Cosa significa spargere l’odio antisociale?
Esattamente comportarsi come @Antonio_Tajani e tutto il nostro governo in queste ore.
Creare una crisi diplomatica per servire interessi altrui come sempre, e non certo nostri, visti i rapporti strettissimi fra Italia e Spagna da ogni punto di vista,
fomentare l’idea che qualche migliaio di immigrati marocchini che cercano di passare il confine siano una invasione – poi chiediamoci perché Abderrahim Fakir vivesse ossessionato dalla paura di essere espulso fino al punto di aver maturato depressione psicotica –, mentre abbiamo un Paese invaso sì, ma da un quantitativo di turisti ormai diventato intollerabile tanto da aver sottratto spazio abitativo, di trasporto, di consumo e di riposo, persino, agli autoctoni;
Creare un allarme inesistente in questo Paese, per una non-emergenza in corso lontanissimo da qui, dove pure non mancano le contraddizioni:, Sánchez diventa bersaglio della propaganda xenofoba per aver regolarizzato come fece persino Berlusconi all’epoca – forse Tajani e Meloni dormivano – 500mila immigrati con una sanatoria, mentre al tempo stesso continua a mantenere a sua volta approcci securitari e xenofobi sull’immigrazione,
e - fanno notare alcuni - a non sciogliere gli ultimi residui di colonialismo storico, mantenendo le due enclavi spagnole di Ceuta e Melilla su territorio africano.
Molti anche comprensibilmente si stanno focalizzando tanto sull’aspetto geopolitico della vicenda: è un attacco a Sánchez del movimento MAGA, dicono, oltre che del solito Israele, che d’accordo con il Marocco fomenta le immigrazioni per mettere in crisi i governi.
Attenzione però a questo discorso, grande, grande attenzione: anche gli stessi partiti esponenti del movimento MAGA e della xenofobia in salsa von der Leyen fanno lo stesso identico discorso quando si tratta di disumanizzare gli immigrati che cercano di entrare in Polonia dalla Bielorussia: in quel caso è Putin che usa l’immigrazione per creare una crisi europea.
“Li fanno venire apposta in Bielorussia perché poi passino in Polonia”, dicono, e tanto basterebbe per smettere di vederne le ragioni di migrare, il diritto di vivere e di chiedere asilo.
Una sinistra degna di questo nome cosa fa? Mette al centro le persone, gli ultimi innanzitutto. Le migrazioni non sono un’arma geopolitica in primo luogo. Se una persona si mette a nuotare chilometri in mare per attraversare un confine è perché è spinto da un bisogno irrefrenabile di cercare altrove una strada per vivere.
Sono morte già 18 persone in queste traversate solo in queste ultime ore. Non facciamone pedine di qualche scacchiere, onoriamo il loro sogno di libertà, il loro diritto di vivere, e quello di non morire attraversando un confine.
@brunoriRai che nel @Tg1Rai definisce "escursionisti" -come da velina IDF- le bande armate che attaccano senza sosta i villaggi palestinesi nella Cisgiordania occupata è vergognoso.
Ingnoranza o menzogna: delle due l'una. In entrambi i casi imperdonabile per un servizio pubblico.
My family and I are exposed to all sorts of threats, restrictions and hateful rethoric.
Yet we would say and do everything we have said and done against the genocide, its ideologues and profiteers, again and again.
Forever proud to stand on the side of Justice.
Sono tre anni che il mondo guarda in mondovisione mentre Israele fa strage di bambini palestinesi.
Nulla giustifica lo sterminio di 30,000 bambini palestinesi…
Lo scopo della propaganda è quello di disumanizzare, criminalizzare e far dimenticare che i bambini palestinesi sono esseri umani.
È una scena da brividi. Il modo in cui la butta giù. Una docente di 68 anni aggredita alle spalle da un poliziotto durante una protesta pacifica, a Valencia, in Spagna.
Intanto Israele bombarda Tiro, distrugge mezzo Libano oltre che un intero patrimonio dell'Umanità, e fra una trattativa e l’altra dei suoi alleati per cercare di uscire dal pantano bellico in cui li ha ficcati, sta occupando ormai il 70% del territorio che fu di Gaza, stringendo tutti gli abitanti che non è ancora riuscito a disintegrare in una lingua di terra minuscola.
Questo mentre schiere di intellettuali, scrittori e presunti artisti nostri rivendicano, andando all’osso, il diritto all’indifferenza nei confronti del popolo palestinese.
E se vengono raggiunti dalle critiche, recitano pure la parte della vittima.
