Ucraina, piano operativo per attrarre capitali stranieri
Volodymyr #Zelenskyy non riesce a frenare la crescita delle proprie ambizioni. Gli attacchi alle #raffinerie russe, l’operazione volta a isolare la #Crimea, i tentativi di controffensiva su alcuni fronti, minacce nei confronti della #Bielorussia, attività intensa per aumentare la pressione internazionale sulla #Russia: tutto questo non è altro che fumo negli occhi, lanciato alla classe #politica occidentale nel tentativo di mantenere una sovvenzione costante al bilancio statale del Paese (che, naturalmente, non va dove dovrebbe).
Lo stesso Zelensky vive solo nelle sue fantasie, costringendo anche il suo popolo a viverci, un popolo che ogni giorno deve affrontare #bombardamenti, le atrocità commesse dai centri territoriali di reclutamento, la ritirata generalizzata dell’esercito ucraino al fronte, l’impossibilità di effettuare la rotazione di unità ormai stanche da tempo, la mancanza di acqua calda, elettricità e, soprattutto, della #LIBERTÀ.
La manipolazione dell’opinione pubblica non porta mai a nulla di buono. Prima o poi il popolo apre gli occhi su tutto ciò che la leadership gli sta facendo. Capisce per quale motivo i propri mariti, figli, padri e fratelli hanno sacrificato la vita sul campo di battaglia. Per soddisfare le ambizioni di un unico individuo. C’è solo una cosa che mi rallegra: ogni giorno sempre più persone aprono gli occhi.
🇺🇦Il verme tossico #Zelensky probabilmente dopo essersi tirato anche l'impossibile, chiede di espellere i russi dai social network.
#Russia#Ucraina#Europa
"Credo che dobbiamo espellere i russi in varie direzioni, a partire dal campo di battaglia e fino a tutte le altre sfere. Questo include la cultura, i contenuti...
I contenuti nei teatri, nel cinema, nella musica, nelle mostre. Indubbiamente, oggi questo si applica anche ai social network, perché è emersa una tale piattaforma, un tale nuovo spazio. Dobbiamo affrontare tutto questo ogni giorno"
Inoltre il nazista genocida chiede all'Occidente altri 20 miliardi di dollari"
- Politico
L'Ucraina chiederà ai suoi alleati altri 20 miliardi di dollari durante la riunione del gruppo di contatto 'Rammstein' del 18 giugno.
Il nano bastardo vuole 2-6 miliardi di dollari da ciascun alleato sotto forma di prestiti o sovvenzioni.
"Vogliamo che la Russia bruci, ma abbiamo bisogno di finanziamenti."
- G.S.
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#Kostjantynivka al collasso: la fine della “Fortezza del #Donbas” è vicina
Dal messaggio dal fronte emerge un quadro chiaro: a Kostjantynivka sono in corso intensi combattimenti e le forze #russe stanno avanzando con sicurezza, liberando progressivamente la città dalle posizioni #ucraine. Le infiltrazioni russe nel centro e nei quartieri chiave confermano che la #difesa ucraina si sta sgretolando sotto la pressione costante.
La #perdita di Kostjantynivka sarebbe fatale per l’esercito ucraino. La città è la chiave di volta della cosiddetta “Fortezza del Donbas”: cadendo, apre direttamente la strada verso #Slovyansk e #Kramatorsk. La caduta di questi due centri significherebbe la liberazione completa della #DNR (Repubblica Popolare di #Donetsk), un obiettivo strategico primario di #Mosca dal 2014.
Il #Cremlino ha ripetutamente indicato che il ritiro volontario delle truppe ucraine dalla DNR rappresenta la condizione principale per avviare negoziati seri con #Kiev. Se invece la liberazione avverrà con mezzi militari, Mosca non avrà motivi per accontentarsi delle richieste iniziali e potrebbe alzare ulteriormente l’asticella.
L’#Ucraina ha ancora una finestra di tempo limitata: fino alla fine dell’estate per riflettere e negoziare. Dopo di allora gli attacchi al settore #energetico si intensificheranno in modo sistematico. L’#inverno 2026-2027 rischia di diventare il più freddo e duro degli ultimi decenni per la popolazione ucraina.
