@Ghost28247156 E allora non capisco il tuo commento anche perché ho parlato di priorità (per dire che c'è stata totale assenza nelle sinistre che han governato) non di esclusività.
Ci sarebbe da scrivere un vademecum sulla quantità di argomenti che riescono a deragliare l'unico vero tema a cui la sinistra dovrebbe dare la priorità: la tutela dei lavoratori.
Trasformare questo problema in un altro referendum su Zerocalcare è una oggettiva vittoria della destra che riesce così a fare il solito giochetto sul "sei di sinistra ma sei ipocrita", e a evitare di parlare di salari e tutele in settori dove c'è il deserto.
@CharlyMatt Condivido in toto. Quel che stiamo vedendo è un forte tentativo di confondere e il solito "divide et impera". Siamo nel cuore del problema dei bassi redditi da lavoro italiani e del precariato come standard. È evidente quanta forza di potere ci sia in gioco e come sia difesa.
I miei Due Spicci sulla questione Zerocalcare
Come al solito quando in questo Paese si cerca di parlare di lavoro, più che a un dibattito si assiste a scontri tra tifoserie completamente lunari.
Ora, qui la questione è molto semplice, al di là dei complotti che alcuni paventano: l'associazione UNITA ha diffuso delle testimonianze in forma anonima, non verificate e non verificabili come spiegato sin dall'inizio, che riportavano le condizioni che sarebbero state imposte ai lavoratori impiegati nell'animazione di Due Spicci, ponendo però l'accento, ma questo dettaglio mi pare se lo siano perso tutti, sul fatto che siano sistemiche al di là della serie di Zerocalcare.
Che segnalazioni del genere facciano più rumore proprio perché in prima battuta connesse a una produzione che porta il nome di Zerocalcare era ampiamente prevedibile, proprio per i valori di cui da anni lo stesso fumettista si fa portatore.
Nel momento in cui costruisci la tua brand identity, che non è una cosa brutta, sul contrasto allo sfruttamento, è ovvio, chiaro ed evidente che alla prima crepa anche solo lontanamente connessa a te, si scateni una bagarre.
Questo significa che le condizioni, se verificate, sarebbero da addebitare a lui? No, non è mai stato questo il focus del discorso. Il vero focus era un'attività di denuncia sociale, che poi possiamo magari criticare per le modalità, basata proprio sul veicolare il messaggio "Due spicci è esattamente quanto siamo stati pagati".
Le finte partite iva, perché di questo staremmo parlando se verificato, sono un problema sistemico in tutto il comparto intellettuale e creativo, mica solo per gli animatori. Ci ho scritto un libro e qualche inchiesta su questo sistema abusato da studi di architettura e veterinaria, agenzie immobiliari, assicurazioni, giornali e chi più ne ha più ne metta.
Al centro della polemica ci sono sempre state le due case di produzione contestate e al massimo Netflix, che se tutto si scoprisse essere vero avrebbe un bel grattacapo dal punto di vista reputazionale connesse al mancato rispetto del codice etico per i fornitori. Zerocalcare e la serie sono stati il veicolo della polemica ma mai il fulcro reale.
Che la questione potesse essere strumentalmente cavalcata da politici che i diritti dei lavoratori al massimo li hanno sempre sbertucciati era ampiamente prevedibile, ma la mia domanda è una: dobbiamo davvero chiudere gli occhi di fronte a un'ipotesi di sfruttamento di lavoratori solo perché questa situazione potrebbe essere strumentalizzata da politici di parte avversa?
A me sembra che un ragionamento del genere sia estremamente poco rispettoso e rischia di oscurare le istanze mosse da dei lavoratori che stanno cercando di trovare il coraggio di far emergere una questione molto importante. E chi, sono certa, ha davvero a cuore il tema dello sfruttamento, dovrebbe sostenerli, magari criticando le modalità, ma di certo non svilendo in toto la protesta come invece alcuni stanno facendo.
