BELVE IMPUNIBILI - di Roberto Riccardi
Ha tredici anni. Accoltella la professoressa in classe davanti a tutti. Non è certo un bambino come sostiene il codice. Lo fa in diretta Telegram, con lo smartphone legato al collo come una bodycam da guerra. Pantaloni mimetici, maglietta con la scritta "Vendetta", coltello da combattimento e pistola scacciacani nello zaino. A casa, materiale esplosivo.
Non è un raptus. È una produzione. Regia, costume, scenografia, piattaforma di distribuzione. A tredici anni.
Il sangue schizzava dappertutto, raccontano i compagni. La professoressa Chiara Mocchi è viva per miracolo. La belva è stata affidata a una comunità per minori. Perché l'articolo 97 del codice penale - anno 1930 - stabilisce che sotto i quattordici anni non si è capaci di intendere e di volere.
Nel 1930 un tredicenne andava a bottega. La pubertà arrivava a sedici, diciassette anni. Oggi le ragazzine hanno il primo ciclo a undici, i ragazzi si sviluppano a dodici. Le neuroscienze aggiungono il resto: a tredici anni il sistema limbico, quello che governa impulsi e aggressività, è al massimo sviluppo. La corteccia prefrontale, quella che frena e valuta le conseguenze, non matura prima dei venticinque. Corpo da adulto, pulsioni da adulto, zero freni inibitori. Non è il cervello di un bambino. È il più pericoloso possibile. Il tredicenne di Trescore Balneario ne è la dimostrazione perfetta. Eppure per il codice penale è un bambino.
Bambino. Guardiamoli, questi bambini.
Negli anni si sono succeduti eventi clamorosi. Roba da Arancia Meccanica. A Milano, agosto 2025, quattro ragazzini tra gli 11 e i 13 anni rubano un'auto, investono e ammazzano una donna di 71 anni. Non imputabili. Nessun processo, nessuna condanna. A Castelbelforte due tredicenni attirano una coetanea in un luogo appartato e la massacrano a forbiciate. Non imputabili.
A Bari minorenni reclutano le compagne di classe all'uscita di scuola per farle prostituire: duecento euro in due, cento per una.
A Milano le "ragazze doccia": quattordicenni di buona famiglia che si vendono ogni giorno nei bagni delle scuole private, con il menù delle prestazioni che gira sui telefonini nelle prime ore di lezione.
Ai Parioli un giro di sessanta clienti con ragazzine di quattordici anni che arruolano le amiche di banco. Bambine.
Ma non basta. Il primo bicchiere in Italia si beve a 11 anni: record europeo. Ventiquattromila ragazzini tra gli 11 e i 15 anni si ubriacano almeno una volta l'anno. Settantaquattromila sono classificati come binge drinker dall'Istituto Superiore di Sanità. A undici anni. Il binge drinking è bere fino a vomitare.
Le droghe sotto i quindici anni l'Italia non le misura nemmeno. Lo studio ESPAD, l'unico strumento serio, parte dai quindici. Per la fascia 11-14 - quella della belva di Trescore - il Paese non ha una rilevazione. Non li studia, non li conta, non li cerca. Ma certifica che non sono capaci di intendere e di volere.
Questi soggetti organizzano, pianificano, gestiscono, decidono. Che si tratti di un tariffario per prestazioni sessuali o di un accoltellamento in diretta streaming, la capacità è la stessa. Adulta. Criminalmente adulta.
Ma il codice li protegge. Lo Stato non li vede. E il ministro Valditara da Parigi invoca il metal detector. Come se il problema fosse la lama e non la testa che l'ha impugnata. Come se si potesse scansionare la diretta Telegram, il costume da stragista, gli esplosivi assemblati in cameretta.
Le famiglie dove stanno, chiede il ministro. Domanda giusta posta dall'uomo sbagliato. Perché la vera domanda è un'altra: dove sta lo Stato? Quello che non sa quanti dodicenni si drogano, si prostituiscono e non ha mai toccato il codice penale, scritto quando Mussolini si affacciava dal Balcone. Salvo poi scoprire che i ragazzini sono pericolosi solo quando il sangue arriva in televisione.
Basterebbe poco. Abbassare la soglia. Come in Inghilterra a dieci anni, in Olanda e Irlanda a dodici anni. Paesi che non odiano i bambini. Paesi che non li chiamano così quando accoltellano una donna alla gola.
