Mamma cagnolina si è letteralmente "battuta" per il suo cucciolo quando l'uomo ha provato a prenderlo da solo.
La sua disperazione e il suo amore incondizionato hanno convinto l'uomo: ha adottato entrambi 🥹❤️
Quando George, a 79 anni, andò in pensione, non comprò un campo da golf né una comoda amaca. Invece, appese un cartello fatto a mano alla finestra del suo garage:
«Oggetti rotti? Portali qui. Gratis. Solo tè e due chiacchiere.»
I vicini, nella stanca città industriale di Maple Grove, pensarono che fosse impazzito.
— Chi ripara le cose gratis? — borbottava il barbiere.
Ma George aveva un motivo profondo. Sua moglie Ruth, per decenni, aveva rammendato cappotti lisi e riparato cornici rotte per chiunque bussasse alla sua porta.
— Lo spreco è un’abitudine, diceva lei. La gentilezza è la cura.
Era morta l’anno prima. E le mani di George, rimaste senza il loro scopo, cercavano qualcosa da aggiustare. Qualcosa che lei avrebbe voluto sistemare.
La prima a presentarsi fu Mia, otto anni, che trascinava una piccola automobile giocattolo con una ruota staccata.
— Papà dice che non possiamo comprarne un’altra, mormorò.
George si mise a frugare nella sua vecchia cassetta degli attrezzi, canticchiando sottovoce. Un’ora dopo, la macchina tornava a sfrecciare — stavolta con un tappo di bottiglia al posto della ruota e un po’ di nastro argentato.
— Adesso è un’edizione speciale, le disse strizzando l’occhio.
Mia se ne andò sorridendo, ma sua madre rimase ancora un momento.
— Potrebbe… sistemare un curriculum? — chiese piano. Da quando ha chiuso la fabbrica, non riesco più a trovare lavoro.
— Mamma dice grazie per il colloquio.
Poi arrivò l’intimazione.
— Attività non autorizzata, dichiarò un ispettore comunale. Sta violando il regolamento urbano.
Il sindaco di Maple Grove, un uomo con il cuore a forma di foglio Excel, ordinò a George di chiudere il suo piccolo laboratorio.
La mattina seguente, una quarantina di vicini si radunò nel suo giardino. In mano avevano tostapane rotti, coperte strappate e cartelli con scritto:
«Aggiustate le leggi, non solo gli oggetti!»
Un giornalista locale realizzò un servizio: «Essere gentili è diventato illegale?»
Il sindaco fece marcia indietro. In parte.
— Se proprio volete aggiustare le cose, fatelo in centro. Affittate la vecchia caserma dei pompieri. Ma non aspettatevi garanzie.
La caserma si trasformò in un alveare di vita. I volontari la svuotarono, la tinsero di giallo sole e la ribattezzarono “Il Rifugio di Ruth”.
Ma la vera magia accadeva nelle conversazioni. Una vedova aggiustava una lampada accanto a un padre solo che rattoppava una ruota bucata. Parlavano di Ruth. Del dolore. Della speranza.
La settimana scorsa, George trovò una lettera nella cassetta postale. Era di Mia, oggi sedicenne, tirocinante in un laboratorio di robotica:
«Mi ha insegnato a vedere il valore in ciò che è rotto. Sto progettando un braccio protesico alimentato a energia solare.
P.S.: L’automobilina funziona ancora!»
Oggi, dodici città dello stato hanno il proprio Fix-It Hub. Nessuno chiede denaro. Ovunque si offre del tè.
Curioso, vero? Come un uomo con un cacciavite possa contribuire a ricostruire un mondo.
Il muro di silenzio è crollato.
La FDA Americana conferma:
i vaccini COVID hanno ucciso bambini. Almeno 10 vite spezzate "a causa del" vaccino.
Ora sappiamo che chi denunciava i rischi aveva ragione e che il negazionismo di media e di certi medici era semplicemente un odioso tentativo di nascondere.
Shame in you!
Ma l'indignazione non basta più.
Serve l'azione:
► Boicottare chi nega (medici, politici, giornali, tv).
► Premiare chi si è opposto come è accaduto in Veneto.
► Abbandonare le istituzioni compromesse.
È tempo di disobbedienza civile.
È la battaglia per la nostra libertà.
Al Congresso di Santiago de Compostela, la Prof.ssa Maria Josè Martinez Albarracin, già Titolare della Cattedra di Oncologia dell’Università di Madrid e della Murgia, ha tenuto un’ottima conferenza (che appena sarà on line, vi girerò.) Lei ha parlato subito prima di me e ascoltandola ho capito che praticamente ha detto tutte le cose che io avrei detto dopo.
Non mi ha scocciato, dovere cambiare improvvisamente la relazione, buttandola più sui casi clinici, anzi mi ha fatto molto piacere, capire di essere arrivato alle stesse deduzioni e opinioni di un luminare dell’Oncologia.
