Refuting dumb arguments against physical games🚀
🗣️“85% of players buy digital”
✅15% or even 5% in this industry is still millions of people bringing in hundreds of millions of not billions o revenue
🗣️“Netflix and Spotify ended movie and music Blu-Rays and CDs”
✅Movies are still being sold on Blu-Ray and 4K UHD Blu-Rays, and music is still released on CDs, vinyl records and even collectible cassette tapes that actually work, despite being far smaller and less demanding than video games which can go over 100GB
🗣️“I haven’t bought a physical game for 10 years! It’s obsolete”
✅Your experience with games does not automatically reflect everyone else’s. If you don’t care, don’t get in the way
🗣️“It’s expensive to make games on disc”
✅Games won’t be cheaper when man all digital. You will pay the same price for a glorified rental that can be taken any time due to licensing agreements or account loss/suspension
🗣️“You’re too broke, you want to buy second hand and resell games”
✅Being a bootlicker to corporations that don’t know you exist, does not make you any less broke than those you accuse and posture in front of behind a keyboard
Physical games should always be an option. Video games are far more than just a file to download or “access” to gain. They hold sentimental value to players and collectors.
Raise your voices, players, game makers, gaming and memorabilia stores. Let us overturn this predatory decision!
Video games are an art form, not just a business and the value players hold for them should be honored and not reduced to a code to redeem and a download to revoke😎
@OfficialEl92@Gideoomatic Per sempre uno di noi, mi mancherai moltissimo Faraone, grazie di tutto, grazie per tutto quello che hai dato ogni giorno per la nostra maglia ❤️💛
Alberto Angela è senza contratto con la Rai da mesi. E secondo La Stampa, proprio la Rai starebbe pensando di tagliare i suoi programmi (Ulisse, Noos, Passaggio a Nord Ovest) perché preoccupata dai costi.
Dai costi.
Stiamo parlando del più grande divulgatore della televisione italiana. L’uomo che porta milioni di persone davanti allo schermo per guardare la Cappella Sistina invece del Grande Fratello.
L’unico capace di far fare ascolti a un documentario sull’Impero Romano alle nove di sera.
Quello che ha ereditato da suo padre Piero non solo il mestiere ma la capacità di far sentire intelligenti gli italiani.
Ecco, quell’uomo non ha un contratto con la Rai.
Da mesi. E la Rai vuole tagliarlo. Per i costi.
La situazione, dicono le voci da viale Mazzini, assomiglia sempre più a quella che precedette l’uscita di Fabio Fazio.
Ora, facciamo il punto.
Paolo Petrecca, che ha scambiato San Siro per lo Stadio Olimpico e la presidente del CIO per la figlia di Mattarella, è stato per mesi il direttore di RaiSport. Prima ancora dirigeva RaiNews24, dove mandava in onda assoluzioni inventate e apriva i telegiornali col festival di Pomezia al posto delle elezioni francesi. Due redazioni lo hanno sfiduciato. La Rai lo ha promosso.
Tommaso Cerno, direttore del Giornale di proprietà Berlusconi, già opinionista e co-conduttore a Domenica In, sta per ottenere una striscia quotidiana su Rai 2 da 848mila euro. Undicimila euro a puntata.
Ricapitolando: alla RAI i soldi ci sono per Cerno, ci sono per Petrecca, ma per Alberto Angela il contratto può aspettare.
Funziona così, nella Rai di questo governo: se sei utile alla propaganda, ti danno un programma. Se sei utile al Paese, ti lasciano senza contratto e possibilmente ti spingono alla porta.