coraggio di denunciare la sistematica strumentalizzazione della sua figura da parte di chi usa il suo dolore per giustificare l’ingiustificabile: la negazione di un genocidio in corso.
Non è mancanza di rispetto, è lucidità morale. Il dolore, per quanto sacro, non può sostituire la competenza. La testimonianza di una tragedia non può diventare un lasciapassare per negare un’altra. Come ha spiegato Albanese con una chiarezza disarmante: “Se una persona ha una malattia, non va da un sopravvissuto per farsi diagnosticare, ma da un oncologo.”
Il dolore di Segre è incommensurabile, ma chi ne abusa per legittimare la violenza contro un altro popolo non lo onora: lo tradisce. È un insulto alla memoria dell’Olocausto, che non può essere piegata a coprire altri crimini contro l’umanità. Usare il proprio trauma o quello altrui come scudo ideologico per negare la realtà di Gaza è la forma più vile di manipolazione morale.
L’episodio di In Onda ha messo in luce una verità che molti fingono di ignorare: il dibattito pubblico italiano è prigioniero dell’analfabetismo funzionale. La gente non capisce ciò che legge e non ha gli strumenti per comprendere ciò che accade nel mondo. Così, l’emozione sostituisce la logica, la propaganda prende il posto della conoscenza e chi parla di diritto viene accusato di “fare politica”.
Quando una relatrice ONU con anni di esperienza viene messa sullo stesso piano di opinionisti che non conoscono nemmeno le basi del diritto internazionale, non siamo davanti a un confronto, ma a una caricatura della democrazia. È la messa in scena dell’ignoranza travestita da pluralismo. Questo Paese ha trasformato la superficialità in virtù e l’incompetenza in libertà d’opinione. Chi studia viene deriso, chi ignora viene esaltato. È un trionfo della mediocrità, che rende impossibile qualsiasi discussione seria sulla verità e sulla giustizia.
Le accuse di propaganda rivolte a Francesca Albanese sono il riflesso della disperazione di chi non ha argomenti. La sua voce è scomoda perché non si piega, non recita copioni e non serve nessun potere.
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