Articolo importante del @WSJ sul ritrovamento di documenti nel tunnel di #Gaza che confermano che il #7ottobre non è stato fatto da Hamas per rompere il blocco di Gaza, evadere dalla prigione a cielo aperto, o per via degli insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme, come hanno sempre sostenuto Guterres, Albanese, un certa sinistra e anche giornaliste nostrane, ma per boicottare il processo di normalizzazione di Israele con i paesi arabi moderati in una prospettiva di pace che avrebbe coinvolto tutto il Medio Oriente e da cui avrebbero tratto giovamento anche i palestinesi.
A chi ci percepisce poco empatici verso la causa palestinese, ci preme chiarire l’approccio di InOltre: proporre un’informazione critica in contrasto con una narrazione mainstream che spesso rilancia, senza verifica, i dati forniti dall’organizzazione terroristica Hamas.
Chi è davvero solidale con i palestinesi dovrebbe auspicare la scomparsa di Hamas e la sconfitta di un regime fondamentalista che alimenta odio e distruzione, per fare spazio a una vera soluzione di pace.
Stefano Piperno su InOltre
#BigMama tu mi sei pure simpatica ma se vuoi fare la conduttrice devi essere asettica, la cantante israeliana non è Netanyahu, è una ragazza innocente, canta e non c'entra nulla con la guerra, se no davvero sembrate tutti antisemiti e questo è davvero insopportabile!! #ESC25
Le tre sedie che diventano due.
In diretta, in prima serata, c'è ancora chi la rigira così: "Macron ha cercato di infilarsi nel colloquio ma Trump gli ha spiegato che non era il momento, ha fatto togliere la sedia".
Ma è il contrario. Le immagini parlano.
Macron (deus ex machina dell'incontro) si avvicina velocemente per salutare Zelensky con il chiaro intento di defilarsi subito, per lasciarli apposta da soli.
E vabbè.
Ascoltate le parole vergognose, indecenti e anche cattive pronunciate ieri da #BarbaraSpinelli sul conflitto russo ucraino. Pura propaganda russa. Ma come si fa a mentire così?
Trump ha dichiarato guerra. È una guerra commerciale, non militare. Ma è una guerra contro tutti. E soprattutto contro l’Europa. Bruxelles deve reagire subito. E utilizzare questa aggressione per ripensare profondamente l’Europa di domani.
Sveglia, Europa: ora o mai più.
Quanto all’Italia, Giorgia Meloni si conferma inadeguata al ruolo. Palazzo Chigi ha insistito per settimane sulla relazione speciale tra Roma e Washington. Abbiamo visto cosa è accaduto: Trump non ci ha neanche ricevuto alla Casa Bianca. E mentre ieri il mondo dell’agroalimentare veniva sconquassato dai dazi, le TV italiane venivano convocate per il Premio “Massari”.
I leader discutono dei dazi, noi facciamo gli show televisivi. È il solito schema: Meloni parla di cose che piacciono alla gente visto che non è capace di gestire i veri problemi delle aziende e dei lavoratori. È perfetta per MasterChef ma non per guidare il Paese. Ci attendono tempi duri, dovremo riscrivere le regole europee, aprire nuovi mercati, imporre contromisure agli americani. Una cosa è chiara: chi diceva che Meloni e Salvini avevano un rapporto speciale con Trump, mentiva. Quante fake news ci hanno raccontato in queste settimane. E quanti italiani ci hanno creduto! Questa destra fa male, fa male a tutti, soprattutto ai lavoratori e alle imprese: forse finalmente il mondo produttivo lo capirà.
Tuttavia rischiamo di pagare un prezzo durissimo: licenziamenti, inflazione, crisi aziendali. Il Governo sembra non rendersi conto della situazione e continua con le frasi fatte. Diranno ancora che i dazi sono un’opportunità? Sono una tragedia, altro che opportunità.
All’Italia serve la globalizzazione, non il sovranismo. Serve l’apertura al mondo, non servono i muri e le chiusure. Servono i politici perché i populisti fanno danni, qui come a Washington.
Dichiarare immediatamente esecutiva la sanzione della ineleggibilità, dopo una sentenza di condanna non definitiva, è una evidente, pericolosissima abnormità. Ma fatevi una domanda: chi ha dato alla magistratura quel potere così anomalo ed arbitrario, quella assurda discrezionalità? Il legislatore unanime, accecato da irresistibili suggestioni populiste, con la signora #LePen in testa, tra gli applausi entusiasti dei suoi elettori. Questo è, da sempre, il destino inesorabile del populismo giustizialista: se sai solo costruire forche, prima o poi ad una di queste rimarrai impiccato.
