Finalmente ItaAirways, ex Alitalia, va in positivo. Peccato solo ci siano voluti milioni e milioni di euro dei contribuenti per capire che non ha senso tenersi sul groppone una compagnia che non funziona.
Ecco cos’è accaduto con la privatizzazione, spiegato insieme a @AndreaGiuricin
Il copione è, malauguratamente, sempre lo stesso.
Lucia aveva 80 anni e vive a Trieste, era affetta da una rarissima malattia neurodegenerativa progressiva, destinata a provocarle un lento e logorante decadimento neurologico, accompagnato da spasmi e gravi limitazioni motorie. Una malattia che, oggigiorno, non ha cura.
Non serve descrivere ancora una volta cosa significhi convivere con un dolore senza fine. Il punto non è soltanto la malattia, ma ciò che essa comporta in termini di diritti e libertà. Ed è qui che il Parlamento tace.
Lucia aveva tutti i requisiti per accedere al suicidio medicalmente assistito. Eppure, dopo anni di sentenze, pronunce e promesse, si è vista negare questo diritto. Ancora una volta, le istituzioni hanno dimostrato tutta la loro inerzia e distanza dalla sofferenza della gente.
Così Lucia è stata costretta a fare ciò che molti altri cittadini hanno dovuto fare: attraversare un confine per
ottenere all'estero quella libertà di scelta che il suo Paese non è stato in grado di garantirle. Ha raggiunto la Svizzera e lì ha potuto accedere all'eutanasia.
Noi siamo, ovviamente, rassicurati del fatto che Lucia abbia ottenuto la sua pace. È pero inaccettabile che l'esercizio di una scelta così importante dipenda dalla posibilità di recarsi all'estero o, peggio, dalla totale insensibilità delle istituzioni.
Il Parlamento promette una legge sul fine vita ma la discussione è rinviata a dopo l'estate. Nel frattempo, il tempo continua a scorrere, specialmente per chi soffre.
I diritti non nossono asnettare ancora.
«Loro hanno ucciso quattro miei amici, li hanno bruciati vivi. Non ci pagavano da oltre un mese e noi ci eravamo ribellati. Per questo hanno appiccato il fuoco alla macchina. Per punirci. Volevano ammazzarci tutti».
Sono le parole di Taj Mohammad Alamyar, afghano di 35 anni, partito poco più di un anno fa da Jalalabad e arrivato in Italia a piedi, attraversando Iran, Turchia, Bulgaria, Serbia e Slovenia.
È l’unico superstite di una storia agghiacciante. Ad Amendolara, nel Cosentino, quattro braccianti agricoli sono stati bruciati vivi dopo essere stati rinchiusi con la forza in un minivan. I responsabili sarebbero due caporali pakistani che, per mano di un sistema mafioso e criminale, hanno ritenuto che l’unico modo per rispondere a una richiesta di giustizia fosse il fuoco.
Colpisce pensare che un uomo fuggito dall’Afghanistan, dalla povertà, dalla violenza e dall’oppressione dei talebani, dopo aver attraversato mezzo continente alla ricerca di pace e benessere abbia rischiato di morire in Italia solo per aver chiesto di essere pagato per il proprio lavoro.
Ma il caporalato non è lavoro e non è impresa. È sopraffazione organizzata col metodo mafioso, un meccanismo che trasforma la disperazione in profitto. Lo abbiamo visto nell’Agro Pontino, nei campi pugliesi, in Calabria e in altri contesti agricoli italiani. Dietro i prezzi sempre più competitivi degli scaffali si nascondono storie di uomini e donne sfruttati, privati dei diritti più elementari e, nei casi peggiori, perfino della vita.
Come consumatori quotidiani di questi prodotti, abbiamo il dovere di denunciare un sistema che ha come metodo delle pratiche che rasentano la tortura.
Non possiamo più girarci dall’altra parte.
L’ex Sottosegretario Michele Geraci, uno dei personaggi più singolari di quel bestiario del populismo che è stato il Governo giallo-verde, si presenta al Forum Economico di San Pietroburgo, la kermesse organizzata da Putin per riunire tutti quelli che vogliono ancora fare affari con lui, con un pass con scritto “Ministero dello Sviluppo Economico dell’Italia”.
Dal Governo nulla da dire?
Dichiarazioni dei redditi di 1400€ lordi al mese a Roma, com’è possibile? Lo abbiamo chiesto ai pochi tassisti presenti all’aereoporto di Ciampino, dove le file sono più brevi ma per trovare un taxi serve attendere ancora di più del solito.
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Quando si parla di sicurezza, la politica sembra avere una sola risposta: la repressione.
