@GiorgiaMeloni Strumenti perfettamente inutili, mentre continuano a mancare fondi per assumere docenti e docenti di sostegno, oltre che la manutenzione degli edifici scolastici. Siete proprio dei cazzo di geni
@GiorgiaMeloni Quindi è per ricordare che il dissenso non va eliminato che avete varato millemila ddl contro chi manifesta e adesso pure il ddl bavaglio "antisemitismo"? Sempre coerenti
«Devo dire anzitutto che mi dispiace di essere la prima donna a intervenire, ma la quarta persona a intervenire. Qui si sta parlando di un problema che riguarda principalmente le donne, direi esclusivamente le donne e, al solito, il discorso è fatto da due uomini, in particolare da due politici"
«Se ci tenete tanto alla vita, ricordatevi che esiste anche una cosa peggiore dell’aborto, che si chiama guerra.
Guarda caso coloro che non accettano l’aborto, accettano la guerra.
Sono stata 3 anni in Vietnam e vi assicuro che ho pianto molto di più vedendo gli uomini che voi mandate a morire a 20 anni di un embrione che galleggia in un bicchiere di alcol. La guerra è un infanticidio rinviato di 20 anni"— Oriana Fallaci, 1976.
Sono passati 50 ANNI esatti. Mezzo secolo in cui continuiamo a ripetere le stesse cose, ma l'uomo farà sempre finta di non ascoltare mentre decide sul corpo delle donne
BREAKING: Trump has sanctioned the president of the International Criminal Court — Tomoko Akane.
Her “crime”?
Holding Netanyahu accountable for war
crimes in Gaza.
The message could not be clearer:
Israel’s genocide in Gaza is being enabled, backed, funded and protected by the US.
@Mariquita_la1a@ultimoranet Lo capirà la prima volta che vedrà una persona straniera fare la minima cosa "non consona" in Italia e sentirà gente a caso inveire di "tornarsene a casa"
BREAKING!
Armed Israelis are escalating DEADLY assaults against defenseless Palestinians in the West Bank!
They have reportedly just shot in cold blood five men in Tal village and Far'ata/Qalqilya.
Their leaders openly talk of #Gazification
THESE CRIMINALS MUST BE STOPPED!
Utterly shocking but not a surprise. Impunity breeds hubris.
All states and people who care for Freedom must rise up in defense of the ICC and int'l justice now, before it's too late.
It's rule of law or barbarism.
Remigrazione 3
Mi tocca fare una breve lezione sulla remigrazione, per i tanti nazisti che girano su questo social e non sanno nemmeno cosa difendono. Ignoranti e arroganti: non conoscono le teorie naziste che sposano e non hanno nessuna voglia di conoscerle.
Qualcuno lo fa apposta, certo. Annacqua il discorso per far sembrare la remigrazione una cosa quasi per bene e non l’abisso che è. La maggior parte no. La maggior parte è convinta che remigrazione significhi rispedire al loro paese gli stranieri che delinquono.
Mi spiace informarvi: non è questo. Quello è un normale procedimento del codice penale, si applica già adesso, quattro o cinquemila persone che commettono reati ogni anno vengono rimpatriate. Potrebbero essere di più o di meno, può darsi. Non c’entra niente con la remigrazione.
La remigrazione è una teoria inventata pochi anni fa da un fanatico nazista austriaco. Prevede la deportazione coatta, forzata, di massa di tutti gli stranieri che vivono sul nostro territorio. Tutti. Seconda generazione, terza generazione. Quelli che lavorano, quelli che hanno una casa, quelli che ci vivono accanto da anni, quelli che hanno fatto le scuole in Italia. Cinque milioni di persone, più i loro figli nati qui. Deportati con la forza per il solo fatto di essere stranieri.
Questa è la remigrazione. Questo è ciò che difendete.
Una cosa la sapete fare bene: scegliere chi deportare. La remigrazione che sognate non riguarda l’americano che si è comprato il casale in Toscana, né l’inglese con la villetta sul Garda. Quelli restano, quelli vanno bene. La pelle giusta, il passaporto giusto.
