Il diavolo nn è il principe della materia, il diavolo è l'arroganza dello spirito, la fede senza sorriso, la verità che nn viene mai presa dal dubbio.
(U. Eco)
"Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizione di parità, davanti a giudice TERZO E IMPARZIALE. La legge ne assicura la ragionevole durata."
(Cost. art.111 c.2)
«Il 7 ottobre e durante la prigionia, donne ebree sono state stuprate, abusate e umiliate.
E lei, Relatrice Speciale, ha scelto il silenzio e la negazione.
Signora Alsalem, lei ha affermato che non esistevano prove delle violenze sessuali commesse il 7 ottobre.
Io sono qui oggi. Non come un rapporto. Non come una statistica.
Sono una donna sopravvissuta.
Sono la prova vivente della violenza sessuale di Hamas.»
Watch closely new video showing the U.N. reaction: as courageous former hostage Ilana Gritzewsky confronts October 7th denier Reem al-Salem—by recounting the horrific abuse she suffered from Hamas—the U.N. rapporteur on violence against women sits there stone-faced. No empathy.
Bello quel mondo dove giudice a capo della corte deputata a decidere su #genocidio, dice di non aver mai detto che lo è stato https://t.co/rawgUEpibr ma commissione "indipendente" non vincolante, senza prove, già nota per sua posizione insiste che lo sia. https://t.co/xxMmyQPEOd
Oriana Fallaci è stata una delle menti più visionarie del nostro Paese. Vent'anni fa, animata da un profondo spirito liberale e da una piena coscienza democratica, aveva intravisto ciò che sta accadendo in questi mesi: un'Europa dei Ponzio Pilato, travolta da un furioso impulso di autocolpevolizzazione e da una vena di incriminazione collettiva degli ebrei.
Un'Europa in cui l'egemonia culturale riserva parole di condanna alle sofferenze degli arabi nelle loro terre, ma soltanto quando colpiti da una pallotta israeliana o dall'azione brutali di un colono. Delle vittime dei loro stessi regimi criminali, delle decapitazioni in piazza in nome della sharia, della segregazione delle donne al grido di «Allah Akbar», non si leva quasi mai una parola di sdegno. La vita sembra valere in funzione del carnefice e della narrazione ideologica che si può costruire attorno alla tragedia della morte e della tortura.
Voglio lasciarvi con parole che, ancora oggi, sono profetiche, profondamente descrittive e tragicamente attuali di un'Europa e di un'Italia in balia della loro peggiore malattia morale:
«Io trovo vergognoso che in Italia si faccia un corteo di individui che, vestiti da kamikaze, berciano infami ingiurie contro Israele, alzano fotografie di capi israeliani sulla cui fronte hanno disegnato una svastica, incitano il popolo a odiare gli ebrei. E che, pur di rivedere gli ebrei nei campi di sterminio, nelle camere a gas, nei forni crematori di Dachau e di Mauthausen e di Buchenwald e di Bergen-Belsen eccetera, venderebbero a un harem la propria madre».
Voglio fare un appello a tutti quegli artisti che, negli anni, si sono mobilitati per le cause più disperate, tra cui quella palestinese: scendete in piazza, protestate, fate sentire la vostra voce.
Lo chiedo ai fumettisti "popolari", ai cantanti dei diritti, agli artisti inclusivi e a tutta quella combriccola di benpensanti che sembra interessarsi di politica internazionale solo quando è funzionale alla monetizzazione e alla costruzione della propria immagine di "brava persona".
Una cantante, una vostra collega, è stata condannata dal tribunale penale di Qom a 74 frustate per aver semplicemente cantato una canzone. È accaduto nella Repubblica Islamica dell'Iran, il regime degli ayatollah che in molti di voi hanno difeso o giustificato in nome del cosiddetto «asse della resistenza palestinese». A quanto pare, l'accusa di «reati morali e offesa alla pubblica decenza» non rientra nel vostro catalogo delle cause da difendere. Così come non vi scandalizza la concezione che quel regime ha della donna: un corpo da controllare, reprimere e punire.
Non sento i soliti cori di femministe, attiviste, cantanti, intellettuali e professoroni universitari, sempre pronti a stracciarsi le vesti davanti all'ennesima ingiustizia selezionata con cura. Per l'ennesima barbarie compiuta dal regime iraniano, invece, il silenzio è assordante.
Evidentemente, questo silenzio è una scelta.
Per la cantante iraniana #ParastooAhamadi, 74 frustate per aver cantato senza velo.
Vi hanno riempito la testa di fesserie sulla fine della guerra (che non vi sarà mai) della "repubblica" islamica contro #Usa, #Israele e l'occidente; hanno addirittura accolto con favore il vergognoso memorandum d'intesa che #Trump ha stipulato con la terroristica "repubblica" islamica. Vediamo ora cosa dirà il mainstream sulla condanna a 74 frustate della cantante iraniana Parastoo Ahmadi per aver cantato senza l'hijab.
