Italiani come noi. Domenico Centrone, 36 anni, docente. Dina Alberizia, 67, insegnante. Sono prigionieri in Libia, sequestrati dalle milizie di Haftar. Passavano di lì per portare aiuti a Gaza con la Flotilla. Era il 24 maggio. Qualcuno vuole muoversi o ci limitiamo a “vigilare”?
Grazie di cuore a chi ci vuole bene, ogni anno un po’ di più, ogni anno come viene.
Suonate ancora, per noi e con noi.
Con te, sempre con te.
#propagandalive
Tra le varie sciocchezze dette da Vannacci: oggi c’è un elenco di paesi sicuri dettati dall’Ue, e l’Italia ha accordi di rimpatrio con tutti; e se non ha accordi di rimpatrio proprio con tutti, può sempre mandare i migranti irregolari in paesi terzi, in base al nuovo Patto europeo per le migrazioni all’asilo.
Peccato che 1) l’Italia non abbia accordi di rimpatrio con tutti i paesi dichiarati sicuri dall’Ue per cui non può rimandarvi i migranti; 2) per trasferire i migranti in paesi terzi sicuri diversi dai paesi d’origine, in base al Patto Ue, servono comunque accordi che l’Italia al momento non ha, per cui si torna di nuovo al punto 1).
Vannacci impreparato sul tema.
@OttoemezzoTW #ottoemezzo
Era il 7 giugno 1984. A Padova, Enrico Berlinguer stava tenendo uno degli ultimi comizi in vista delle elezioni europee.
A un certo punto, dalla folla, qualcuno iniziò a urlare: “Basta, Enrico! Basta!”.
No, non lo stavano contestando. Era paura.
Perché alcune di quelle diecimila persone, ammassate in piazza della Frutta sotto un cielo attraversato dai lampi, si erano accorte che qualcosa non andava: la voce che si impastava, le parole che inciampavano, le mani che avevano cominciato a tremare sul leggio.
Enrico Berlinguer stava male. E loro lo supplicavano di smettere.
Lui scosse la testa e tirò dritto. In quel discorso c’erano cose che voleva dire fino in fondo. E le disse.
Trascinò per dieci minuti ancora la voce e le mani che non gli rispondevano più, fino alla chiusura:
“Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini, con la fiducia per le battaglie che abbiamo fatto, per le proposte che presentiamo, per quello che siamo stati e siamo, è possibile conquistare nuovi e più vasti consensi alle nostre liste, alla nostra causa, che è la causa della pace, della libertà, del lavoro, del progresso della nostra civiltà”.
Furono le sue ultime parole pubbliche.
Lo accompagnarono in albergo, dove poche ore dopo entrò in coma. Lo trasferirono d’urgenza all’ospedale Giustinianeo, dove i medici diagnosticarono un’emorragia cerebrale massiva e capirono subito che non c’era più niente da fare.
Quella sera, a Padova, c’era anche Sandro Pertini, presidente della Repubblica, in città per un impegno di Stato.
Quando gli arrivò la notizia mollò tutto e corse in ospedale, si chinò sul letto di Enrico e gli baciò la fronte. Ai cronisti che gli chiedevano se sarebbe rientrato a Roma rispose con una frase sola, che bastò a far capire al Paese che legame li tenesse insieme: “Qua c’è un mio figlio”. E in quella stanza restò, accanto a lui, per quattro giorni.
L’Italia intanto si era fermata. In molte fabbriche gli operai sospendevano i turni. Davanti all’ospedale di Padova cresceva, ora dopo ora, una piccola montagna di fiori, biglietti e bandiere rosse.
Lunedì 11 giugno l’Unità uscì con quattro parole in prima pagina: “Ti vogliamo bene Enrico”. E quel lunedì stesso, alle 12.45, Enrico Berlinguer morì.
Pertini decise che la salma sarebbe tornata a Roma sul suo aereo presidenziale, accompagnata da lui in persona.
Quando Bettino Craxi e Claudio Martelli protestarono per quella che consideravano una forzatura istituzionale, Pertini rispose con una frase che sarebbe entrata nella leggenda: “Voi due fate una cosa, tornate a Verona, suicidatevi sulla tomba di Giulietta, e io vi porto in aereo a Roma. Vediamo se il PSI prende voti”.
Il 13 giugno, in piazza San Giovanni, si tennero i funerali. Scesero in strade un milione e mezzo di persone: il funerale più grande della storia della Repubblica italiana.
Verso la fine, Sandro Pertini si alzò in piedi. Aveva ottantotto anni, era pallido e sfinito da quattro giorni di veglia. Camminò a fatica fino al feretro, si chinò e lo baciò.
Quattro giorni dopo, il 17 giugno, l’Italia andò a votare per le europee. Il Partito Comunista Italiano prese il 33,3 per cento dei voti e per la prima e unica volta nella sua storia superò la Democrazia Cristiana.
Aveva chiesto di lavorare casa per casa, strada per strada. E gli italiani lo avevano ascoltato: erano andati casa per casa, strada per strada, a portarlo in trionfo un’ultima volta.