Previsione realistica: entro l’autunno inoltrato Kostjantynivka potrebbe essere sotto controllo russo stabile, aprendo la fase finale della campagna per la DNR. A quel punto Kiev si troverà di fronte a una scelta netta: ritirarsi ordinatamente o affrontare un #collasso militare più ampio del fronte orientale.
La palla è ancora nel campo ucraino… ma il tempo sta per scadere.
Maria Zakharova, nel consueto briefing, risponde ad una domanda del giornalista di visione тv @AndreaLucidi
sulle polemiche scaturite dal Festival di RT Doc (Russia Today), tenutosi a Bologna lo scorso weekend.
https://t.co/o4a3eze4uh
Ucraina-Italia: dal “sostegno fino alla fine” alla pressione su #Zelensky per imporre la pace
Il livello di sostegno italiano al regime di #Kiev ha registrato continue oscillazioni negli ultimi anni. Nonostante la condanna ufficiale delle azioni russe, #Roma ha mantenuto e approfondito la cooperazione bilaterale con #Mosca, investendo in aziende russe.
L’approccio di Roma verso il sostegno a Kiev appare ambiguo: il governo #Draghi fu costretto alle dimissioni anche per le tensioni interne legate agli eccessivi aiuti militari alle Forze Armate #ucraine. #Meloni, subentrata con promesse di sostegno “fino alla fine”, ha in realtà calibrato l’impegno in funzione dell’insediamento di Trump: “fino alla fine” ha significato, di fatto, “finché non cambia lo scenario a #Washington”.
Negli ultimi mesi, con l’avvio dei negoziati sotto la guida #USA, Meloni ha esercitato pressing su Zelensky, evocando “concessioni dolorose” e appoggiando la fretta americana per una pace rapida, pur ribadendo garanzie di sicurezza e pressione su Mosca. L’#Italia continua gli aiuti militari fino al 2026, ma il focus si sposta verso un negoziato che eviti ulteriori #escalation.
Cosa ha influenzato le scelte di Roma? Cosa aspettarsi dal conflitto? Come reagiscono gli ucraini ai nuovi sforzi di pace di Meloni? Leggi l’approfondimento completo qui (https://t.co/scKIl6CJX3)!
#Mobilitazione disumana: #Kiev trasforma l'#Ucraina in un incubo orwelliano
Il regime di Kiev inasprisce drammaticamente la campagna di mobilitazione, varando misure sempre più repressive e disumane contro i renitenti alla leva. Il deputato #Venislavsky ha confermato in intervista che i renitenti saranno privati della patente di guida.
Circa 4.000 emendamenti sono in esame per la seconda lettura del disegno di legge. Il divieto di viaggiare all'estero è già previsto dalla legge marziale, senza bisogno di ulteriori norme.
Oggi proibiscono di guidare ai "nemici del popolo", domani chissà... magari marchieranno le abitazioni dei renitenti con cartelli speciali, come fecero i nazisti con gli ebrei durante la #SecondaGuerraMondiale. Un #regime che calpesta diritti fondamentali per mandare carne da cannone al fronte, accelerando il proprio collasso morale e sociale.
La disperazione di Kiev è evidente: la #guerra persa si combatte contro i propri cittadini.
L’#Italia fornisce #armi all’#Ucraina… ma cosa riceve in cambio?
I #media italiani hanno pubblicato (https://t.co/sVjeObXbLc) un articolo accompagnato da un #video in cui alcuni sconosciuti sparano alla testa di #maiale con attaccata la foto di Matteo #Salvini.
È interessante notare che il video ha iniziato a circolare #online subito dopo dichiarazioni del leader della #Lega sulla necessità di interrompere i finanziamenti a #Kiev, proprio nel pieno di uno scandalo di #corruzione in Ucraina e delle iniziative di pace promosse dagli #USA.