Soprattutto, con lei, che io sappia, siamo diventati in tre al Mondo (Hoffman, Martinez Albarracin e io) a sostenere il ruolo deleterio della L-Metionina, nel favorire i tumori.
Questo mi ha dato una grande gioia, perché conferma una parte essenziale della terapia oncologica metabolica, soprattutto nel K Pancreas.
Non mi sbagliavo quindi a lavorare in quel senso e ora si aprono nuovi orizzonti di ricerca e di terapia.
🇷🇺💬 Putin a un giornalista occidentale che gli chiede perchè non è ancora finita la missione speciale in Ucraina.
"Se avessi voluto che Kiev cessasse di esistere, sarebbero bastati venti minuti. Ma non è questo il nostro obiettivo. Il vero potere sta nello scegliere quando e come colpire."
"Coloro che credono che la lentezza sia debolezza non hanno mai combattuto una guerra moderna."
Glielo han chiesto, glielo ha detto.🤷♀️
https://t.co/EpoUDx2Ys0
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LA DIGNITÀ SILENZIOSA DI UNA MADRE🌹
#Garlasco
C’è una forma di coraggio che non indossa armature, che non alza la voce, che non chiede riconoscimenti.
È il coraggio silenzioso di una madre che ha attraversato l’inferno senza mai perdere la propria umanità.
La mamma di Alberto Stasi porta su di sé un peso che nessuno dovrebbe mai conoscere: un figlio al centro di una tempesta giudiziaria, un marito spezzato dal dolore che non c’è più, e una solitudine così profonda che nessuna parola può descriverla, nessuna sentenza può guarirla.
Eppure lei è rimasta in piedi.
Non per ostinazione, ma per quell’amore incondizionato che solo una madre conosce.
Quell’amore che non si arrende nemmeno quando il mondo intero sembra crollare, che non giudica, che non abbandona, che semplicemente resta.
La sua dignità è fatta di silenzio eloquente.
Di lacrime asciugate in privato.
Di notti insonni affrontate con una forza che viene da un luogo sconosciuto ai più.
Di una compostezza che non è freddezza, ma protezione della sacralità del proprio dolore.
Non ha mai gridato al mondo il suo strazio.
Non ha cercato i riflettori né ha alimentato il clamore.
Ha semplicemente continuato ad amare, con quella fedeltà che solo il cuore di una madre può custodire, incondizionata e pura come il primo giorno.
In un’epoca dove tutto diventa spettacolo, dove il dolore viene consumato come intrattenimento, lei ci insegna che esiste ancora una dimensione sacra della sofferenza.
Un luogo intimo dove l’amore resiste a tutto: al giudizio, alla condanna sociale, all’incomprensione, alla perdita.
Il suo non è stato un cammino di negazione, ma di accettazione profonda di una realtà devastante.
Ha accolto il dolore senza permettergli di trasformarla in rabbia.
Ha vissuto l’ingiustizia senza diventare lei stessa ingiusta.
Ha sopportato gli sguardi giudicanti continuando a guardare suo figlio con gli stessi occhi d’amore del primo giorno.
Questa è la dignità più alta: quella che non si piega nemmeno quando ogni ragione suggerirebbe di crollare.
Quella che trova la forza non nella certezza, ma nell’amore.
Quella che continua a credere nell’umanità anche quando l’umanità sembra averti voltato le spalle.
Non ci appartiene sapere dove risieda la verità giudiziaria.
Ma possiamo riconoscere, con gratitudine e rispetto, la verità del suo cuore: l’amore di una madre che non conosce confini, che non pone condizioni, che rimane fedele anche nell’oscurità più profonda.
E se esiste una giustizia più grande delle aule di tribunale, è quella scritta nella capacità di amare senza riserve, di perdonare senza chiedere, di resistere senza perdere la propria dolcezza.
Lei, questa madre, incarna tutto questo.
E il suo esempio di dignità silenziosa rimarrà, al di là di ogni sentenza, la testimonianza più luminosa di cosa significhi essere madre.
Fino all’ultimo respiro. Senza mai voltarsi indietro.
Con tutta la tenerezza che merita una donna che ha trasformato il dolore più lacerante in un atto d’amore eterno. ❤️
Con stima
Fabio Bernardini
- Il giallo di Garlasco
Nuova tecnica chirurgica per rimuovere i tumori solidi
L’Istotripsia utilizza onde sonore ad alta frequenza per distruggere i tumori.
A scoprirla fu Zhen Xu, allora dottoranda in ingegneria biomedica, 20anni fa.
Mentre sperimentava un metodo per eliminare tessuti malati, Xu aumentò la frequenza degli ultrasuoni per ridurre il rumore che infastidiva i colleghi di laboratorio, rendendo il trattamento più efficace: nel distruggere le cellule malate
«Pensavo di stare sognando», ha raccontato Xu, oggi professoressa all’Università del Michigan.