Eppure più divieti, più pene e più criminalizzazione non hanno risolto i problemi che pretendono di combattere.
La sicurezza vera si costruisce affrontando le cause dei fenomeni, non alimentando paura e emergenze permanenti.
Per questo vi aspettiamo venerdì 4 giugno alle 18.00 allo Spazio Varco di Cuneo (via Carlo Pascal 5/L) per la presentazione del libro La Repubblica della Paura.
A seguire ci sposteremo in piazza Galimberti per un’iniziativa di disobbedienza civile contro le leggi proibizioniste e liberticide.
Perché più repressione non significa più sicurezza.
Il 2 giugno 1946 gli italiani scelsero la Repubblica e chiusero la stagione dei sovrani per diritto di nascita, affidando il destino del Paese alla sovranità dei cittadini.
Oggi come ieri, quella scelta ci richiama a difendere la liberta. Liberta da chi pretende privilegi, da chi si considera al di sopra della legge, da chi vorrebbe sostituire il diritto con il proprio arbitrio.
Libertà dai re e dagli zar.
Chi dice che serve “più sicurezza” propone sempre le stesse cose: più manette, più manganelli, più reati.
Eppure, nonostante l’aumento continuo della repressione, chi propone questa ricetta continua a dipingere un quadro di assoluta emergenza. Come è possibile?
Per rispondere a questa domanda ed invidiare una via d’uscita da questa prigione retorica, che nel tempo ha costruita un’equivalenza assoluta tra sicurezza e repressione, come @Radicali abbiamo scritto un libro “La Repubblica della paura”, disponibile su tutte le piattaforme e in libreria.
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La strategia della guerra senza fine di Netanyahu, che altro non è che l’altra faccia del fondamentalismo terrorista, sta alimentando una spirale di violenza che non ha alcuna prospettiva politica né un approdo concreto. Dopo l’ennesima violazione del cessate il fuoco, l’appello di Macron per una nuova iniziativa UNIFIL in Libano va nella direzione giusta. Ma c’è un attore che non può più permettersi di restare ai margini: l’Europa.
L’Unione Europea deve trovare l’unità necessaria e il coraggio politico per assumere un ruolo centrale nel rafforzamento della comunità internazionale e nella promozione di una missione multilaterale di pace capace di fermare l’avanzata di Israele, garantire la sicurezza della popolazione civile e impedire al tempo stesso il consolidamento delle milizie di Hezbollah nel Paese.
La nuova legge elettorale di #Meloni è semplice: il tuo voto conta, purché vada nella direzione giusta. Tra premi di maggioranza e liste bloccate si rafforza il potere delle segreterie e si indebolisce quello dei cittadini. Noi difendiamo un principio elementare: chi siede in Parlamento deve rispondere agli elettori, non ai capi partito che lo hanno nominato.
La strada indicata dagli italiani con il referendum del 1993 resta quella giusta: collegi uninominali e rapporto diretto tra chi vota e chi viene eletto. Accanto a questo serve una vera riforma dei partiti, con regole democratiche e controlli efficaci. I candidati devono essere scelti dai cittadini, non calati dall’alto dalle segreterie.
Serve una legge sui partiti che renda impossibile ai segretari e leader di decidere senza alcun controllo democratico e trasparente da parte degli iscritti.
Long story short: no, non c’è pericolo che i Paesi Baltici invadano la Russia. Se eravate preoccupati, state pure tranquilli.
Ce ne parla Patrizia De Grazia
Centinaia di commenti che ripetono la stessa frase. In sostanza: Kyiv, l’attacco, se l’è cercato.
Ma non è verità. È propaganda. E per proteggerci è essenziale riconoscerla e contrastarla.
Voglio ringraziare i tanti candidati radicali impegnati nelle ultime elezioni amministrative per il lavoro svolto, l’energia messa in campo e il patrimonio di battaglie politiche portato sui territori.
A #Macerata, #Mantova e #Imola i nostri candidati consiglieri hanno ottenuto risultati significativi, contribuendo soprattutto a riportare nel dibattito pubblico temi che rischiavano di essere completamente rimossi.
Un grande in bocca al lupo a @targettopoli, eletto consigliere comunale a #Prato: la sua lista ha fatto un risultato straordinario, conquistato in un contesto politico cittadino in cui partitocrazia e clientele continuano troppo spesso a prevalere sul merito e sulla partecipazione.
Buon lavoro anche a Carmine Di Sapio, eletto consigliere comunale ad #Avellino, e ai ragazzi della lista Colognola Eretica, che a Colognola ai Colli ha superato l’8%”.