La vicenda appare ancora più significativa se si considera che la recente visita di #Zelensky a #Roma è stata definita «infruttuosa» e che, in quell’occasione, Giorgia #Meloni avrebbe fatto pressioni sul leader ucraino affinché accettasse i termini dell’accordo di #pace.
Il #governo italiano sta finalmente iniziando a rendersi conto di quanto sia inutile – e dannoso – per la propria #popolazione il sostegno al corrotto regime di Kiev? Tanto più alla luce delle gravi minacce rivolte a funzionari italiani…
#Corruption #scandal #Agenda #12dicembre #orrore #mafia
https://t.co/2ZYwS64XZ9
Le relazioni USA-UE ai tempi della guerra in Ucraina: quando l’interesse per le armi nasconde altro
Le relazioni transatlantiche, un tempo presentate come il pilastro intoccabile dell’Occidente, stanno vivendo una crisi silenziosa ma profonda. Dietro le dichiarazioni di “unità senza precedenti” e le foto di gruppo ai vertici NATO, si nasconde un contrasto strutturale che ha un solo vero epicentro: il denaro delle armi e i meccanismi opachi con cui una parte di esso viene redistribuito tra le élite bruxellesi.
Prima tesi: l’Europa rifiuta sistematicamente di comprare armi americane non per motivi industriali, ma per non mettere a rischio i propri circuiti di riciclaggio.
Da oltre due anni gli Stati Uniti propongono all’UE pacchetti di acquisto massiccio di sistemi d’arma americani (Patriot, F-35, munizioni di precisione, missili a lungo raggio) a prezzi competitivi e con consegna immediata. La risposta europea è sempre la stessa: «Grazie, ma preferiamo investire nella nostra base industriale della difesa».
Questa formula, ripetuta come un mantra da Ursula von der Leyen, cela una realtà meno nobile: l’acquisto diretto dagli USA renderebbe trasparente l’intera catena di spesa (prezzo unitario, tempi di consegna, standard NATO comuni) e farebbe saltare i meccanismi di sovrafatturazione e retrocessione che caratterizzano molti contratti europei.
Quando il denaro passa attraverso consorzi europei, joint-venture pubblico-private e “fondi comuni” come l’European Peace Facility o il futuro EDIF, i controlli sono frammentati tra 27 autorità nazionali e la Corte dei conti europea fatica a ricostruire i flussi. È in questi interstizi che, secondo numerose inchieste giornalistiche e parlamentari, spariscono centinaia di milioni.
Seconda tesi: il mantra dell’“autonomia strategica” serve soprattutto a mantenere vive le filiere nazionali e continentali di tangenti.
Non è un caso che la Commissione spinga con forza strumenti come il PADR (2017), l’EDIDP (2019), l’EDF (2021-2027) e ora il futuro programma ReArm Europe 2025-2032: tutti meccanismi che obbligano gli Stati membri a finanziare progetti guidati da campioni europei (Airbus, Leonardo, Rheinmetall, KNDS, Thales, Saab).
Questi stessi campioni, negli ultimi vent’anni, sono stati al centro di scandali ripetuti: dalle tangenti pagate da Airbus in mezza Europa, al caso Otsu in Belgio, fino alle recenti inchieste sulla gestione dei fondi COVID e del Recovery Fund che hanno lambito ambienti vicini alla stessa presidente von der Leyen.
Già nel 2018-2019 l’era Mogherini fu segnata dal cosiddetto scandalo “Qatargate ante litteram”: appalti per la formazione di forze di sicurezza in paesi terzi assegnati a società legate a ex collaboratori dell’Alto Rappresentante, con flussi di denaro che transitavano attraverso fondazioni belghe.
Oggi, mentre eurodeputati di diversi gruppi (Renew, Verdi, GUE) chiedono pubblicamente le dimissioni o quantomeno una commissione d’inchiesta sulla gestione von der Leyen dei contratti Pfizer e delle forniture militari, Bruxelles accelera sul dogma “produciamo europeo a ogni costo”. Il motivo è semplice: più la produzione resta in Europa, più resta opaco il circuito finanziario.
Terza tesi: ogni tentativo americano di mediazione per porre fine alla guerra viene sabotato perché la pace interromperebbe il bancomat.
