Ápota. Socio di Asimmetrie. Baizuo-free profile. Anche asset russo pacato in rubli per la separazione degli Occidenti.
RT /= endorsement. Figurati il like.
Chiederanno sempre più sacrifici per i privilegio di essere occidentali. Meno ricchezza, meno energia, meno comodità, meno libertà. Ovvia guerra di classe a risorse calanti per il "nostro" blocco.
Sfugge come credano di poter contenere le reazioni.
FINIRÀ TUTTO IN MERDA.
@elonmusk dice che a breve l’AI farà tutto e che sarà necessario introdurre un reddito universale, perché milioni di persone non avranno lavoro.
Io dico che è un’utopia e finirà tutto in merda.
Il reddito universale presuppone che chi possiede i dati e i modelli di intelligenza artificiale accetti di condividere con gli altri una parte della propria ricchezza. Non per qualche mese. Per sempre.
Immaginate un mondo nel quale l’AI scrive, progetta, programma, vende, amministra, diagnostica, guida, produce e sostituisce progressivamente milioni di lavoratori. Le imprese automatizzeranno perché conviene farlo. Ognuna guarderà al proprio bilancio: meno dipendenti, meno costi, più produttività, più profitti. Nessuna si fermerà per chiedersi cosa succederà quando tutte le altre faranno la stessa cosa.
Il risultato sarà che ancora più ricchezza finirà nelle mani di chi possiede già enormi capitali. Chi invece avrà solo il proprio tempo, le proprie mani o la propria intelligenza varrà sempre di meno.
A quel punto milioni di persone saranno povere mentre intorno a loro verrà prodotta più ricchezza di quanta l’umanità ne abbia mai vista.
E quando un numero sufficiente di esseri umani capirà di essere diventato superfluo, arriveranno la rabbia, i disordini e probabilmente la rivolta.
Chi controlla il capitale avrà allora tre possibilità.
1. Rallentare l’automazione. Impossibile: significherebbe rinunciare ai profitti e perdere terreno rispetto a chi non lo farà.
2. Redistribuire la ricchezza attraverso tasse, servizi, sussidi e reddito universale. In pratica, mantenere milioni di persone affinché continuino a consumare.
3. Repressione e controllo. Ed è qui che l’utopia di Musk si schianta contro la natura umana e contro la convenienza economica.
Redistribuire potrà anche sembrare la soluzione più semplice, ma più crescerà l’automazione, più aumenteranno gli esclusi e più denaro servirà per garantire a tutti una vita accettabile.
Reprimere, invece, richiederà la costruzione di un apparato che, una volta realizzato, potrà controllare milioni di persone a un costo relativamente basso: telecamere, riconoscimento facciale, identità digitale, tracciamento, censura algoritmica, polizia predittiva, limitazione del dissenso.
Le stesse tecnologie che produrranno la ricchezza potranno essere utilizzate per sorvegliare chi ne resterà escluso.
Arriverà quindi un momento in cui, per chi possiede tutto, condividere una parte della ricchezza costerà più che controllare chi non possiede niente.
La repressione sarà per loro la scelta economicamente più conveniente.
E c’è un altro piccolo problema: la democrazia. Finché milioni di persone potranno votare, potranno anche chiedere di tassare chi controlla il capitale e redistribuire la ricchezza.
Perciò, mentre il lavoro perderà valore, anche la democrazia diventerà progressivamente più costosa per chi possiede le macchine. Non serviranno necessariamente carri armati davanti al Parlamento. Basterà svuotarla lentamente, comprare l’informazione, condizionare il consenso, screditare le istituzioni, criminalizzare il dissenso e convincerci a cedere pezzi crescenti di libertà in cambio della promessa di proteggerci dal caos.
Noi intanto continuiamo a discutere se ChatGPT sostituirà i copywriter, se gli avatar prenderanno il posto dei creator o se i robot ruberanno il lavoro agli operai.
Sono domande ridicole. La domanda vera è un’altra: quando le macchine produrranno quasi tutta la ricchezza e quella ricchezza apparterrà a pochissimi, quei pochissimi troveranno più conveniente mantenerci oppure controllarci?
