En Cantabria acaba de pasar igual y se cambió el examen, q es lo correcto, aunque fastidiara, pues tb era Platón q debe ser el q entra siempre… En medio minuto da tiempo a ver q es el Fedón de Platón y repasarlo en los 45 minutos entre prueba y prueba.
🔴Entregan por error el examen de Filosofía en lugar del de Lengua en la PAU de Alcañiz
✍️La Universidad de Zaragoza descarta "ventajas competitivas" para los alumnos que tuvieron acceso al examen porque el fallo solo duró "30 segundos"
https://t.co/W1fmYX79Gf
@juancarlosrojo La fuente de España con honra, de adorno, pues te piden explicar todo el Sexenio. Dirigir el comentario con cuestiones posteriores a la fuente es darle poderes mágicos. O al revés: es invalidarla como herramienta de conocimiento del pasado, es ponerla de adorno, para aparentar.
@cristinadiazal Qué habría sido de mi infancia sin María Gripe! Recuerdo, sobre todo, el Ciclo de las Sombras q comenzaba con La sombra sobre el banco de piedra… Decía en la solapa q era una tetralogía pero se quedó en 3… 💜🥲
@xarxatic Con mucho dolor 😂😂 Eres una pedante caricatura con patas. Inculto x no ser el típico profe q suelta su rollete, hace 1 par de exámenes al trimestre y, x tanto, tiene tiempo d leer el diario? A ti no te habían hecho dimitir x un panfletillo ofensivo? Has tenido q volver al aula?
@DavidCantone@primodelbarrio Acude a los tribunales! Jajaja, y si lo q han hecho Glez o Aznar es delito, se pudrirán en la cárcel. Eres tonto o piensas q lo demás lo son (seguramente las dos opciones son correctas)
The Iranian navy, which has been destroyed eight times, closed the Strait of Hormuz again, because the United States for the seventh time won the war that wasn’t a war, so the United States can open the Strait of Hormuz that was open before the not war.
The not war that started to get the uranium that was completely obliterated, so that the Iranians can’t build the nuclear bomb that they weren’t building for the not war that the United States started.
Then the United States which has nuclear weapons threatening to use nuclear weapons to prevent Iran from having nuclear weapons because having nuclear weapons is dangerous.
If the United States saw what the United States is doing in the United States, the United States would invade the United States to liberate the United States from the tyranny of the United States.
Poca gente lo recuerda, pero 11 días llevan sin salir cuatro mineros de una mina de Tormaléu (Ibias). Encerrados a 300 metros de profundidad para reclamar el pan de sus familias. Quién sabe si su reclamación, por justa que sea, se escucha desde tan lejos...
#minamiura
Y si hemos llegado a un tiempo en el q esto no sirva de nada o lo q es peor sirva al poder q le da igual q lo muestren ciego y a punto de despeñarse xq Banksy cotiza bien? Q le hayan puesto 1 valla anti vandalismo es 1 señal de q quizá el capitalismo no esté en fase tan terminal
Todas las etapas y rasgos de un genocidio se alinean en esta foto q por eso se están convirtiendo en icónica (incluida la negación del agresor). Maravillosa la respuesta del medio y su reivindicación del papel frente a la volatilidad de las imágenes en redes…
La risposta del vicedirettore de L'Espresso Enrico Bellavia all'ambasciatore istaeliano Peled.
"La scorsa copertina de L’Espresso sugli abusi dei coloni in Cisgiordania che l’ambasciatore 🇮🇱 Peled ha improvvidamente «condannato», insegna alcune cose. Innanzitutto, a noi che abbiamo molto da imparare. Anche da quello che facciamo.
Senza il ghigno beffardo del colono che irride alla donna palestinese, colto dall’obiettivo esperto di Pietro Masturzo quel racconto, intriso di sradicamento, violenza, sangue non avrebbe avuto la stessa forza. Perché dice di una pulizia etnica che punta a coltivare le spinte espansionistiche del Grande Israele.