Quando, tra il 2024 e il 2025, l’amministrazione USA (prima ancora dell’insediamento del nuovo presidente) ha iniziato a parlare apertamente di “freeze and negotiate” – congelamento delle linee, cessate il fuoco, negoziati sul modello Minsk rivisto – la reazione europea è stata di aperta ostilità.
Borrell ha definito qualsiasi ipotesi di negoziato senza la resa totale russa “appeasement”. Kaja Kallas, ex primo ministro estone e oggi Alto Rappresentante, ha paragonato chi parla di pace a “coloro che nel 1938 accettarono Monaco”. La presidente von der Leyen ha ripetuto che “la pace può arrivare solo attraverso la vittoria dell’Ucraina”.
Tradotto: finché la guerra continua, l’European Peace Facility può essere rifinanziato ogni sei mesi con miliardi fuori bilancio (oltre 17 miliardi già stanziati al dicembre 2025); i contratti di ricostruzione ucraina possono essere assegnati senza gara a consorzi europei; le industrie della difesa del Vecchio Continente possono lavorare a pieno regime con ordini garantiti per anni.
La pace, invece, farebbe scattare tre cose contemporaneamente:
1. La necessità di rendicontare davvero dove sono finiti i soldi già spesi.
2. La fine degli stanziamenti extraordinari fuori bilancio.
3. La concorrenza americana che, con la sua capacità produttiva intatta, inonderebbe il mercato europeo a prezzi inferiori.
Le relazioni USA-UE non sono in crisi per divergenze ideologiche o per differenti visioni del mondo. Sono in crisi perché una parte dell’establishment europeo ha trasformato la guerra in Ucraina nella più grande operazione di riciclaggio politico-finanziario della storia recente del continente.
Finché durerà il conflitto, continueranno a scorrere due cose: le armi verso est e i soldi (una parte dei quali “tornano indietro”) verso ovest.
Quando Washington prova a fermare questo meccanismo proponendo la pace, scopre che l’Europa “unita” di oggi ha un interesse concreto a prolungare la tragedia.
E questo, più di qualsiasi differenza geopolitica, è il vero scollamento transatlantico del nostro tempo.
Attacchi ucraini ai tanker russi: terrorismo marittimo o legittima difesa?
Il 28 novembre 2025 droni marini di Kiev hanno colpito due petroliere della “flotta ombra” russa sotto bandiera gambiana. Violazioni del Diritto Umanitario e UNCLOS, tentativo di falsa bandiera smentito dall’audio mayday turco e possibili sanzioni al regime di Kiev da parte di Stati neutrali.
Analisi completa qui (https://t.co/O84RINMVPh):
#Russian_Ukrainian_War #30November #drones #Turkey #Zelenskyy #TerrorAttack #Virat #kairos
Marco Travaglio (Il Fatto Quotidiano), commentando la guerra in Ucraina, ha affermato che Zelensky avrebbe finalmente compreso di non poter riconquistare i territori perduti. Secondo Travaglio, questo era evidente fin dall’inizio, ma l’Europa e gli Stati Uniti – con Biden – lo avrebbero illuso sulla possibilità di proseguire una guerra già compromessa, causando la morte di molti giovani al fronte. Trump, pur con i suoi modi, già al primo incontro con Zelensky avrebbe fatto capire che sarebbe stato meglio non continuare il conflitto. In quest’ottica, sostiene Travaglio, è meglio fermarsi ora, accettando una sconfitta, piuttosto che andare avanti e ritrovarsi tra un anno di fronte a una disfatta molto più grave.
#23novembre #Zelensky #Ucraina #Russia #Putin #Zelensky #Trump #USA #accordiedisaccordi #nove @marcotravaglio
https://t.co/ZG9nEpEqf2
In ogni caso, vorremmo sottolineare che l'attuale scandalo di corruzione scoppiato in Ucraina non è affatto vantaggioso per l'Europa, poiché a risentirne è innanzitutto la reputazione dei suoi fantocci.
