@Pierre82447995 Il tennis è il colpo giusto al momento giusto. Quando sarà necessario alzerà il livello. E se non sarà sufficiente non sarà una catastrofe. A volte vinci e a volte perdi. È lo sport.
Qui in Italia avete scoperto solo ora Caitlin Clark e Sophie Cunningham. Siete arrivati almeno con un anno di ritardo. È da tempo che queste due atlete stanno lottando contro le giocatrici nere. Senza loro la WNBA non se la cagherebbe nessuno. Ah Lexie Hull completa il trio.
Il caldo dell’anno scorso è già sparito dalla memoria.
In questi giorni l’ondata di caldo al Nord Italia è intensa, fastidiosa, in alcune zone anche molto pesante ma non è un evento senza precedenti recenti. Il mio discorso è ovviamente riferito alla nostra Penisola e non ad altre zone d'Europa, come la Francia Centro-Occidentale dove ci sono decine di record di caldo mensile. Appena un anno fa, nel giugno 2025, il Nord Italia aveva già vissuto una fase molto simile, e in alcuni dati perfino più notevole. Quel mese chiuse in Italia secondo solo al giugno 2003, con uno scarto di circa +3 °C sulla media 1991-2020. Al Nord l’anomalia fu ancora più marcata, +3,38 °C, anche in questo caso seconda solo al 2003.
In Piemonte fu il secondo giugno più caldo degli ultimi 68 anni. A Milano ci furono ben 27 notti tropicali, più del giugno 2003. Alla Capanna Margherita, a 4554 metri, si misurarono 9,5 °C, mentre lo zero termico superò i 5000 metri sulle Alpi. Addirittura qualche media in modo maldestro tentò di attribuire al caldo il collasso parziale dell'insegna "generali" sulla torre Hadid a Milano. Il punto a cui voglio arrivare non è dire che il caldo attuale sia normale perchè non lo è. Al Nord Italia siamo 7-9 °C sopra la media del periodo e non è assolutamente normale. Il punto è dare una scala a quello che stiamo vivendo perchè vedo, da alcuni titoli dei media principali, che la situazione sta sfuggendo velocemente di mano.
Per stabilire se questo giugno sarà il più caldo della serie, o più caldo di quello dello scorso anno, serviranno i dati definitivi di inizio luglio e fino ad allora, titoli come "la peggiore ondata di caldo di sempre" o “la peggiore dal 2003” sono più narrazione che meteorologia. Spesso un’ondata di caldo ci sembra "mai vista"anche perché abbiamo già archiviato quella dell’anno prima.
Il caldo attuale va preso sul serio proprio per questo non va raccontato a sentimento, né trasformato in clickbait per inseguire qualche visualizzazione in più. Vedremo a inizio luglio cosa diranno i dati ma fino ad allora, trasformarla nella "peggiore di sempre" non è informazione meteorologica è fare titolo prima ancora di avere una misura.
Sul caso Trump e Meloni ci si sta concentrando troppo sulla traduzione di quel “felt sorry”.
Il problema è a monte quando dice: mi ha implorato per fare una foto. Il che non è assolutamente vero.
Poi traducete “felt sorry” come volete, ma il problema è aver inventato tutto.
Essere ponderato, equilibrato, realista e scientifico è ormai un difetto.
Basta leggere i commenti contro Marco che gratuitamente sta facendo un lavoro eccezionale di divulgazione e conoscenza meteorologica.
Purtroppo spesso è così: insulti e malafede gratuiti.
Abbiamo più mappe, più modelli, più dati eppure spesso il meteo viene raccontato con meno meteorologia.
C’è una cosa preziosa nella vecchia scuola meteo di Bernacca, Baroni e Caroselli, l’abitudine a guardare il tempo come un quadro d’insieme, non come una somma di fattori isolati. Allora non c’erano le mappe colorate di oggi, non c’erano gli spaghi a portata di telefono, non c’erano app aggiornate continuamente, eppure si provava a spiegare il tempo partendo dalla circolazione atmosferica, alte e basse pressioni, isobare, fronti, correnti, masse d’aria, traiettorie delle perturbazioni.
Non era solo "farà caldo" o "pioverà". I fenomeni atmosferici venivano illustrati, si spiegava da dove arrivava l’aria, quale traiettoria avrebbe seguito, quali zone sarebbero state più esposte e quali più riparate, perché una perturbazione sarebbe riuscita a entrare meglio al Nord o perché un anticiclone avrebbe protetto il Mediterraneo per più giorni. Il numero finale, la temperatura o la pioggia prevista, arrivava dopo era la conseguenza di un ragionamento. Oggi abbiamo strumenti molto più avanzati e dati molto più raffinati, ma spesso il racconto pubblico del meteo si è impoverito. Si prende un fattore, lo si isola, lo si mette nel titolo e tutto il resto scompare. Una massima, una minima, un colore rosso o blu su una carta, una percentuale di pioggia, un bollino, una singola corsa modellistica, tutto diventa più immediato, ma anche più fragile.
La buona divulgazione dovrebbe tornare lì, non solo dire che cosa succederà, ma spiegare perché, il tempo atmosferico non è mai un dato buttato lì è una storia fatta di aria che si muove, pressioni che cambiano, correnti che deviano, mari che mitigano, rilievi che amplificano, città che trattengono calore.
Serve una meteorologia più leggibile, capace di far capire senza titoli urlati e scorciatoie fuorvianti perché quando il meteo diventa solo spettacolo e clickbait, il pubblico non capisce e si divide di più.
Senza l’audio originale, quella che La7 ha presentato come “telefonata Trump” è solo un’interpretazione soggettiva, non un fatto.
Nel parlato inglese inflessione, sarcasmo e contesto decidono tutto: «I felt sorry for her» può essere ironia, battuta da macho o semplice esagerazione. Senza la voce di Trump è aria fritta.
L’inglese è linguisticamente più povero dell’italiano e vive quasi interamente di contesto («I love you» copre sia «ti voglio bene» che «ti amo»).
Tradurre Trump senza audio non è giornalismo: è narrazione.
#Trump #Meloni #la7
L'ha detto Trump, l'ha detto Musk, l'ha detto Vance, l'ha detto Rubio, l'ha detto Milei: di questo passo l'Europa fra pochi anni non sarà più Europa, noi vogliamo aiutarvi, noi vogliamo salvarvi da questo destino. Giorgia Meloni, assieme a tutta la sinistra europea, ha detto NO.