La prossima volta che un partito qualsiasi vi inviterà ad andare al mare invece che al seggio, ricordatevi che il referendum del 22 e 23 Marzo ha spinto il presidente te del Consiglio a fare pulizia in casa e a ottenere tre dimissioni in 24 ore.
La riforma della giustizia su cui si voterà al referendum non è un “aggiustamento“ tecnico, ma una modifica pesante che cambia diversi articoli della Costituzione:
Articolo 87
Oggi: il Presidente della Repubblica presiede il Consiglio superiore della magistratura. Il Csm è uno solo.
Con la riforma dovrebbe presiederebbe due organi distinti: uno per i giudici e uno per i pm.
Articolo 102
Oggi: la funzione giurisdizionale è esercitata dai magistrati ordinari.
Se passa il referendum fra magistrati giudicanti e requirenti di fatto spaccherebbero in due parti la magistratura.
Articolo 104
Oggi: esiste un solo Consiglio superiore della magistratura, organo di autogoverno di tutti i magistrati.
Con la riforma nascerebbero due Csm distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri.
Articolo 105
Oggi il Csm decide sulle carriere dei magistrati, compresa la disciplina.
Con la riforma queste funzioni passerebbero ai due nuovi Csm, mentre la disciplina verrebbe affidata a una nuova Alta Corte disciplinare.
Articolo 106
Oggi: professori universitari e avvocati con lunga esperienza possono diventare consiglieri di Cassazione per meriti insigni su designazione del Csm.
Se passa la riforma, la designazione spetterebbe al Csm dei magistrati giudicanti.
Articolo 107
Oggi: stabilisce lo status dei magistrati e l’unità dell’ordine giudiziario.
Con la riforma verrebbe modificato per adeguarlo alla separazione tra magistrati giudicanti e requirenti.
Articolo 110
Oggi: il Ministro della giustizia organizza i servizi della giustizia, ferme le competenze del Csm.
Se passa la riforma, il riferimento sarebbero due Csm.
Possono sembrare dettagli, ma se la Costituzione è stata scritta così, una ragione c’è: tenere la pubblica accusa lontana dal governo.
Con la riforma il Csm verrebbe dimezzato e indebolito. Molte regole concrete arriverebbero solo dopo, con leggi attuative ancora da scrivere.
E tra le proposte già circolate c’è anche l’idea che sia il Ministro della Giustizia a indicare le priorità delle indagini.
(Fonti: Ansa, Giustizia Insieme, Diritto Bancario)
#ioVoteròNO
C’è un punto oltre il quale non si può più far finta di niente.
Un punto in cui non è questione di tifo, né di episodi, né di “interpretazioni”.
È questione di credibilità.
E questo campionato, di credibile, non ha più nulla.
Lo dico con calma, senza urlare:
questo scudetto non dovrebbe nemmeno essere assegnato.
Non perché una squadra non meriti di vincere sul campo.
Ma perché il campo non è stato uguale per tutti.
E quando il campo non è uguale per tutti, il risultato perde valore, perde peso, perde dignità.
Abbiamo visto troppe partite indirizzate, troppe decisioni invertite, troppe squadre colpite nei momenti chiave:
Milan, Juventus, Lazio, Napoli.
Ogni mese un bersaglio diverso, ogni settimana una narrativa nuova, ogni volta una giustificazione pronta.
E poi la frase che più di tutte insulta l’intelligenza di chi guarda il calcio da una vita:
“L’Inter non ha mai ricevuto favori.”
Certo.
È facile sembrare immacolati quando, nel frattempo, si demolisce chi sta dietro.
È facile raccontarsi puri quando gli avversari vengono logorati da errori, polemiche, sospensioni, interpretazioni creative del regolamento.
È facile dire “non abbiamo colpe” quando il sistema ti apre la strada non aiutandoti… ma togliendo forza a chi potrebbe raggiungerti.
Il punto non è chi è forte o chi gioca meglio.
Il punto è che un campionato non può essere una corsa dove uno parte in pista e gli altri nel fango.
E allora sì, lo dico senza paura:
questo scudetto, così com’è, non ha valore sportivo.
Ha valore mediatico, politico, narrativo.
Ma non sportivo.
Perché uno scudetto si può vincere.
Ma un campionato, per essere legittimo, deve essere giusto.
E questo non lo è stato.
Non lo è mai stato.
E quando un intero sistema si abitua all’ingiustizia, allora non è più calcio:
è solo un racconto scritto da chi ha il microfono più grande.
