NOVITÀ DELL’ULTIMA ORA SU REVOLUT
Iniziamo dall’elemento mancante fino a ieri: la casella di posta certificata violata appartiene alla Prefettura di Reggio Calabria (nello specifico, l'ufficio Enti Locali, che fa capo al Ministero dell'Interno).
Ma c’è un aspetto grottesco, sollevato oggi da testate specializzate, di natura prettamente giuridico-procedurale.
Infatti formalmente la Prefettura coordina l'ordine pubblico, ma non ha la competenza penale per emettere ordini di acquisizione di dati bancari all'estero (i quali spettano alle Procure della Repubblica tramite canali giudiziari dedicati).
Il team legale di Revolut ha quindi accettato un finto Ordine Europeo di Indagine (OEI) formalmente inviato da un ufficio amministrativo che non avrebbe mai dovuto emetterlo.
E qui a mio avviso la responsabilità di Revolut diventa palese, al netto dei legittimi tentativi della banca fintech di ridimensionare le proprie omissioni,
È cosa ben nota infatti che gli accessi PEC governativi siano in vendita sul dark web da anni.
Per questo motivo, molti analisti di cyber-risk sostengono che la responsabilità non sia affatto da dividere al 50%, ma che Revolut abbia mostrato una grave "negligenza procedurale". E su questo punto concordo totalmente.
Infatti qui siamo davanti al classico conflitto tra Conferma del server vs Conferma del mittente.
Come evidenziato dagli esperti di AML intelligence, i sistemi di conformità delle fintech spesso verificano solo che la mail arrivi da un dominio certificato (il server), senza accertarsi se la persona fisica che scrive sia un investigatore realmente autorizzato a richiedere quei dati.
E qui passiamo all’errore fatale commesso da Revolut: la mancata verifica "Out-of-Band"
Trattandosi di dati sensibilissimi di circa 700 clienti (selezionati chirurgicamente dai criminali tra i profili con i più ingenti portafogli di criptovalute) lo standard di sicurezza avrebbe imposto un controllo incrociato "fuori banda" (es. una telefonata di verifica ai canali istituzionali centrali del Ministero o a Europol), anziché limitarsi a rispondere alla stessa catena di email controllata dagli hacker.
E a tal proposito, un dettaglio emerso oggi rende tutta la vicenda ancora più grottesca: è stata la stessa Revolut ad accorgersi dell'inganno dopo ben 5 mesi (un'eternità in termini di cybersecurity).
Gli analisti della banca (alla buon’ora) si sono insospettiti per via di alcune anomalie e hanno contattato la Prefettura per altre vie, scoprendo che l'ufficio non sapeva nulla di quelle richieste.
Naturalmente adesso il Ministero dell'Interno italiano si trova al centro di un polverone politico, poiché l'account PEC è rimasto in mano ai criminali da marzo a luglio senza che i sistemi di monitoraggio statali se ne accorgessero.
In tale ambito, siamo ancora in attesa di una nota del ministero che giustifichi la falla sulla PEC (insistere sulla linea del silenzio sarebbe oltremodo imbarazzante).
Per concludere, dibattito ora si sta spostando sui rimborsi e sulle sanzioni dei Garanti della Privacy (italiano ed europeo), che ragionevolmente commineranno delle multe a Revolut, per aver consegnato i dati dei clienti senza adeguate verifiche, come previsto dal GDPR.
Una cosa è certa: questa storia ha scoperchiato il vaso di Pandora sulle enormi criticità delle attuali procedure di anti riciclaggio, alla luce dell’incapacità di garantire la sicurezza dei dati personali di milioni di persone.
La concentrazione crescente di dati identificativi e finanziari nei sistemi AML e KYC, si sta rivelando fallace. Infatti, più informazioni vengono aggregate e interconnesse, più questi archivi diventano bersagli ad altissimo valore per cybercriminali e furti di identità.
#Revolut #Hack
La Crisi Energetica a un punto di svolta
L’oleodotto saudita “Est - Ovest” è stato colpito duramente da droni partiti da milizie filoiraniane in Iraq, mentre parallelamente i ribelli Houthi hanno rivendicato attacchi massicci con droni e missili contro basi militari nel sud dell'Arabia Saudita.
Di conseguenza, Riad ha decretato lo stop immediato dei flussi lungo l'oleodotto Est-Ovest a causa dei gravi danni, mettendo in sicurezza la linea.
L'infrastruttura è strategica, poiché fino a oggi ha consentito di trasportare il greggio dai giacimenti orientali direttamente ai porti sul Mar Rosso, bypassando le criticità negli stretti di Hormuz e Bab El Mandeb.
Come abbiamo visto nel video di ieri, l’attacco si inserisce in una massiccia offensiva via terra in cui le milizie Houthi hanno preso il controllo dell'intera costa yemenita del Mar Rosso, stringendo ulteriormente la presa sulle rotte commerciali globali e minacciando i porti sauditi.
