L’atteggiamento di Putin nei confronti della guerra mi ricorda sempre più il comportamento di un ludopatico al casinò.
È un fenomeno psicologico ben studiato: la «trappola dei costi irrecuperabili». Più si è già perso, più diventa difficile alzarsi dal tavolo. Non perché sia razionale, ma perché ammettere le perdite significa ammettere che è stato tutto inutile. La psiche oppone resistenza. Il ludopatico continua a giocare non nella speranza di vincere, ma nella speranza che la prossima mano dia un senso a tutte quelle precedenti. Ipoteca la casa, l’auto, chiede soldi agli amici. Le puntate aumentano, perché altrimenti le perdite precedenti perderebbero ogni significato.
In questa logica, Putin si comporta in modo assolutamente prevedibile. Sono già state sacrificate centinaia di migliaia di vite, l’economia è stata devastata, i rapporti con l’Europa sono stati distrutti, sono stati persi decenni di prestigio internazionale. Fermarsi adesso significherebbe cristallizzare le perdite. Ammettere che il prezzo pagato è stato incomparabile con il risultato ottenuto. Che tutto questo è stato inutile.
Per questo non si fermerà. Scommetterà ancora. E ancora.
La differenza tra un ludopatico e Putin è una sola: il ludopatico gioca con i propri soldi. Putin gioca con vite altrui.
E a differenza del casinò, dove prima o poi il croupier vi chiederà di lasciare il tavolo, qui nessuno ve lo chiederà. Finché non finiranno le fiches.
🚨🪖🇵🇱🇷🇺 Vi chiedo di prestare grande attenzione al discorso pronunciato poco fa dal primo ministro polacco, Donald Tusk. Chiaramente è ispirato da una ricorrenza importante per Varsavia, ma sono rimasto molto colpito dalla scelta delle parole e dal tono utilizzato.
Sul Blog parliamo spesso di "indicatori" che anticipano una crisi. Ecco, questo è esattamente il tipo di discorso che mi aspetterei da un leader di governo venuto al corrente che un attacco russo non solo è possibile, ma addirittura probabile.
Non penso troverete questo intervento nei telegiornali o sui quotidiani italiani (purtroppo) ma credo che valga la pena spendere meno di cinque minuti per capire di cosa sto parlando. Chi ritiene che questo spazio d'informazione sia importante, poi, può scegliere di sostenerlo attraverso l'iscrizione al Blog: https://t.co/HPfjUHUqMm
Grazie a tutti. E "buona" lettura:
"Ottantasette anni fa, il 17 settembre 1939, all’alba, mentre i soldati polacchi difendevano da due settimane la patria dall’invasore tedesco, da est attaccò l’Armata Rossa.
Stalin ci colpì alle spalle, violando il patto di non aggressione. I totalitarismi si spartirono tra loro un Paese libero, la nostra patria.
Ricordiamo i difensori di Grodno e di Leopoli, i soldati del Corpo di protezione delle frontiere, gli scout, i partigiani e i civili che affrontarono una forza soverchiante.
Ricordiamo le vittime di Katyn, Mednoe e Kharkiv.
Ricordiamo le centinaia di migliaia di famiglie deportate in Siberia. I bambini che non videro mai più i propri padri e le madri che, fino alla fine della loro vita, attesero una qualsiasi notizia dei propri cari.
Come storico, so perfettamente che i metodi con cui agisce la Russia restano immutati da secoli. Aggredire i Paesi vicini con il pretesto di liberarli.
In un giorno come questo preferirei parlare soltanto delle gesta eroiche consegnate alle pagine della storia. Purtroppo, l'escalation dell'aggressione da parte della Russia non me lo consente.
La storia, come sappiamo, non si ripete, ma fa rima. E oggi dobbiamo leggere queste rime della storia con la dovuta serietà.
Domenica, a Dorohusk, sono risuonate le sirene e i vetri delle finestre hanno tremato per le esplosioni. A poche centinaia di metri dal valico di frontiera con la Polonia, un drone russo ha colpito una stazione di servizio. Un altro ha colpito la locomotiva di un treno ucraino a due chilometri dal nostro confine. La notte precedente, droni russi avevano danneggiato lo stabilimento di un'azienda polacca in Ucraina. A luglio, un missile russo armato è caduto in un campo nella regione di Lublino.
Non si è trattato di casi isolati. E oggi lo dico con tutta la forza possibile: non ci lasceremo intimidire.
La Russia non ha affatto bisogno di oltrepassare il nostro confine. Sta già conducendo contro di noi una guerra ibrida, attraverso droni, atti di sabotaggio e disinformazione su Internet.
Dai nostri alleati sappiamo che i prossimi mesi potrebbero portare nuove provocazioni. Ma non abbiamo paura e non siamo neppure ingenui.
Vengo da Danzica. Nel maggio del 1939, un politico francese, futuro collaborazionista nazista, chiedeva sulle pagine della stampa francese: perché morire per Danzica?
Pochi mesi dopo moriva tutta l'Europa.
A coloro che oggi dicono che "questa non è la nostra guerra", ricordo questa lezione della storia.
Nel 1939 avevamo alleati, di fatto, soltanto sulla carta. Fummo lasciati soli. Oggi siamo nella NATO e nell'Unione Europea.
Spendiamo per la difesa quasi il 5% del PIL. È quasi il doppio della Germania e più del doppio della Francia. Stiamo costruendo uno degli eserciti più forti d'Europa. Dal programma europeo SAFE abbiamo ottenuto 44 miliardi di euro, più di qualsiasi altro Stato dell'Unione. E oggi i confini polacchi sono i confini meglio sorvegliati dell'intero continente.
L'Europa che nel 1939 non voleva morire per Danzica oggi finanzia il riarmo polacco. Ma siamo consapevoli che neppure l'esercito più grande sarà sufficiente, se la nazione non sarà pronta.
Per questo mi rivolgo a tutti coloro che guardano al futuro con preoccupazione. Non cerchiamo la guerra. Ma se qualcuno oserà attaccarci, si troverà di fronte a una risposta ferma: la nostra e quella dei nostri alleati.
Viva la Repubblica di Polonia, libera e sicura".
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