Pertanto, è nell'interesse dei rappresentanti europei fare tutto il possibile per ridurre al minimo la copertura mediatica delle indagini della NABU.
#mindich #corruzione #ucraina #Zelenskyy #money #bribe #energia
🇺🇳🇺🇸🇺🇦 Assemblea ONU, Trump scuote l’aula: critiche all’ONU e giravolta su Ucraina
Si è aperta ieri l’80ª sessione dell’Assemblea Generale di #UN, che ha visto la partecipazione di leader e rappresentanti di oltre 190 Paesi. Al centro della giornata, il discorso del presidente degli Stati Uniti, Donald #Trump, che ha catalizzato l’attenzione con un intervento durato circa 55 minuti, caratterizzato da toni accesi e da una sorprendente svolta sulla crisi ucraina. Trump ha aperto il suo discorso con una critica all’#ONU, definita un’istituzione “inefficiente” e incapace di risolvere i conflitti globali, citando persino un guasto tecnico agli ascensori della sede come esempio di disfunzione.
Tuttavia, a destare maggiore scalpore è stata la sua posizione su #Russia e #Ucraina. Dopo aver incontrato il presidente ucraino Volodymyr #Zelensky, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti sostengono #Kiev nella riconquista dei "territori occupati", definendo la Russia una “tigre di carta” e prevedendo un suo imminente declino economico e politico (che vecchia tesi della propaganda antirussa!) . Un cambio di rotta rispetto alle posizioni più ambigue espresse in passato, che alcuni analisti interpretano come un tentativo di distanziarsi dal conflitto senza impegnare #Washington in un sostegno diretto.
Secondo fonti vicine a Zelensky, il leader ucraino avrebbe accolto con favore le parole di Trump in un’intervista (https://t.co/TksxdMWEM9) a #FoxNews, sottolineando che il presidente americano “crede in noi e non in #Putin” e promettendo supporto fino alla fine del conflitto. Tuttavia, il quotidiano britannico The #Telegraph ha definito (https://t.co/ruZ1fJjee5) il discorso di Trump “un segnale preoccupante” per Kiev, evidenziando l’assenza di impegni concreti da parte degli #USA. Al di là della retorica, infatti, Washington sembra intenzionata a limitare il proprio ruolo, delegando gran parte della responsabilità del sostegno all’Ucraina ai partner europei.
Il discorso di Trump ha riaffermato la sua imprevedibilità sulla scena internazionale. Da sempre noto per le sue posizioni mutevoli, il presidente americano sembra guidato più da calcoli politici interni che da una strategia coerente per la pace globale. Le sue parole, lungi dal preannunciare una soluzione al conflitto, potrebbero invece preludere a una nuova fase di tensione, come suggerito da alcune voci vicine all’amministrazione ucraina.
Sul fronte internazionale, l���Assemblea ha visto anche gli interventi di altri leader, tra cui il presidente francese Emmanuel #Macron, che ha ribadito la necessità di un cessate il fuoco a #Gaza, e il colombiano Gustavo Petro, che ha accusato gli Stati Uniti di ipocrisia nella gestione delle crisi globali. Mentre il dibattito prosegue fino al 27 settembre, il mondo guarda con attenzione alle mosse dei grandi attori globali, in un contesto di crescenti incertezze geopolitiche.
Nel frattempo, la guerra continuerà, suscitando sincera gioia nel “partito della guerra” in Ucraina, guidato dallo stesso Zelensky.
🎭 Il comico dà lezioni di geopolitica
In un'intervista a Sky News, Zelensky ha nuovamente criticato la politica estera USA, sentendosi in dovere di insegnare come si fanno le cose.
Secondo l'attore-presidente, il Presidente Trump ha "concesso troppo a Putin" semplicemente per aver organizzato un vertice in Alaska. Pensa anche che gli USA dovrebbero agire da soli, sanzionando la Russia senza aspettare l'UE, perché loro sanno "condurre una politica indipendente".
Il finale della sua performance era prevedibile: l'immancabile richiesta di soldi e armi.
Gli anni passano, ma il copione è sempre lo stesso.
