@sweetynb@federicofubini Ottima idea, ma i giardini della stazione sono sicuri/puliti? Allora meglio consumare il tuo pranzo in treno prima di arrivare in stazione . Io farei così
In queste settimane ho ricevuto attacchi anche duri, spesso ingiustificati, a volte chiaramente strumentali. Qualcuno dirà che sui social funziona così ma io non mi rassegno a questa idea.
Preferisco pensare che faccia parte di un problema più grande. La difficoltà, oggi, di discutere senza trasformare ogni differenza di tono, metodo o sensibilità in una scomunica. Ho sempre detto una cosa semplice, il cambiamento climatico esiste e va preso sul serio ma prendere sul serio un problema non significa rinunciare alla misura, al contesto, alla prudenza scientifica, alla distinzione tra meteo e clima e tra rischio e panico. A chi in questi giorni mi ha scritto, difeso, corretto con rispetto, sostenuto o semplicemente capito, voglio dire grazie, davvero.
Dietro un profilo ci sono numeri, certo, ma ci sono anche persone che leggono, pensano, fanno domande, si fidano, a volte si preoccupano e cercano una voce che non urli ed io continuerò cosi con i dati, con il dubbio, con la passione, con qualche errore quando capiterà, ma senza farmi arruolare da nessuno. La scienza non ha bisogno di tifoserie, ha bisogno di persone libere abbastanza da dire la verità anche quando non entra nello slogan del giorno.
Oggi ho letto di un orangutan di Sumatra che, ferito al volto, ha fatto qualcosa che dovrebbe far riflettere profondamente la nostra specie. Gli scienziati che lo hanno studiato lo hanno chiamato Rakus.
Questo straordinario primate dopo aver riportato una grave ferita alla guancia destra, è stato osservato mentre selezionava una specifica liana medicinale della foresta tropicale, la Fibraurea tinctoria (“Akar Kuning”). Ma non si è limitato a mangiarla.
L’ha masticata lentamente fino a ricavarne una pasta, quindi ha applicato con precisione il succo direttamente sulla ferita aperta, ripetendo il gesto più volte per diversi minuti.
Successivamente ha coperto la lesione con il residuo vegetale, come una vera medicazione.
Nei giorni successivi la ferita si è chiusa senza infezioni.
Lo studio, pubblicato nel 2024 su Scientific Reports dal Max Planck Institute of Animal Behavior, rappresenta il primo caso documentato di un animale selvatico che tratta attivamente una ferita aperta utilizzando una pianta medicinale appropriata.
E forse la questione più importante non è soltanto biologica. Perché episodi come questo incrinano ancora una volta l’antica arroganza dell’uomo di sentirsi “padrone” assoluto del mondo naturale.
Troppo spesso abbiamo immaginato gli animali come esseri inferiori, guidati soltanto da automatismi ciechi, dimenticando che la Natura custodisce forme di intelligenza molto più profonde, antiche e sottili di quanto il nostro orgoglio sia disposto ad ammettere.
Infatti l’orangutan non sta “imitando l’uomo”. Sta semplicemente vivendo secondo una sapienza inscritta nella vita stessa.
Forse è proprio questo che oggi ci emoziona tanto: scoprire che la distanza tra noi e il resto del vivente non è così assoluta come abbiamo creduto.
Gli animali non cercano di dominare il pianeta. Lo abitano.
E forse la vera superiorità non consiste nel conquistare la Natura, ma nel riuscire a restare in armonia con essa senza distruggerla.
@Gitro77@MrFrido81 Lei come giornalista non credo debba ogni giorno timbrare il cartellino. Ma provi ad immaginare. Chi ha un lavoro normale avrebbe grosse difficoltà di tempo e denaro per raggiungere il posto di lavoro. Magari poterli abitare quei bei paesini !
Ho da sempre una grande fascinazione per i polpi.
Sono animali intelligenti, sensibili, sorprendenti, creativi. Sono creature che meriterebbero davvero solo il nostro rispetto. Vi prego, non considerateli solo cibo
Negli ultimi anni, fortunatamente, la conoscenza di queste incredibili creature si è ampliata grazie a libri, documentari, film e persino un rocambolesco gioco per la PlayStation 4: "Darwin's Paradox" (giocateci, è divertentissimo 😉).
