🚨 MY TWO CENTS |
"Ci sono 44 gare, è difficile arrivare a fine stagione senza infortunarsi." Vero.
Le cadute fanno parte di questo sport.
Il rischio è il prezzo che ogni pilota accetta di pagare quando abbassa la visiera.
Ma c'è una cosa che non dovrebbe mai essere accettata: farsi male per un problema che tutti conoscono e che nessuno risolve.
Marc Márquez lo ha detto chiaramente.
Lo stesso scalino tra la pista e la ghiaia gli provocò l'infortunio in Indonesia.
Lo stesso problema ha coinvolto Aldeguer ad Assen.
Oggi è toccato a Marco Bezzecchi.
Tre episodi.
Tre piloti.
Sempre la stessa dinamica.
A questo punto non si può più parlare di fatalità.
Se il problema è noto e continua a provocare infortuni, allora la responsabilità non è più soltanto della sfortuna.
È di chi ha il compito di garantire che una via di fuga sia davvero una via di fuga, e non un'altra trappola.
La MotoGP investe milioni in aerodinamica, elettronica, dispositivi di sicurezza e tecnologia. Si pretende la perfezione da piloti e team, si introducono regolamenti sempre più complessi... e poi si lascia uno scalino tra asfalto e ghiaia che continua a rompere ossa.
È questo il livello di sicurezza che il Motomondiale vuole offrire nel 2026?
Non aspettate il prossimo comunicato medico.
Non aspettate il prossimo intervento chirurgico. Non aspettate che qualcuno ci rimetta una carriera.
Le piste si mettono in sicurezza prima degli incidenti, non dopo.
Perché la domanda, ormai, è una sola: quanti piloti devono ancora farsi male prima che qualcuno decida di eliminare definitivamente quello scalino?
#MotoGP