“Sotto Stalin milioni di persone muoiono nell'esperimento sovietico.
Se lo avessi saputo, avrebbe fatto differenza per te in quel momento, per il tuo impegno ad essere comunista?
No, perché la possibilità che nascesse un nuovo mondo in mezzo a grandi sofferenze sarebbe comunque valsa la pena di essere sostenuta”.
Eric Hobsbawn é stato uno degli storici più influenti del XX secolo. Dichiaratamente comunista, pensava che lo sforzo per realizzare una società marxista valesse lo sterminio di milioni di persone.
“Quindi se il radioso domani fosse realmente stato creato, la perdita di 15-20 milioni di persone potrebbe essere stata giustificata.
Sì”.
Il Riformista @ilriformista
Il sociologo Luca Ricolfi, presidente della Fondazione Hume, analizza dalle colonne del Riformista le macerie del riformismo dopo il referendum del 22-23 marzo. Secondo Ricolfi, la vittoria del No non è un trionfo del progresso, ma il sigillo su una sinistra "iper-conservativa" che ha deciso di seppellire trent'anni di evoluzione per tornare al massimalismo delle origini. 🏛️🥀
⏪ La Retromarcia Ideologica: Ricolfi definisce la sinistra schleiniana "retrograda". L'obiettivo non è il futuro, ma la "correzione" degli anni di Prodi, Veltroni e Renzi per tornare a un alveo vetero-comunista, percepito come più "puro" ma totalmente privo di una strategia per il Paese.
🏗️ Schlein la "Demolitrice": La leadership attuale viene descritta come una forza d'urto che ha cancellato tre decenni di riformismo. Invece di offrire analisi sulle crisi globali (guerra, energia), il PD si è trincerato dietro un "No" sistematico a ogni cambiamento, alimentando l'immobilismo.
🇪🇺 L'Anomalia europea: Il percorso italiano è l'opposto di quello dei socialisti europei. Su temi come l'invio di armi o i rapporti con i regimi sudamericani, il PD si posiziona più vicino a Mélenchon o alla Linke che alla socialdemocrazia tedesca, scivolando verso un radicalismo estremo.
⚖️ Il Potere Giudiziario Inviolabile: Ricolfi rintraccia le radici della crisi nell'equilibrio post-bellico, alterato dopo Mani Pulite. La sinistra, festeggiando l'esito referendario, conferma di voler mantenere la supremazia del potere giudiziario sugli altri, rifiutando ogni riequilibrio democratico.
💪 Conte vs Schlein: Nel "campo largo", il populismo di Giuseppe Conte appare più efficace della demagogia di Schlein. Nonostante le critiche tecniche (Superbonus), Conte gode di una percezione pubblica rassicurante e "fresca", che lo pone in vantaggio competitivo per la leadership della coalizione.
👉 Leggi l'intervista integrale di Aldo Torchiaro - @aldotorchiaro su Il Riformista
Link diretto: https://t.co/SuMmWXVrNS
Sulla credibilità della magistratura e sulla fiducia di tutti i cittadini nella sua imparzialità
La lettera del Presidente Petrelli all’ANM e al Primo Presidente della Corte di Cassazione
«Desta forte preoccupazione il contenuto di un post pubblicato ieri dal magistrato di Cassazione Dott. Francesco Agnino, nel quale si leggono espressioni quali “l’aggettivo che meglio si attaglia è IMBARAZZANTI”, riferite a colleghi magistrati e avvocati, con esplicito richiamo ai “ricorsi” e alle “sentenze” da essi redatti. Parole che, proprio perché colpiscono direttamente la qualità dell’attività professionale e giurisdizionale di giudici e avvocati, assumono un carattere particolarmente grave e appaiono difficilmente conciliabili con il dovere di misura, rispetto e sobrietà che dovrebbe caratterizzare chi esercita la funzione giudiziaria.
A ciò si aggiungono ulteriori episodi, distinti tra loro ma ugualmente significativi, verificatisi sempre nella giornata di ieri, in diversi contesti e luoghi: in una sede giudiziaria, nel corso di festeggiamenti inscenati da vari magistrati sono stati intonati cori come “chi non salta Imparato è”, con riferimento alla dott.ssa Annalisa Imparato, anch’ella magistrato che ha sostenuto una posizione per il sì nel dibattito referendario.
