Israele non fa entrare Medici Senza Frontiere a Gaza, e Caritas, Action Aid, Save the Children, che aiutavano e curavano i bambini palestinesi.
Israele ha ucciso 1.700 medici e operatori sanitari.
Israele è nemico dei bambini.
E chi è nemico dei bambini è nemico dell’umanità.
Under Article I, Section 8 of the U.S. Constitution, only Congress has the power to declare war, as well as to raise and support armies, provide and maintain a navy, and fund and regulate the military.
Impeach the SOB.
L’economista premio Nobel Esther Duflo sostiene che sia giunto il momento di tassare i ricchi.
Nel suo TED Talk, spiega come le azioni delle nazioni più ricche stiano devastando il pianeta. Tassando le persone più ricche, potremmo compensare almeno in parte a questo danno.
Dall’inizio del cessate il fuoco a Gaza il 10 ottobre scorso, Israele ha ucciso 2 bambini ogni giorno.
A riferirlo è l’UNICEF, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, che denuncia che almeno 67 bambini sono stati uccisi in “incidenti legati al conflitto” da quando è stata annunciata la tregua tra Hamas e Israele.
Il cessate il fuoco, entrato in vigore il mese scorso con mediazione statunitense, avrebbe dovuto rappresentare una pausa nei combattimenti. Ma a Gaza, secondo i dati diffusi dall’UNICEF, la violenza non si è mai fermata, nemmeno verso i bambini.
Tra le vittime, una neonata di pochi giorni morta a seguito di un attacco aereo israeliano su Khan Younis.
“Questi non sono numeri: erano bambini, ognuno con una vita e dei sogni”, ha dichiarato il portavoce UNICEF Ricardo Pires durante una conferenza stampa a Ginevra.
Le sue parole confermano una realtà già denunciata da organizzazioni umanitarie e mediche presenti sul campo: l’infanzia a Gaza è il bersaglio più esposto e indifeso.
Da ottobre 2023, secondo stime di numerose organizzazioni umanitarie, oltre 64.000 bambini sono stati uccisi o feriti a Gaza.
Molti hanno riportato amputazioni, disabilità, ustioni gravi e lesioni fisiche e cerebrali permanenti. Save the Children ha definito Gaza “il luogo con la più alta concentrazione di bambini amputati nella storia moderna”.
Alla violenza delle bombe si aggiunge la crisi umanitaria. Con l’ingresso centellinato di aiuti e beni primari, la popolazione continua a vivere in condizioni estreme. Oltre 150 bambini sono morti per malnutrizione o per l’impossibilità di accedere alle cure.
“La realtà è semplice e brutale: a Gaza non esiste un luogo sicuro per un bambino”, ha affermato Pires, chiedendo accesso immediato agli aiuti e protezione per i civili.
Da ottobre Israele ha violato la tregua oltre 400 volte uccidendo oltre 300 persone di cui 67 sono bambini.
A Gaza il “cessate il fuoco” non è mai iniziato.
Da @insideover
Non smettiamo di parlarne.
“Dipenderà da noi ricostruire il mondo che la destra sta distruggendo. Con salari dignitosi, con case accessibili e con più diritti”, afferma Pedro Sanchez, alla guida di “Socialist International”, l’organizzazione che riunisce partiti socialdemocratici, socialisti e laburisti
Non dobbiamo smettere di parlare di quel che succede all'interno di #Gaza perché nulla è cambiato, le persone continuano a soffrire, a morire di fame, il cessate il fuoco è falso, il genocidio ancora non è terminato. 🇵🇸
#IlCavalloElatorre#Rai3#JumanaShahin
È accaduto a #Bilbao
I tifosi di tutte le curve si sono alzati in piedi e hanno omaggiato e salutato calorosamente la nazionale #palestinese per molti minuti.
Uno spettacolo commovente in ricordo delle migliaia di vittime di #Gaza e della #Palestina intera .
#calcio#sport
Un giornalista licenziato per una domanda scomoda:
Gaza ha squarciato il velo e ha rivelato la complicità della stampa occidentale nel Genocidio Israeliano.
Lo scudo mediatico protettivo filo-Israeliano sta minando le democrazie occidentali.
Un vero e proprio Liberticidio.
Piena solidarietà al giornalista Gabriele Nunziati, corrispondente a Bruxelles per @agenzia_nova, licenziato dopo aver posto una domanda durante una conferenza stampa della Commissione Europea:
“Se la Russia dovrà pagare per l’Ucraina, perché non dovrebbe farlo anche Israele per Gaza?”
Una domanda perfettamente legittima.
Ed è chiaro, a mio avviso, che Israele dovrebbe risarcire per la distruzione di Gaza e il genocidio del popolo palestinese — e non sarà mai abbastanza.