Enrico Berlinguer era morto come aveva vissuto: in piedi, su un palco, a parlare alla sua gente. Non chiese mai niente per sé. Lasciò, invece, un’idea di politica come servizio, di onestà come dovere, di coerenza come unica misura di un uomo.
Per questo, oggi, 42 anni dopo, gli vogliamo ancora bene.
Il Servizio Sanitario Nazionale è la più grande opera pubblica mai costruita in Italia
Eppure si sta sgretolando tra l’indifferenza della politica e l’inedia dei cittadini
Che non hanno ancora compreso i rischi di una #sanita “all’americana”
#SalviamoSSN
Un consiglio spassionato al centrosinistra. Smettete di chiamarla “patrimoniale”. Va chiamata: “tassa a quattro ricchi per aiutare milioni di poveri”. Chiamandola così, forse persino qualche elettore di destra potrebbe capire di cosa si tratta.
il 2 giugno 1946 Delia indossa una camicia utilizzata solo per le occasioni speciali perché finalmente riesce a svicolarsi dal marito e riesce ad andare a votare per la prima volta.
VIVA LE DONNE E VIVA LA REPUBBLICA
L'onorevole Mulè non può affermare che la Costituzione sancisca che la cittadinanza vada meritata, e debba essere revocata a chi viola la legge. Citi la disposizione costituzionale, se ne è certo.
La realtà è che la cittadinanza non può e non potrà mai essere revocata a chi sia cittadino italiano perché nato da italiani, anche se di origine straniera.
Va bene la propaganda, ma senza far dire alla Costituzione ciò che la Costituzione ciò che non dice.
@QRepubblica #quartarepubblica
@RabiaDemir33 È il vaccino contro il VAIOLO. Si faceva con un ago che "grattava" la pelle mentre rilasciava il vaccino. In questo modo si attivava una risposta immunitaria mediata da cellule che proteggeva il vaccinato per tutta la vita. È così che il vaiolo è stato sconfitto in tutto il mondo
Un ministro (e un Governo) avevano cancellato un reato presente in tutta Europa, ossia l'abuso d'ufficio.
Il Parlamento europeo, ieri, l'ha reso obbligatorio per tutti i 27 Stati membri.
Adesso l'Italia ha due anni per reintrodurlo o arriveranno le...
Si chiama Marcello Gemmato e fa il sottosegretario alla salute pubblica. Che ha combinato ? Ha scelto 251 farmaci costosi, fino ad oggi comprati (a minor prezzo) e distribuiti direttamente dalle ASL, e li ha passati alle farmacie private che ovviamente li pagano di più. Non solo, ha introdotto una riforma sui farmaci di fascia bassa aumentandone il prezzo del 31%. Secondo l'inchiesta Dataroom di Milena Gabanelli, le modifiche a firma Gemmato creano un costo aggiuntivo per il SSN di circa 270 milioni di euro all'anno. Curiosità, Marcello Gemmato è un farmacista. Ma questa è certamente solo una coincidenza ...
Attivisti della #Flotilla bendati, ammanettati, in ginocchio.
Con il ministro israeliano #BenGvir che li deride.
Fiero di postare il video al mondo intero.
È successo che il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, l’uomo con la fascia tricolore indosso, ha voluto invitare sul palco Osama e Mohammed Shalaby, il padre e figlio egiziani che con un coraggio inaudito hanno affrontato e disarmato l’autore della strage di ieri.
C’è voluto il sindaco di Modena per fare quello che nessuno a destra e del governo, né Meloni né nessun altro, è riuscito a fare nelle ultime 24 ore.
Ha voluto portare Osama e Mohammed in piazza davanti alla sua città e alla sua gente perché le migliaia di persone accorse potessero ringraziarli pubblicamente, applaudirli, abbracciarli, farli sentire parte della loro comunità.
È un modo giusto, necessario, per celebrare i propri eroi.
Tutti. Nessuno escluso. Di qualsiasi colore, origine, nazionalità, carta di identità e soggiorno.
Grazie di cuore sindaco perché con questo gesto non ha solo ridato giustizia e onore a questi due esemplari di esseri umano, ma ha restituito dignità e umanità a un Paese intero.
Il problema non sono gli italiani di seconda generazione.
Il problema è la nuova generazione di #razzisti che ha raccolto l’eredità della prima generazione di #fascisti.
#Modena
🔴 İsrailli orkestra şefi Ilan Volkov, Londra’da İsrail’in Gazze’ye yönelik saldırısını kınadı. Canlı yayın, BBC tarafından kesildi:
▪️Yüreğimde büyük bir acı yaşıyorum ve artık sessiz kalamam
▪️ Binlerce masum Filistinli öldürülüyor, hastanesiz, okulsuz, bir sonraki öğünün ne zaman olacağını bilmeden defalarca yerinden ediliyor
▪️Filistinlilerin hastaneleri ve okulları yok, bir sonraki öğünlerinin ne zaman olacağını bile bilmiyorlar
▪️Bunun daha fazla sürmesine izin veremeyiz, geçen her an milyonların güvenliğini tehlikeye atıyor
▪️Artık İsrail’de sahne almayacağım.