In #Iran, cantare è proibito per le donne.
@RadioRadicale #Turchia
Le sono state inflitte 74 frustate per aver cantato senza velo su YouTube. #ParastooAhmadi è una giovane cantante iraniana punita per questa sua meravigliosa voce che per i mullah eccita gli uomini e per questo la voce delle donne non può essere ascoltata. Le donne non possono cantare perché il loro canto stimola l'erotismo degli uomini. Questa è la "repubblica" islamica in #Iran.
@RadioRadicale #Turchia
ÚLTIMA HORA: Un aficionado iraní en el Mundial sostenía un cartel que decía: "¿Dónde está Rashid Mazaheri?"
Mazaheri, el exportero de Irán, fue secuestrado por la Guardia Revolucionaria en enero tras denunciar los asesinatos injustificados de manifestantes por parte del régimen.
Il 2 ottobre 2023, Yahya Sinwar dichiarò alla leadership riunita di Hamas che, alla luce della minaccia rappresentata dalla normalizzazione dei rapporti tra Israele e l'Arabia Saudita, non c'era altro modo di evitare "un'azione eccezionale" https://t.co/3NX2CYPhYC
#Gaza
Arianna Errigo ha conquistato la medaglia d'argento nel fioretto agli Europei di Antony (Francia). Grazie a questo risultato, ha raggiunto quota 23 medaglie continentali, diventando la schermitrice più medagliata nella storia degli Europei al pari della russa Sofya Velikaya 🤯
Per la 38enne monzese il bilancio è di 15 ori, 4 argenti e 4 bronzi. A questi, per completezza, vanno aggiunte altre 23 medaglie mondiali, 4 olimpiche e 5 Coppe del Mondo 🏅
Una campionessa che non finisce mai di scrivere pagine della storia dello sport italiano 💙
#Scherma #Fencing #Errigo
Non c’è bisogno di essere Vannacci: fior di giuristi liberali hanno criticato duramente la riforma che ha voluto irrazionalmente punire il femminicidio (pena base: l’ergastolo) come reato più grave di qualunque altro omicidio, anche il più orrendo (pena base: 21 anni). Il codice prevede apposta una serie di aggravanti, per connotare la peculiare gravità di un fatto omicidiario commesso per odio e disprezzo verso la libertà e la indipendenza della donna ed ottenere, se necessario, la pena più estrema. Altro è strumentalizzare questa giusta critica per vellicare ed alimentare -a fini di consenso elettorale- il peggio delle pulsioni misogine, populiste e fasciste, che sono purtroppo ancora vive nella nostra società. Qui c’è bisogno, senza alcun dubbio, di essere Vannacci.
A Ivry-sur-Seine, in Francia, un’assessora rivendica il velo islamico in consiglio comunale e viene difesa in nome di una laicità “non rigida”. Poco dopo, un consigliere mostra un crocifisso e viene espulso dal sindaco. Esistono ancora principi universali, oppure la stessa azione viene giudicata diversamente a seconda di chi la compie? La riflessione di Marilù
#Francia #Laicità #Occidente #velo #crocifisso
Leggendo certi titoli sembra che il problema sia sempre #Israele che attacca il Libano. Ma è falso: è l’Iran che attacca Israele tramite Hezbollah e Israele reagisce con forza. Raccontare solo la risposta senza gli attacchi che la precedono distorce la realtà.
Nel mondo contemporaneo si consumano massacri di inermi, intere popolazioni vengono devastate dalla guerra, dall'odio, dal fanatismo religioso e dalla persecuzione razziale.
Decine di migliaia di persone sono costrette alla segregazione, discriminate o uccise per il colore della pelle, la fede professata, l'etnia di appartenenza o il semplice fatto di essere nate nella famiglia sbagliata. Eppure, per molte di queste tragedie, la parola "genocidio" non viene quasi mai pronunciata, nonostante dati, rapporti e testimonianze raccontino stragi di proporzioni enormi. La sorte dei cristiani in Nigeria è forse uno degli esempi più clamorosi del nostro tempo.
Esiste però un unico imputato permanente nel tribunale dell'opinione pubblica internazionale: uno Stato che, dopo aver subito un attacco terroristico senza precedenti, ha reagito per difendere i propri cittadini. Forse con durezza, forse commettendo errori, forse sotto il peso di migliaia di morti, di ostaggi rapiti, rinchiusi nei tunnel, torturati e uccisi.
Alla fine, però, Israele non è nemmeno il vostro nemico ideale. Per molti, il problema non è mai stato il paese. Sono sempre stati gli ebrei. Fate coming-out, cari Propal.