Nei tempi storici, quello che sarà scritto sui libri è molto chiaro. Sarà scritto che la spinta bellicista e tribale di Israele ha accelerato il collasso della potenza occidentale nel mondo, producendo l’implosione delle società su sé stesse.
Sarà scritto anche che mentre la gente comune ovunque sul Pianeta era perfettamente consapevole di ciò che stava succedendo e provava, con i suoi scarsi mezzi, a impedirlo, tutte le classi di potere si rifugiavano in una mediocre, e comodissima, complicità, continuando a suonare come un'orchestra del Titanic, nella disperata difesa dell'impotenza.
Quando un’esperienza come quella della Flotilla la fanno persone con una coscienza politica e di lotta come Dario Salvetti di ex-GKN o Antonella Bundu quell’esperienza acquista un senso altro e finalmente critico nel senso pieno e alto della parola, e dunque politico. Non esiste atto politico che non cominci dalla critica.
L’intervento di Salvetti, che linko subito sotto, deve far riflettere, aprire domande e interrogativi e dubbi. È lì la sua ricchezza.
Personalmente ritengo come ho già scritto che la Flotilla, molto più che la questione palestinese, che di fatto viene oscurata – e non sono evidentemente sufficienti le chiose che li ricordano per rimettere al centro la loro resistenza – quello che porta a galla in modo inedito e contundente sia la *questione israeliana* mostrando finalmente al mondo che cosa intenda – e che cosa fa – realmente Israele quando reclama il suo “diritto di difendersi”.
E questo è un gran bene; e su questo la Flotilla cessa di essere un atto esclusivamente performativo, per diventare infine politico. Quando sposta l’asse della questione israeliana.
In questo senso la Flotilla ha vinto, sì. Nei confronti di Israele ha vinto. Se li sequestra, Israele strappa le sue tele, protendendo il suo sistema autoritario lì dove non ha (ancora) campo libero assoluto e dove la resistenza che trova è globale. Se mai in un futuro li lasciasse entrare, sarebbe una evidente ammissione di debolezza dal loro punto di vista, una sconfitta certificata.
La Flotilla mette Israele e tutto il mondo che gli è complice di fronte all’aporia di una realtà oppressiva che intende la difesa di sé come lo schiacciamento inumano di tutto il resto, e di chiunque altro non si faccia loro totale zerbino.
Il pluripregiudicato e suprematista ebraico, ministro alla sicurezza #Israele, #BenGvir ha diffuso questo video in cui gli attivisti della #Flotilla vengono trattati da criminali da chi ha commesso il crimine di rapirli in acque internazionali
A quando sanzioni per Israele?
Dopo le scene che mostrano il trattamento degradante subito dagli equipaggi della Flotilla noi cittadini europei dovremmo esigere l’interruzione immediata di ogni rapporto con Israele da parte di tutta l’Unione Europea; e se questo non avviene, semplicemente accamparci davanti a tutte le istituzioni giorno e notte, finché l’intera Comissione europea non rassegna le dimissioni.
Non è mai successo prima che un organo di governo europeo si dimettesse in blocco su pressione dei cittadini; forse è il momento che succeda.
Le accuse rivolte ai due attivisti della Flotilla dai tribunali israeliani non valgono un accidenti di nulla, perché i due sono stati sequestrati con un atto di rapimento internazionale, e non "arrestati". È tutta una grande messa in scena, una farsa, che vale quanto può valere un'udienza di tribunale nello Stato libero di Bananas.
“La più grande democrazia del Medio Oriente” è una patacca, e chi la spaccia come tale niente più che un pataccaro.
ALARM!
How on earth is possible that Israel is allowed to assault and seize vessels in international waters just off Greece/Europe? Besides what you can think of Apartheid Israel and its genocidal leaders, this should send shock waves across Europe.
Apartheid without borders.
Si autodefiniscono Brigata Ebraica, ma chiamiamo le cose con il loro nome. Sono la Brigata Sionista.
Quel rispetto nei loro confronti che si poteva avere, dovuto innanzitutto all’ignoranza delle loro reali origini storico-politiche e dunque alla buona fede che, fino a prova contraria, le brave persone sempre mettono avanti a tutto quando qualcuno si presenta, si è definitivamente dissolto a partire da quanto accaduto quest’anno; ed è giusto così.
Finalmente viene a galla che non sono nient’altro che una formazione di hasbara fatta e finita; e, tornando indietro nel tempo, viene fuori che lo sono sempre stati. Lo spezzone della Brigata nelle manifestazioni del 25 aprile è spuntato fuori solo a partire dal 2004 e leggetevi l’intervista storica al Corriere in cui spiegano perché sono spuntati, è illuminante, l’ha postata ieri qui su X l’account di @stacce2021.