Su Netflix è appena uscita la serie "Creature Luminose", tratta da un libro delizioso: fatevi un favore, non perdetevela; sarà impossibile guardarli con gli stessi occhi.
Oggi compie la bellezza di 100 anni (CENTO) uno dei più grandi naturalisti e divulgatori scientifici di tutti i tempi.
Happy birthday Sir David Attenborough 🍷
An thank you very much 🙏
FARE IMPRESA
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Antonio ha 26 anni. Vuole aprire una pizzeria a Napoli. Ha trovato il locale, ha imparato il mestiere, ha messo da parte i soldi. È pronto.
Quello che non sa è che prima di infornare la prima pizza dovrà:
aprire una partita IVA
scegliere il codice ATECO giusto tra migliaia
iscriversi alla Camera di Commercio
inviare la pratica ComUnica
presentare la SCIA al comune
comprare PEC e firma digitale
iscriversi all’INPS
ottenere l’autorizzazione sanitaria della ASL
frequentare il corso HACCP
redigere il piano di autocontrollo
preparare il DVR — il Documento di Valutazione dei Rischi
nominare un responsabile della sicurezza
richiedere il certificato antincendio ai Vigili del Fuoco
registrarsi al RENTRI per i rifiuti
stipulare un contratto per lo smaltimento degli oli esausti
fare il corso di sicurezza obbligatorio
trovare un commercialista
pagare il diritto camerale annuale.
Ma questo è il meno.
Il colpo vero arriva dall’INPS. Antonio deve versare circa 4.500 euro l’anno di contributi fissi. Anche se non ha ancora venduto una pizza. Anche se il primo anno chiude in perdita. Anche se il forno resta spento.
Quattromila e cinquecento euro che lo Stato vuole comunque — in quattro rate, a prescindere da quanto guadagni. Soldi che un ragazzo che ha appena investito tutto nel locale non ha. Il risultato lo confermano i dati: l’Italia è tra i paesi europei con il tasso più basso di nuove imprese. Non perché manchi l’iniziativa — ma perché il costo per iniziare è troppo alto per chi parte da zero.
I contributi hanno una funzione — finanziano la pensione. Ma un contributo fisso su chi non ha ancora guadagnato un euro non è previdenza. È una barriera d’ingresso. Dice ad Antonio: prima paghi, poi hai il diritto di provare.
In Estonia apri un’impresa online in 15 minuti e paghi i contributi in proporzione a quello che guadagni. A Napoli servono settimane, migliaia di euro, e un commercialista — e paghi anche se guadagni zero.
Lo Stato non prende solo soldi. Prende tempo. Settimane di burocrazia che Antonio potrebbe usare per preparare l’impasto, cercare fornitori, parlare con i clienti. E prende coraggio — perché ogni barriera in più è un ragazzo in meno che ci prova.
Chi vuole più imprenditori non aggiunge incentivi. Toglie ostacoli.
(Giovanni Affinito)
@ciropetrilli8 Scriviamo su una lavagnetta in cucina, dove chi vuole può aggiungere. Poi chi va a fare spesa gli scatta una foto . Certo se vivi solo è diverso
Le continue e abbondanti nevicate che hanno interessato l'Etna nei primi mesi del 2026, in particolare con il passaggio del ciclone Harry sulla Sicilia, hanno creato sulla sommità del vulcano un accumulo al suolo impressionante. A queste quote gli operatori specializzati hanno aperto una percorso nel manto nevoso per garantire il passaggio dei veicoli, in particolare quelli turistici che portano gli escursionisti in vetta. Il risultato è che si sono creati dei muri di neve alti fino ai sei metri in certi punti che rendono la salita verso la cima ancora più suggestiva.
Sembra una foto di gennaio. Invece siamo quasi a maggio, sull’Etna.
In alta quota resistono ancora muri di neve impressionanti, in molti punti superiori ai 6 metri. È una delle immagini più potenti della primavera mediterranea. Mentre in pianura si parla di caldo, sole e primi assaggi quasi estivi, sulle quote più alte dell’Etna l’inverno non ha ancora lasciato del tutto la scena.
La montagna conserva quello che la pianura dimentica in fretta.
Photo Credit: Fabrizio Zuccarello