In altre occasioni, sempre all’interno di un palazzo di giustizia, numerosi magistrati sono stati ripresi mentre intonavano “Bella ciao”, brano dal chiaro significato politico.
Tali comportamenti, nel loro complesso, pongono interrogativi rilevanti sull’opportunità che manifestazioni di tale natura siano inscenate all’interno dei palazzi di giustizia, assumendo toni che rischiano di compromettere l’immagine di imparzialità e terzietà della magistratura.
Se questo è il clima che si è manifestato immediatamente all’esito del referendum, sorge spontaneo interrogarsi su quali possano essere le ricadute nei giorni a venire, in particolare nei rapporti quotidiani all’interno delle aule giudiziarie e, più in generale, nel rapporto tra magistratura, avvocatura e cittadini. Proprio per questo, appare quanto mai opportuno un richiamo forte alla responsabilità, al senso della misura e alla centralità dell’interesse generale della giustizia, che deve restare patrimonio comune e condiviso.
In tale prospettiva, si avverte l’esigenza di superare, quanto prima, il clima e le dinamiche proprie della campagna politica nella quale l’Associazione e suoi componenti hanno ritenuto di inserirsi in modo particolarmente marcato, recuperando quel profilo di equilibrio e sobrietà istituzionale che costituisce presidio essenziale della credibilità della funzione giudiziaria.
Alla luce di quanto sopra, ci si chiede se l’ANM ritenga tali condotte conformi ai principi deontologici e al ruolo istituzionale dei magistrati; se manifestazioni di questo tipo, anche se avvenute in contesti diversi, siano compatibili con il dovere di indipendenza e di equilibrio richiesto dalla funzione giudiziaria; se l’esito di una competizione referendaria possa in qualche modo giustificare espressioni e comportamenti che appaiono divisivi e non rispettosi tra appartenenti allo stesso ordine.
Si tratta di aspetti che incidono direttamente sulla credibilità della magistratura e sulla fiducia di tutti cittadini nella sua imparzialità.
Confidando in una Vostra attenta valutazione e in un chiarimento pubblico sul punto, porgo cordiali saluti.»
Roma, 24 marzo 2026
Il Presidente UCPI Avv. Francesco Petrelli
IMPORTANTE! Lei è #MelikaAzizi, una ragazza di 18 anni. Sarà impiccata dal cosiddetto "Tribunale rivoluzionario islamico iraniano". Perché? Perché desidera vivere in libertà. Salviamo la vita di #Melika. Nella Repubblica islamica in #Iran regna il caos, il regime sta affrontando la sua dissoluzione, è disperato, come un animale gravemente ferito a seguito dei devastanti bombardamenti subiti; sa che perderà la sua guerra, anche quella interna, ma vuole resistere disseminando sangue e morte all'interno del suo paese e nella regione.
Eppure c'è ancora chi in Occidente parla ancora di dialogo e di negoziato. Vergogna!
@Free4futur99001 Se ricordo bene,il nipotino del <<gran muffin>> era il tanto lodato (dalla sinistra occidentale) Yasser Arafat. Potreste confermare??
Posto un articolo chiarificatore di Michele Magno, il cui titolo è assai emblematico <<L'incredibile voltafaccia della sinistra sulla separazione delle carriere>>
https://t.co/yTegrZ49le via @in_oltre
Giuseppe #Visone, Sostituto procuratore DDA di Napoli: 700 magistrati hanno interagito nelle chat con #Palamara per la loro autopromozione. Nessuno di questi ha pagato. In questo video spiega come è stati possibile e che questo sistema vige ancora. #referendum#chisbagliapaga
Sapete cosa accade quando una giudice coraggiosa, come Natalia Ceccarelli (Corte d'appello di Napoli), spiega perché sorteggio e Alta Corte disciplinare servono a liberare la magistratura dal sistema correntizio? Che si viene aggrediti verbalmente da propri colleghi, in questo caso Antonio Ardituro, procuratore alla Direzione nazionale antimafia e in passato proprio membro del Csm per la corrente di sinistra Area. Tutto ciò è avvenuto venerdì a un dibattito sul referendum a Casal di Principe. Onore alla giudice Ceccarelli, che non si è fatta intimorire e che vi invito ad ascoltare:
Mulè che si diverte come un gatto col topo
Woodcock che tra un po' piange
Formigli che corre un difesa perché non si aspettava che finisse così
Signori miei, questo è Il VIDEO 😍
@AzzurraBarbuto Senza cervello, altrimenti non si spiega. Purtroppo la stessa identica situazione è ravvisabile nelle capocce degli storditi #ciucciaputin
Ma nooo, dai, è uno scherzo. Ditemi che non è vero. Se la storia è vera significa 2 cose: il Mossad ha infiltrato tutti i livelli di comando in Iran ma, contestualmente ha stretto un patto con un diavolaccio....che di nefandezze ne ha fatte
LA REALTÀ SUPERA LA FANTASIA! 😳😎😳😎😳
È incredibile, ma è vero.