“Troppe bandiere palestinesi e irachene in queste piazze”, dicevano, in piena mobilitazione planetaria contro la guerra, una guerra che Israele aveva voluto e spinto in tutti i modi, come ha fatto con l’attuale guerra contro l’Iran.
Non c’era alcun intento di compartecipazione alla festa della Liberazione. C’era la volontà di marcare il territorio per proseguire con la loro propaganda islamofoba e antipalestinese. D’altra parte lo striscione storico della Brigata stessa lo dice. “Anche 5.000 sionisti liberarono l’Italia”. Difficile trovarne uno più egocentrato, autocelebrativo e intriso di logica superiorista di questo.
E ciò sia detto tralasciando il peso storico reale della Brigata, la cui spedizione in Italia era evidentemente propedeutica alla costituzione di un esercito ufficiale israeliano in Palestina, e che di reale contributo alla liberazione degli italiani ha fornito poco e nulla; se pensiamo alle brigate dei brasiliani che persero la vita sui monti dell’Appennino emiliano, le cui storie sono state del tutto dimenticate, dovremmo stendere tappeti giallo-verdi al Brasile ogni anno, in occasione del 25 aprile.
Non ultimo perché gli alleati utilizzarono i battaglioni che venivano dal sud del mondo come carne da macello, mandandoli avanti sui fronti più difficili, come quello del Monte Castello appunto. I brasiliani avrebbero diritto persino a riparazioni, per questo.
Ma anche di queste storie, di tante di più di queste, è composta la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Di opportunismi, di sciacallaggi, di piccole guerre condotte per interessi propri dentro la grande guerra.
Solo perché ci hanno liberati non significa che fossero i buoni, e vale anche come monito di autocoscienza: solo perché gli italiano sono riusciti a liberarsi dal fascismo non significa che non ne siano stati anche complici, per esempio.
Quando commemorare diventa mitizzare, e quando si cerca di utilizzare il mito per mistificare addirittura, lì è il momento in cui diventa giusto che salti il tappo di qualsiasi pacificazione, e che si riaccenda il conflitto.
La piazza di Milano ha espresso il conflitto, è una cosa buona, è un’espressione di salute democratica, e quindi personalmente dico grazie di cuore a tutti quelli che, senza violenza e senza odio, hanno contestato la Brigata Sionista, che sarebbe meglio, da ora in avanti, iniziare a chiamare con il suo nome più appropriato, e non con quello che si sono autoattribuiti; non ultimo, perché il nome che si sono attribuiti cancella il contributo, quello sì davvero eroico, davvero parte della nostra migliore storia collettiva, di tantissimi ebrei ed ebree che lottarono nelle brigate partigiane del nostro Paese.
@Antonio_Tajani Ministro, l'Italia deve smettere di armare e commerciare con Israele. Altrimenti le sue parole al Presidente del Libano varranno meno del costo della telefonata.
L’Italia si è rifugiata nella casa di paglia del 3-5-2 più difensivo possibile, e il lupo cattivo della Bosnia l’ha spazzata via con 54 cross.
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@pierofassino Quando scrive “carattere democratico e umanitario dello stato di Israele” si riferisce all’apartheid in atto nella Cisgiordania occupata? All’invasione del Libano con 1 milioni di sfollati? Al giornalisticidio? Alla caccia a medici e paramedici? Al genocidio a Gaza?
Israele è il primo Stato al mondo a codificare la condanna a morte su base etnica.
Il governo criminale Israeliano ha approvato la pena capitale esclusivamente per i prigionieri palestinesi, condannati per terrorismo.
I tribunali farsa israeliani registrano un tasso di condanne del 99% nei confronti dei palestinesi.
Nel 2018 Israele ha sancito per legge il proprio status di supremazia ebraica e ora Israele ha una legge che impone la pena capitale su base etnica.
Con questa ultima legge, Israele si conferma essere un regime di apartheid sanguinario.
L’Italia è ormai un regime🤮
Questa mattina la Polizia si è presentata all’alba nella mia stanza d’albergo a #Roma per un CONTROLLO PREVENTIVO durato oltre un’ora in vista della manifestazione di oggi.
A quanto pare, effetto del Decreto Sicurezza.
Rendiamoci conto a che punto siamo arrivati con il Governo Meloni al potere…viviamo in uno Stato di polizia.
Ma non dobbiamo lasciarci intimidire. Manifestare è un diritto e lo dobbiamo difendere con tutte le nostre forze.
Ci vediamo alle 14 in Piazza della Repubblica! #NoKings