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"Moggi associazione a delinquere, ma da solo"
"C'è stato un errore, ma nessuno ha sbagliato"
"Juve condannata per un sistema di plusvalenze, ma le altre con cui le faceva no"
"Rocchi frode sportiva in concorso con esponenti dell'Inter, ma nessuno dell'Inter è indagato"
"Ciao ragazzi, mi chiamo Kobe Bryant, ho 17 anni e ho avuto la fortuna di vivere in altre parti del mondo. Per la precisione in Italia. A 6 anni ho frequentato le scuole italiane perchè mio padre ha giocato lì per sette anni, ed è stato bellissimo. Ho imparato una nuova lingua e oggi parlo fluentemente l'italiano. Ho conosciuto un sacco di persone nuove. L'Italia è diventata la mia casa, il mio cuore è lì, e lì ci resterà per sempre.
Una cosa che ho imparato in Italia è che la famiglia è la cosa più importante, per questo i miei punti di riferimento sono mio padre e mia madre. In Italia la gente è molto più socievole, ti saluta anche se non ti conosce. Qui se uno non ti conosce non ti saluta, anzi a volte ti guarda male.
Per questo è stato difficile quando mio padre ha deciso di ritirarsi perchè ho capito che saremmo dovuti tornare negli Stati Uniti. Io volevo restare là.
L'impatto con la scuola qui è stato negativo: non parlavo bene l'inglese, non conoscevo bene lo slang dei ragazzi. È stata molto dura passare da una scuola italiana ad una scuola americana, ho trascorso momenti difficili e mi sono sentito solo. Non integrandomi, non venivo invitato alle feste, non avevo amici, nessuno mi chiedeva di uscire. Il week end, quando gli altri si divertivano, io lo passavo da solo a palleggiare. Palleggiavo fino a consumare il pallone. Ma in quei momenti ho maturato la fame agonistica e il desiderio di diventare il miglior giocatore possibile. Mi sono concentrato sull'unica cosa con la quale avevo un legame forte: il basket.
Ed eccomi qui oggi, a fare una presentazione di me in inglese davanti ai miei compagni di classe e davanti alle telecamere di ESPN: dovrò decidere se andare al college oppure fare il grande salto direttamente in NBA. Grazie ragazzi per avermi ascoltato."
Questo è il discorso che Kobe Bryant ha tenuto davanti alla sua classe a 17 anni. Con incredibile schiettezza e maturità parla di solitudine, delle sue difficoltà ad integrarsi, e del basket che è diventato una ossessione anche per colmare la solitudine. Ed è veramente stupendo il modo in cui parla dell'Italia.