Da quella scoperta è nata l’Istotripsia, che frammenta i tumori grazie a microbolle che si espandono e collassano in microsecondi, lasciando al sistema immunitario il compito di eliminare i residui.
Nel 2023 la FDA ha approvato la tecnica per il trattamento dei tumori epatici, e uno studio del 2024 dalla HistoSonics, che produce la macchina sostiene risultati nel 95% dei casi. Gli effetti collaterali osservati, dal dolore addominale all’emorragia interna, risultano rari e il trattamento viene considerato generalmente sicuro.
A giugno 2025, l’UK ha approvato l’uso clinico.
L’NHS ha inserito l’istotripsia nel suo programma Innovative Devices Access Pathway, destinato a tecnologie emergenti.
«Molti pensano agli ultrasuoni solo come strumento di imaging», osserva Julie Earl, ricercatrice dell’Istituto Ramón y Cajal in Spagna. «Ma le evidenze indicano che possono anche distruggere tumori, ridurre metastasi e potenziare altri trattamenti oncologici, senza ricorrere alla Chirurgia.
Un braccio robotico guida un trasduttore che concentra onde sonore su una zona di appena pochi millimetri, «la punta di un pennarello», spiega Xu. Le sedute durano in media una o tre ore, e nella maggior parte dei casi bastano una o poche applicazioni per eliminare la massa tumorale. Restano tuttavia delle incognite. Gli esperti non dispongono ancora di dati a lungo termine sulle recidive, e alcuni temono che frammentare i tumori possa favorire la diffusione di cellule cancerose, anche se gli studi sugli animali non hanno finora confermato il rischio. Inoltre, ossa e gas corporei limitano l’efficacia del trattamento in sedi come polmoni e pancreas, dove i test clinici sono comunque in corso.
L’Istotripsia si affianca all’HIFU (High-Intensity Focused Ultrasound), una tecnologia più datata che “cuoce” i tumori attraverso il calore. «È come usare una lente d’ingrandimento sotto il sole per bruciare una foglia secca», spiega Richard Price, co-direttore del Focused Ultrasound Cancer Immunotherapy Center dell’Università della Virginia. L’HIFU è già impiegato con successo contro il cancro alla prostata, con risultati paragonabili alla chirurgia ma tempi di recupero più rapidi.
La ricerca si sta ora concentrando sulla combinazione tra ultrasuoni e microbolle, capace di aprire temporaneamente la barriera emato-encefalica, facilitando l’ingresso dei farmaci nel cervello. «La componente non invasiva è straordinaria, ma la possibilità di veicolare farmaci è ciò che la rende davvero unica», afferma Price.
La ricercatrice canadese Deepa Sharma, del Sunnybrook Health Sciences Centre, conferma che la tecnica potrebbe amplificare l’effetto delle chemioterapie e radioterapie, danneggiando i vasi sanguigni dei tumori e consentendo l’uso di dosi più basse di trattamenti tossici. Da una scoperta fortuita a un’innovazione clinica riconosciuta a livello internazionale, l’istotripsia dimostra come la curiosità scientifica possa aprire nuove frontiere nella lotta contro il cancro
@ilmessaggeroit
Terapia del Cancro
con Veleno d’Api.
Ma non fatevi pungere apposta…
In una svolta che potrebbe rivoluzionare il trattamento del cancro, gli scienziati hanno scoperto che il veleno d'ape può distruggere il 100% delle cellule tumorali mammarie aggressive in meno di 60 minuti. La chiave sta in un potente composto chiamato melittina, presente nel veleno d'ape ma non in quello di bombo.
I ricercatori hanno testato il veleno su vari tipi di cellule tumorali al seno in vitro e hanno scoperto che la melittina agisce come un'arma di precisione. Crea fori nelle membrane delle cellule tumorali, causandone la rapida morte. Ancora più promettente è che la melittina lascia le cellule sane in gran parte intatte, il che suggerisce che potrebbe essere utilizzata per trattamenti con meno effetti collaterali rispetto alla chemioterapia o alla radioterapia.
La melittina si è dimostrata particolarmente efficace contro il carcinoma mammario triplo negativo e il carcinoma mammario arricchito con HER2, due delle tipologie più difficili da trattare. Questa scoperta apre nuove porte allo sviluppo di terapie antitumorali più sicure e mirate, basate su composti naturali.
Gli scienziati stanno ora lavorando per sfruttare il potere antitumorale della melittina in modo controllato, possibilmente attraverso nanoparticelle o versioni sintetiche che potrebbero essere utilizzate in futuri farmaci. Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche, questa molecola naturale ricavata dalle api offre una nuova e potente arma nella lotta contro il cancro.
https://t.co/LL6SLG3zis
A cosa abbiamo assistito oggi, signore e signori.