Il comandante della Forza Quds dell’IRGC Esmail Qaani è stato confermato essere in salvo in Israele questa mattina 🇮🇱.
È stato ora rivelato che ha avuto un ruolo fondamentale nell’eliminazione del leader di Hamas Ismail Haniyeh, dei leader di Hezbollah Nasrallah e Safieddine, nonché nell’eliminazione di Khamenei e dei generali di alto rango dell’IRGC.
È l’agente numero 47 del Mossad!
@IDF
#ThankYouBibi
Prima stermina un milione di russi, porta al collasso l’economia 🇷🇺, colpisce una raffineria al giorno , trasforma le navi in sottomarini e poi diventa il fornitore dei droni per combattere i droni iraniani.
THE GOAT
PRESIDENTE ZELENSKY
-suona la chitarra col pisello
-compra castelli coi soldi UE
-usa cessi d’oro per umiliare la 🇷🇺
-concima i campi con soldati russi
-ridicolizza Putin🐷
-distrugge punti strategici in 🇷🇺
-USA chiedono aiuto per i droni
🇺🇦THE GOAT🇺🇦
Era più pericolosa di una pistola carica. Più affilata di una lama. Più coraggiosa di un esercito intero.
Krystyna Skarbek – conosciuta come Christine Granville – è stata la spia che ha fatto tremare i nazisti. Nata contessa, divenuta leggenda. È stata la donna che ha sfidato l’inferno con un sorriso sulle labbra e il fuoco nel cuore.
Figlia di un conte polacco e di una ricca ereditiera ebrea, cresciuta tra lusso e libertà, Christine avrebbe potuto scegliere una vita facile. Ma quando il mondo crollò sotto le bombe della seconda guerra mondiale, lei scelse il fronte, scelse la lotta.
Si unì al SOE, il servizio segreto britannico per le operazioni speciali. Parlava molte lingue, sciava come un fantasma tra le montagne, seduceva, ascoltava, colpiva. Agiva dietro le linee nemiche, da sola, con la morte che le camminava accanto. In Polonia, in Ungheria, in Francia: era ovunque, e nessuno riusciva a fermarla.
Nel 1944 affrontò la Gestapo per salvare tre agenti destinati all’esecuzione. Li convinse, da sola, a liberarli, fingendosi un alto ufficiale britannico e minacciando ritorsioni. Offrì tangenti, mostrò calma, usò il suo fascino come arma. E vinse. Li liberò a poche ore dalla fucilazione.
Ha trasportato informazioni militari vitali nascoste nei rullini di pellicola. Ha ingannato, sabotato, salvato vite. Per il suo coraggio fu insignita della George Medal e dell’Ordine dell’Impero Britannico. Winston Churchill la chiamava “la sua spia preferita”.
Ma la pace fu più crudele della guerra. Finita la missione, Christine venne dimenticata. Ridotta a fare la cameriera e la hostess, nessuno voleva più una donna che aveva conosciuto il fuoco.
Nel 1952 la sua vita venne spezzata non da un nemico in divisa, ma da un uomo ossessionato che non accettò un rifiuto.
Una donna che aveva sconfitto la Gestapo, uccisa in un mondo che non sapeva accogliere la forza femminile.
La storia l’ha dimenticata per anni. Ma ora è tempo di ricordare. Christine Granville non era solo una spia. Era un grido di libertà travestito da donna.
La sua storia ci ricorda che la libertà che oggi diamo per scontata è stata conquistata con coraggio, dolore e fuoco da anime come la sua.
Perché il coraggio non ha genere. E i veri eroi, spesso, non portano una divisa.