Massimo Cacciari: «È Leopardi a insegnarlo […]. Se la vita vale veramente, e cioè è intenta a raggiungere qualcosa che ne trascende sempre l’esistenza finita, allora non si teme la morte, la si vive». E vivendola si ridestano le domande profonde.
L’uomo è quel livello della natura in cui la natura si interroga su di sé, sul proprio senso, sulla propria origine e sul proprio destino. «Perché sono qui? che cosa è in gioco nella mia esistenza? Questa domanda non deriva da premessa alcuna: è data insieme all’esistenza»
Heschel: «La prima risposta alla domanda: “Chi è l’uomo?” è la seguente: l’uomo è un essere che pone domande su se stesso. Nel porre simili domande l’uomo scopre di essere una persona, e la loro qualità gli rivela la sua condizione»
Ignacio Carbajosa ospedale Covid˗19 Madrid «Quello che ho visto ha combattuto dentro di me. Mi ha ferito. La mia ragione e il mio affetto sono stati sfidati da un problema di conoscenza: cos’è il dolore? Cos’è la morte? E di conseguenza, cos’è la vita?
Il non poter essere soddisfatto da alcuna cosa terrena, né dalla terra intera; considerare l’ampiezza inestimabile dello spazio, il numero e la mole maravigliosa dei mondi ... pare a me il maggior segno di grandezza e di nobiltà, che si vegga della natura umana.
(G. Leopardi)
Reinhold Niebhur «Niente è tanto incredibile quanto la risposta a una domanda che non si pone» Che cosa significa? Quanto più avverto un problema, o un bisogno urge dentro di me, tanto più sono attento a qualsiasi eco di risposta, qualsiasi cenno di essa suscita la mia curiosità
La domanda sul senso dell’esistenza si impone, ma non l’attenzione alla domanda. Così più di uno la definisce oziosa […]. Allora l’interrogativo sul senso dell’esistenza si attenua e infine svanisce. Si giunge, come diceva Gide, a “non-sentirne-più-il-bisogno”
Noi lottiamo per la gloria di Cristo nel tempo, nella storia. Siamo anche noi «mandati» per questa battaglia. Ci è promessa la vittoria, ma sarà all’ultimo giorno, quello in cui la resurrezione è compiuta: Quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno lo sa, solo il Padre
È il dono dello Spirito Santo che fissa e determina per ciascuno di noi nella Chiesa la concretezza di una dimora, di una compagnia umana per rendere più persuasivo il cammino al Destino. Questo dono della carità di Dio rende possibile la fede
perché anche me Egli ha fatto.
[...]
Gerusalemme, dimora eterna di Dio,
non si scordi di te l’anima mia:
dopo l’amore per Cristo, sii tu la mia gioia;
il dolce ricordo del tuo nome beato
mi sollevi dalla tristezza e da ciò che mi opprime."
O casa luminosa e splendida
da sempre amo la tua bellezza
e il luogo dove abita la gloria del mio Signore,
Colui che ti ha costruita e ti possiede.
Sospiri a te il mio pellegrinaggio:
e dico a Colui che ti ha fatta
che possieda anche me al tuo interno,
Per ognuno di noi la compagnia diventa vera coagulandosi nello spazio di una reale quotidiana dimora: una casa, una dimora dove tutte le cose sono giudicate in modo tale da far presentire il loro destino comune, il loro comune traguardo.
La comunità nella scuola o in università è come una casa o una famiglia, anche la comunità sul luogo di lavoro, la comunità del quartiere o un certo gruppetto sono una casa o una famiglia, parte di una dimora totale, più grande, che si chiama Chiesa.
Monastero, convento o casa sono quel luogo creato perché coloro che vi abitano imparino a gridare davanti a tutti, in ogni istante (tutta la loro vita è fatta per questo) che Cristo è l’unica cosa per cui valga la pena vivere,l'unica cosa per cui valga la pena che il mondo esista
«monastero» vuol dire tanti «io» che stanno insieme. Anche l’esempio dell’eremita ha una provvisorietà che non fa legge: tutti questi monoi, in un modo o nell’altro, esprimono e documentano il loro essere una cosa sola tra di loro nella Chiesa di Dio: si mettono insieme.
La coscienza di partecipare alla costruzione del Regno di Dio infonde un’onda nuova nel cuore, per cui il sentimento amoroso diventa autentica carità, raggiunge la verginità, la gratuità,
L’incontro di 1 uomo e di 1 donna non può essere definito dallo scopo esclusivo di avere dei figli, ma innanzitutto dall'essere compagnia al Destino, come realizzazione dello scopo fondamentale di qualsiasi tipo di compagnia umana. Questo legame diventa esempio di ogni compagnia
Un uomo e una donna non possono fondare un rapporto stabile e essere una compagnia al Destino l’uno dell’altra,se non in quanto sono disponibili a collaborare al disegno che Dio ha sul mondo, vale a dire alla creazione, generazione, di un popolo per la gloria definitiva di Cristo