Per Aspera Lab | ASTRA Research Group. Attraverso le asperità della narrazione verso la verità dei dati. Intelligence, Geopolitica, Diritto. Nulla è come appare
La Cina c’entra, chiaro. Hanno spinto forte e ora ci stanno mangiando pezzi di mercato. Ma dare quasi tutta la colpa a loro è una scorciatoia, l’Europa si è resa vulnerabile da sola, energia cara, costi altissimi, regole che fregano i propri produttori e una transizione all’elettrico fatta più per ideologia che per realismo. I cinesi hanno solo colpito dove eravamo già deboli.Questa è la realtà, non la versione politicamente comoda
Non è paura dello straniero.
È che siamo stufi di chi arriva, se ne frega delle regole, combina reati a go-go. Critichi i fallimenti dell’integrazione, i clan o gli irregolari che restano e ti attaccano subito di razzismo.
Questa non è solidarietà, è un modo per complicare la vita a chi ci vive da sempre e a chi si è integrato per davvero. Il resto sembra solo propaganda.
Come on, “joining the EU means gaining sovereignty.” Only if by sovereignty you mean the right to raise your hand in a room where the others still decide for you anyway. Iceland already has the single market, Schengen and NATO without having to hand over its fishing quotas or accept that Brussels law overrides its own. The people talking about “new capabilities” always forget that Reykjavík already uses those capabilities, and uses them without asking permission every time it concerns its own waters. And the bit about Russia or America taking the country over if it doesn’t join is even weaker: nobody is about to annex Iceland, and the ability to say no doesn’t come from sitting at a European table, it comes from still having control over what you do. Calling the transfer of power a “gain” remains a neat rhetorical trick, nothing more.
If Google, Apple, Amazon, Microsoft and Cloudflare left Europe:
450 million people without decent search (Google Search + YouTube)
Thousands of banks, hospitals and companies without cloud services (AWS and Azure handle roughly 50-60% of European data)
Hundreds of millions of smartphones without Play Store and updates
Thousands of European websites slower and more vulnerable to attacks (Cloudflare protects a huge portion of EU traffic)
It would be a massive mess for the economy and daily life.
Then tell them to just leave Europe.
And while you're at it, tell the same thing to Cloudflare, Amazon AWS, Microsoft Azure, and all the other services we use every day. Then explain to me how you would manage without them? The truth is that Europe is far too big a market for Google to afford walking away from (and if Google left, Europe would be set back years). Everyone knows it. So the line “if you don’t like the rules, just leave” is nothing but hypocritical nonsense.
“Building safer societies” and “Union of Equality”… All while fining Google for being too successful, pushing Chat Control to scan our private chats, rolling out the DSA to police online speech, and keeping up with open-door policies as our cities change fast and social cohesion crumbles. Maybe before launching another rainbow strategy until 2030, someone should ask why the same politicians obsessed with “rights” seem so determined to speed up Europe’s demographic and cultural decline.
Onorevole competere con americani e cinesi a suon di multe e regole sempre più strette non è difendere l’Europa, è affossarla. Siamo già irrilevanti nel tech. Contiamo solo per la grandezza del mercato, ma senza i servizi americani (e in parte cinesi) saremmo tornati al medioevo. Invece di demonizzare i “tecnocapitalisti”, chiediamoci perché l’Europa non riesce più a crearne di suoi. Forse perché abbiamo scelto la strada delle regolazioni punitive invece di libertà, merito e crescita? Proteggere la democrazia non significa mettere sotto tutela internet e le aziende. Significa soprattutto non suicidarci economicamente.
Professore @MicheleAinis, lei parla di allarme effimero e di ossessione per la sicurezza. Provi però a mettersi nei panni di chi ha un piccolo negozio o un bar e da anni subisce furti e rapine una dietro l’altra, vede i rapinatori uscire dopo poco e tornare come niente fosse. O di una persona anziana che ha paura anche solo a uscire di casa dopo una certa ora. Per lei forse è un’allarme "effimero" ma per tanta gente normale è la vita di tutti i giorni. Non stiamo chiedendo di sparare a chiunque o di diventare una società armata fino ai denti. Vorremmo solo uno Stato che faccia rispettare le regole: pene vere, tutele per i cittadini e la possibilità di difendersi senza finire sotto processo come se fosse il cattivo della storia. È davvero la forza che sta sostituendo il diritto, o è il diritto che ha smesso di proteggere chi le regole le rispetta? Dal suo studio a Roma magari il problema si vede diverso, ma qui fuori per molti è una cosa concreta ogni santo giorno.
Fidati, la favola delle "preferenze pure" è solo l'alibi perfetto per non cambiare nulla. La sinistra non ha presentato nessuno straccio di emendamento per introdurle; si è solo limitata a votare contro l'unica apertura reale ai cittadini.
Obiettivo, affossare la riforma e blindare l'attuale Rosatellum.
Il risultato? Un capolavoro di cinismo. Invocano la purezza democratica a parole, ma nei fatti si tengono stretti i listini bloccati. Così le segreterie possono continuare a nominare comodamente il 100% dei parlamentari dall'alto.
Proviamo a capirci.