Riguarda l’africano. Riguarda chi prega rivolto alla Mecca. Riguarda chi ha la pelle scura e un nome che non sapete pronunciare. La vostra non è una questione di stranieri, è una questione di razza e di religione, come sempre lo è stata per i nazisti. Lo dite pure voi, basta ascoltarvi: non vi danno fastidio gli stranieri, vi danno fastidio quegli stranieri lì. Chiamatela col suo nome, allora. Non è remigrazione. È pulizia etnica con l’ufficio stampa.
Per questo sì, il paragone con i vagoni blindati delle SS è pienamente valido. Nessun errore. La chiamate remigrazione perché la parola suona carina, o almeno più carina di deportazione.
Non siete stupidi, sarebbe troppo comodo. La stupidità si perdona. Potete anche ignorare il nome di chi ha inventato la vostra teoria, ma sapete benissimo cosa chiedete, e lo dite con la parola morbida apposta per non sentirla. Cinque milioni di persone. Più i loro figli, cresciuti qui, che parlano come voi e meglio di voi. Volete spostarli. Con la forza. Allora ditemi come. Ditemi dove li tenete mentre aspettano il treno, ditemi chi sale sul vagone per primo, il bambino o la madre.
Ditemelo, perché ogni vostra parola sulla remigrazione presuppone un campo, e un campo qualcuno deve costruirlo, sorvegliarlo, riempirlo. Lo sappiamo già chi si offre volontario. Lo abbiamo già visto in faccia. Aveva la vostra stessa identica espressione.
@GiorgiaMeloni L'ultimo attentato anarchico contro persone, sul suolo italiano, è stato più di 100 anni fa. Viceversa stragi di mafia e/o terrorismo nero ne abbiamo e abbiamo avuto a kg. Mó che il problema siano gli anarchici è la cazzata del secolo
l’anno scorso avete disertato un referendum che avrebbe migliorato le condizioni lavorative per andare al mare, quest’anno con 30° invece di andare al mare scendete in piazza per prendervela con gli immigrati, che non vi cagano, ma di che problemi soffrite, ma trovatevi un hobby
Un professore dell'Università di Washington è stato allontanato dalla polizia, insieme ad altre persone, da un convegno nazionale di ricercatori sul #diabete, mentre distribuivano copie di un editoriale che critica i tagli alla ricerca biomedica operati dall'amministrazione #Trump. Si tratta di un fatto gravissimo. Forse il più grave contro la libertà della #scienza da quando Trump e’ al potere.
C’era una volta la #libertà in USA.
https://t.co/QztpONNxu4
C'è un ottantenne che fa imbarazzare il mondo, ha pagato una pornostar perchè non dicesse che ce l'ha piccolo, fa dei balletti imbarazzanti, imita i portatori di handicap, provoca disastri umanitari, fa crollare l'economia, che ha detto che Salvini, secondo lui, è uno bravo.
Israel must immediately release the activists it has kidnapped in int'l waters. Persecuting those who oppose Apartheid is part of the crime of Apartheid.
Israel won't stop bullying killing and torturing people until it is forced to:
Boycott, Divest, Protest, Activate courts now.
Il record che Meloni non rivendica
Centosedici voti di fiducia. Mai successo prima nella storia repubblicana. Eppure il record che Meloni si gode è un altro, il secondo governo più longevo dal dopoguerra. Il primato della longevità lo sventola dovunque. Quello dei 116 voti di fiducia lo nasconde sotto il tappeto.
Strano, perché i due numeri raccontano la stessa cosa. Il governo dura proprio perché ha smesso di parlare con il Parlamento. 116 volte ha detto alle Camere prendere o lasciare. Niente emendamenti. Niente discussione vera. Tre anni e mezzo dentro la stessa formula. Funziona, certo. Ma chiamarla ancora democrazia parlamentare diventa una bugia per cortesia.
Quando lei stava all’opposizione la stessa identica pratica la definiva “deriva preoccupante”. Adesso che la pratica porta il suo timbro, è normalità. Il regolamento delle Camere è uguale a prima. La Costituzione pure. È cambiato solo chi siede al governo.
