Vorrei far notare che la inapplicabilità della legittima difesa al caso #Roggero è sancita dalla “riforma Salvini”, che ha sì introdotto il principio per il quale la difesa verso chi si introduce nel mio domicilio è SEMPRE legittima, ma a CONDIZIONE CHE IL PERICOLO SIA ATTUALE. Se chi si è introdotto nel mio domicilio (per rubare, stuprare, rapinare, fate voi) se ne è poi andato, e io lo inseguo e lo uccido, SECONDO LA STESSA “LEGGE SALVINI”, la legittima difesa non è (ovviamente!) MAI invocabile. Se a ciò si aggiunge che il Roggero è stato condannato alla minima pena irrogabile per un duplice omicidio volontario ed un tentato omicidio, con concessione di tutte le attenuanti concedibili (generiche e provocazione), sarei grato se mi si facesse comprendere di cos’altro esattamente stiamo parlando. Grazie.
Mi aggredisci. Mi difendo. E dovrei risarcirti io? Non è giusto.
Con l’ultimo DDL Sicurezza introduciamo una regola di puro buon senso: chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato non può chiedere alcun risarcimento, né possono farlo i suoi familiari.
Chi viola la legge non può pretendere di essere risarcito da chi si è difeso.
Lo Stato sta dalla parte delle persone perbene. Non dei criminali.
La Giunta e l’Osservatorio Avvocati Minacciati dell’Unione delle Camere Penali Italiane condannano con fermezza il post pubblicato da Mario Adinolfi contro l’avv. Fausto Gianelli, esposto alla gogna mediatica per aver assunto la difesa dell’indagato nel caso di Modena e per aver richiesto una perizia psichiatrica nell’esercizio delle proprie prerogative difensive.
Colpire un avvocato per il solo fatto di difendere un assistito significa colpire il diritto di difesa stesso, principio inviolabile sancito dall’articolo 24 della Costituzione, dall’articolo 6 della CEDU e ribadito anche dalla nuova Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione della professione forense, firmata a Lussemburgo nel 2025.
L’avvocato non si identifica con il proprio cliente né con i fatti contestati. Chiedere una perizia non significa complicità, ma esercitare un diritto-dovere fondamentale per garantire un processo giusto.
Particolarmente grave è l’invito a una mobilitazione “contro gli avvocati difensori”, con richieste di raccolta di nomi e recapiti: un clima di intimidazione incompatibile con lo Stato di diritto e con la tutela della professione forense.
La Giunta e l’Osservatorio esprimono piena solidarietà al collega Fausto Gianelli e a tutti gli avvocati che difendono anche le cause più difficili e impopolari. Perché è proprio lì che si misura la tenuta di una democrazia.
“Non lasciatevi rubare la speranza.”
Domani sarà il primo anniversario dalla scomparsa di Papa Francesco. Restano le sue parole, i gesti semplici, la vicinanza agli ultimi. Su Play2000 immagini, discorsi e alcuni dei momenti più emozionanti del pontificato.
#PapaFrancesco #Franciscus #TV2000
Il deputato del Pd Provenzano osa interrompere Malan di Fratelli d’Italia e Vespa esplode come il vulcano Krakatoa. Fa tenerezza vedere quest’uomo abituato a sdilinquirsi in moine pure davanti a delinquenti tipo Chico Forti ridursi a urlare con la bava alla bocca perché un ospite casualmente del Pd gli fa una battuta. Forse se l’è presa perché non gli è parsa una battuta (“Forse dovrebbe sedersi da quella parte”). E in effetti, almeno su questo, aveva ragione. #portaaporta #brunovespa
Nicola Gratteri negava di aver detto "faremo i conti dopo", ma il Foglio pubblica l'audio che lo smentisce.
Un magistrato che testimonia il falso e viene inchiodato da un'intercettazione è il miglior spot per il SI
Tutti i giudici che lo hanno condannato innocente, hanno fatto carriera, meno il giudice che lo ha assolto.
Ben venga l'Alta Corte Disciplinare a fare pagare chi sbaglia.
Io voto SI
Esprimiamo piena solidarietà al quotidiano Il Foglio e ai suoi giornalisti per le parole pronunciate dal procuratore di Napoli Nicola Gratteri, onnipresente frontman del “NO”, nell’intervista pubblicata oggi dal giornale.
Quando il Procuratore a capo della Procura più grande d’Europa afferma che ‘dopo il referendum con voi del Foglio faremo i conti’ e annuncia che ‘tireremo una rete’, non siamo più di fronte a una battuta infelice ma a parole che suonano come una vera e propria intimidazione nei confronti di un organo di stampa.
L’immagine di questa ‘rete’ evoca, infatti, in modo sinistro e inquietante quelle note operazioni di pesca a strascico a cui purtroppo ci ha abituato negli anni Gratteri e che sistematicamente si sono concluse con le vite distrutte di centinaia di persone innocenti, ingiustamente private della libertà personale.
È inaccettabile che chi esercita una funzione così delicata utilizzi toni e immagini che paventano ritorsioni nei confronti di giornalisti colpevoli soltanto di fare il proprio lavoro. In una democrazia liberale la libertà di stampa non può essere oggetto di minacce, tanto meno da parte di chi rappresenta lo Stato e dovrebbe per primo garantire equilibrio, misura e rispetto delle istituzioni.