E adesso il blocco contemporaneo delle rotte marittime nel Mar Rosso e lo stop all'oleodotto Est-Ovest stanno mettendo sotto scacco le vie del greggio alternative allo Stretto di Hormuz (anch'esso teatro di attacchi a navi in queste ore), facendo impennare il rischio geopolitico per le forniture di petrolio e distillati.
Consiglio spassionato: fate un bel pieno prima dell’apertura dei futures su petrolio e carburanti alle 23 italiane
#petrolio #Houthi
Solo per ricordarvi che Monti é la bestia che tra il 2011 e il 2013
ha portato il debito pubblico dal 118% del PIL al 130% del PIL in poco più di 2 anni
e allo steso tempo affossato il PIL reale del 5%, lasciando il paese azzoppato per anni
🇮🇸 L’Islanda ha deciso di non riaprire i negoziati per entrare nell’Unione Europea.
Purtroppo, gli islandesi si perdereranno tutti i benefici dell’integrazione europea:
– svendere le grandi imprese pubbliche;
– privatizzare quello che ancora funziona;
– liberalizzare quello che non è stato ancora privatizzato;
– precarizzare il lavoro per diventare più competitivi;
– comprimere i salari per recuperare la competitività;
– tagliare la spesa pubblica per rispettare parametri decisi altrove;
– fare una bella riforma delle pensioni ogni volta che i mercati si innervosiscono;
– spiegare ai cittadini che devono fare sacrifici per riconquistare la fiducia degli investitori;
– rinunciare alla politica monetaria nazionale;
– rinunciare al tasso di cambio;
– scoprire che la svalutazione è terribile e la svalutazione salariale invece è modernissima;
– mettere il pareggio di bilancio in Costituzione;
– ricevere una letterina con i compiti per casa quando lo spread sale;
– avere un governo tecnico quando la democrazia diventa troppo complicata;
– chiamare “riforme strutturali” cose che nessuno voterebbe se avessero un nome comprensibile;
– passare trent’anni a fare riforme per crescere e poi chiedersi perché non si cresce;
– infine, dopo aver ceduto moneta, cambio e pezzi della politica economica, sentirsi spiegare che il problema è che non abbiamo fatto abbastanza Europa.
Un’occasione storica perduta.
Coraggio, Islanda.
Magari al prossimo referendum riuscirete anche voi a diventare moderni.
#eurosuicidio
Dopo trent'anni di propaganda europeista basata su menzogne e autorazzismo, gli italiani a destra pensano che il problema sia l'eccesso di spesa pubblica e quelli a sinistra che sia l'evasione.
Poi Draghi ammette candidamente il taglio del salari per competere nella fottuta eurozona e la cosa passa in sordina.
Le scorie mentali dell'adesione allo straccio blu saranno le più difficili da smaltire.
Il debito pubblico non è nato da un peccato. È nato da una scelta politica precisa.
Ci raccontano che negli anni '80 avremmo vissuto "al di sopra delle nostre possibilità", che il debito è colpa dei nostri nonni, della spesa allegra, degli sprechi.
Al di là degli aneddoti, i dati dicono altro.
Tra il 1978 e il 1981 l'Italia attraversa quattro passaggi che cambiano la sua Costituzione economica: il Piano Pandolfi, l'adesione al Sistema monetario europeo, la sconfitta sindacale, il divorzio Banca d'Italia-Tesoro.
Da lì in poi lo Stato smette di controllare il costo del proprio debito. I tassi reali diventano positivi e restano alti per tutto il decennio. La spesa sociale resta stabile — quello che esplode sono gli interessi, mantenuti alti per farci rimanere in una folle integrazione monetaria europea.
Non fu sperpero. L'aumento del debito fu causato da una decisione politica: la volontà di rimanere a tutti i costi in un regime monetario sbagliato, che favoriva i paesi con valute forti come la Germania.
Oggi, la falsa narrazione sul debito è diventata il guardiano della conservazione: non ci "meriteremmo" la politica a causa dei nostri "peccati".
Se capiamo la storia, fuori dalla propaganda, possiamo riacquisire la libertà della politica, e pensare a un cambiamento radicale dell'ordine economico, politico e geopolitico dell'Italia e dell'Europa.
Progetto creativo di @LucaDomCos
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È spaventosa la quantità di denaro che Bruxelles sta mettendo per alimentare la propaganda europeista sui social. Una valanga di spazzatura composta da immagini, video e post in cui si esalta lo straccio blu. Devono essere messi davvero male se hanno bisogno di spingere questa roba.
Il ministro delle finanze tedesco si è lamentato della guerra di Trump all'Iran, dicendo che quest'ultima va a influire negativamente sull'economia tedesca. Tutto giusto, ma allora cosa dire della guerra in Ucraina? Quella invece, che ha gettato la Germania nella recessione economica, va bene? Perché i tedeschi hanno taciuto dopo l'attentato al North Stream 2? Perché Berlino è la più fanatica sostenitrice dell'invio di armi e denaro a Kiev?