Ora, come ho già detto giorni fa su Instagram, io sto seguendo la protesta da ben prima che esplodesse nel mainstream e ho fatto un call out proprio per raccogliere testimonianze documentate per verificare le denunce anonime e capire se effettivamente la questione dello sfruttamento nel settore è reale e dare una mano a farla emergere in maniera utile a tutti.
Però onestamente mi fa rimanere amareggiata non poco il constatare che ci sono persone che pur di difendere Zerocalcare, sputano merda su dei lavoratori bollandoli a priori come dei bugiardi solo perché qualcuno ha ben pensato di sfruttare una battaglia per proprio vantaggio politico ed elettorale. E penso onestamente che questo atteggiamento non sia rispettoso verso lo stesso Zerocalcare.
PS. In merito alle reazioni alla replica del fumettista, mi fa sorridere quanti pensino che davvero una qualsiasi persona famosa abbia realmente potere contrattuale e strumenti per verificare contratti e condizioni di collaboratori di aziende non a lui collegate e di imporre miglioramenti. Non funziona esattamente così e se lo pensate, perdonatemi, ma avete un'idea un po' naif di come funzioni un sistema complesso come una produzione su appalti. E' chiaro ed evidente che al massimo qualcosa si può fare solo nel momento in cui viene denunciata in maniera massiva o comunque viene fatta emergere concretamente, prima è davvero come chiedere a qualcuno di avere sfera di cristallo e bacchetta magica.
@unchimico uno studio associato in altro ambito. Si era infatti poi venuto a sapere che faceva fare stage con rimborso spese sia nel suo studio che in collaborazione con l'ente. Son talmente tanto invischiati nei qui pro quo che è una barzelletta.
Tutto giusto.
Aggiungo solo che la problematica è estesa per tutte quelle professioni nate senza cassa ed ordine professionale. E giustamente dato che il sistema anacronistico è quello e non il sindacato che ha la colpa di non averci neanche provato a tutelare questi lavoratori.
Qualche riflessione sulla questione due spicci/animazione in Italia, però poi vado oltre, giuro. Non conosco bene il settore ma non fatico assolutamente, per analogia, a credere che il “fuor ccnl” col trucchetto della partita iva sia imperante nonché con paghe da fame e penso
@unchimico Eh si, fra l'altro tempo fa mi ero scontrato con quello che aveva fatto uno studio sul salario minimo per quel famoso ente di cui non farò il nome. E proprio lui mi diceva che è inutile il salario minimo perché negli studi associati si lavora con le p. i. Lui stesso a capo di >
@not_a_riot È gente incattivita, per alcuni ci possono essere anche delle attenuanti dovute alle loro circostanze ma la sinistra non dovrebbe avere niente a che fare con idee di quel tipo.
Chiedetegli se è giusto che un lavoratore rinunci al suo stipendio per seguire il suo partner che ha trovato lavoro in un'altra città.
Chiedetegli se è giusto che un lavoratore scelga un part-time per fare il caregiver.
L'ideologia la si svela così non dalle discussioni su TFP.
Fino a che si parla di macroeconomia è facile nascondere le proprie idee dietro grafici e indici.
Provate a chiedere:
"È giusto che chi non reagisce agli incentivi economici massimizzando il proprio guadagno abbia accesso agli stessi servizi pubblici di chi lo fa?"
@not_a_riot Sono domande che bisogna fare, ma non ti aspettare che ti diano una risposta onesta o proprio che ti rispondano. Almeno non dal account con cui si fanno belli per poi andare a fare gli opinionisti in tv. Dal burner account invece si esprimono come nazi. https://t.co/ZSMSHsSMKI
@marco_bonesi@DannyDada82 Nella provocazione sta l'indizio, voluto o non voluto dall'autore, dovute ai fatti, che poi altri strumentalizzano. Ad esempio, relativo alla questione, quale è la causa che diamo al fatto che l'Italia abbia il più alto numero di inattivi?