Gravissimo che un giornalista venga licenziato per aver posto una domanda ‘scomoda’, che mette in luce l’inaccettabile doppio standard dell’Unione Europea.
Un segnale allarmante per la libertà di stampa.
Il candidato sindaco di New York, Zohran Mamdani – democratic socialist, che non è la stessa cosa di socialdemocrat – propone un programma coraggioso per il diritto all’abitare, fondato su edilizia residenziale pubblica, regolazione degli affitti e trasporto urbano gratuito.
Zohran è sostenuto dalle classi popolari ed è inviso non solo alla cricca di Trump, ma all’intero establishment. Perché la sua è una visione di città solidale, antirazzista e più giusta.
Lo sostengo convintamente — proposte come la sua sono esattamente ciò di cui abbiamo bisogno anche qui.
Go Zohran! ✊
You literally can't make this stuff up.
While Trump illegally denied food to 42 million low-income Americans, including 16 million kids, he hosted a lavish "Great Gatsby" party for his billionaire pals at his country club.
This is oligarchy at its ugliest. We must fight back.
26 Billionaires Spent $22 Million to stop Zohran Mamdani from winning the New York City Mayoral Election
He must be doing something right if they want to stop him THIS BAD
Don’t underestimate our opponents. They have enormous amounts of money and power.
We have people, and when people organize, we can make history.
Let’s show what organized people can do — and elect @ZohranKMamdani as the next Mayor of New York.
Il braccialetto indossato da #Sangiuliano ripreso durante la trasmissione Piazza Pulita: "siete solo dei poveri comunisti".
Questo è il livello dell'attuale classe politica, un mix tra un bimbominkia e lo scemo del villaggio. Che pena 🤦🏼♀️
La macchina del fango contro @FranceskAlbs Francesca Albanese.
La valanga di fango contro Francesca Albanese non nasce dal caso. Non è spontaneità, è strategia. È organizzata, sistematica, studiata a tavolino. Si riconosce dagli effetti: ogni parola, ogni gesto, ogni suo post viene monitorato da un sistema invisibile ma coordinato.
Appena compare il suo nome, scatta la rete: troll pronti a riversarsi nei commenti con insulti, insinuazioni e provocazioni.
Non sono opinioni, sono operazioni. Dietro quegli account senza volto c’è un disegno preciso: intimidire, isolare, far tacere. L’obiettivo è uno solo, scoraggiare chi vorrebbe intervenire con rispetto, con pensiero, con verità.
Così, dall’esterno, sembra che Francesca Albanese riceva solo odio. Che sia divisiva, arrogante, sgradevole. Ma non è così.
È solo che la voce delle persone perbene viene coperta, sepolta sotto tonnellate di fango digitale. E in quel silenzio forzato, l’odio sembra maggioranza.
Da giorni sto dedicando parte del mio tempo a rispondere, a informare, a raccontare chi è davvero questa donna, cosa fa, perché è così scomoda. Non lo faccio solo per sostenerla, ma per oppormi attivamente a una propaganda velenosa che mira a disumanizzare chi difende i diritti umani.
Mi dicono spesso: “Lascia perdere, tanto è pieno di ignoranti.” Ma io non lascio perdere. Perché tra mille commenti d’odio ci sarà sempre qualcuno che legge, che dubita, che cerca di capire. E quella persona merita di trovare la verità, non solo il veleno.
La rete è il nuovo campo di battaglia, e la nostra arma è la coscienza.
Cinque, dieci, quindici minuti del nostro tempo bastano per cambiare il tono di una discussione, per spezzare il cerchio del silenzio. Più siamo, più la voce della ragione si fa forte. Più ci siamo, meno spazio resta per l’odio organizzato.
Con Francesca Albanese, come con chiunque venga travolto da questa macchina del fango, serve presenza, documentazione, coraggio civile. Non è solo solidarietà, è un dovere civico. Difendere chi difende i diritti umani significa difendere noi stessi, la verità, la dignità del discorso pubblico.
Perché dall’altra parte non ci sono semplici utenti.
Ci sono squadre, squadroni digitali, agenzie che vendono la menzogna come servizio professionale.
Li ho visti da vicino.
Molti si presentano come “esperti di comunicazione” o “consulenti di marketing politico”. Ma il loro vero mestiere è un altro: orientare, confondere, infangare. Lo fanno a pagamento, convinti di fare strategia, ma ciò che producono non è analisi, è veleno.
Conoscerli da vicino aiuta a riconoscerli. E quando impari a vederli, non ci caschi più. Non ti spaventano più.
Perché la propaganda può essere rumorosa, ma la verità, anche sussurrata, ha una forza che nessuna macchina del fango potrà mai zittire.
Maria Mantuano