“Ma come siamo diventati così stupidi?
Io vengo da un tempo in cui le parole pesavano.
Prima di parlare si ascoltava, prima di giudicare si cercava di capire.
Negli ultimi decenni invece ho assistito a un progressivo imbarbarimento non dirò della cultura, ma proprio dell’essere umano.
I social media ne sono l’esempio perfetto. I social non informano: eccitano.
Non spiegano: SEMPLIFICANO.
Non creano il dialogo:
mettono gli uni contro gli altri.
Sono lo specchio di una società che ha reso ridicola la critica, sospetto il dubbio, noiosa la competenza.
Ci vuole una resistenza quasi eroica per sottrarsi a tutto questo.
In un mondo che ti vuole stupido, pensare è già una forma di disobbedienza.
Perché mentre tutto spinge verso l’idiozia, pensare resta l’ultima forma di resistenza.
L’ignoranza non è mai stata un’opinione. Oggi, però, viene spesso applaudita come se fosse autenticità.
Il pensiero critico dà fastidio perché obbliga a studiare, a dubitare e ad assumersi la responsabilità delle proprie idee.
È molto più comodo condividere slogan che cercare la verità”.
Umberto Eco
#CulturaDifesa
🏎🟀 Tutti conoscono il "Cavallino Rampante" della Ferrari.
Ma quanti sanno che la sua cavalcata è iniziata nei cieli della Prima Guerra Mondiale❓
Quel simbolo apparteneva a Francesco Baracca, il più celebre asso dell'aviazione italiana.
Prima di diventare pilota, Baracca frequentò la Scuola di Cavalleria di Pinerolo e prestò servizio nel prestigioso Reggimento “Piemonte Reale”. Fu proprio lì che nacque il legame con il cavallino rampante, scelto come emblema personale per richiamare le sue origini militari e la sua grande passione per i cavalli.
Dal 1917, quel cavallino comparve sulla fusoliera dei velivoli della 91ª Squadriglia. Baracca lo volle nero, affinché risaltasse maggiormente sugli aerei con cui conquistò il cielo e scrisse alcune delle pagine più gloriose dell'aviazione italiana.
Poi la storia prese una svolta inattesa.
Nel 1923, dopo la vittoria al Circuito del Savio, Enzo Ferrari incontrò i genitori di Francesco Baracca. In quell'occasione, la madre dell'aviatore, la contessa Paolina Biancoli, gli rivolse una frase destinata a entrare nella leggenda:
«Ferrari, metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo. Le porterà fortuna».
Ferrari raccolse quell'eredità, mantenne il cavallino nero e aggiunse il fondo giallo, colore della sua Modena. Nacque così uno dei simboli più celebri e riconoscibili al mondo.
✈️🏎🟀Da un aereo da caccia a un'automobile da corsa. Da un eroe dell'aria a un'icona del Made in Italy.🇮🇹
Perché prima di correre sull'asfalto, il Cavallino Rampante aveva già conquistato il cielo.
Per saperne di più ➡️https://t.co/ydQVmliwcQ
L’Italia è sempre più in basso nella classifica della libertà di stampa. Beh, con un governo di fascisti così, non ci stupiamo. Intanto però ecco piccole cose da cui partire per provare a risalire la china…
I don’t post enough foreign cinema.
Jiří Macháček, Bolek Polívka, and Vica Kerekes in Muži v naději (Men in Hope), a charming, messy and… you've stopped reading, haven't you?
"Io ho più di novant’anni, sono più vecchio della vecchia del terzo piano e questo è lo spettacolo che passa il convento" il resto è qui sotto
https://t.co/7AHeVLFLyM
"Oggi celebriamo la forza e il coraggio di questi piccoli guerrieri. ✨
Ogni sorriso, ogni abbraccio e ogni passo avanti sono una vittoria incredibile.
Continuate a lottare, siete fonte di speranza per tutti”🌈💛