Immagini per un attimo di essere al posto di Roggero: è nel suo negozio, arriva l’ennesima rapina, viene minacciato insieme ai suoi familiari, vede i suoi averi (quelli con cui mantiene la famiglia) portati via con la violenza. Reagisce. Mi dica sinceramente: in quel momento lei si sentirebbe protetto dallo Stato? O penserebbe che lo Stato ha fallito nel tutelarla prima e la punisce dopo? Oltre la dinamica specifica di quel caso (su cui si può discutere), qui è in ballo un principio di fondo: una persona onesta ha il diritto di difendersi quando viene aggredita, o deve subire e basta, rischiando pure il carcere mentre i rapinatori chiedono risarcimento? Questo non è “vendetta da cavernicoli”. È la domanda che si fanno milioni di italiani che hanno perso fiducia nella giustizia. Lei come la risolverebbe?
“Fanculo la remigrazione” è uno slogan, non un argomento. I nazisti deportavano e sterminavano milioni di persone nei lager per motivi razziali. Equiparare a quello chi propone rimpatri di irregolari o di chi delinque svuota la parola di ogni significato. Alla fine “nazista” non vorrà più dire niente… e questo aiuta solo i veri violenti. La remigrazione va discussa con metodo e dati, non con insulti.
Chi non ha diritto di stare in Italia, soprattutto se commette reati, non deve restare a spese dei contribuenti e mettendo a rischio la sicurezza di tutti. Questo non è fascismo: è semplice buonsenso e rispetto per chi rispetta le regole. Le ripercussioni umanitarie, economiche e sociali vanno certamente valutate. È esattamente per questo che serve un dibattito politico serio, non la difesa a priori di chiunque commetta illeciti solo perché extracomunitario. Chi urla “fanculo”, impedisce manifestazioni altrui e demonizza chi la pensa diversamente… è proprio lui che sta normalizzando l’intolleranza. Si discute con fatti o si continua a gridare?
@ElideBellardin1@lisameyerildra1 Manca il coraggio di affrontare il problema. Ciò a cui mirano è la rielezione... "Un colpo al cerchio e uno alla botte" credono che sia il modo migliore per vincere le elezioni.
Ieri sera, mentre l’Aula della Camera era un ring, è successa una cosa che racconta meglio di mille discorsi come funziona davvero il potere in Italia. Si discuteva di come eleggere i prossimi deputati. Il centrodestra aveva messo sul tavolo un emendamento «Diamo un po’ di preferenze». Non quelle vere, libere ma una versione addomesticata. Immaginate la scheda, sette nomi per lista. Il primo è il capolista bloccato, scelto a tavolino dal partito. Quello entra sicuro, come un posto riservato. Dietro di lui, altri sei candidati (uomo/donna alternati) tra cui l’elettore può mettere fino a tre preferenze. In pratica, ti faccio credere che scegli, ma il partito si tiene la poltrona garantita. Se la lista prende un solo seggio, va dritto al suo uomo. Se ne prende di più, entrano i più votati tra i sei.Era un compromesso all’italiana, un piccolo passo avanti rispetto alle liste bloccate di oggi, ma ancora lontanissimo dal lasciare la scelta in mano al popolo. E infatti è caduto per un solo voto. Questa storia non parla solo di una riforma elettorale. Parla di un meccanismo antico, le segreterie di tutti i colori che faticano a mollare il controllo sui seggi. Perché alla fine la domanda è sempre la stessa: chi decide chi ci rappresenta? Il cittadino o la stanza dei bottoni?
Per chi vuole approfondire: ANSA (resoconto e contenuto): https://t.co/TW1V7zYHNl
La politica italiana è fatta così. Ora tocca a noi decidere se vogliamo continuare a subire questo gioco o pretendere di più.
Nulla è come appare.
Che ne pensate?
#LeggeElettorale #Preferenze #Democrazia #PoliticaItaliana #Meloni #Stabilicum #ChiCiGuadagna
La “sconfitta di Meloni” è palese, ok. Ma lo è anche il fatto che sia la sinistra che una parte del centrodestra hanno votato contro un emendamento che introduceva comunque un 83% di lista aperta alle preferenze (1 capolista bloccato su 7 totali). Risultato, difendono il sistema attuale a liste bloccate o semi-bloccate, dove le segreterie decidono tutto. Casta in purezza, come dici tu. E su questo sia Pd-M5S che alcuni nella maggioranza sono d’accordo. La domanda semplice è: perché sia la sinistra che certi “alleati” festeggiano (o non si oppongono) al mantenimento del potere delle segreterie di scegliere i parlamentari? Non è solo una questione di Meloni o di “forzature”. È una questione di chi vuole davvero lasciare scegliere i cittadini e chi invece no. O vogliamo continuare a fingere che il problema sia solo “la destra cattiva”?
No, l’esempio dimostra esattamente la stessa cosa. Nel caso di Ilaria Salis gli elettori non erano “liberi di scegliere chiunque”. Potevano solo esprimere preferenze tra i candidati già selezionati dal partito nella lista (erano decine, non infiniti). Il partito decide chi può essere votato, l’elettore sceglie solo tra quelli ammessi. Esattamente come nell’emendamento bocciato: partito decide capolista bloccato + 6 nomi, elettore sceglie tra quei https://t.co/tTMLQqRIve differenza è solo quantitativa (22 vs 6), non qualitativa. In entrambi i casi il potere di selezione resta nelle segreterie.