Sapete cosa accade quando una giudice coraggiosa, come Natalia Ceccarelli (Corte d'appello di Napoli), spiega perché sorteggio e Alta Corte disciplinare servono a liberare la magistratura dal sistema correntizio? Che si viene aggrediti verbalmente da propri colleghi, in questo caso Antonio Ardituro, procuratore alla Direzione nazionale antimafia e in passato proprio membro del Csm per la corrente di sinistra Area. Tutto ciò è avvenuto venerdì a un dibattito sul referendum a Casal di Principe. Onore alla giudice Ceccarelli, che non si è fatta intimorire e che vi invito ad ascoltare:
6 febbraio 2018. Gratteri lancia in pompa magna l’inchiesta su elisoccorso in Calabria con 4 arresti: “Siamo riusciti a dimostrare passo passo come si trucca una gara. Li abbiamo seguiti per un anno con pedinamenti, rilievi fotografici esattamente come facciamo con i trafficanti di cocaina. La spregiudicatezza non ha limiti, in nome del denaro si è disposti a qualsiasi cosa”.
Lo scorso dicembre, al termine di un processo durato cinque anni, gli imputati sono stati tutti assolti da ogni accusa.
Chi restituirà loro la dignità e la reputazione demolite, oltre che da accuse infondate e ingiuste detenzioni, da questo modo scandaloso di diffondere le notizie sulle indagini? Gratteri oggi si eleva a difensore della Costituzione ma dimentica sempre l’articolo 27 che stabilisce il principio di presunzione di innocenza. Amnesie
Dottor Gratteri, le dice qualcosa il nome di Gianluca Callipo?
Gianluca Callipo, nel 2019 e' il giovane sindaco di Pizzo Calabro, è un esponente del Partito Democratico, che ha fatto politica fin da ragazzino, ed è stato eletto primo cittadino quando non aveva ancora 30 anni.
Prima Presidente nazionale di Anci giovani, poi Presidente di Anci Calabria, è una giovane promessa della politica. Nel 2014 si candida alle primarie dí centrosinistra per la scelta del candidato Governatore della Calabria. Nel 2017 è eletto per la seconda volta Sindaco del Comune di Pizzo Calabro con il 62,27% dei voti. Sembra destinato a una brillante carriera, almeno fino al 19 dicembre 2019.
All'alba di quel drammatico giorno scatta il maxi blitz dell'operazione nota come
Rinascita Scott, condotta dalla Distrettuale Antimafia di Catanzaro, guidata da lei, dottor
Gratteri. Nella rete finisce anche Gianluca Callipo, con accuse pesanti: concorso esterno in associazione mafiosa e abuso d'ufficio con l'aggravante mafiosa. E anche le conseguenze non sono da meno: per lui si aprono le porte del carcere.
Da brividi le parole di Callipo.
"Quando aprii la porta, alle 3.30 di notte, e mi trovai i Carabinieri che mi comunicavano che stavano eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, all'inizio non ci potevo credere, mi sembrava impossibile quello che stava succedendo. Entrarono consegnandomi due scatoloni contenenti una trentina di faldoni e dicendomi che al loro interno avrei trovato le accuse per le quali mi stavano arrestando. Due scatoloni pieni di documenti.
Provai a sfogliare alcune delle migliaia di pagine ma capii ben poco,".
Dopo 7 mesi di carcere, la Cassazione la scarcera annullando l'ordinanza custodiale. Non ci sono i gravi indizi. Una sonora bocciatura dell'impianto accusatorio.
Dopo che la Cassazione aveva smontato tutto, la Procura ha chiesto per Callipo 18 anni di reclusione. Diciotto.
Esito: ASSOLUZIONE.
La sentenza è definitiva perché la Procura ha rinunciato all'appello.
Callipo non fa più politica, ha sofferto tantissimo, ha avuto la carriera distrutta, mentre lei, dottor Gratteri prosegue a fare carriera grazie ad un CSM che assegna valutazioni di professionalità positive (al 99%) anche a chi ha privato della libertà cittadini innocenti.
Quando parla di indagati ed imputati, dottor Gratteri, ricordi che sono persone in carne e ossa e non di rado sono innocenti. Tantissimi indagati vedono archiviati i loro procedimenti, tanti imputati (quasi il 50%) vengono assolti già in primo grado.
E non li tratti come fisiologici effetti collaterali, ma li rispetti perché hanno avuto la vita rovinata da accuse finite nel nulla.
L’affermazione del dott. Nicola Gratteri, secondo cui voterebbero per il “No” le “persone perbene” e per il “Sì” indagati e poteri deviati, non è un’opinione ma un insulto: equipara milioni di cittadini a soggetti moralmente indegni solo per la loro scelta di voto.
Un magistrato non può usare parole che dividono e diffamano. Quando lo fa, non danneggia solo sé stesso ma la credibilità dell’intera magistratura. Dopo le false affermazioni attribuite al dott. Giovanni Falcone, questa ennesima forzatura conferma una preoccupante recidiva comunicativa che inquina il confronto elettorale con disinformazione e allarmismo.
Non è dibattito democratico: è propaganda. Per questo è necessario un richiamo della Presidenza della Repubblica Italiana, anche nella sua funzione di vertice del Consiglio Superiore della Magistratura, affinché il confronto torni a toni rispettosi e fondati sul merito.
Il comitato UCPI
Le parole di Gratteri sarebbero da denuncia. Il sospetto,il fango, l'opinione altrui bollata come un atto delinquenziale. Giudicati da uno cosi vi sentite sereni? Voto sì. Dunque non sono una persona perbene. E' come "è stato arrestato di notte qualcosa avrà fatto." Gravissimo
La riforma interviene su uno dei nodi più delicati del sistema giudiziario: la terzietà del giudice. Separare chi accusa da chi giudica non è una sfiducia verso i magistrati, ma una garanzia in più per i cittadini. Più chiarezza nei ruoli significa più credibilità nelle decisioni e più fiducia nella giustizia.
Per una giustizia davvero imparziale, per un giudice libero e terzo, per decisioni credibili e trasparenti: vota SÌ alla riforma.
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