Se la risposta sarà la seconda, non ci sarà nessuna guerra tra uomini e macchine. Le macchine funzioneranno benissimo. Saranno gli uomini a usarle per tenere a bada altri uomini.
Ed è per questo che finirà tutto in merda.
Non esiste la propaganda dell'angoscia sul climaahahahhahahahahahahahahahahahahhahahahahahahahhahahahahahahahahahahahahahahahahhahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahhahahahahahahhhaahahhahahahahahhahahahahahhahaha
@MMmarco0 La propaganda dell'angoscia sul clima non esiste da nessuna parte è solo la maniera che hanno i negazionisti climatici di annacquare il messaggio. Ed io infatti la giudico per quel che scrive: propaganda becera.
Alla fine, appunto rifuggendo i moralismi, ci sarebbe da ragionare se sia una cosa così orrenda oppure sia la natura stessa della politica e, in fondo, il suo compito.
Questa discussione è al centro, a mio parere, dello scontro odierno fra "populismo" e "tecnocrazia".
/13 fine
Ci sono voluti 4000 morti (di cui 3000 italiani) per ammettere che:
1) Lo spread dipende dalla BCE
2) Il MES era solo un'arma di ricatto
3) Il deficit si può fare basta volerlo
4) La dimensione del debito non conta
5) 20 anni di tagli servivano solo alle politiche UE
Criminali
Sono lieto di annunciare l’uscita imminente (il 17 aprile) del mio nuovo libro!
Un tema di cui nessuno parla: per la prima volta viene smontato pezzo per pezzo l’apparato attraverso cui l’Unione europea (UE) ha costruito, finanziato e messo in funzione un sistema capillare di controllo della narrazione pubblica.
Attraverso un’analisi documentata dei flussi di denaro verso ONG, media e università, il testo mostra come risorse pubbliche europee vengano utilizzate per produrre consenso artificiale, marginalizzare il dissenso e promuovere un’ideologia integrazionista presentata come neutrale e inevitabile.
Ne emerge il ritratto di una “società civile” largamente cooptata, di un’informazione strutturalmente dipendente e di un’accademia trasformata in veicolo di legittimazione politica.
Un’inchiesta che solleva interrogativi fondamentali sullo stato della democrazia in Europa e sul confine sempre più labile tra informazione, attivismo e propaganda.
Dalla prefazione di Marcello Foa:
“Qualcosa sta cambiando nella tumultuosa epoca che stiamo vivendo. La verità talvolta emerge. E quella svelata nel brillante saggio di Thomas Fazi può far male ma ha finalità virtuose. Ha il potere di scuotere le coscienze e di spingere noi cittadini a pretendere trasparenza e veridicità dalle nostre istituzioni. Come dovrebbe sempre essere in democrazia, come troppe volte nel nostro recente passato non è stato, come in futuro non dovrebbe più accadere se l’Occidente vuole continuare a fregiarsi di quei valori liberali, di tolleranza e di indipendenza giudiziaria così frequentemente evocati ma troppo spesso traditi”.
È possibile acquistare il libro al seguente indirizzo (e a breve in tutte le librerie fisiche e online): https://t.co/vEbptFDBER
Per interviste e altre richieste scrivetemi in privato o nei commenti.
Hormuz non riapre. Il sistema si svuota
Il tempo è diventato la variabile chiave. L’ultimo carico partito prima della crisi ha lasciato Hormuz il 28 febbraio e arriverà a destinazione intorno al 20 aprile. Da quel momento, i barili “pre-shock” saranno completamente assorbiti dalla catena globale. È lì che finisce l’inerzia e inizia la realtà.
E la realtà è che il sistema ha retto finora non perché i flussi siano tornati, ma perché ha bruciato i propri cuscinetti. Circa 250 milioni di barili sono stati drenati da scorte pubbliche e private tra marzo e i primi dieci giorni di aprile. Non è aggiustamento. È consumo di emergenza.
Il dato più controintuitivo è altrove: i tagli alle raffinerie sono stati modesti. Fuori dal Medio Oriente parliamo di circa 2 mbd, con l’Asia che assorbe quasi tutto l’aggiustamento, Cina ~1 mbd, Giappone 0,4 mbd, il resto frammentato. Troppo poco rispetto ai 13 mbd mancanti dal Golfo. Il gap è stato colmato con scorte e distruzione forzata della domanda, non con un riequilibrio industriale ordinato.
