Veiem per primera vegada la torre de Jesucrist il·luminada!
L'espectacle de llum iniciat des de la base fins a la il·luminació de la creu ha culminat amb una composició de llums guiats per drons, que han dibuixat la figura Gaudí i la frase «primer l'amor, després la tècnica».
Gino Paoli è uno che della vita non ci aveva capito un cazzo.
Oggi te lo impacchettano col fiocco. Il poeta romantico. Sapore di sale e i tramonti. La voce dell'amore gentile.
Gino Paoli era uno stronzo. Sapeva di essere uno stronzo.
Era uno che negli anni 60 andava dietro le donne sposate ed alle ragazzine di 16 anni. Un egoista fumatore incallito.
Era comunista con l'orologio buono, un alcolizzato, un egocentrico.
Gino Paoli era un tipo pericoloso, un idiota che ad appena 28 si sparava al cuore per un amore stupidamente idealizzato e non corrisposto. Una persona tossica, complicata, maleducata, scorbutica.
Gino Paoli non era il quadretto con il mare calmo al tramonto che ti vendono nei negozietti di Souvenir.
Gino era la schiuma verde nel porto di Genova, l'odore di pesce nelle Creùze, le bestemmie dei marinai.
Gino Paoli era FOTTUTAMENTE VERO. Nella sua menzogna. Nella sua poesia.
Perché aveva capito che l'unico modo in cui puoi amare è il tuo. Ed il tuo, vaffanculo, è sempre quello sbagliato. Quello che ti fa sudare. Quello che ti fa bestemmiare.
E andava bene così. Perché sapeva convivere con i propri mostri, con l'orrore di essere umano. Perché ci puoi essere amico dei tuoi mostri, come puoi esserlo di un proiettile che ti sfiora il cuore per 60 anni.
Non ha mai chiesto scusa per quello che era. Non ha mai ripulito la propria storia per renderla digeribile. Non si è mai messo il vestito buono per farti sentire a tuo agio.
Perché il cielo in una stanza è una canzone di una poesia meravigliosa.
Perché se la dedicano tutti gli innamorati.
Perché la cantano ai matrimoni.
E lui la scrisse mentre scopava in un bordello, a faccia in su tra il letto ed una prostituta, a guardare un bellissimo soffitto infinito.
E non se n'è mai vergognato. Neppure un giorno.
Io dico VAFFANCULO a tutti i post con i cuoricini. Alle citazioni dei giornali online. Alle frasi sdolcinate da baci Perugina.
Gino era una persona troppo libera per un mondo così ipocrita.
Stanotte non è morto solo un cantante con canzoni meravigliose sulle labbra.
Non è morto solo un poeta con un proiettile sul cuore.
È morto un vecchio di 91 anni, un coglione che della vita non ci aveva capito un cazzo.
Eppure lui, quel cielo, lo ha visto davvero.
(Adamo Romano)
Se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere. Ma da ridere c’è ben poco, purtroppo.
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Peccato che la regia non le inquadri proprio in quel momento.
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Siamo anche alla censura dei baci?
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