I primi 40 anni li ho passati meglio di Marina Ripa di Meana. Io quel pelo sullo stomaco ce l'ho: è biondo, riccio e incazzato. Ma ci passo la piastra.
Paolo Bertolucci sulla @Gazzetta_it: “È difficile chiedere di più a Flavio Cobolli. L’aver raggiunto la finale del Roland Garros è già di per sé un traguardo di livello assoluto. Al di là del risultato, la cosa importante è che nel corso degli ultimi due anni — lo abbiamo notato ancora di più in questo torneo — sembra che il retaggio giovanile, quel tennis tutto istinto, dotato di poca lucidità se non a tratti, con fiammate improvvise è stato, almeno in parte, messo in un angolo. Il nostro Flavio, adesso, è un giocatore di livello. I cinque set che ha disputato contro il numero 3 del mondo lo certificano. C’erano pochi dubbi sul fatto che la partenza della finale lo avrebbe visto contratto, emozionato. In più ci si sono messi anche i quattro giorni senza partite, che non lo hanno certo aiutato. Poi però è stato bravissimo a riprendere in mano la partita all’inizio del secondo set e ha giocato tre set micidiali. Con tanto cuore, tanta corsa, dei colpi, alcuni errori dovuti a una perdita di lucidità in certi momenti. E quando ha recuperato il quarto set, abbiamo sperato in un quinto set con partenza alla pari, magari con Zverev un po’ stanco, così da pareggiare la maggiore esperienza del tedesco in questi frangenti. Invece Cobolli è stato completamente abbandonato dal servizio. E dire che quando la gamba comincia a girare meno, quando il riflesso è un pochino appannato, proprio il servizio diventa un’arma quasi basilare, perché ti permette punti gratis con poca concentrazione e poca fatica. Purtroppo non è avvenuto, è andato sotto subito e pur provando una reazione, più emotiva che altro, alla fine ha ceduto. Ha vinto il giocatore più forte, quello che inseguiva questo titolo da una vita, quello che con l’uscita di Sinner era diventato il logico favorito. Dallo stadio di Parigi, però, esce un Cobolli con una maturità superiore e con la convinzione forte delle proprie qualità. Aveva meno esperienza di altri giocatori, ma questo torneo probabilmente lo fa sedere a una sorta di tavolo di élite. La prossima volta che entrerà in uno spogliatoio sarà visto in un’altra maniera, con più rispetto e con un po’ di paura”.
Flavietto, noi ti ringraziamo lo stesso.
Adesso che sei tra i grandi senza se e senza ma devi mettere a posto un pò di continuità se no noi te menamo.
E niente, sto #RolandGarros resta una maledizione.
See U next year pure con Giannino e Musettino.
Flavio, Maja partendo dalle quali e Mirra a 19 anni stanno per giocarsi il Roland Garros. Al prossimo che in mezzo a tutto questo parla ancora dell’idratazione di Sinner gli tiro un cucchiaino. Vi voglio bene grazie ciao.
#tennis#rolandgarros#cobolli
Finalmente dopo mesi di freddo e inverno arrivo al mare e finisco in mezzo a un’invasione di insetti e moscerini. Non so se sia il karma, però vaffanculo
Caro Carlos,
affido queste parole a una bottiglia che lancio nel grande mare del web, sapendo che difficilmente toccherà la tua riva, ma con il bisogno profondo che si prova quando la bellezza del tennis si interrompe all’improvviso.
Ti scrivo dall'Italia e, da tifoso sincero di Jannik, non ti nascondo che sei stato il nostro incubo sportivo più lucido.
Ci hai dato dispiaceri profondi e quella finale del Roland Garros 2025 è ancora una ferita aperta che brucia di rimpianto. Eppure, sapere che questo problema al polso ti terrà lontano dai campi, privandoci del tuo duello con lui, lascia una strana forma di nostalgia.
La rivalità tra te e Jannik è tra le cose più pure che il tennis abbia mai respirato. È un magnetismo che vi costringe a scalare vette impensabili, a cercare la perfezione per non cadere.
E a noi, spettatori appesi a un filo, regala la grazia della sofferenza: una vittoria contro di te è difficile, sofferta, e per questo acquista un valore quasi sacro. Senza la tua ombra dall'altra parte della rete, ogni trionfo sembra privato di un pezzo della sua anima.
Ti chiedo scusa, perché un tempo ti avevo mal giudicato.
C'era un tempo in cui non capivo i tuoi gesti: quella mano portata all'orecchio per catturare il boato della terra, il tuo modo di incendiare la folla, quel “vamos!” urlato come un ruggito a fine partita. Li scambiavo per arroganza.
Poi ho capito che era solo la tua giovinezza che esondava, l'impossibilità di contenere il talento e la vita. E oggi, ironia della sorte, ci mancano persino quelle spigolosità.
Sotto il fuoco del campione c’è l'eleganza di un bravo ragazzo. Il rispetto devoto che porti al gioco, la tua sportività mai intaccata e la stima limpida che hai sempre dimostrato per Jannik rendono la tua assenza un vuoto pesante, paradossalmente più difficile da accettare proprio perché sei il nostro rivale più grande.
Forse non tutti i tifosi italiani confesseranno questo sentimento. Ma chi ama il tennis prima del colore di una maglia sa che questo sport, senza di te, è improvvisamente diventato un po' più opaco.
Guarisci presto, Carlos. Torna a splendere e a riprenderti la tua parte di campo. Abbiamo ancora bisogno di tremare, di soffrire e di guardare voi due mentre ridisegnate i confini dell'impossibile.
Forza Carlitos. Il mare restituisce sempre ciò che custodisce ❤️
Appena Alcaraz si è fatto male ho detto lo rivediamo a Cincinnati. Mi diedero del pazzo. Chiaro era solo una sensazione, ma quella zona la conosco bene purtroppo, e può essere estremamente bastarda.
Rimettiti Carlos, senza di te il circuito perde uno dei suoi assoluti protagonisti.
💪🏻💔