@ANMagistrati UNA QUESTIONE DI CIVILTÀ
Quando una persona muore in circostanze che presentano elementi meritevoli di approfondimento, uno Stato che voglia definirsi civile ha il dovere di accertare i fatti attraverso un processo equo, nel pieno rispetto del contraddittorio e di tutte le garanzie previste dalla legge.
Una morte non può essere archiviata come una pratica qualsiasi. Ogni vita merita che la verità sia ricercata fino in fondo, con serietà, rigore e imparzialità, perché solo così è possibile rendere giustizia e tutelare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Solo un rigoroso accertamento giudiziario può consentire di ricostruire la verità e rendere giustizia, senza eccezioni né privilegi, anche quando siano coinvolte persone influenti o ritenute intoccabili.
La ricerca della verità e della giustizia non dovrebbe mai arrestarsi di fronte al potere. In uno Stato di diritto, la legge deve essere davvero uguale per tutti.
Per Giovanni, come per ogni altra persona. Perché la verità e la giustizia non sono un privilegio: sono un diritto.
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Giustizia per Giovanni – 𝕊𝕚𝕔𝕦𝕣𝕖𝕫𝕫𝕒 𝕡𝕖𝕣 𝕥𝕦𝕥𝕥𝕚
@pisto_gol È successo semplicemente perché oggi è possibile ed è ormai così (un concerto ogni tanto per avere più visibilità), anni fa lo avrebbero anche superato i vari Pino Daniele, Lucio Battisti, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Renato Zero, Claudio Baglioni, ecc. ecc.
VERGOGNA D’ITALIA
Uno dei due vicepresidenti della società organizzatrice della corsa ciclistica dove, a poco più di 100 metri dalla linea di arrivo, è morto mio figlio Giovanni, è Pierino Cereda, sindaco di Guazzora (AL). L’altro vicepresidente è Piero Angelo Cisi, vicesindaco di Alzano Scrivia (AL), che, al fine di depistare, dichiara il falso ai giornali (180 metri di transenne).
Consigliere di quella società ciclistica è Adolfo Guagnini, sindaco di Alzano Scrivia (AL), che fa da supervisore all’installazione delle transenne (50 metri scarsi, meno della metà del minimo previsto obbligatoriamente dai regolamenti). Poi ci sono il sindaco di Molino dei Torti, il presidente della Provincia di Alessandria e altre autorità, poiché quella corsa ciclistica (che non si è mai più disputata) parte, transita ed arriva proprio davanti al municipio, sotto il balcone del sindaco.
Il padrino di quella corsa ciclistica è il Professor Renato Balduzzi, cittadino onorario di Molino dei Torti, avvocato in Alessandria, ministro della Salute, componente del Consiglio Superiore della Magistratura, professore universitario, collega e collaboratore della ministra della Giustizia Marta Cartabia.
Quel giorno è presente anche il NAS dei Carabinieri con il loro comandante, Colonnello Biagio Fabrizio Carillo, criminologo di fama. I Carabinieri di Castelnuovo Scrivia, il giorno dell’evento mortale di mio figlio Giovanni, non svolgono nessuna attività d’indagine, non fanno un rilievo stradale, non scattano neppure una fotografia con il cellulare e non ascoltano le decine di testimoni presenti, né gli altri corridori coinvolti nella caduta, ma sentono solamente una componente del collegio di giuria: la testimone falsa Giulia Fassina.
Il presidente del collegio di giuria, Luca Botta, con mio figlio Giovanni morto steso a terra sull’asfalto, emette un comunicato con scritto “nulla da segnalare”. Il giudice sportivo del Piemonte omologa quella corsa ciclistica mortale senza provvedimenti.
Il presidente della società organizzatrice, Ennio Ferrari, dichiara di non essersi mai preoccupato della sicurezza dell’ultimo chilometro; il programma di gara di quella corsa ciclistica viene approvato senza gli obbligatori documenti relativi alla sicurezza, che poi però compaiono falsamente tramite l’avvocato Gaia Campus di Roma (componente della Commissione Nazionale Elettorale della Federciclismo).
