@YerleShannara@avantibionda Per una volta è vero, sono fuorvianti. Poi la censura preparata da meta è sempre sbagliata, ma Barbero è stato una delusione.
@ultimoranet È veramente demenziale la serie di commenti a questa notizia (vera o falsa che sia). È innegabile che la guerra ci sia, anche se a Putin non interessava farla. E giustamente farà la pace alle sue condizioni, visto che sta vincendo. Intanto continua ad organizzare le forze russe.
@heather_parisi Non so nemmeno perché ti curi delle cazzate che scrivono la quei poveretti, che sono gli stessi di "andrà tutto bene" "evviva il vaccino" e "buso Putin". Lasciali perdere. Le tue parole non sono rivolte a loro che tanto non possono e non vogliono capire. Grande Heather 💪🏼
È tornato virale un video. Settembre 2022, Assemblea generale dell’#Onu: parla il migliore dei migliori, il candidato automatico al #Quirinale, Mario #Draghi.
Dice: «#Kiev sembra aver acquisito un vantaggio strategico importante. Le sanzioni che abbiamo impartito a #Mosca hanno avuto un effetto dirompente sulla macchina bellica russa, sulla sua economia. (…) Con un’economia più debole, sarà più difficile per la #Russia reagire alle sconfitte che si accumulano sul campo di battaglia. L’unità dell’Unione Europea e dei suoi alleati è stata determinante per offrire all’#Ucraina il sostegno di cui aveva bisogno, per imporre costi durissimi alla Russia». Andate a rivederlo, è psichedelico.
In effetti, a voler citare tutte le panzane di #MarioDraghi servirebbe molto più spazio. Sarebbe materia da libro, chissà.
Aprile 2022, conferenza stampa dinanzi ad agguerritissimi giornalisti, pronti a intimorirlo battendo le mani o lucidandogli la suola delle scarpe con la lingua: «Preferiamo la pace o star tranquilli col condizionatore acceso? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre». Pensa a tutti quelli che, quell’estate, decisero di sudare e boccheggiare sull’altare di Kiev.
A luglio 2021 disse: «Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi e lui o lei muore. Questo è». Nella stessa conferenza stampa aggiunse: «Il green pass è una misura con cui gli italiani possono continuare a esercitare le proprie attività, a divertirsi, andare al ristorante, a partecipare a spettacoli all’aperto o al chiuso, con la garanzia di trovarsi tra persone che non sono contagiose». Castronerie.
Ma Draghi, per quanto mi riguarda, è solo un pretesto: non è su di lui che voglio concentrare l’attenzione. È su di noi, sul nostro dibattito pubblico, sulla nostra informazione. In definitiva, sullo stato di salute della nostra democrazia. Perché non può esservi democrazia senza un dibattito sano, senza un’informazione seria e rigorosa, se il confronto è soffocato dall’assordante rumore della propaganda peggiore. Sul punto, è centrale la riflessione proposta da Alessandro Orsini nel suo Casa Bianca-Italia. La corruzione dell’informazione di uno Stato satellite (Paper First, 2025).
A me interessa ricordare come abbiamo reagito noi a quelle performance. In un Paese serio, uno come Draghi verrebbe accantonato, messo da parte con un certo imbarazzo. Non ci sarebbe nemmeno da infierire: semplicemente ha toppato più volte, e lo ha fatto su questioni enormi. Invece, ancora oggi, il suo è un nome automatico ogni volta che si parla delle massime cariche italiane e internazionali: lo si immaginava alla successione di #Mattarella, di #Stoltenberg, di #VonDerLeyen al termine del mandato. Peraltro, gli basterebbe commentare il meteo o raccontare le vacanze per finire in prima pagina, con i soliti giornali in giubilo.
Come si fa a insistere impunemente nel propinare al pubblico il racconto del migliore di tutti? Siamo messi così male?
Draghi è solo un esempio: lo stesso discorso vale per la guerra. Come si potrà mai pretendere che l’opinione pubblica partecipi, animi la dialettica politica, legga i giornali, dopo che ciarlatani spacciatisi per fact-checker ci raccontavano che i russi combattevano con le pale, con i microchip delle lavatrici, che fuggivano dinanzi alle armate di #Zelensky, che #Putin fosse affetto da tutte le malattie note e ignote, se non addirittura già morto? Gli stessi che volevano, magari per legge, imbavagliare chiunque provasse a usare il cervello e a dire cose sensate.
Una riflessione sulla nostra informazione, sulla sua indipendenza e sulla sua libertà, è davvero essenziale.
Dobbiamo pretendere di più da chi si propone di raccontarci la realtà. Dobbiamo saper scegliere tra chi continuerà impunemente a ingozzarci di propaganda come fossimo oche da foie gras e chi prova, con onestà, a dirci le cose come stanno.
@itsmeback_ Se guardate bene questo video, il bull terrier utilizza i segnali calmanti per comunicare col dobermann e fargli capire chiaramente le sue intenzioni. Per questo poi l'incontro si svolge serenamente, perché i due hanno messo in chiaro prima che non c'era nulla da temere.
@heather_parisi E comincia tutto dal fatto che i medici, alcuni o la maggior parte, hanno iniziato, essendo trattati come dei, a comportarsi come tali e credersi tali.
Non mi piace essere la portatrice di cattive notizie e non lo faccio per creare rabbia o desolazione.
Ma è un fatto.
La gente è incazzata. Io sono incazzata. Tutti quelli che conosco sono incazzati.
La rabbia della gente sta raggiungendo il punto di non ritorno.
E forse, è ciò che si vuole.
La politica è totalmente incapace a capire la gente o più semplicemente se ne frega della gente perché è complice di un sistema che continua a fare gli interessi di pochi, anzi di pochissimi, i soliti noti, che si arricchiscono sulla nostra pelle attraverso le crisi che essi stessi provocano con guerre, epidemie, immigrazione incontrollata e climate change.
E ci mettono gli uni contro gli altri, perché la divisione è il mezzo che consente di controllarci.
La cosa rivoltante è che chi avrebbe il dovere di fare da spirito critico, i giornalisti, gli uomini di scienza, gli intellettuali, in grandissima parte non lo fa, perché è al servizio del sistema.
Che cos'è? Non posso dirlo perché non ho un titolo di studio come i lor signori ben pensanti?
Questi ultimi 5 anni hanno dimostrato che ha più pensiero critico l'uomo della strada di quelli che si riempiono la bocca con un titolo di studio.
E in ogni caso quello che provo è probabilmente condiviso da molta gente comune in tutto il mondo.
È solo una questione di tempo ma questa rabbia presto si trasformerà in qualcos'altro.
“Forse a molti non è ancora chiaro.
La Corte Costituzionale è riuscita a legittimare l'obbligo vaccinale pur sapendo che il vaccino non bloccava la trasmissione e richiamandosi alla "scienza", il cui Direttore Generale dell'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha ammesso di non aver mai avuto i dati clinici e di non aver mai letto i contratti.
In altre parole, persone piene di lauree e titoli, hanno inciso sulla salute della gente, e giudicato le leggi dello Stato:
1) Senza sapere se un farmaco potesse funzionare o fare danni.
2) Senza leggere i relativi contratti.
3) Giustificando obblighi e limitazioni personali sulla base del nulla.
E per tutto ciò questa gente prende uno stipendio pubblico da 30/40 mila euro al mese.
Italia, 2023, il paese del sottosopra.”
Avv. Matteo Cartolano, presidente dip. Giustizia AISP