Sono un uomo libero, ho bisogno della libertà, ho bisogno di stare da solo, ho bisogno di rimuginare tra me e me le mie vergogne e le mie tristezze, di godermi il sole e i sassi della strada senza compagnia e senza discorsi, colla sola musica nel cuore.
Tropico del cancro
Mi tormentava il fatto che nessuno mi somigliava e io non somigliavo a nessuno. Io sono solo e loro sono tutti, pensavo. E mi mettevo a riflettere.
Fedor Dostoevskij. Memorie dal sottosuolo.
“Quanti anni avevo quando ho capito che su quel sentiero buio e solitario l’unica luce possibile era quella che io stessa avrei emanato?”
Banana Yoshimoto __ Kitchen
Le parole che scrivo sono passi. Luoghi, strade. E andate e ritorni.
I miei passi sono parole, cose da dire che di parole non ne hanno.
Perché non si parla solo con le parole, anzi, quasi mai.
Partire!
Non tornerò mai, non tornerò mai perché mai si torna. Il luogo ove si torna è sempre un altro, la stazione a cui si torna è diversa. Non c’è più la stessa gente, né la stessa luce, né la stessa filosofia.
Fernando Pessoa
Sono un uomo libero, ho bisogno della libertà, ho bisogno di stare da solo, ho bisogno di rimuginare tra me e me le mie vergogne e le mie tristezze, di godermi il sole e i sassi della strada senza compagnia e senza discorsi, colla sola musica nel cuore.
Miller, Tropico del cancro
Vi siete mai accorti che a volte, mentre state facendo qualcosa, qualcosa qualsiasi, in realtà state invece dicendo qualcosa a qualcuno?
Qualcuno non presente e quindi, le parole, il sentimento che provate, li agite.
Nessun gesto è privo di un perché. Tutto quello che non riusciamo a dire diventa un movimento del corpo.
Come se parlare, esprimersi, in qualche modo, in qualche forma, fosse un bisogno necessario.
E a me pare una cosa bellissima.