Gli italiani, pure i laureati, pure in settori ad alto progresso tecnologico subiscono livelli di sfruttamento in proporzione simile. Continuiamo a parlare di produttività, di costo del lavoro, di crisi energetica e di tante altre distrazioni.
"Meno di due euro l'ora per costruire il consolato Usa a Milano. Non abbiamo alternative". Parla un operaio di 27 anni, originario del Kenya #ANSA https://t.co/sU3qv90eOU
@conamorechiara Eh sì, la condizione fondamentale da cui non si passa è che bisogna togliere spazio ai falsi autonomi (più controlli? Nuovi inquadramenti intermedi? Non ho la risposta) e che questa roba (o comunque una soluzione, ma che dico, un TENTATIVO) deve essere nel programma del csx
@EttoreF64838373@gvieri Ho detto proposte da sinistra. Quelle sono proposte da destra o dal centro per chi rappresenta l'imprenditoria. Più che lecite ma non si può migliorare la condizione dei lavoratori facendo gli interessi degli imprenditori.
La soluzione, affrontata da sinistra, è talmente tanto semplice che l'unico motivo per cui non viene applicata è perché non c'è una sinistra vera che legifera da almeno 35 anni.
Perché le imprese italiane non crescono?
Non perché non vogliono. Perché non conviene.
Il novantacinque per cento delle imprese italiane ha meno di dieci dipendenti. Sono quattro milioni di microimprese che impiegano quasi la metà degli occupati del paese, ma producono solo un terzo del valore aggiunto. Il resto lo producono le poche migliaia di imprese medie e grandi — quelle che in Italia stanno scomparendo.
Il dato che nessuno racconta è questo: le imprese italiane tra dieci e duecentoquaranta dipendenti sono più produttive delle tedesche. Non di poco — del sei per cento. A parità di dimensione, l’impresa italiana compete con chiunque. Il gap con la Germania non è nei lavoratori e non è negli imprenditori. È nella distribuzione: le microimprese italiane producono il trentatré per cento in meno di valore per addetto rispetto a quelle tedesche, e sono il novantacinque per cento del totale.
La domanda è perché restano piccole. La risposta non è culturale — è contabile. Il sistema italiano è costruito per soglie. A quindici dipendenti scatta l’obbligo di assunzione delle categorie protette. A cinquanta scattano i comitati di sicurezza, la revisione legale, e una serie di obblighi che richiedono strutture amministrative dedicate.
Ogni soglia è un gradino che costa — non in proporzione alla crescita ma in anticipo sulla crescita. L’imprenditore che ha 14 dipendenti e valuta il quindicesimo sta facendo un calcolo. Spesso il calcolo dice: non conviene.
Fino agli anni Ottanta l’Italia aveva imprese che competevano su scala globale. Oggi quel patrimonio è evaporato, e il sistema che lo ha sostituito non è in grado di generare il prossimo. Non perché manchino le idee — perché il sistema premia chi resta piccolo e penalizza chi prova a crescere.
“Piccolo è bello” non è una filosofia. È un sintomo.
“La funzione dell’imprenditore è di riformare o rivoluzionare il sistema di produzione”, sosteneva Joseph Schumpeter. Ma se uno Stato elefantiaco, burocratico e criminale fa di tutto per non permetterti crescere... beh... il problema è sempre e solo lo Stato!
(semicit.)
Fino a che si parla di macroeconomia è facile nascondere le proprie idee dietro grafici e indici.
Provate a chiedere:
"È giusto che chi non reagisce agli incentivi economici massimizzando il proprio guadagno abbia accesso agli stessi servizi pubblici di chi lo fa?"
@Per5pectiveMan@LeofaccoTweet Se il problema è il valore aggiunto nella classe di addetti, dunque la produttività totale dei fattori, com'è che viene risolto dall'addetto in più?
Mi sembra una soluzione bislacca +
Fra l'altro questione di notevole importanza specialmente in Italia in cui un lavoratore di quei settori è letteralmente in lotta contro tutti da solo mentre chi lo sfrutta è ben organizzato.