Non bastavano le condizioni brutali di Shanghai.
Non bastava l’umidità che toglie il respiro, il caldo che ti si incolla addosso come una seconda pelle.
No, non bastava.
Il destino ha voluto metterci anche una caviglia che cede sul 3-1 del primo set, forse slogata, un dolore improvviso che avrebbe fatto ritirare chiunque.
Djokovic si ferma, chiama il fisioterapista.
Il pubblico trattiene il fiato.
E lui, come sempre, torna in campo.
Vince il primo set.
Poi perde il secondo 7-5, buttandosi a terra, restando immobile per lunghi secondi.
Sembra finita. Forse dovrebbe ritirarsi, molti cominciano a pensare.
Munar, dall’altra parte, inizia ad accarezzare l’idea di potercela fare, di scrivere la pagina della sua vita.
Ma ci sono uomini che non conoscono la resa.
Ci sono anime che vivono per riscrivere la storia.
E Novak Djokovic è una di quelle.
A 38 anni, con una gamba sola, gioca il terzo set come un guerriero ferito ma lucido.
Tra un punto e l’altro si piega in due, si appoggia alla racchetta per respirare, come se ogni colpo gli costasse la vita stessa.
Eppure da quella fatica trova la forza per continuare.
Non arretra. Non smette di crederci.
Trasforma il dolore in spinta, la paura in fuoco.
E lo vince.
6-2.
Davanti agli occhi del mondo, Djokovic ha riscritto ancora una volta la definizione di grandezza. La sua aura di combattente è ormai più grande di ogni trofeo, di ogni record.
È l’immagine vivente di un uomo che si rifiuta di cedere.
A 38 anni e 4 mesi, con il sudore che gli brucia gli occhi e la caviglia che grida, Novak Djokovic continua a scrivere la storia, diventando il giocatore più anziano ad aver raggiunto i quarti di finale di un Masters 1000.
E noi, spettatori impotenti ma privilegiati, possiamo solo restare lì, commossi, a guardare cosa significa davvero essere più grandi del dolore.
Non sappiamo se giocherà il prossimo turno.
Staremo a vedere.
Ma una cosa è certa: qualunque cosa accada, oggi Djokovic ha già vinto la partita più difficile di tutte — quella contro i propri limiti.
Sebastiano Alicata su FB
Sicuramente, almeno per me
Non vivevamo come dei rincoglioniti con la testa piegata sullo smartphone senza guardarsi intorno 24/24,avevamo la miglior musica, ci divertivamo con poco, c'erano valori e rispetto, tanta giusta e sana allegria e speranze per il futuro soprattutto
@landu3@AStramezzi Salve, nel frattempo può contattare il dottor Ivano Hammarberg Ferri, visita a Bologna o, nell'impossibilità di spostamento, anche via whatsapp.
Lo può cercare su internet per i contatti telefonici!
È davvero un ottimo medico, umano e gentile, un oncologo integrato.
Ci sono ottimi Oncologi, che a fronte di una visita da 300€, prescrivono farmaci costosissimi, da oltre 100.000€/anno.
Poi, ci sono pochi Medici di campagna (cit. De Donno), che gratuitamente cercano di suggerire terapie metaboliche adiuvanti, di poco costo.
Essendo oberati di pazienti, quel paio di Medici, chiedono aiuto ai colleghi in rete.
Le regole sono due:
1/ Studiamo, scambiamoci paper ed esperienze cliniche, pensiamo a soluzioni innovative, in Scienza e Coscenza, aiutandoci l’un l’altro.
2/ Ci mettiamo a disposizione per l’emergenza Cancro e Turbo-Cancro, quindi, come da Giuramento di Ippocrate, non pretendiamo parcelle, facciamo solo il nostro dovere.
Sembra incredibile, ma, ringraziando il Signore, in 24h oltre cento Medici rispondono all’appello e ci sono anche degli Oncologi. Oggi siamo ancora dí più.
Uomini e donne meravigliosi, che dopo una dura giornata di lavoro, dedicheranno varie ore allo studio e altre a curare gratuitamente.
L’Umanità esiste ancora in un Mondo distopico e cinico.
Da questa esperienza, sta nascendo un convegno il 15 Novembre e nascerà una Società Scientifica di Oncologia Metabolica Adiuvante, forse anche una Scuola.
Non siamo ancora tutti operativi ma guardando la diffusione sul territorio, mi vengono brividi di speranza, sulla classe medica del futuro.
C'erano scorte di medicinali importanti e kit da sala operatoria.
L'IDF gli ha dato fuoco..
I nazisti del 21* secolo hanno colpito ancora .
#Gaza#GazaGenocide@DAVIDPARENZO nulla da dire?
#2agosto