Questo spiega perché il sistema ora entra nella fase più pericolosa. Se i tagli salissero a 3 mbd ad aprile e fino a 8 mbd a maggio, le scorte commerciali OCSE potrebbero reggere fino a fine maggio. Altrimenti, si rischia di toccare i minimi operativi già a inizio mese. A quel punto il mercato smette di assorbire lo shock: lo trasferisce.
La geografia del contagio è già visibile. L’Asia, dipendente per circa l’80% dal Golfo, è la prima linea: consegne quasi azzerate dal 1° aprile, prezzi dei carburanti fuori controllo, razionamenti diffusi. Filippine in emergenza energetica, Indonesia e Vietnam in work-from-home forzato, Thailandia che spegne la pesca per costi del fuel +250%. L’India protegge le famiglie bloccando il GPL commerciale. Il Giappone riduce trasporti pubblici.
L’Africa segue, con consegne in esaurimento dal 10 aprile e misure di emergenza che vanno dalla diluizione dei carburanti al razionamento elettrico. L’Europa è subito dietro: jet fuel razionato in Italia, ultime consegne tra il 7 e l’11 aprile, e un countdown di tre settimane prima di una crisi diffusa negli aeroporti. Gli Stati Uniti, come spesso accade, sono ultimi nella trasmissione dello shock: le consegne si fermano intorno al 15 aprile. Ma non sono immuni, solo in ritardo.
Il segnale più pulito arriva dal prezzo. Il Dated Brent, cioè il fisico, il barile che serve oggi, ha toccato i 144 dollari il 7 aprile mentre il future di giugno i 109 lo stesso giorno. Uno spread fuori scala rispetto alla norma storica di 1-2 dollari. Non è volatilità. È dislocazione.
Il mercato sta dicendo una cosa molto precisa: il problema non è il prezzo del petrolio. È il tempo necessario per averlo. E quando il tempo diventa scarso, il sistema smette di funzionare per ottimizzazione e inizia a funzionare per sopravvivenza.
Che bella anaahahhahahahahhahahahahahhahaahahahahaahahahhahahahahaahhaahahahshaahahahhahahahahahahahahahahahahhahahahahahahahahahahhahahaahahaahahahahaahahahahahaahahahahahahahaahlisi
“il ritardo nella "conquista" dello Stretto e la sfida lanciata agli alleati degli Stati Uniti affinché lo facciano da soli non è indecisione. È il momento negativo che Hegel riteneva necessario affinché la storia si evolvesse. Solo negando la vecchia garanzia, e dichiarandolo apertamente a coloro che ne dipendevano, Trump può sperare di porre fine a questo privilegio”
@fdragoni@CorradoOcone@Libero_official Povero Fabio, tutto preso dal confermarsi che gli USA, il suo faro, la sua guida, no, non sono in declino e si, stanno vincendo alla grande in Iran. Tutto come negli anni '90.
@andreavianel La Costituzione vi interessa a giorni alterni. Dov'era lei quando Monti introduceva lo sciagurato pareggio di bilancio in Costituzione?
O quando Conte negava i più elementari diritti costituzionali agli Italiani con quegli assurdi DPCM?
Almeno un po' di pudore...
Il capo dell'Agenzia internazionale dell'Energia, Fatih Birol, afferma che la crisi del settore petrolifero provocata dalla guerra in Medio Oriente è più grave di quelle del 1973 e del 1979 messe insieme: all'epoca ciascuna provocò perdite di circa 5 milioni di barili al giorno, mentre oggi sono 11 milioni. Ha poi aggiunto che le attuali perdite di gas sono quasi il doppio di quelle registrate dopo lo scoppio della guerra in Ucraina
Liquidata in soli 6 anni la #Russia col memorabile suo agente trotzkista Gorbachev, la #Germania si riannette #Sudeti, Praga, Slovacchia, Austria e Polonia nel 1991. Quindi, prima dell'Italia passa al capolavoro creato da #Spencer nel 1945: la #Slavia del Sud, o Yugoslavia/1