E non ha nulla a che vedere con LA SICUREZZA nazionale. Non obbedisce a logiche, sia pure distorte o funzionali, di contrasto a minacce terroristiche.
È un’operazione di conquista condotta da civili, liberamente armati, spalleggiati dall’esercito 🇮🇱 . Un’annessione né lenta né silenziosa, in spregio al diritto, sotto gli occhi del mondo. In quella foto che ha fatto il giro del mondo c’è la sintesi e il grado zero del sopruso: lo scherno. Più di un corpo martoriato, stabilisce senza lambiccamenti il torto e la ragione. Documenta un surplus di prevaricazione nella sproporzione tra un maschio armato e una donna inerme, cacciata dal suolo che ha calpestato.
L’immagine su carta ha il privilegio di fissare l’istante e consegnarlo alla memoria. Duratura e non volatile, per quanto evocabile on demand in ogni istante, come nel mondo digitale. Ha il merito di aderire istantaneamente al nostro immaginario, di entrare nell’archivio del vissuto collettivo. Non richiede altro per essere richiamata. Non presuppone una ricerca, ma la nostra intelligenza. Naturale. Il web la veicola e la porta dove il settimanale non arriva. Oltre a conservarla per tutti.
Una straordinaria fotografia non basta, senza il lavoro rigoroso sul contesto. Se l’ambasciatore si fosse preso la briga di controllare – era in chiaro, sfogliando il settimanale dalla seconda pagina – si sarebbe evitato un infortunio e un corto circuito. L’infortunio di sollevare semplici sospetti «manipolatori» sull’immagine. Il corto circuito di impartire lezioni sull’uso della «responsabilità» e della «correttezza» che gli si sono ritorte contro da parte di chi non si è fermato alle figure, ma si è concesso l’ormai raro scrupolo di leggere.
La copertina è parte di un foto-racconto, corredato di una serie di minuziose informazioni raccolte sul campo da chi quella Cisgiordania la testimonia da anni. Non bastasse, Alae Al Said ha riscontrato ogni dettaglio, aggiungendovi la propria conoscenza di quella realtà. La partigianeria sui fatti non è mai un buon viatico per approcciarli o confutarli. Sedicenti esperti, sulla scia dell’ambasciatore, si sono spinti a sostenere che l’immagine fosse generata dall’Ia. Bastava documentarsi. Per gli scettici, esiste una versione video di quel lavoro e il New York Times ha pubblicato un reportage realizzato in quegli stessi frangenti. Nel quale, peraltro, è immortalato il medesimo colono.
Non siamo noi a promuovere «stereotipi e odio». Contro neonazisti e neofascisti, contro gli antisemiti, siamo dove siamo sempre stati. In quello stesso posto dove i TERRORISTI non sono un’etnia, come i CRIMINALI non sono un popolo. Il GENOCIDIO si chiama con quel nome. E non si fanno sconti a chi nasconde o mistifica la realtà. Neppure in nome della Storia".
La risposta del vicedirettore de L'Espresso Enrico Bellavia all'ambasciatore istaeliano Peled.
"La scorsa copertina de L’Espresso sugli abusi dei coloni in Cisgiordania che l’ambasciatore 🇮🇱 Peled ha improvvidamente «condannato», insegna alcune cose. Innanzitutto, a noi che abbiamo molto da imparare. Anche da quello che facciamo.
Senza il ghigno beffardo del colono che irride alla donna palestinese, colto dall’obiettivo esperto di Pietro Masturzo quel racconto, intriso di sradicamento, violenza, sangue non avrebbe avuto la stessa forza. Perché dice di una pulizia etnica che punta a coltivare le spinte espansionistiche del Grande Israele.
E non ha nulla a che vedere con LA SICUREZZA nazionale. Non obbedisce a logiche, sia pure distorte o funzionali, di contrasto a minacce terroristiche.