.@ferrarailgrasso spiega bene la nemesi di #LePen e ciò che accade quando rincorri, voti per una giustizia giustizialista e prendi tanti voti su questo. Con una citazione a me cara (abruzzese) “come te fai lu lietto così ti c’accucci” Marin le Pen boia di sé stessa
A Kherson i droni russi vanno a caccia di civili, lo hanno ribattezzato il “Safari umano”. In un solo mese sono stati più di 800 gli attacchi contro la popolazione: all'inizio prendevano di mira le auto in movimento, poi si sono messi a seguire le persone a piedi verso casa. Anche i bambini al parco giochi, come Bogdan Fedchenko, 10 anni, ora in prognosi riservata con il torace perforato. I blogger russi postano i filmati online. Ce n'è uno che mostra un drone che si infila in un palazzo abitato, esplora gli appartamenti piano per piano fino a che non trova delle persone. Dall'inizio dell'anno 44 civili sono stati uccisi e 350 feriti nel "gioco" dei droni. I russi vogliono che la gente se ne vada e non hanno mai rinunciato a prendere la città. (@NenaDarling su Repubblica)
Negli ultimi 4 anni.
131.210 immigrati sbarcati (e non tutti per rimanere qui)
497.240 italiani hanno preso la residenza all'estero.
Non ci stanno invadendo, stiamo scappando.
Fuori moda.
Mi sento terribilmente fuori moda, lo ammetto.
I politici di oggi sono influencer alla ricerca del consenso immediato.
Dicono quello che “la gggente” vuole sentirsi dire.
Prendono like se urlano nei talk, se sposano linee radicali, se banalizzano concetti importanti.
Vogliono cuoricini, insomma. Ma non fanno politica.
Io non sono così.
Purtroppo o per fortuna non sono così.
Fare politica per me è una cosa diversa dall’essere influencer.
Si vede innanzitutto nella politica estera.
Parlano di politica estera con la stessa cognizione di causa del signor Gino al Bar dello Sport.
Si nutrono di slogan che diventano post fatti con la stessa convinzione con cui il giorno prima della partita dei mondiali tutti gli italiani si improvvisano allenatori della Nazionale. Uguale uguale.
Noi siamo fuori moda.
Perché amiamo la politica, non il bar dello sport.
E avanziamo proposte, non tweet da influencer.
Diciamo dal 2022 che l’Europa deve avere un inviato speciale forte per la soluzione diplomatica nella guerra ucraina. Gli euro-burocrati non lo hanno voluto nominare, tutti presi dai loro slogan. E oggi sugli accordi di pace l’Europa non tocca palla. Gli accordi si fanno, se si fanno, a Gedda, in Arabia Saudita.
A proposito di Arabia Saudita, da quanto tempo dico che in quel Paese c’è un nuovo Rinascimento? Gli influencer che allora mi attaccavano oggi fanno la fila per andarci. Non sono cattivi: ci arrivano con cinque anni di ritardo. O con un anno di ritardo come sul dibattito sugli “Stati Uniti d’Europa”.
Tanto chi si ricorda di quello che succedeva ieri o un anno fa o cinque anni fa?
Per la classe dirigente di oggi l’importante è dire qualcosa, scrivere qualcosa, mostrare qualcosa.
Chi propone soluzioni non funziona. Funziona chi urla forte il problema.
Gli influencer della politica vivono in un presente continuo, senza rispetto per la storia e senza passione per il futuro.
Gli influencer sono alla Casa Bianca e a Bruxelles come in tante regioni del mondo.
In Italia l’Influencer in capo è a Palazzo Chigi.
Giorgia Meloni ha una storia totalmente diversa da quella che racconta.
E nessuno ha la forza di ammettere la realtà.
Io ho scritto le cose che nessuno vuole sentirsi dire.
Ho scritto la verità che nessuno ha il coraggio di dire.
E sarò anche fuori moda, ma ho tanta voglia di non lasciare a questi influencer il futuro del nostro Paese, il futuro del nostro Pianeta.
È arrivato il momento di rimettersi in cammino.
Ho scelto di fare cento tappe di presentazione de “L’Influencer” per incontrare le persone. Per confrontarmi. Per restituire alla politica la dignità che questi pazzi tempi le stanno togliendo.
Iniziamo da Milano, lunedì alle 18, con il direttore de La Stampa Andrea Malaguti, al Teatro Parenti.
Poi le altre 99 tappe. Con una certezza.
Chi vuole seguire i vari influencer faccia pure.
Io non sarò mai come loro. Non posso, è contro la mia natura.
Preferisco essere impopolare che populista.
Essere fuori moda che fuori di testa.
E ho il dovere di dire le cose che gli altri non dicono.
Perché è difficile andare contro la corrente, ma ci sono dei momenti in cui o vai contro la corrente o vai contro te stesso. Si parte.