‼️ESCLUSIVA🚨
Al @TorinoFC_1906 di Petrachi piace Çerîn Înmän del @Besiktas, fantasista classe 2006.
Il talento turco è un pupillo del Direttore, contatti frequenti tra le parti. Situazione legata alla possibile partenza di #Njie.
📲First Call: @mirkotoro#Besiktas#Torino
oggi torna il giau al giro ed è subito revival dell'edizione 2021 con formolo che attacca la salita con il 53 e si stampa le immagini che spariscono e bernal inseguito da due pazzi con le motoseghe
@Ricvanmagren la Visma comunque non mi piace, siamo a 4 tappe vinte + un gregario in top 10 corrono male #eurosportciclismo molto meglio la bora e la lidl dei nostri Cicco e Giulio
Dall'anno scorso, a Memphis, centinaia di famiglie indigenti, hanno ricevuto aiuti economici, cibo, e scuola gratuita per i figli, grazie ad una fondazione: la "Brandon Clarke Foundation".
La fondazione porta il nome di un giocatore NBA, uno che da sette stagioni gioca con la maglia dei Memphis Grizzlies, uno che nonostante goda di una vita agiata, ha sempre avuto, sin da piccolo, il desiderio di aiutare gli altri.
Brandon partecipa spesso agli incontri con le famiglie, è stato a cena a casa di alcune famiglie, ha portato di persona ad alcuni bambini dei regali il giorno di Natale, ha organizzato incontri per sensibilizzare i giovanissimi e le famiglie soprattutto sulla scuola: "Ogni volta che parlo con i bambini, cerco di far entrare nella loro mente che la scuola è importante, gli insegnanti sono importanti e i voti contano. Non sarei arrivato dove sono arrivato senza concentrarmi sulla lettura, sulla scrittura e sull’educazione".
Brandon Clarke è stato ritrovato ieri senza vita nel suo appartamento. Pare si sia tolto la vita con un mix di sostanze. Si parla di depressione. Aveva 29 anni.
Tutto ciò che abbiamo scritto nelle prime righe di questo post, nelle ultime ore, è stato infangato da un'ondata di giudizi, accuse, cattiverie, che spesso leggiamo quando accadono tragedie come questa. Soprattutto sui media generalisti si possono leggere giudizi sul fatto che un ricco non possa e non debba soffrire di alcun problema. Troviamo un'invasione di emoticons con la siringa associate alla parola "vaccino". Da più parti c'è una rincorsa alla minimizzazione della faccenda perchè tanto "è morto solo un tossico". E tante altre sciocchezze.
Brandon Clarke, prima di essere un giocatore NBA, era una persona. Una persona che dal marzo del 2023, quando ha subito la rottura del tendine d'Achille, e ha faticato moltissimo a tornare in campo e si è accorto di non essere più il giocatore pre-infortunio, si è vista cadere il mondo addosso ed è tornata a sprofondare in quell'abisso che probabilmente era dietro l'angolo da tempo.
Brandon Clarke aveva dei problemi, e soffriva di una brutta, subdola, schifosa e pericolosa malattia.
Kevin Love, famosissimo giocatore NBA, ma anche Juan Fernandez ex giocatore di Venezia, Trieste e Brescia che abbiamo intervistato l'anno scorso, hanno detto che la cosa più difficile in questi casi è trovare il coraggio di chiedere aiuto. E soprattutto che i supereroi non esistono: ci sono solo persone che di fronte ai problemi e alla malattie che colpiscono la mente, non vanno giudicate ma aiutate.
Ci ha lasciato un giocatore di basket.
Ci ha lasciato un ragazzo di soli 29 anni.
Ci ha lasciato una persona buona.
Ciao Brandon.
Magrini partendo dal ritiro di Keldermann è riuscito a tirare fuori un rant contro tutta la squadra culminando nel grido “A ME LA VISMA MI STA SULLE SCATOLE” e ci tenevo a fargli sapere che oggi è passato un mese esatto da
📢 Perr #Schuurs torna a parlare per la prima volta dopo la risoluzione col @TorinoFC_1906, in una lunghissima intervista al @telegraaf.
Schuurs: “Ho vissuto momenti con crisi di pianto e rabbia smisurata. Una sera, quando davvero non ce la facevo più, ho detto alla mia ragazza: ‘Dormi bene, ma io spero di non svegliarmi più’. Ha capito che avevo bisogno di un aiuto professionale immediato e ha dato l’allarme. Abbiamo cercato d’urgenza uno psicologo, cosa che non avrei mai pensato di dover fare. Non ho mai pensato di togliermi la vita, tengo troppo alla mia ragazza e alla mia famiglia. Ma quei pensieri mi attraversavano la mente. Non potevo ricevere un segnale più chiaro per cercare aiuto. Altrimenti non so dove sarei finito. Non sono un gran chiacchierone, non volevo assolutamente far sapere ai miei genitori quanto fossi in conflitto con me stesso. Alla fine, però, non ho potuto farne a meno e ho avuto un colloquio emotivo a tu per tu con mio padre. Ho visto che la cosa lo metteva in difficoltà, così come in realtà ha toccato tutti quelli che mi sono vicini. Durante le cene in famiglia spesso ero assente con la mente. Pensavo sempre e solo a quel ginocchio. Non volevo più uscire di casa, perché poi tutti mi chiedevano come stavo. Mi sono chiuso in me stesso. Nei 5 mesi in cui ho fatto riabilitazione a Londra, a parte gli allenamenti sono uscito di casa solo due volte. Preferivo stare a letto, con le tende chiuse. Mi spaventava la persona che ero diventato, per 2 anni non sono stato me stesso. Non mi sentivo più nemmeno un calciatore, e questo lo trovavo molto difficile da affrontare”.
#Torino