Ciononostante, la procura federale della Federciclismo, capeggiata dall’avvocato Nicola Capozzoli di Roma, che sin dall’inizio collabora strettamente con la Procura della Repubblica di Alessandria, insabbia la vicenda.
Il presidente della Commissione Nazionale Direttori di Corsa e Sicurezza della Federciclismo, Roberto Sgalla, nonché funzionario della Polizia di Stato, direttore della Scuola di Polizia, prefetto a.r., direttore del Centro Studi Americani, fa il consulente della Procura Federale della Federciclismo; al contempo fa pressioni, tenta di condizionare il giudizio della Corte Sportiva di Appello della Federciclismo secondo i desiderata della Federazione, e poi fa il consulente per il pubblico ministero di Alessandria Andrea Trucano, commettendo, durante lo svolgimento dell’incarico, reati per i quali non è stato perseguito. All’esito di quella perizia, piena di falsità, viene archiviato il procedimento penale relativo alla morte di mio figlio Giovanni.
Così la Procura della Repubblica di Alessandria, capeggiata da Enrico Cieri, imbrogliando le carte, ha archiviato la morte di un ragazzo innocente di 22 anni, dove sono coinvolti personaggi eccellenti, senza celebrare un giusto processo allo scopo di accertare la verità e assicurare la giustizia.
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@minGiustizia AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
Signor Presidente della Repubblica,
mi rivolgo a Lei quale garante dell'unità nazionale e dei principi fondamentali della Costituzione, per sottoporLe una vicenda che da anni segna profondamente la mia vita e quella della mia famiglia.
Mio figlio Giovanni è deceduto al termine di una gara ciclistica. Da allora ho intrapreso ogni percorso consentito dall'ordinamento per ottenere un accertamento completo delle cause della sua morte e delle eventuali responsabilità connesse. Tuttavia, dopo anni di procedimenti, esposti e richieste di approfondimento, ritengo di non aver ancora ottenuto una risposta chiara, completa e convincente sui fatti.
Nel corso del tempo ho segnalato alle autorità competenti numerose circostanze che, a mio avviso, meritavano ulteriori verifiche investigative e giudiziarie. Ho inoltre rappresentato presunte anomalie riguardanti dichiarazioni testimoniali, attività peritali, documentazione ritenuta rilevante e decisioni adottate nell'ambito dei procedimenti che hanno interessato la vicenda.
Le iniziative da me promosse presso diverse Procure della Repubblica e presso altri organi istituzionali non hanno portato ai risultati che auspicavo, né hanno consentito, secondo la mia valutazione, di chiarire in modo definitivo tutti gli aspetti ancora controversi.
Per tali ragioni, continuo a nutrire il timore che fatti rilevanti possano non essere stati adeguatamente approfonditi e che non sia stato possibile ricostruire integralmente quanto accaduto a mio figlio.
Non chiedo privilegi né trattamenti di favore. Chiedo soltanto che siano garantiti i principi di legalità, imparzialità, trasparenza e uguaglianza davanti alla legge, affinché ogni elemento utile possa essere valutato con la massima indipendenza e serenità.
Confido che le Istituzioni della Repubblica possano assicurare che ogni cittadino, e ogni famiglia colpita da una perdita così grave, abbia la certezza che tutti i fatti siano accertati con rigore e che ogni eventuale responsabilità venga valutata nelle sedi competenti.
Con il massimo rispetto per l'autonomia della magistratura e per le attribuzioni costituzionali dei diversi organi dello Stato, Le chiedo di voler prestare attenzione a questa vicenda umana e giudiziaria, affinché non venga meno il diritto alla ricerca della verità e alla piena tutela della giustizia.
Dopo anni di impegno e di richieste rimaste senza risposta soddisfacente, continuo a chiedere soltanto verità e giustizia per mio figlio Giovanni.