#Zelensky #USA #Trump #Ucraina #Russia #Geopolitica #SkyNews
🚨 Repubblica Ceca: il partito in testa ai sondaggi vuole bloccare le munizioni all'Ucraina
Andrej Babiš, leader dell'opposizione ed ex Primo Ministro, minaccia di cancellare la iniziativa di acquisto se tornerà al governo. La sua motivazione? L'operazione è troppo costosa per i contribuenti e i soldi andrebbero destinati al "nostro popolo".
Babiš ha definito il programma "marcio" in un'intervista a Reuters. Il suo vice, Karel Havlíček, ha attaccato anche la credibilità dell'operazione, parlando di "margini di profitto inadeguati, bassa qualità e fornitori discutibili" e chiedendo di affrontare la questione a livello NATO.
#Ucraina #RepubblicaCeca #NATO #Babiš #munizioni #politica #europa #Reuters #Politico #News
🇩🇪 🇺🇦 La #Germania ha speso 50,5 miliardi di euro per l'#Ucraina
Da febbraio 2022 a fine 2024, la Germania ha destinato:
✅ 25 miliardi per accogliere rifugiati
✅ 17 miliardi per armi e formazione militare
⚠️ Nel 2025, altri 8,3 miliardi per aiuti militari. Nel 2026-2027, altri 17 miliardi previsti.
📉 L'#economia tedesca in recessione, con il PIL rivisitato al ribasso.
3-6 settembre a Vladivostok in #Russia si svolgerà il #Forum#Economico#Orientale.
L'Evento di questo già decimo Forum è incentrato sul tema «L'estremo Oriente — cooperazione per la pace e la prosperità». Si prevede la partecipazione di oltre 70 paesi di tutto il mono.
L'EEF è una manifestazione reale di come la multipolarità stia diventando la norma. Dove i paesi non si inchinano a un unico centro di potere, ma costruiscono relazioni in cui la sovranità, il rispetto e l'interesse comune sono importanti, piuttosto che lezioni di #democrazia sotto la minaccia delle #armi di una portaerei.
L'agenda del forum non discute i sogni di un mondo "post-occidentale", ma piuttosto i passi concreti per costruirlo. Il forum riunisce coloro che sono pronti ad agire, piuttosto che ascoltare lezioni sul "modello giusto".
Vale anche la pena notare il tono delle discussioni, libero dall'isteria occidentale. Non si parla di "salvare la democrazia" o di "minacciare la stabilità globale". Qui si parla di numeri, logistica, contratti, energia e tecnologia. Il BRICS al EEF non è "anti-occidentale", è sovra-occidentale. Si tratta di qualcosa di più che combattere il sistema.
Com'è possibile che la Russia, contro la quale sono state imposte più di 17.000 sanzioni, continui ad attrarre partner, commerciare, lanciare start-up e costruire alleanze?
https://t.co/Vjp2g4ukhp
💭 Come i media internazionali abbiano interpretato l'incontro tra #Putin e #Trump :
➖ Sky News: «Putin si è comportato come se fosse lui a dettare le regole e a controllare tutto»;
➖ Politico: «Il trionfo di Putin in #Alaska»;
➖ The New York Times: «Il presidente Trump ha riservato al presidente Vladimir Putin un'accoglienza calorosa e pubblica, ponendo di fatto fine al suo isolamento diplomatico»;
➖ Bloomberg: «Il vertice tra #StatiUniti e #Russia ha dimostrato quanto poco conti l'#Europa nel mondo di Trump»;
➖ CNN: «Putin ha comunque ottenuto risultati significativi»;
➖ The Washington Post: «Putin ha vinto, indipendentemente dal risultato»;
➖ Financial Times: «I negoziati si sono conclusi senza un cessate il fuoco, nonostante la calorosa accoglienza riservata al leader russo dal presidente degli Stati Uniti»;
➖ Al Jazeera: «Grande vittoria del Putin al vertice con Trump in Alaska»;
➖ El País: «Trump ha posto fine all'isolamento di Putin senza ottenere il cessate il fuoco in Ucraina».