Germania sempre più ridicola, con la sua ossessione di andarsi sempre a schiantare portandosi dietro mezza Europa. Ah, se Druso non fosse caduto da cavallo...
Il #21Aprile deve tornare festa nazionale. Il legame tra Roma e l'Italia è indissolubile. Riscoprire le nostre radici è vitale se vogliamo sopravvivere. E non è un caso se questo processo è osteggiato e demonizzato dai peggiori nemici della sovranità nazionale.
Già so che non lo faranno perché "Oddio oddio IL COLLE! accontentiamolo, tanto è solo una norma minimale in rapporto al resto" ma se MATTARELLA si rifiutasse di firmare il decreto sicurezza per quanto mi riguarda sarebbe da rimandarglielo PARO PARO ex articolo 74 Costituzione.
L’Iran oggi ha annunciato nuovamente la chiusura dello stretto di Hormuz.
Dopo la “riapertura “completa” del 17 aprile (legata alla tregua in Libano) e il conseguente passaggio di una decina di navi nelle scorse ore, le Forze Armate iraniane hanno dichiarato il blocco nuovamente in vigore, accusando gli USA di “pirateria” a causa del mantenimento del blocco navale sui porti e sulle navi iraniane.
Di conseguenza, le navi commerciali stanno invertendo la rotta e il traffico marittimo è di nuovo bloccato o fortemente congestionato.
Teheran ha avvertito che lo stretto di Hormuz resterà chiuso finché Washington non disporrà la rimozione del blocco navale sui porti del paese.
L’altro fronte è relativo alla tregua in Libano
La cessazione delle ostilità di 10 giorni (annunciata da Trump, in vigore dal 17 aprile) tiene per ora, con migliaia di sfollati che rientrano al sud.
Hezbollah mantiene una “cauta adesione” ma non è firmatario formale; Beirut accusa Israele di violazioni; Israele resta in zona di sicurezza.
In sintesi, cessate il fuoco dall’equilibrio fragile ma che ancora tiene, almeno formalmente.
Ma ovviamente tutta l’attenzione è rivolta ai negoziati USA-Iran
La mediazione pakistana è ancora attiva, ma al momento non è previsto nessun nuovo round negoziale e, dunque, nessuna intesa sostanziale.
La distanza principale è sul nucleare e sull’uranio arricchito dell’Iran, nonostante l’ipotesi ventilata ieri di uno scambio tra l’uranio e i $20 miliardi di asset iraniani attualmente congelati dalle sanzioni.
In tutto questo, la scadenza della tregua USA-Iran si avvicina (22 aprile), con Trump che parla di “deal possibile” e Teheran che smentisce concessioni e ribadisce che tutto resta condizionato alla reale volontà di USA e Israele di porre fine al conflitto in modo duraturo.
Saranno giornate estremamente tese e, dal punto di vista dei mercati, molto volatili.
La Meloni si smarca da Trump solo per gettarsi ancora più in braccio all'UE. Niente, non ce la fanno, i nostri politicanti non riescono nemmeno a immaginare un'Italia che prenda una strada propria. Da noi l'interesse nazionale è tabù.
Persino quegli stronzi del The Economist si chiedono perché l'Italia agisca nel mondo come se fosse un minuscolo e insignificante paese, nonostante il potenziale strategico e il peso economico ancora rilevante.
Viene citata la "sindrome di Calimero", con cui la nostra nazione finisce per tenere un piede in due scarpe pur di non fare mai una scelta. Poi nell'articolo viene anche fatto un minestrone storico (l'ho già detto che quelli del The Economist sono degli stronzi?), ma la domanda di fondo è sacrosanta.
Il problema, come vado ripetendo da tempo, non è strutturale: è mentale. Se non si aggredisce quello, il resto non può sbloccarsi.
🇺🇸⚡🇮🇷 Le implicazioni fisiche di un tentativo degli Stati Uniti di bloccare tutto il traffico marittimo da e verso i porti iraniani sono immense. Ancora una volta, Donald Trump ha sottovalutato la volontà e le capacità iraniane di resistere.
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Secondo molti analisti, la metà di aprile rappresenta l’inflection point in cui la situazione potrebbe trasformarsi da uno shock petrolifero di grande portata ma gestibile, in uno ben più dirompente.
Se la prossima settimana l'Iran dovesse avviare negoziati, è probabile che il prezzo del petrolio scenda bruscamente e che il mercato rialzista riprenda slancio.
Ciò ha un impatto tattico significativo, anche se lo scenario di base prevede che i colloqui falliscano, portando a una nuova escalation nel corso dell'anno.
A questo punto, non si tratta più solo di petrolio, ma di uno shock che il mercato continua a considerare temporaneo, nonostante la volatilità, i flussi e le tensioni nel settore marittimo indichino che si sta trasformando in qualcosa di molto più persistente.
Il mercato è ancora posizionato per uno shock che si attenua, non per uno che si protrae nel tempo.
Ed è qui che a mio avviso risiede il rischio principale.