Con osservanza. Prato, li 19 giugno 2026. Carlo Iannelli #Mattarella #verita #giustizia #veritaegiustiziapergiovanniiannelli Giustizia per Giovanni - 𝕊𝕚𝕔𝕦𝕣𝕖𝕫𝕫𝕒 𝕡𝕖𝕣 𝕥𝕦𝕥𝕥𝕚
@minGiustizia UNA QUESTIONE DI CIVILTÀ. Quando una persona muore in circostanze che presentano elementi meritevoli di approfondimento, uno Stato che si voglia definire civile ha il dovere di accertare i fatti attraverso un processo equo, nel pieno rispetto del contraddittorio e di tutte le garanzie previste dalla legge.
Solo un rigoroso accertamento giudiziario può consentire di ricostruire la verità e rendere giustizia, senza eccezioni e senza privilegi, anche quando siano coinvolte persone influenti o considerate intoccabili.
La ricerca della verità e della giustizia non dovrebbe mai fermarsi davanti al potere, perché la legge deve essere uguale per tutti.
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ESPOSTO PER LA MORTE DI GIOVANNI IANNELLI
Alle Autorità competenti
Il sottoscritto, padre di Giovanni Iannelli, espone quanto segue.
Giovanni Iannelli è stato tesserato della Federazione Ciclistica Italiana fin dall'età di 5 anni, svolgendo l'intera attività sportiva nell'ambito federale e arrivando a rappresentare l'Italia in competizioni internazionali, vestendo anche la Maglia Azzurra alla Parigi-Roubaix.
Il giorno del tragico incidente che ne ha causato il decesso, Giovanni aveva 22 anni ed era ancora tesserato della Federazione Ciclistica Italiana. La morte è avvenuta a poco più di 100 metri dalla linea di arrivo della competizione ciclistica nella quale rimase coinvolto.
A giudizio dell'esponente, sin dalle fasi successive all'incidente, la Federazione Ciclistica Italiana, dapprima sotto la presidenza di Renato Di Rocco e successivamente sotto quella di Cordiano Dagnoni, non avrebbe mantenuto una posizione di effettiva neutralità rispetto all'accertamento delle responsabilità connesse alla morte di un proprio tesserato.
L'esponente ritiene che gli organizzatori della manifestazione abbiano beneficiato gratuitamente dell'attività professionale degli avvocati Nuri Venturelli e Gaia Campus, quest'ultima componente della Commissione Nazionale Elettorale della Federazione Ciclistica Italiana, nonché del contributo di Roberto Sgalla, presidente dei Direttori di Corsa della Federazione Ciclistica Italiana e successivamente nominato consulente del Pubblico Ministero presso la Procura della Repubblica di Alessandria.
Secondo l'esponente, le attività svolte dai predetti soggetti, unitamente a quelle della Procura Federale della Federazione Ciclistica Italiana guidata dall'avvocato Nicola Capozzoli, avrebbero contribuito a ricostruzioni dei fatti che hanno attribuito a Giovanni Iannelli responsabilità che la famiglia ritiene ingiustificate e non corrispondenti alla realtà degli accadimenti.
L'esponente lamenta altresì che la Procura Generale dello Sport presso il CONI, diretta dal prefetto Ugo Taucer, non abbia adottato iniziative idonee a garantire un pieno accertamento delle vicende denunciate.
Parimenti, l'esponente contesta l'operato del Pubblico Ministero Andrea Trucano della Procura della Repubblica di Alessandria, guidata dal Procuratore Enrico Cieri, ritenendo che il procedimento sia stato definito mediante archiviazione senza che fossero adeguatamente approfonditi tutti gli aspetti rilevanti ai fini dell'accertamento della verità e delle eventuali responsabilità.
Alla luce di quanto sopra esposto, il sottoscritto chiede che le Autorità competenti vogliano valutare attentamente i fatti rappresentati, verificare l'operato di tutti i soggetti coinvolti e accertare se vi siano state omissioni, irregolarità, conflitti di interesse o altre condotte meritevoli di approfondimento sotto il profilo disciplinare, amministrativo, civile o penale.
L'esponente rinnova la richiesta che venga perseguito ogni utile accertamento finalizzato alla completa ricostruzione dei fatti che hanno condotto alla morte di Giovanni Iannelli, affinché siano garantite verità, giustizia e maggiore sicurezza per tutti gli atleti.
Prato, li 18 giugno 2026
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