@EmanueleCanta IL CUORE GRANDE DI UNA FAMIGLIA, IL RUOLO DEL GIORNALISMO E LA BATTAGLIA LEGALE: IL CASO DI JOANNE
Ci sono storie in cui il confine tra la dignità umana e l'abbandono istituzionale diventa drammaticamente sottile. La vicenda di Joanne è una di queste, ma è anche la testimonianza di come la solidarietà profonda e la determinazione possano accendere una luce nel buio della burocrazia.
Un plauso immenso e una profonda ammirazione vanno a Laura e ai suoi figli. La generosità, la dedizione e l'umanità dimostrate da questa donna e dalla sua famiglia sono l'esempio più puro di cosa significhi non voltarsi dall'altra parte. Se Joanne oggi può sperare in un futuro diverso, lo deve in primis a questa straordinaria rete umana che l'ha accolta e protetta.
Accanto a questa splendida catena di solidarietà, si sta muovendo finalmente una macchina fondamentale per la sua tutela. Grazie all'accensione dei riflettori da parte della televisione e al lavoro instancabile sul campo di Emanuele Canta, è stato possibile attivare un supporto legale concreto. L'avvocato si sta infatti interessando in prima persona di tutta la complessa parte burocratica: dall'accesso agli atti per fare piena luce sulla sua situazione, fino alle verifiche approfondite sul perché Joanne percepisca una pensione così esigua. Una battaglia per i diritti e per la verità che restituisce dignità a una persona fragile.
Ancora una volta, però, assistiamo a un paradosso tutto italiano: devono essere un programma d'inchiesta e l'iniziativa privata a sopperire alle gravissime mancanze delle istituzioni. Dove sono lo Stato, i servizi e gli enti locali? Perché il peso di queste emergenze sociali deve ricadere interamente sulle spalle dei cittadini, dei legali e della stampa?
L'aspetto più sconcertante di tutta la vicenda rimane l'atteggiamento dell'amministrazione comunale. È a dir poco inquietante che, di fronte a un caso così delicato, il Comune eriga paletti burocratici e si rifiuti di formalizzare alcunché per iscritto, lasciando la situazione in un limbo di incertezza intollerabile. Perché questa ritrosia nel mettere nero su bianco le risposte? Cosa si nasconde dietro la mancata trasparenza di un atto ufficiale?
Il paradosso è totale se si pensa che la società civile sarebbe pronta a fare la sua parte. Esiste una forte predisposizione da parte di privati a mobilitarsi e a trovare soluzioni alternative e concrete, come la ricerca e la messa a disposizione di alloggi. Eppure, di fronte a questa disponibilità, la burocrazia frena, non decide e si nasconde dietro i no detti a voce.
Finché le istituzioni continueranno a non firmare i propri passi e a ostacolare chi vuole aiutare, la giustizia sociale rimarrà un miraggio. Grazie a Laura, alla sua splendida famiglia, all'avvocato per questo prezioso lavoro di tutela e al giornalismo che non molla. Ora, però, pretendiamo risposte chiare e soprattutto scritte da chi di dovere.
Joanne viveva in auto a 69 anni, ora è in attesa di una risposta dagli assistenti sociali
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@EmanueleCanta Se si va a rivedere quanto sopra dichiarato nella puntata di Quarto Grado 10 luglio, emerge chiaramente come lo stesso Barzan parli in realtà di una soluzione dubbia. Un dettaglio decisivo che rimette le cose nella giusta luce.