#MilanParma #AtalantaNapoli #JuveComo
Il rigore di Joao Mario e la mancata espulsione di Orban a Verona; lo step on foot di Gila su Conceicao; il rigore tolto a Vlahovic a Firenze; Lucumi su Openda a Bologna; Gila-Cabal; la simulazione di Bastoni. Etc.
Le porcate arbitrali contro la #Juve ormai non si contano più.
Dieci ragioni per votare NO al referendum. Perché votare NO è difesa dello Stato di Diritto. È salvare la Costituzione. #ReferendumGiustizia#VotiamoNo#IoVotoNo
C’è voluto uno storico e un intellettuale come Alessandro Barbero per smontare, in poco più di quattro minuti, quattro mesi di propaganda insopportabile del governo Meloni e dei suoi trombettieri di corte sul Referendum Giustizia.
E ci ha spiegato, da storico, come meglio non avrebbe potuto, perché lui voterà convintamente No.
Da leggere e ascoltare fino in fondo perché è di una chiarezza disarmante.
“Ci ho messo un po’ a decidere di intervenire sul Referendum perché è diventato terreno di scontro politico e io sono uno storico e un uomo di sinistra, per cui è evidente a tutti che voterò No, che bisogno ci sarebbe di dirlo.
Ma, studiando da vicino la questione, una cosa che mi è venuta voglia di dire è questa.
Intanto che il referendum non è sulla separazione delle carriere fra pubblici ministeri e giudici. La separazione di fatto c'è già.
Già adesso il magistrato che prende servizio decide in quale dei due ruoli lavorare e può cambiare una sola volta nella vita, e pochissimi lo fanno.
La verità è che al centro della riforma c'è la distruzione del Consiglio Superiore della Magistratura così come era stato voluto dall'Assemblea Costituente.
E allora spieghiamoci. Il CSM - si abbrevia così - il Consiglio Superiore della Magistratura è l'organo di autogoverno dei magistrati, con funzioni anche disciplinari. Cioè fa qualcosa che prima, sotto il regime fascista, faceva il ministro della giustizia.
Era il ministro, cioè il governo, cioè la politica, che sorvegliava la magistratura e che nel caso la sanzionava.
I padri costituenti vedevano benissimo che la separazione dei poteri è una garanzia indispensabile di democrazia, che il cittadino non è sicuro se si trova davanti inquirenti e giudici che prendono ordini dal governo e che possono essere puniti dal governo.
Per questo la Costituzione prevede che il CSM sia composto per due terzi da magistrati ordinari, eletti dai colleghi, e per un terzo da professori di giurisprudenza e avvocati di grande esperienza, i cosiddetti membri laici, eletti dal Parlamento.
Il CSM è la garanzia che la magistratura sarà sì in contatto col potere politico, ascolterà le ragioni del governo, ma sarà libera nelle sue scelte. Non dovrà obbedire agli ordini.
La riforma cosa fa? Prorio questo: indebolisce il Consiglio Superiore della magistratura, intanto perché prevede che sia sdoppiato: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. E che al di sopra del CSM ci sia un altro organo disciplinare, separato, anch'esso composto da rappresentanti dei magistrati e da membri di nomina politica.
Ma soprattutto la riforma prevede che in tutti questi organi i membri togati, come si dice, cioè quelli che rappresentano i magistrati, e che finora erano eletti dai colleghi, ebbene, la riforma prevede che siano tirati a sorte.
La giustificazione di questa misura pazzesca che non si usa in nessun organo di grande responsabilità, è che la magistratura è politicizzata e che quando vota la magistratura elegge i rappresentanti delle sue diverse correnti. E questo si vorrebbe evitarlo.
A me però, a me, a molti, sembra che un CSM, anzi due, anzi tre organismi, dove i membri magistrati sono tirati a sorte, mentre il governo continua a scegliere quelli che nomina lui, mi sembra che questi organismi saranno per forza di cose organismi dove il peso della componente politica sarà molto superiore. Dove di fatto il governo potrà di nuovo, come in uno stato autoritario, dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni (…)
Per questo voterò no. E alla fine ho deciso che poteva aver senso che provassi a spiegare pubblicamente le ragioni per cui lo farò.”
IMMENSO Professore. Come sempre.
Ma mai così necessario.
Lorenzo Tosa
Perché votare NO a Referendum Costituzionale?
Perché bisogna fermare Governo Meloni nel tentativo di modificare la Costituzione in maniera abietta?
Barbero spiega.
Raramente lo chiediamo, ma stavolta sì: bisogna condividere a manetta, perché possa arrivare a tutti.
Avanti!
Ragazzi andate a votare, altrimenti questi continueranno ad offendervi, a fare le vittime e a rovinare questo povero Paese.
La vera rivoluzione si fa nelle urne con una matita in mano.