E qui arriva il pezzo che spiega perché tutto questo passa quasi liscio. La stampa. Reporters sans frontières il 30 aprile ha pubblicato il World Press Freedom Index 2026 e l’Italia è scivolata al 56° posto. Per dare una misura: nel 2024, primo anno intero di governo Meloni, eravamo al 46°. Dieci posizioni perse in due anni di sue manovre legislative. Stabilmente fuori dagli standard dei Paesi fondatori dell’Unione Europea, lo dice testualmente la Federazione nazionale della stampa. Insieme all’Ungheria di Orbán. Davanti a noi (davanti, non dietro) Ghana, Costa d’Avorio, Gambia.
Il rapporto le ragioni le elenca senza giri di parole. La legge bavaglio approvata dalla maggioranza. Le interferenze dirette sulla Rai, descritta come “strumento di comunicazione politica al servizio del governo”. Il Media Freedom Act europeo che il governo non ha recepito. Le querele Slapp usate come arma di intimidazione contro le inchieste scomode. La riforma sulla diffamazione bloccata in commissione Giustizia con un testo, quello del senatore Balboni, che la Fnsi giudica peggiorativo. La precarietà dei giornalisti che mina indipendenza e capacità di scavo.
Ecco. È così che Meloni può raccontare quello che vuole. Una stampa zoppa, controllata nei nodi, intimorita dalle querele, alza meno la mano. Lei lo sa. Lo sa così bene che il 22 ottobre scorso, in Senato, ha avuto il coraggio di rivendicare un miglioramento della libertà di stampa: ha confrontato il 58° posto del 2022 (anno Draghi, peraltro) con il 49° posto del 2025, intascandosi un avanzamento che non era suo. Pagella Politica le ha fatto i conti il giorno dopo. Sotto il suo governo il punteggio italiano è sempre sceso, non salito. Le posizioni guadagnate erano merito di chi c’era prima. Quelle perse sono firmate da lei. Ma con una stampa indebolita anche una contabilità così sfacciata passa, viene ripetuta, arriva ai TG senza un controvento decente.
Veniamo a quello che pesa sulle vite, però. Numeri economici. Il PIL 2025 è cresciuto dello 0,5%, certificato Istat. Negli anni pieni del governo Meloni la crescita è stata costantemente sotto l’uno per cento. La Spagna nel 2025 è cresciuta del 2,9%. La Polonia del 3,2%. Noi siamo fermi, con una macchina che ha il motore sotto sforzo da un pezzo. Il debito pubblico ha sfondato il 137% del PIL, secondo solo alla Grecia nell’Eurozona. La pressione fiscale ha toccato il 43,1%, due punti pieni in più in due anni. Il deficit è rimasto al 3,1%, sopra la soglia europea, e l’uscita dalla procedura d’infrazione che il governo aveva sbandierato per mesi è saltata.
Ma il dato che dovrebbe far calare il silenzio in qualunque conferenza stampa di autocelebrazione è un altro. L’Ocse, a marzo 2026, ha collocato l’Italia al penultimo posto della sua area per recupero dei salari reali. Penultima. Davanti a noi solo la Repubblica Ceca. I salari italiani in termini reali sono ancora sotto il livello del 2021. Lo stipendio medio del nostro Paese, sempre Ocse, è 21° su 34, con un gap di 8.523 dollari rispetto alla media (dati in parità di potere d’acquisto, omogenei). Per questo i giovani fanno le valigie. Mica perché amano Berlino.
Il 4 settembre Meloni festeggerà il sorpasso sul Berlusconi IV. Ci sarà il video, magari verticale per i social, voce ferma e sguardo dritto in camera. Non dirà dei 116. Non dirà del 56° posto RSF. Non dirà del penultimo posto Ocse sui salari. Sarà compito nostro, di chi scrive ancora liberamente, ricordare cosa c’è dietro al primato di durata. Una democrazia che si fa più sottile ogni mese che passa, mentre l’economia reale lascia indietro chi lavora.