CRONACA GIUDIZIARIA 🔴 Caso #OmicidioPaganelli: i legali di Louis Dassilva intervengono con una nota ufficiale per fare chiarezza tecnica sul verdetto di assoluzione in primo grado, stroncando le recenti ricostruzioni mediatiche. Due i punti fermi ribaditi dalla difesa: in primo luogo, non esiste alcuna "formula dubitativa" poiché, in linea con l'orientamento della Cassazione, non vi sono assoluzioni di serie A o di serie B. L'art. 530 c.p.p. tutela la presunzione di innocenza e, se la prova manca o è insufficiente, l'assoluzione è piena, rendendo l'espressione "quasi condanna" un grave errore giuridico. In secondo luogo, le indiscrezioni giornalistiche su presunte spaccature o sul conteggio dei voti in Corte d'Assise tra giudici togati e popolari sono definite "prive di qualsiasi fondamento": la deliberazione avviene infatti in camera di consiglio ed è coperta da segreto assoluto. Un richiamo fermo al rispetto del diritto e a un'informazione che non alteri la realtà processuale. #Cronaca #Giustizia #Dassilva
Omicidio Pierina Paganelli, Riario Fabbri e Andrea Guidi - avvocati di Louis Dassilva - precisano che il loro assistito non è stato assolto con la "formula dubitativa" in quanto, spiegano, ciò è una "espressione riferita a una previsione normativa abrogata ormai da decenni"
@SaraSpitali@QuartoGrado La procura ha chiesto una nuova consulenza sulla larghezza della pianta del piede alla Cattaneo, proprio per non tralasciare nulla
@EmanueleCanta Su questo punto l’analisi tecnica e logica della scena diventa fondamentale. C’è un dettaglio macroscopico sulla conformazione di quell'orecchino che merita una riflessione approfondita: non parliamo di un modello a infilo semplice o di una monachella aperta che può scivolare via accidentalmente. Se parliamo di un orecchino con la classica chiusura posteriore a farfallina, la dinamica cambia completamente.
La farfallina blocca il perno in modo meccanico. Di conseguenza, se l’orecchino non è mai stato ritrovato, le opzioni logiche per spiegarne la totale sparizione si stringono a tre scenari precisi:
1️⃣ Una trazione violenta ed estrema: Un corpo a corpo o uno strattone feroce ai capelli o al volto che ha esercitato una forza tale da tranciare il metallo o causare una lesione netta, liberando il gioiello.
2️⃣ Il fattore trascinamento/incastro: Durante la furia dell'aggressione, l'orecchino potrebbe essersi agganciato alla trama del maglione, della giacca o del cappuccio dell'assassino, che se lo sarebbe così portato via addosso senza nemmeno rendersene conto al buio.
3️⃣ L'effetto rimbalzo: Un colpo diretto (un pugno o un impatto con l'arma) ha spezzato il perno e l’energia cinetica ha fatto schizzare il gioiello a metri di distanza, facendolo finire in una delle tantissime intercapedini o fessure invisibili dei garage di via del Ciclamino.
Escludendo il movente della rapina, visto che l’altro orecchino e gli effetti personali erano lì, la sparizione di un oggetto con quella specifica chiusura non può essere un dettaglio casuale. È la firma fisica di un contatto o di un impatto ben preciso, su cui varrebbe la pena fare un approfondimento serio.
Dalla cinematica del movimento ai nodi irrisolti di un alibi: il caso di Pierina Paganelli riapre una ferita metodologica che per la cronaca giudiziaria italiana ha un sapore di già visto. Il focus di #MorningNews sulla ricostruzione della discesa nei box della difesa di Louis Dassilva rievoca inevitabilmente le dinamiche del delitto di Garlasco e il caso Stasi, dove il destino di un processo si giocò sul filo dei secondi e sulla compatibilità millimetrica dei movimenti. ⏱️⚖️
L'analisi sul campo dell'inviato @EmanueleCanta coglie perfettamente il punto di rottura: l'impossibilità fisica – legata alle condizioni del ginocchio e alla fluidità della sequenza – solleva interrogativi enormi sulla reale fattibilità di quella discesa nei tempi ipotizzati. Un giornalismo d'inchiesta d'altissimo livello, capace di smontare il dato tecnico, evidenziare le incongruenze e restituire al pubblico la complessità di una trama gialla che è tutt'altro che risolta. Quando il dettaglio anatomico diventa la chiave della cronaca. 🎙️📺
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Omicidio Pierina, la prima versione della ricostruzione della discesa nei box di Louis Dassilva
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