È un’operazione di conquista condotta da civili, liberamente armati, spalleggiati dall’esercito 🇮🇱 . Un’annessione né lenta né silenziosa, in spregio al diritto, sotto gli occhi del mondo. In quella foto che ha fatto il giro del mondo c’è la sintesi e il grado zero del sopruso: lo scherno. Più di un corpo martoriato, stabilisce senza lambiccamenti il torto e la ragione. Documenta un surplus di prevaricazione nella sproporzione tra un maschio armato e una donna inerme, cacciata dal suolo che ha calpestato.
L’immagine su carta ha il privilegio di fissare l’istante e consegnarlo alla memoria. Duratura e non volatile, per quanto evocabile on demand in ogni istante, come nel mondo digitale. Ha il merito di aderire istantaneamente al nostro immaginario, di entrare nell’archivio del vissuto collettivo. Non richiede altro per essere richiamata. Non presuppone una ricerca, ma la nostra intelligenza. Naturale. Il web la veicola e la porta dove il settimanale non arriva. Oltre a conservarla per tutti.
Una straordinaria fotografia non basta, senza il lavoro rigoroso sul contesto. Se l’ambasciatore si fosse preso la briga di controllare – era in chiaro, sfogliando il settimanale dalla seconda pagina – si sarebbe evitato un infortunio e un corto circuito. L’infortunio di sollevare semplici sospetti «manipolatori» sull’immagine. Il corto circuito di impartire lezioni sull’uso della «responsabilità» e della «correttezza» che gli si sono ritorte contro da parte di chi non si è fermato alle figure, ma si è concesso l’ormai raro scrupolo di leggere.
La copertina è parte di un foto-racconto, corredato di una serie di minuziose informazioni raccolte sul campo da chi quella Cisgiordania la testimonia da anni. Non bastasse, Alae Al Said ha riscontrato ogni dettaglio, aggiungendovi la propria conoscenza di quella realtà. La partigianeria sui fatti non è mai un buon viatico per approcciarli o confutarli. Sedicenti esperti, sulla scia dell’ambasciatore, si sono spinti a sostenere che l’immagine fosse generata dall’Ia. Bastava documentarsi. Per gli scettici, esiste una versione video di quel lavoro e il New York Times ha pubblicato un reportage realizzato in quegli stessi frangenti. Nel quale, peraltro, è immortalato il medesimo colono.
Non siamo noi a promuovere «stereotipi e odio». Contro neonazisti e neofascisti, contro gli antisemiti, siamo dove siamo sempre stati. In quello stesso posto dove i TERRORISTI non sono un’etnia, come i CRIMINALI non sono un popolo. Il GENOCIDIO si chiama con quel nome. E non si fanno sconti a chi nasconde o mistifica la realtà. Neppure in nome della Storia".
🍔 Trump monta una escena en la Casa Blanca: pide comida rápida, recibe a una repartidora y deja 100 dólares de propina. Pero todo forma parte del mismo relato: convertir una situación precaria en una historia amable para justificar sus políticas.
⚠️ Lo que venden como gesto humano es en realidad un síntoma de un sistema enfermo. Una trabajadora que necesita miles de dólares en propinas para pagar los tratamientos para el cáncer de su marido no es un ejemplo de éxito, es el reflejo del abandono institucional. Y cuando eso se presenta como algo positivo, lo que se está normalizando no es la generosidad, es la precariedad.
@hackbogado Es un tipo hábil. Su discurso horas antes es para enmarcar. En los acelerones históricos crece. Y a nuestra derecha no le queda más q el derecho al lawfareo.
Qué tipo más hábil. ¿Alguien se imagina a @NUNEZFElJOO dando un discurso así? Entre mil cosas más, eso nos jugamos en 2027. Y mientras la carcundia, lawfareando
Hoy en la Universidad de @Tsinghua_Uni he defendido que el mundo ya no cabe en viejos mapas.
Un mundo multipolar necesita un sistema multilateral robusto.
https://t.co/4h1BLfd10X